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Presidenzialismo: descrizione e scenari – di Francesco Dal Moro | La fionda d'urto
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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Presidenzialismo: descrizione e scenari – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Berlusconi e Sarkozy.

Terminate le battaglie elettorali, cominciano quelle istituzionali.

Il 7 Aprile s’è tenuto, presso la villa di Arcore, il vero Parlamento italiano, un meeting cui hanno preso parte i massimi esponenti della coalizione di maggioranza, su tutti Silvio e il Senatùr. Tre sono le priorità del Pdl, una della lega. Se il carroccio, forte del comando in Veneto e Piemonte e sempre più potente in Lombardia, ha a cuore il federalismo fiscale, a Berlusconi e seguaci premono in particolar modo le riforme istituzionali, della forma di governo e della giustizia, e un bel lodo Alfano con legge costituzionale che lo sistemi anche da reati futuri (per quest’ultimo c’è tempo, grazie alla promulgazione del legittimo impedimento).

Oggi ci concentriamo su ipotetici scenari in ottica presidenzialista, presto tratteremo anche la riforma della giustizia e il federalismo fiscale.

Il Presidenzialismo è una delle forme di governo possibili nell’epoca della democrazia pluralista, che è a sua volta una forma di Stato. Esistono vari tipi di Presidenzialismo, tra cui ricordiamo:

  • Presidenzialismo Americano, caratterizzato dalla elezione diretta del presidente, dalla mancanza di vincolo di fiducia tra governo e parlamento, e dalla gestione di governo da parte del presidente. I cittadini eleggono il Presidente, dotato di potere esecutivo, e indipendente dal Parlamento. Tra Presidente e Parlamento vige un rapporto di controllo reciproco, in quanto il Presidente non può sciogliere le Camere e quindi superarne l’eventuale ostruzionismo. Il governo non esiste ufficialmente, è semplicemente l’insieme dei collaboratori di cui il Presidente si circonda. Riassumendo, il Presidente, dispone di forti poteri (i suoi compiti in Italia sono ad esempio divisi tra Presidente della Repubblica e Governo) ma questi sono limitati dalla divisione di competenze, tipica del sistema federale americano, tra Stato Centrale e Stato Federato.
  • Semipresidenzialismo a presidente forte, la cui massima realizzazione ha luogo in Francia. Come nel caso precedente, il Presidente è eletto direttamente dai cittadini ed è indipendente dal Parlamento, ovvero non vincolato dal rapporto di fiducia, tuttavia deve servirsi di un governo, da lui nominato, e alle dipese della fiducia del Parlamento. Il Parlamento quindi ha potere sul governo ma non sul Presidente, il quale può addirittura scioglierlo.
  • Semipresidenzialismo a prevalenza del governo; è il caso di Austria, Islanda e Irlanda. Anche questa forma di semipresidenzialismo prevede che il Capo dello Stato sia eletto dai cittadini e nomini il governo, ma in questo caso mantiene poi solo poteri di garanzia e controllo su di esso, mentre l’esecutivo è affidato al governo.

Tutti sistemi ben collaudati, costituzionalmente garantiti, e dotati dei giusti controbilanciamenti di potere.

Ad oggi l’Italia dispone di una forma di governo parlamentare a bicameralismo perfetto. I cittadini eleggono le componenti del Parlamento, e quelle che ottengono la maggioranza costituiscono il governo. Il Parlamento elegge a sua volta il Presidente della Repubblica che esercita un ruolo di controllo e garanzia su di esso. Il governo è vincolato dalla fiducia di entrambe le Camere, senza la quale “cade” e si nomina un nuovo governo o, se impossibilitati, si ritorno al voto. Tale assetto di governo fu disposto dai costituenti all’indomani del ventennio fascista, con la volontà di evitare che venisse a ricreasi il terreno fertile per la nascita di nuove dittature.

Quale, tra i sopraelencati, sia la migliore delle forme di governo non spetta a me deciderlo; posso invece sostenere con fermezza che ognuno di essi, per funzionare, necessita la rispettiva costituzione che ne garantisca il regolare svolgimento, e ponga i confini oltre i quali nessun potere possa sfociare. In Italia la costituzione disciplina il sistema parlamentare bicamerale, pone a sua garanzia l’attività di Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica, inoltre regola la divisione dei poteri, la facoltà normativa di governo e parlamento, insomma distribuisce i poteri. L’equità di tale distribuzione è garantita dalla composizione dell’Assemblea Costituente, composta da esponenti di tutti i partiti post-fascismo, cattolici, liberali, socialisti e comunisti, e dalla completa adesione che essi riposero nella nascente carta costituzionale.

Una riforma di governo, dunque, richiede un’ampia revisione costituzionale, possibile solo attraverso i voti favorevoli dei 2/3 dei parlamentari, sia in Senato, che alla Camera (maggioranza qualificata), o attraverso la maggioranza del 50 più 1 (maggioranza assoluta) e seguente referendum popolare per la conferma. Altre vie coinciderebbero con un colpo di Stato, (atto violento, o comunque illegale, posto in essere da un potere dello Stato, diretto a provocare un cambiamento di regime). È importante evidenziare tale scenario, perchè la maggioranza qualificata è irraggiungibile su questo tema (richiederebbe larghi consensi delle opposizioni), mentre quella assoluta prevede il referendum costituzionale se richiesto (figurarsi se Tonino non lo richiede il giorno stesso!), il cui esito è, teoricamente, decretabile solo dai contenuti della revisione (ad esempio, una revisione che concentri forti poteri nella mani di una persona fornita di mezzi di comunicazione come Berlusconi, e che magari non preveda particolari limiti a tali poteri, difficilmente verrebbe accettata.).

Considerate queste premesse, sollazziamoci con possibili ipotesi di scenario futuro.

Sweet dreams...

Oggi, 9 Aprile, Berlusconi, in conferenza stampa con Sarkozy, ha annunciato di volersi ispirare al semipresidenzialismo a presidente forte già adottato dalla V Repubblica Francese (quella attuale per chi avesse perso il conto). Supponiamo, dunque, Berlusconi eletto direttamente dai cittadini, libero dai catenacci del Parlamento. Nomina un governo con cui esercitare i suoi poteri, e quest’ultimo è sì legato alla fiducia del Parlamento, ma, a fronte di ostruzione da parte delle Camere eccone il possibile il scioglimento. La Costituzione francese pone appositi limiti e garanzie a questo potere, altrimenti spropositato e pericoloso, quella italiana no, in quanto nata per un’altra forma di governo. Dunque enorme potere politico, grandissimo potere mediatico, nessun limite costituzionale. Sarebbe dittatura tutti gli effetti.

Ovviamente questa è solo un’ipotesi, e ne potremmo avanzare molte altre più o meno felici.

La bontà del progetto consta fondamentalmente nei limiti, e nei controbilanciamenti di poteri, che la necessaria revisione costituzionale porrà a tutela della democrazia.

È tuttavia indiscutibile l’inevitabile pericolosità di un sistema presidenziale o semipresidenziale disciplinato da un uomo di già grande potere politico, e padrone della maggioranza delle possibilità di informazione italiane, anzichè da un Parlamento che avverta la necessità di rinnovare le istituzioni dello Stato.

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