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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for aprile 10th, 2010

Presidenzialismo: descrizione e scenari – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Berlusconi e Sarkozy.

Terminate le battaglie elettorali, cominciano quelle istituzionali.

Il 7 Aprile s’è tenuto, presso la villa di Arcore, il vero Parlamento italiano, un meeting cui hanno preso parte i massimi esponenti della coalizione di maggioranza, su tutti Silvio e il Senatùr. Tre sono le priorità del Pdl, una della lega. Se il carroccio, forte del comando in Veneto e Piemonte e sempre più potente in Lombardia, ha a cuore il federalismo fiscale, a Berlusconi e seguaci premono in particolar modo le riforme istituzionali, della forma di governo e della giustizia, e un bel lodo Alfano con legge costituzionale che lo sistemi anche da reati futuri (per quest’ultimo c’è tempo, grazie alla promulgazione del legittimo impedimento).

Oggi ci concentriamo su ipotetici scenari in ottica presidenzialista, presto tratteremo anche la riforma della giustizia e il federalismo fiscale.

Il Presidenzialismo è una delle forme di governo possibili nell’epoca della democrazia pluralista, che è a sua volta una forma di Stato. Esistono vari tipi di Presidenzialismo, tra cui ricordiamo:

  • Presidenzialismo Americano, caratterizzato dalla elezione diretta del presidente, dalla mancanza di vincolo di fiducia tra governo e parlamento, e dalla gestione di governo da parte del presidente. I cittadini eleggono il Presidente, dotato di potere esecutivo, e indipendente dal Parlamento. Tra Presidente e Parlamento vige un rapporto di controllo reciproco, in quanto il Presidente non può sciogliere le Camere e quindi superarne l’eventuale ostruzionismo. Il governo non esiste ufficialmente, è semplicemente l’insieme dei collaboratori di cui il Presidente si circonda. Riassumendo, il Presidente, dispone di forti poteri (i suoi compiti in Italia sono ad esempio divisi tra Presidente della Repubblica e Governo) ma questi sono limitati dalla divisione di competenze, tipica del sistema federale americano, tra Stato Centrale e Stato Federato.
  • Semipresidenzialismo a presidente forte, la cui massima realizzazione ha luogo in Francia. Come nel caso precedente, il Presidente è eletto direttamente dai cittadini ed è indipendente dal Parlamento, ovvero non vincolato dal rapporto di fiducia, tuttavia deve servirsi di un governo, da lui nominato, e alle dipese della fiducia del Parlamento. Il Parlamento quindi ha potere sul governo ma non sul Presidente, il quale può addirittura scioglierlo.
  • Semipresidenzialismo a prevalenza del governo; è il caso di Austria, Islanda e Irlanda. Anche questa forma di semipresidenzialismo prevede che il Capo dello Stato sia eletto dai cittadini e nomini il governo, ma in questo caso mantiene poi solo poteri di garanzia e controllo su di esso, mentre l’esecutivo è affidato al governo.

Tutti sistemi ben collaudati, costituzionalmente garantiti, e dotati dei giusti controbilanciamenti di potere.

Ad oggi l’Italia dispone di una forma di governo parlamentare a bicameralismo perfetto. I cittadini eleggono le componenti del Parlamento, e quelle che ottengono la maggioranza costituiscono il governo. Il Parlamento elegge a sua volta il Presidente della Repubblica che esercita un ruolo di controllo e garanzia su di esso. Il governo è vincolato dalla fiducia di entrambe le Camere, senza la quale “cade” e si nomina un nuovo governo o, se impossibilitati, si ritorno al voto. Tale assetto di governo fu disposto dai costituenti all’indomani del ventennio fascista, con la volontà di evitare che venisse a ricreasi il terreno fertile per la nascita di nuove dittature.

Quale, tra i sopraelencati, sia la migliore delle forme di governo non spetta a me deciderlo; posso invece sostenere con fermezza che ognuno di essi, per funzionare, necessita la rispettiva costituzione che ne garantisca il regolare svolgimento, e ponga i confini oltre i quali nessun potere possa sfociare. In Italia la costituzione disciplina il sistema parlamentare bicamerale, pone a sua garanzia l’attività di Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica, inoltre regola la divisione dei poteri, la facoltà normativa di governo e parlamento, insomma distribuisce i poteri. L’equità di tale distribuzione è garantita dalla composizione dell’Assemblea Costituente, composta da esponenti di tutti i partiti post-fascismo, cattolici, liberali, socialisti e comunisti, e dalla completa adesione che essi riposero nella nascente carta costituzionale.

Una riforma di governo, dunque, richiede un’ampia revisione costituzionale, possibile solo attraverso i voti favorevoli dei 2/3 dei parlamentari, sia in Senato, che alla Camera (maggioranza qualificata), o attraverso la maggioranza del 50 più 1 (maggioranza assoluta) e seguente referendum popolare per la conferma. Altre vie coinciderebbero con un colpo di Stato, (atto violento, o comunque illegale, posto in essere da un potere dello Stato, diretto a provocare un cambiamento di regime). È importante evidenziare tale scenario, perchè la maggioranza qualificata è irraggiungibile su questo tema (richiederebbe larghi consensi delle opposizioni), mentre quella assoluta prevede il referendum costituzionale se richiesto (figurarsi se Tonino non lo richiede il giorno stesso!), il cui esito è, teoricamente, decretabile solo dai contenuti della revisione (ad esempio, una revisione che concentri forti poteri nella mani di una persona fornita di mezzi di comunicazione come Berlusconi, e che magari non preveda particolari limiti a tali poteri, difficilmente verrebbe accettata.).

Considerate queste premesse, sollazziamoci con possibili ipotesi di scenario futuro.

Sweet dreams...

Oggi, 9 Aprile, Berlusconi, in conferenza stampa con Sarkozy, ha annunciato di volersi ispirare al semipresidenzialismo a presidente forte già adottato dalla V Repubblica Francese (quella attuale per chi avesse perso il conto). Supponiamo, dunque, Berlusconi eletto direttamente dai cittadini, libero dai catenacci del Parlamento. Nomina un governo con cui esercitare i suoi poteri, e quest’ultimo è sì legato alla fiducia del Parlamento, ma, a fronte di ostruzione da parte delle Camere eccone il possibile il scioglimento. La Costituzione francese pone appositi limiti e garanzie a questo potere, altrimenti spropositato e pericoloso, quella italiana no, in quanto nata per un’altra forma di governo. Dunque enorme potere politico, grandissimo potere mediatico, nessun limite costituzionale. Sarebbe dittatura tutti gli effetti.

Ovviamente questa è solo un’ipotesi, e ne potremmo avanzare molte altre più o meno felici.

La bontà del progetto consta fondamentalmente nei limiti, e nei controbilanciamenti di poteri, che la necessaria revisione costituzionale porrà a tutela della democrazia.

È tuttavia indiscutibile l’inevitabile pericolosità di un sistema presidenziale o semipresidenziale disciplinato da un uomo di già grande potere politico, e padrone della maggioranza delle possibilità di informazione italiane, anzichè da un Parlamento che avverta la necessità di rinnovare le istituzioni dello Stato.

WOOLFTAIL

“Dio è morto” – di Tommaso Petrucci

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Francesco Guccini e l'immancabile bicchiere di Vino.

“Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede (…) ma penso che questa mia generazione è preparata a un mondo nuovo e a una speranza appenata, ad un futuro che ha già in mano, a una rivolta senza armi”. Nel 1965, Francesco Guccini, all’età di 25anni, presentava così, nella celebre canzone, una generazione sognante un futuro radicalmente diverso da quello che, invece, si presentava e pronta a prendersi la responsabilità e il coraggio di determinarlo.

E l’odierna generazione-futuro? La generazione che si appresta a formare la società del futuro, i ventenni di oggi, con quali intenzioni vuole costruirlo questo futuro? Il paragone con il passato è d’obbligo, in quanto durante la Guerra Fredda, lo scontro tra l’imperialismo americano e quello sovietico ha portato, in tutto l’Occidente, una tensione sociale tale da creare una divisone netta tra la cultura ufficiale dominante e chi la contrastava per rovesciarla: le varie correnti controculturali ebbero una diffusione tanto spontanea, quanto articolata, dalle Americhe, all’Europa, fino in Australia. Esemplificativa, in Europa, è stata la sinistra antagonista ed extraparlamentare, che dagli anni Sessanta iniziava creava i primi Centri Sociali Autogestiti. Negli Stati Uniti d’America la Summer of Love del 1967 e il Festival di Woodstock del 1969 diedero fama internazionale al movimento hippy; la rivoluzione informatica e telematica è stata, poi, altrettanto determinante nella contestazione al Sistema, teorizzando, quando il computer era ancora appannaggio delle sole gerarchie militari statunitensi, comuni tecnologiche che avrebbero portato a una libera circolazione di informazioni e a una democrazia partecipativa digitale. Ma questi sono solo alcuni esempi dei tanti movimenti politici e artistici che costituivano la cultura underground.

Oggi la situazione è molto diversa dal contesto storico della Guerra Fredda: la nuova generazione non la conosce, non avendola vissuta e accetta tristemente la vittoria del capitalismo e la normalizzazione della cultura borghese. La situazione italiana è emblematica di tutto questo: al di là di Tangentopoli, che, già di per sé, ha contribuito all’aumento della sfiducia nella politica e del disinteresse per le sorti della comunità, la nuova generazione si presenta disorientata e sperduta nelle ombre di un modello di vita individualista e consumistico. A dimostrazione di ciò, basti considerare le migliaia di giovani che ogni anno si presentano ai provini dei vari Grande Fratello, Amici, X-factor: la ricerca del successo passa necessariamente per la vendita, o meglio, svendita, della propria immagine e del proprio corpo; la logica del “tutto subito” rende la popolarità fine a se stessa e non risultato delle proprie capacità; l’esaltazione dell’io e l’annientamento degli avversari sono essenziali per avere quei dieci minuti di effimera gloria; la lacrima facile, l’amicizia opportunista, il sesso strategico appaiono quasi reali nel mondo fittizio del reality-show, dove di reale c’è ben poco. Ma ancora più avvilenti sono le migliaia di giovani che si nutrono di tutto questo: il telespettatore inerte è totalmente alienato, mentre osserva in maniera morbosa e pornografica la vita degli altri, senza alcuno scopo, senza alcuna utilità, senza alcun senso, dimenticandosi, così, di vivere la propria vita. Ci si dimentica di sé e ci si dimentica del mondo circostante. Un mondo da vivere e da cambiare. La televisione diventa sub-cultura e condiziona, influenza, crea un esercito di mostri da spettacolo. Il mondo televisivo spegne l’interazione, separa e disgrega le persone. Le stesse persone che, poi, acquistano quello che la TV dice loro di acquistare, agiscono come la TV suggerisce loro di agire, pensano come la TV dice loro di pensare. L’esercito dei mostri da consumo è fatto di automi controllati e standardizzati, i cui comportamenti sono prevedibili e previsti da coloro che poi lucreranno su questi stessi comportamenti: copie del tutto uguali di individui comprano gli stessi vestiti di marca, fanno le stesse vacanze negli stessi villaggi turistici, conducono gli stessi stili di vita, sono fan degli stessi attori, degli stessi cantanti. Tutto, anche le persone, viene commercializzato, perché venga consumato. E una volta consumato, può essere ricomprato. E così via, in questo infinito circolo vizioso.

Consumismo

Non stupisce, allora, il fatto che solo quello che passa per la televisione è considerato degno di nota: ed è proprio per questo che gli operai della Vinyls di Porto Torres, in cassa integrazione da 4 mesi, abbandonati dall’Eni e, di conseguenza, dal Governo, per ottenere l’interesse e l’attenzione dei media, stanno occupando dal 24 febbraio il carcere dismesso sull’Asinara, dando vita al primo reality-show reale, “l’isola dei cassintegrati”.

Se il Novecento è stato il secolo del risveglio delle coscienze, quello nuovo inizia con un decadimento della coscienza collettiva. Ma la memoria del passato non può essere relegata a semplice ricordo: l’esigenza di un cambiamento radicale di questa società urge come urgeva prima. E questo cambiamento deve partire dal basso, cioè dal disagio e dalle contraddizioni che la società stessa continua a generare. Con il metodo dell’autogestione collettiva, per creare strutture alternative alla logica verticistica, gerarchica e partitica. Con la creazione sul web di network sociali, per una libera e incondizionata condivisione e circolazione di idee. Con l’impegno, la lotta e la solidarietà quotidiani. Senza i pregiudizi delle vecchie ideologie.

Ed è proprio da qui che è necessario ripartire. A costo di risultare retorico, dico che la speranza sarà sempre l’ultima a morire. Perché come è vero che “dio è morto”, altrettanto vero è che “se dio muore è per tre giorni e poi risorge, in ciò che noi crediamo dio è risorto, in ciò che noi vogliamo dio è risorto, nel mondo che faremo dio è risorto”

P&L
Tom

L’Onda – di Federica Berra

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Locandina del film

Prendi un insieme abbastanza disomogeneo di liceali (l’appartenenza geografica non è rilevante, paese che vai adolescente che trovi), unisci un bel cucchiaio di pugno di ferro e miscela il tutto con la giusta dose di retorica.
Questa la ricetta che Rainer Wenger, il professore di educazione fisica protagonista del film “L’onda” (“Die Welle”, uscito nelle sale cinematografiche tedesche nel 2008) di Dennis Gansel, mette in atto nella sua classe per mostrare come oggi l’avvento di un nuovo totalitarismo non sia da dar poi così scontato. Parallelamente (non per niente il film è ambientato in Germania) a quella generazione che settant’anni fa accettò incredibilmente il delirio di un uomo, vediamo questa classe di ragazzi che, nonostante si distacchi (o dovremmo forse dire trascuri?) inizialmente dall’ipotesi di poter partecipare ad una nuova dittatura, si mostra poi cieca di fronte al suo attuarsi. Anzi, addirittura ne partecipa festosa.
Che cosa stiamo guardando in realtà? Un film che parla di come sia davvero possibile un nuovo regime, o qualcosa che abbiamo davanti tutti i giorni?
L’eventuale avvento di una dittatura infatti, non è che l’effetto di qualcosa di ben più grande e inquietante.
Che cos’è che fa si che a sole tre generazioni di distanza, non siamo ancora vaccinati contro una neanche troppo nascosta demagogia? Da cosa deriva questa cecità di massa?
L’uomo è un animale sociale, dunque bisognoso di raccogliersi in gruppi che condividendo un obiettivo comune, si sostengano l’un l’altro per raggiungere quel determinato fine.
Tutto questo va benissimo, ed è anzi alla base, in termini ovviamente di macrostruttura sociale, della teoria politica del contratto sociale che rende possibile la stessa società in cui viviamo.

Ciò che non va bene però, è che, soprattutto a livello giovanile, questo processo sia scivolato verso un pericoloso punto di stallo. Continuiamo ad avere bisogno di sentirci parte di un gruppo (parliamo principalmente di gruppi secondari) perché l’uomo, nel suo affrontare il mondo, tende naturalmente a cooperare per rendere lo stesso processo di crescita più facile. Solo che non sappiamo più come farlo. Non solo! Non sappiamo neanche più perché farlo. Ma come siamo arrivati a questo punto?
Ed ecco che entra in gioco il ruolo rilevante dei media e di chi sa (e vuole) sfruttarli.
Prima si fa in modo che una gioventù cresca malleabile e vuota, poi si forniscono loro delle motivazioni in forma di semplici velate istruzioni comportamentali di modo che il risultato finale porti un certo tipo di guadagno.
E così, fin da piccoli, subiamo un processo di indottrinamento che prima ci toglie la creatività e l’originalità, poi ci mostra che se non hai (ma soprattutto se non vuoi!) ciò che hanno gli altri (e i primi di questa catena sono ovviamente i personaggi fittizi del piccolo schermo) non potrai mai essere felice, e infine, approfittandosi del disagio provocato da un conseguente e ovvio senso di solitudine, ecco che ci appigliamo a dei suggerimenti che ci spingono in una ben (pre-)determinata direzione.
Diventiamo così incapaci di trovare il giusto modo e motivo per avere una coesione tra noi, che qualsiasi impulso esterno rischia di diventare estremo.

Gli Amanti Cechi – di R.Magritte

Ecco cosa mostra il film: non solo le estreme conseguenze possibili (che sono variabili) ma questa situazione sociale in generale, la non variabilità di come sia, e di come si sia creata. Ed è ottimo nel mostrare questo immobilismo ristagnante con un perfetto senso di fatalismo, perché anche nel film, c’è possibilità di redimersi soltanto dopo che le già citate estreme conseguenze si sono verificate. Solo di fronte alla morte siamo capaci di aprire gli occhi. Però sempre per troppo poco.
Verrebbe quasi da arrabbiarsi. Verrebbe da commentare sbalorditi: “Che inspiegabile cecità!”.
Ma in realtà la cecità non è mai inspiegabile; piuttosto la cecità è ciò che spiega perché determinate cose avvengono. E concentrandosi su questa cecità vediamo anche quanto sia comoda. Viene quasi da pensare che in realtà ci piace sentirci dire cosa dobbiamo fare. E ci piace ancora di più sentirci dire cosa vogliamo fare perché in questo modo rifuggiamo dalle responsabilità che avremmo se la scelta la prendessimo di nostra spontanea volontà. Siamo così abituati a questo mondo di finto benessere, così assopiti nei nostri agi, in questa nebbia di comfort, che non desideriamo più faticare per capire cos’è meglio per noi. Tanto ce lo può dire qualcun altro.

FRED

Ultim’ora

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Berlusconi in Tribunale durante un processo per mafia.

Ultim’ora – Il Presidente Berlusconi è stato stamattina rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta Mediatrade-Rti. Nuovo processo dunque, con l’accusa di evasione per 8 milioni di euro e appropriazione indebita di 34 milioni di dollari. Tuttavia il leggitimo impedimento sospenderà il nuovo processo per 18 mesi, scaduti i quali ne resteranno sei per emettere una sentenza, nel caso non certo improbabile in cui il processo breve, già approvato in Senato, venga approvato anche alla Camera. Chi consosce un minimo i tempi della macchina giudiziaria italiana converrà nell’impossibilità di istruire un processo e giungere fino alla sentenza in sei miseri mesi. nO WaY

Francesco Dal Moro

L’Ago della Bilancia – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Da secoli, specie in Italia, la Chiesa romana condiziona l’evoluzione, la storia della società, grazie alla grande influenza che questa esercita sui suoi fedeli, e quindi sugli Stati che i fedeli popolano. La Storia, a tal proposito, è macchiata da gravi limiti che la Chiesa cattolica apostolica ha portato all’evoluzione dell’occidente. Si pensi a Giordano Bruno o a Galileo, e alle loro eretiche teorie. O guardando ai tempi nostri si pensi all’ostruzionismo in materia di prevenzione sessuale, aborto, ricerca tramite staminali (in grado di guarire un numero incredibile di tumori), e la lista sarebbe lunga.

Nel 2010 la classe politica ha ancora bisogno della Chiesa portatrice di consensi.
Cosa succede dunque se una corrente politica, da sempre affiliata e sostenuta da Vaticano e seguaci, casca in conflitto con la grande potenza cattolica? È successo quest’estate, quando atteggiamenti a dir poco libertini del premier, culminati con il secondo peccaminoso divorzio (alla faccia dei valori della famiglia), e seguiti dall’ennesima calunnia rivolta dal feroce alleato Feltri (direttore de Il Giornale) a Boffo (direttore dell’Avvenire che aveva osato puntare il dito contro i comportamenti poco cristiani di Berlusconi), erano costati alla coalizione di centro destra una netta opposizione da parte della Chiesa.
Il rischio di giocarsi l’elettorato cattolico non rientrava però nei piani di governo, ed ecco che a Febbraio, un mese prima delle votazioni, Berlusconi promette milioni al cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, e tac, l’ennesima riforma alle finanze delle scuole taglia ulteriori fondi per le scuole pubbliche, destinandoli a quelle paritarie cattoliche.
Soldi versati, pace fatta. Ed ecco che lo stesso Bertone, alla vigilia delle elezioni, si sente in dovere di precisare che “il Consiglio episcopale permanente dichiara ineludibile all’interno del dibattito odierno il tema del rispetto della vita umana dal suo concepimento alla morte naturale, e che per questo invita la cittadinanza intera a inquadrare con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale, sia locale e quindi regionale“. Così al Pdl, scrutinati i voti, sono tornati i conti in tasca: si pensi al Lazio, dove Emma Bonino, storica sostenitrice della regolarizzazione dell’aborto, perde per 70.000 voti, o al Piemonte, dove la coalizione supportata dal Vaticano vince per 10.000 unità.

L’Italia è uno stato laico fin dalla sua nascita, fatto salvo il ventennio fascista, tuttavia le parole della Chiesa riescono a spostare l’ago della bilancia in maniera decisiva.
Mi sorgono spontanee alcune domande.
Perché un organo come la Chiesa, che vieta ad un suo membro di denunciare un prete che abbia abusato di un minore (romperebbe il sigillo sacramentale), che perdona chi è stato condannato come colpevole per tali abusi, ma non una donna che abbia abortito (il principio è che è peggio uccidere una vita che violentarla), è ancora in grado di maneggiare i fili di quei burattini che sono gli italiani?
Perché non esiste una classe politica proiettata al futuro, e non al passato, capace di liberarsi dei vincoli e dei limiti imposti da un organo che non fa nemmeno parte del nostro ordinamento?
E infine, l’ultima domanda, che funge anche da risposta alle due precedenti: perchè esiste laicità formale ma non sostanziale?
Tanto varrebbe reintrodurre il cattolicesimo come religione di Stato, ci risparmieremmo l’ennesima ipocrisia.

WOOOLFTAIL

Nuovi processi, nuove scappatoie – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Oggi il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, o Ponzio Pilato come suole definirlo Di Pietro, ha firmato l’ennesimo atto di un governo che lavora per una singola persona molto più che per gli altri 59.999.999. Il legittimo impedimento è stato dunque promulgato. Questo consente ai componenti del Consiglio dei ministri di sospendere processi pendenti per 18 mesi. Decontestualizzando, questa norma avrebbe un senso. È nei diritti della persona la possibilità di seguire e organizzare la propria difesa, e questa tesi decontestualizzata è quella fornita dagli avvocati del premier. Peccato che ogni circostanza richieda il contesto, e il contesto, tanto per cambiare, è opaco e gremito di ipocrisie. Tralasciamo il fatto che ministri e premier, in uno Stato funzionante, dovrebbero essere immacolati, e non di certo inquisiti o condannati. Così non è, e non solo in Italia, e non possiamo che prenderne atto. Concentriamoci piuttosto sul caso specifico, sul contesto per l’appunto. Il presidente del Consiglio è imputato in diversi processi, in nessuno dei quali si è mai degnato di presentarsi. Il lodo Alfano sembrava avergli fornito l’ennesima via di fuga, non fosse per la bocciatura occorsa in Ottobre con sentenza della Consulta, con sei voti incredibilmente contrari alla stangata e un giudice della Corte Costituzionale a cena con il premier la sera prima delle votazioni, a dimostrazione che anche i successi della democrazia, in Italia, portano inesorabilmente delle macchie.

Fallito il lodo Alfano, dicevamo, si è tentato con una riforma della giustizia ad ampio raggio, comprendente, tra le varie, la separazione delle carriere di PM e giudici – rendendo i pubblici ministeri autonomi dal CSM senza tuttavia collegarli ad altri organi indipendenti, li pone di fatto in subordinazione alla Polizia, e quindi al Ministero dell’interno, dunque all’esecutivo -, e il processo breve già approvato in Senato. Quest’ultimo pretende di accorciare i processi penali abbassando i limiti della prescrizione per grado e non riorganizzando le scarse risorse a disposizione della magistratura, vera causa dell’apocalittica attesa di una sentenza, con un po’ di tagli al sistema giudiziario di contorno, il che porterà inevitabilmente a prescrizioni su prescrizioni, ovvero non-sentenze, migliaia di condanne mancate a evasori, corruttori, ma anche assassini o rapinatori (casualmente due processi del premier finirebbero immediatamente in prescrizione, insieme ai processi Cirio e Parmalat su tutti, in cui milioni di italiani hanno perso i loro risparmi). È dunque di facile intuizione quale sia lo scopo di tutte queste riforme e controriforme, in cui rientra il legittimo impedimento che oggi è divenuto legge. L’imputato non si presenta mai ai processi, ma ne chiede ugualmente la sospensione perchè non può presentarsi a causa di impegni politici! Il paradosso è evidente.

Magari qualcuno spera che, prescritti questi due processi grazie al legittimo impedimento, Berlusconi si dia pace e ricominci a condurre i lavori di governo, e del parlamento, in una direzione utile al paese e non a sé, risparmiando magari la macchina giudiziaria da tagli e riforme salva criminali. Chi vi scrive nutre seri dubbi a riguardo, perchè il lupo perde il pelo ma non il vizio. Nuovi processi, nuove scappatoie.

WOOOLFTAIL

I redditi e i privilegi parlamentari, ma li meritano? – http://noipensiamo.altervista.org/blog/2010/03/13/i-privilegi-parlamentari-li-meritano/

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Oggi comincia una nuova collaborazione con gli amici di Noipensiamo. Assaporiamo dunque il primo loro contributo

Una casta in Italia è così potente da potersi autogestire, auto assegnare retribuzioni e diritti. Non lavorano certo più di molti di noi, anzi, si appura che sono molto fannulloni e ricchi di privilegi, insomma sono onorevoli più di nome che di fatto, sono i nostri parlamentari.

La prima cosa a stupire è il loro numero complessivo, 945 di cui 630 deputati e 315 senatori, molti di più della reale necessità (in Spagna ne hanno 350) ma benché entrambe le fazioni ogni anno si impegnino a diminuirne il numero, la “legge” del mancato sgarro tra colleghi continua ad essere votata da tutti.

Retribuzioni e privilegi

Percepiscono all’anno più di 200 mila euro comprendendo diaria (soggiorno a Roma, circa 4000 euro mensili), rimborsi spese (altri 4000 euro solo per il rapporto eletto – elettori) e altre gratuità e benefit. Usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale. Hanno rimborsi per i trasferimenti a Fiumicino (più di 3000 euro l’anno), possono richiedere per ragioni di studio all’estero un rimborso per le spese sostenute entro un massimo annuo di circa 3000 euro. Dispongono di una somma annua di circa 3.000 euro per le spese telefoniche. Ricevono il vitalizio a partire dal 65° anno di età ma il limite di età diminuisce fino al 60° anno in relazione agli anni di mandato parlamentare svolti e l’importo dell’assegno varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell’80 per cento dell’indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato parlamentare.

Il vitalizio è un assegno mensile e non una pensione. Tra Camera e Senato, per gli assegni vitalizi si spendono 180 milioni di euro ogni anno. Hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in Parlamento, mentre tutti gl’altri cittadini devono versare minimo 35 anni di contributi. Tra gli altri servizi elenchiamo: i servizi bancari offerti dal San Paolo Banco di Napoli (quattro uffici, di cui uno riservato esclusivamente ai deputati, i quali godono di condizioni di favore sia per i conti correnti sia per i mutui); i portaborse, collaboratore più fidato del rappresentante del popolo, ciascun deputato ha diritto ad accreditarne due, naturalmente stipendiati con fondi della Camera; assistenza sanitaria, a Montecitorio c’è un ambulatorio della Asl RMA e un’ambulanza è sempre pronta per le emergenze; Beauty e relax con la barberia riservata ai deputati e per le deputate, la Camera mette a disposizione buoni da utilizzare nei saloni convenzionati, inoltre nei sotterranei c’è una sauna riservata ai parlamentari; infine un intero ristorante a loro riservato a Montecitorio.

Impegno nel lavoro

Per quanto riguarda l’impegno profuso nel lavoro c’è molto da rammaricarsi viste le molte assenze spesso non giustificate e le scarse proposte parlamentari elaborate. Sul quadro generale possiamo trarre le seguenti conclusioni: La Lega Nord è il partito più presente e coeso, tuttavia non è tra i più attivi sul fronte delle proposte in termini di disegni di legge, mozioni e interrogazioni orali e scritte. Fronte su cui invece prevalgono le attività di PD e IDV. Tra i più presenti e attivi nei due rami del Parlamento non figurano i nomi dei politici più noti, che si distinguono anzi per alti tassi di assenteismo e bassa attività parlamentare. Il Partito Democratico conta un preoccupante numero di voti ribelli e dunque risulta non solo nelle dichiarazioni (contrastanti) della propria dirigenza, ma anche nei fatti dell’attività parlamentare, un partito senza una identità precisa. Le ore mediamente lavorate dai parlamentari italiani sono circa 13 ore alla settimana, dieci al Senato e diciassette alla Camera, metà di uno studente sui banchi di scuola, dato che, per altro, comprende anche i giorni di discussione generale e di atti di sindacato ispettivo nei quali non si vota.

Insomma abbiamo una casta che si auto-promuove e si premia anche quando non ne è degna, alla faccia della tanto osannata meritocrazia. Quando si ha assoluta libertà di agire questi sono i risultati che si ottengono, questa è la classe politica italiana specchio della mentalità distorta del nostro bel paese

Crimen sollicitationis – di Tommaso Petrucci

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Il Crimen sollicitationis indica le procedure da adottare, secondo diritto canonico, nei casi in cui qualche servo di Dio, perduta la retta via, commetta abusi sessuali o atti pedofili, pudicamente definiti “crimini di adescamento o provocazione”. E tale pudicizia nei termini non è affatto casuale: il timore che il prete non riesca a controllare i propri bollenti spiriti e a rispettare uno dei precetti comportamentali fondante di questa figura spirituale è davvero alto, almeno dal Concilio di Trento; d’altronde questo timore è comprensibile, dal momento che la sessualità fa parte della natura umana e i preti, è bene ricordarlo, sono semplici esseri umani e non super-uomini. Ma la Chiesa, ostinata nel ribadire i propri dogmi e dimentica del proprio passato peccaminoso, continua a predicare la castità come valore fondamentale, valore, per altro, che discende dalla biblica illazione che la carne, altro modo pudico per riferirsi al sesso della donna, sia una diabolica tentazione per sviare l’uomo pio dalla contemplazione divina e per portarlo sulla via del male; una tale repressione psico-fisica, nei soggetti più deboli, può sfociare in incontrollati e vergognosi comportamenti.

Il documento vaticano, approvato da papa Giovanni XXIII nel 1962, indica, inoltre, quali pene comminare nei casi in cui il crimine viene commesso: si parte dalla sospensione a divinis, cioè la sospensione dalla celebrazione dei sacramenti, per arrivare alla privazione di tutti i benefici e, nei casi più gravi, le dimissioni dallo stato clericale. Ma se tali sanzioni hanno natura, per così dire, pubblica, il regime di segretezza e riservatezza è sancito nel documento stesso con ferma convinzione non soltanto per gli atti del procedimento, ma anche per la sentenza definitiva del tribunale diocesano. È chiara la politica della Chiesa al riguardo: assoluto occultamento dei fatti per salvaguardare la reputazione del reo, ma soprattutto per evitare che si gridi allo scandalo, tant’è che chiunque venga a conoscenza dei fatti, è tenuto a mantenere il segreto, pena la scomunica. E questa politica settaria è stata ribadita nel 2001 dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, il quale, nella lettera “De delictis gravioribus”, attribuì una speciale giurisdizione, in sostanza maggiore controllo, alla Congregazione della Dottrina della Fede (di cui Ratzinger era prefetto) per, appunto, i reati più gravi, tra cui anche i crimina sollicitationis; e l’allora segretario della Congregazione, il cardinale Tarcisio Bertone, affermò spavaldamente che un sacerdote, venuto a conoscenza del fatto che un suo “collega” abbia commesso uno dei più gravi delitti, non è tenuto a comunicarlo alle autorità civili, in virtù di un millantato “segreto professionale”. Evidentemente la politica dell’occultamento permette di fare carriera, dato che il primo è diventato papa e il secondo è segretario di Stato Vaticano e Camerlengo. E ci tengo anche a precisare che, per tutti questi documenti, Joseph Ratzinger, dal gennaio del 2005, è imputato nella corte distrettuale di Harris County in Texas per ostruzione alla giustizia, cioè per aver coperto abusi sessuali perpetrati da alcuni preti statunitensi; peccato che poi è sopraggiunta l’immunità diplomatica, in quanto è diventato capo di uno stato sovrano.

Ma oramai il Vaticano è in piena crisi: il numero di sacerdoti assoldati cala di anno in anno, molti dei precetti ecclesiastici sono pressoché disobbediti dagli stessi cattolici e il consenso di questo papa conservatore e tradizionalista è bassissimo, per lo meno se comparato a quello che ottenevano i suoi più “riformisti” tre predecessori. In più lo scandalo pedofilia, scoppiato circa dieci anni fa negli USA, è dilagato, nelle ultime settimane, anche in Irlanda, Austria, Germania, con accuse di complicità diretta rivolte allo stesso Pontefice. Il quale, ovviamente, nega tutto. Addirittura Padre Cantalamessa a San Pietro ha tuonato minaccioso, riportando le parole di un suo amico ebreo, che si tratta di “attacchi violenti che ricordano l’antisemitismo”, scordandosi che questi “attacchi violenti” provengono semplicemente da persone che hanno subito la violenza sulla loro pelle.

Sbraitano in questo modo, perché sanno benissimo che la posta in gioco è la pretesa superiorità morale, di cui si sono sempre fatti portatori e che i fedeli non hanno mai messo in discussione. La parola di Dio come potrà essere diffusa e interpretata da uomini improbi e turpi? Ma la questione è che dietro alle prediche della domenica, si nascondono organismi economici e finanziari che muovono e gestiscono l’intero flusso dei capitali che passano e sono passati da San Pietro: basti ricordare lo scandalo del Banco Ambrosiano e le implicazioni al riguardo dello Ior, la banca vaticana che oggi detiene ben 5 miliardi di depositi, basti ricordare che il PIL pro capite della Città del Vaticano ammonta a 407 mila dollari, basti ricordare che solo negli USA la Chiesa cattolica possiede 298 milioni di dollari in titoli, 273 milioni di dollari in joint venture, 195 milioni di dollari in azioni, 102 milioni di dollari in obbligazioni a lungo termine, basti ricordare che solo l’8,6% dei contributi dell’8 per mille, che garantisce alla curia romana circa un miliardo di euro all’anno, è destinato al terzo mondo, mentre il resto rimane saldo in Italia, basti ricordare che in Italia la Chiesa gode di una serie infinita di vantaggi fiscali (esenzione dall’Ici, dall’Irap e dall’Ires, più tutte le elusioni consentite per le attività turistiche e commerciali) e possiede ben 49.982 strutture ecclesiastiche per un valore di circa 30 miliardi di euro. La potente lobby vaticana non può certamente permettersi che i propri dirigenti finiscano sotto inchiesta con il rischio di veder andare in fumo tutti questi privilegi.

In tutto questo, le vittime degli abusi sono totalmente dimenticate e in nessun documento ufficiale la Chiesa mostra interesse per tutelare l’integrità fisica e psicologica di queste persone. La fratellanza e l’amore cristiani scompaiono d’improvviso per loro, e non certo per chi commette questi reati, che invece da circa 50 anni la fa franca. L’autorevole ruolo sociale dei preti e il conseguente affidamento cieco e incondizionato che i fedeli ripongono in loro, dovrebbe essere rimesso in discussione, non certo per un sano anticlericalismo di principio, ma perché semplici esseri umani abusano della loro posizione di guida spirituale per commettere violenze su, per lo più, donne e bambini, che dovranno poi subire il trauma della vergogna.

La soluzione è semplice: abolizione della castità per i preti. Ma per ora non se ne parla neanche. Che Dio ci soccorra. Amen

P&L
Tom

A parità di condizioni… – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

In epoca preelettorale si sono sentite innumerevoli cose, tra cui una proposta di abolizione della par condicio su cui non è necessario prolungarsi. Tale non necessità non è da individuarsi nell’inconsistenza di simile proposta in una democrazia occidentale, bensì nel mero fatto che la par condicio, conti alla mano, è già morta e sepolta. Si pensi al tg1 e tg5, sanzionati dall’Agcom per lo “squilibrio tra Pdl e Pd” e la “marginale presenza delle nuove liste”, per un’ammenda pari a 100.000 euro. La violazione è stata sì punita, ma le bazzecole che 100.000 euro rappresentano per Rai e Mediaset non restituiscono certo i giorni di effettiva propaganda elettorale effettuati da telegiornali nazionali in periodi di par condicio. L’Agcom, per chi non la conoscesse, è l’Authority indipendente volta alla garanzia di un’informazione imparziale, completa, obiettiva e di qualità, ed è recentemente salita agli onori di cronaca in quanto parte coinvolta nell’inchiesta di Trani. E qui casca l’asino. E nello specifico l’asino ha pure un nome: Augusto Minzolini. Le intercettazioni telefoniche, facilmente reperibili via web, hanno evidenziato una volta di più il totale asservimento delle poltrone Rai alle poltrone di Palazzo Chigi. Del Noce, poi Saccà, ora Minzolini, tutti agli ordini del capo, in fila per sei con il resto di uno. Berlusconi esercita un doppio pressing sui fidi Minzolini, direttore di Rai1, e su Innocenzi, membro dell’Agcom, invitandoli, per usare un termine gentile, a silurare i vari Annozero, Ballarò, Parla con me, perchè a lui sgraditi. L’Editto Bulgaro2, il più presto possibile sui televisori italiani. I menzionati talk show, in periodo di par condicio, puntualmente, sono stati silurati. Ah, ma anche Vespa ha sospeso il suo talk show. Per un Vespa che perdi, trovi mille Belpietro su Mediaset quotidianamente, il Premier appare 10 volte al giorno in televisione tra un Tg e l’altro, mentre l’antiberlusconismo, sospesi i talk show della rai, viene completamente messo a tacere. E la par condicio? In compenso, in questo clima nebuloso, la compagnia Santoro ha messo in piedi il primo atto italiano di quella che sarà una lunga e rivoluzionante opera: l’informazione via internet, l’alternativa al Media di stampo tradizionale, oramai facilmente imbavagliabile. Parlo ovviamente di Raiperunanotte, talk show organizzato privatamente e diffuso grazie allo streaming via internet e alle tv locali, fautore di un bel 13% di share. Voto otto, l’affondo era duro, ma la risposta lo è stata di più. Il dieci lo riserviamo al giorno in cui sarà pratica abitudinale, magari quando l’epurazione in Rai sarà ultimata. Alla faccia di chi vuol controllare l’incontrollabile. Fallita, temporaneamente, la missione Santoro, il prode Minzolini si è concentrato sulla missione GastigaMatti, e i matti sarebbero tre conduttori del Tg1, Tiziana Ferrario, Paolo Di Giannantonio e Piero Damosso, rei di non aver firmato la lettera di solidarietà verso il direttore riguardo all’inchiesta di Trani, ovvero possibili comunisti sovversivi. Per l’ennesima volta, la libertà di scelta è stata severamente punita.
Sul territorio, d’altro canto, la prima a rinunciare alla par condicio è stata proprio la finta sinistra del Pd, a differenza del vittorioso Vendola, portavoce di una nuova vera sinistra e molto presente nelle piazze pugliesi. Ogni tre volte che il leghista tiene un comizio, il piddiino ne incomincia a organizzare uno. Il rapporto è stato all’incirca quello.
Queste sono solo le notizie più fresche, a cui sommare i già sentiti “ha tre televisioni (col dig. Terr. molte di più), svariati giornali, la rai in mano etc”. Non c’è dunque da stupirsi allo spoglio dei voti.
In un simile contesto, come può avere rilevanza e passare in secondo piano una bazzecola come l’abolizione della par condicio, principio cardine del moderno pluralismo occidentale? Non può, quindi è palesemente tutto marcio. La parità di condizioni, ormai, in Italia esiste solo nei problemi scolastici di chimica.

Aborto Leghista – di Tommaso Petrucci

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Il 28 e 29 di marzo si sono tenute le elezioni regionali, tanto aspettate e anche tanto temute. E il risultato è evidente agli occhi di tutti, al di là delle varie interpretazioni in “politichese”: la destra ha vinto e la sinistra ha perso; da un 11-2 si è passati a un 7-6 per Bersani, con un ribaltone significativo delle aspettative e dei sondaggi che davano per vittorioso il Partito Democratico. Certo, considerati i voti ai singoli partiti, il divario (attenuatosi) tra schieramenti opposti e tra forze politiche alleate, non si può parlare né di una vittoria schiacciante per le coalizioni di destra, né di una sconfitta clamorosa per le coalizioni di sinistra; anzi, potremmo dire che con questa tornata elettorale ha perso la politica tutta: l’astensionismo ha toccato i massimi record, dimostrando che questa classe dirigente è in grado di diffondere disinteresse per le sorti del Paese in modo molto più incisivo rispetto a quanto consenso riesca ad ottenere: il che è molto grave visto che la capacità di un politico risiede proprio nel saper ottenere consenso! Ma che i nostri politici non sapessero fare i politici, lo vediamo da ben quindici anni e ormai ci abbiamo fatto il callo…

Le astensioni, comunque hanno colpito tutti i partiti, persino la tanto acclamata Lega Nord! Sfatiamo questo mito e tranquillizziamoci, perché Bossi non sta prendendo affatto più voti: in valore assoluto, rispetto alle europee del 2009, ne ha persi 147.305; le percentuali di voto, invece, indicano una crescita del partito (dall’11,2 % al 12,3 %), ma questo grazie all’astensione generale al voto e alla buona tenuta dell’elettorato leghista, non colpito così fortemente da tale astensione: in poche parole, essendoci meno elettori in generale, il risultato della Lega sale in percentuale, perché la percentuale esprime il rapporto anche con gli altri partiti, i quali hanno perso molto più sensibilmente voti dal proprio elettorato. Non consoliamoci troppo, però, dal momento che, comunque, la Lega Nord, il partito più reazionario, xenofobo e razzista che l’Italia abbia avuto, dopo il Partito Nazionale Fascista, ha incrementato il suo peso politico, sociale e culturale: ora ha in scacco Berlusconi, a cui potrà imporre i propri comodi, le sue politiche creeranno sempre più tensione sociale fra poveri e poverissimi, “polentoni” e “terroni”, immigrati regolari e irregolari e l’idea di poter fare distinzioni su base etnica tra le persone ai fini dell’accesso all’istruzione, al lavoro, alla sanità e ai servizi del welfare si radicherà ancora di più nella testa della gente.

L’asse al nord è ormai consolidato e neppure il Piemonte ha arginato le invasioni barbariche dei Lumbàrd; il PD, poi, proprio non riesce a dimostrare un po’ di strategia politica e se fosse riuscito a scardinare il culo della Bresso dalla poltrona e proporre un candidato più carismatico, Torino, forse, si sarebbe salvata. Un Piemonte diviso in tre: metà dei Piemontesi, cioè Torino e provincia, ancora roccaforte della sinistra, metà, quella delle tipiche cittadinelle di provincia (da Cuneo a Novara, fino ad arrivare a Verbania), ormai fedele al Carroccio, e un diffuso 4% che ha comprensibilmente scelto Beppe Grillo, esprimendo così il proprio disagio politico, destinato ad aumentare. Ad ogni modo, con tutto questo successo, il neo-Presidente Cota non si poteva certamente risparmiare la sua prima cazzata di consiliatura: “la pillola Ru486 resterà nei magazzini!”, magari con un crocifisso in mano e ribadendo la storica tradizione cristiana piemontese! Il nuovo pupillo dalla camicia verde e dal cuore nero, invece di continuare a propagandare la difesa della vita e a pensare all’aborto come a un reato, dovrebbe capire che la pillola abortiva tutela la libera scelta della donna ad abortire, in quanto evita loro il molesto e invasivo intervento chirurgico; di fatto, lui potrebbe benissimo ritardare o impedire la diffusione della pillola sotto un profilo tecnico-economico, non inserendola nel prontuario regionale e impedendo, così, agli ospedali di ordinarla. Cosa conta poi che l’Agenzia italiana del farmaco, organo tecnico e non politico, abbia autorizzato l’immissione in commercio della pillola a livello nazionale?! Ma con questo federalismo nell’aria, ogni regione fa da sé e si fotta l’uniformità della rete sociale su territorio nazionale, che, tradotto, vuol dire: si fottano pari opportunità e uguaglianza sociale per ogni singola persona.

Rimanere fermi su queste polemiche medievali ci farà arretrare e allontanare dall’Europa: tutte questioni inutili che distoglieranno, come al solito, l’attenzione della gente dai lavoratori che protestano sui tetti delle aziende, dall’aumento della disoccupazione giovanile, dalla mafia sempre più potente, dalle università dominate dai baroni, dall’inerzia del Parlamento che si occupa soltanto dei guai dell’imperatore, dai servizi sociali sempre più scadenti e costosi, se non assenti, dalla corruzione dilagante della classe dirigente, dalle ripetute censure alla libera informazione, dalla iniquità sociale.

In quest’Italia dominata dall’ignoranza leghista al nord, dalla mafia al sud, da un cabarettista delinquente a Palazzo Chigi, con tutti i rispettivi giochi di potere, le lobby e gli interessi di palazzo, e da un corpo elettorale assopito, l’unica possibilità di riscatto sta in una violenta scossa che provochi un radicale cambiamento. Un lumino di speranza, però, c’è: Nichi Vendola, che è riuscito a sconfiggere il suo famigerato avversario, D’Alema, ha dimostrato che oggi in Italia, nonostante Berlusconi, la Lega, il berlusconismo, il PD, il fallimento dei sindacati e la disaffezione alla politica, la gente può ancora dare il proprio voto a sinistra con speranza.

E che rivoluzione sia, allora.

P&L
Tom