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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for aprile 12th, 2010

Arrivare a fine mese nell’italia dei vizi – di noipensiamo.com

Posted By CodaDiLupo on aprile 12th, 2010

Continua la collaborazione gli amici di noipensiamo

Ormai sempre più persone si lamentano della crisi economica che ha colpito negli ultimi tre anni tutto il mondo, affermando di non riuscire ad arrivare a fine mese, lamentandosi delle eccessive spese e delle tasse troppo alte, sfociando spesso in scontate quanto inutili proteste contro lo Stato;  sono situazioni tipiche ormai degli ultimi difficili tempi.

Prendendo spunto da questo mi sono deciso a fare un’approfondita analisi mista, qualitativa e quantitativa sui costi mensili di una persona.

Ovviamente i costi più elevati riguardano tre categorie principali: i costi fissi, la sopravvivenza, l’automobile. Questi costi li considero solo qualitativamente, dal momento che la spesa pro capite varia a seconda della composizione della famiglia. Comunque mi sembra doveroso specificare che voci contengono queste categorie.

Per costi fissi intendo il pagamento di tutti i prestiti da banche o creditori, quindi mutuo per la casa, eventuale finanziamento per l’auto, eventuale digitale terrestre o televisione privata, bollette telefoniche, elettriche e del gas. Per automobile intendo tutti i costi associati al suo utilizzo e mantenimento, quindi bollo, assicurazione, benzina, revisioni. Per sopravvivenza, voce più tangibile ma meno rilevante in quantità, si intendono ovviamente tutte le spese per il cibo, vestiti, igiene personale e pulizia per la casa.

Di certo, le spese di queste tre categorie sono assolutamente elevatissime ma necessarie; al giorno d’oggi non si riesce di certo a vivere senza possedere un’auto, e i prezzi delle case sono davvero esorbitanti per le giovani coppie conviventi o anche single che vanno a vivere da soli.

Non possono bastare questi costi per affossare così tante famiglie; certo, è sempre difficile mantenerli sotto controllo, ma sapendo che i mutui sono concessi in base alla capacità di pagamento del cliente, che in caso di bisogno si trovano ottime occasioni sul mercato dell’auto usata, che con la marea di supermercati e outlet si trovano sempre promozioni su cibo e vestiti, ci deve essere della spesa suppletiva a questo, responsabile della difficoltà delle famiglie.

Questa è la categoria dei vizi. Si sa, i vizi costano. Quanto spendiamo noi ogni giorno in vizi inutili??

Colazione, cappuccino e brioche al bar: 1,80€; sigarette, un pacchetto di Camel, che costano meno: 3,80€; intanto che sono in tabaccheria, prendiamo un Gratta & Vinci, di quelli da 2€, tanto cosa vuoi che siano; prima di entrare in ufficio, perché non prendere il Corriere (o la Gazzetta il lunedì per vedere i voti del Fantacalcio): 1€; che fatica lavorare, ogni tanto la pausa caffè (in media sono state calcolate 4 pause caffè, che alla macchinetta costa circa 50 cent, al giorno per lavoratore): 2€; si torna da un giorno di lavoro in ufficio, una birra al bar non ce la toglie nessuno: 4€; evitiamo di contare le macchinette al bar, perché non tutti ci giocano e altrimenti poi ci si spaventa di quanto gli italiani ci perdono; ma passando da casa perché non fermarsi a fare una puntatina alla Snai, oppure a comprare una Settimana Enigmistica, oppure a noleggiare un film da vedere quella sera, per non uscire e spendere altri soldi: in media 2€. Spesa totale al giorno per persona: circa 16€; in una settimana lavorativa 80€, senza contare le uscite del weekend; in un mese, sempre escludendo i weekend, 320€. Oltre 300 euro spesi in nulla, caffè, sigarette, aperitivi, Gratta & Vinci. Escludendo le ricariche dei cellulari; escludendo altri mille vizi che ognuno di noi coltiva nel weekend (birra o cocktail, bowling, discoteca, go-kart, gite fuori porta). Mediamente nel weekend si spendono altri 40€ per persona; per quattro weekend al mese sono 160€.

Si è calcolato empiricamente (e sono sicuro che tanti di voi si riconoscono nella descrizione della vita di tutti i giorni) come si possa riuscire a spendere quasi 500 euro a testa in praticamente nulla; ecco uno dei motivi della difficoltà di arrivare a fine mese.

D’ora in poi, siate più attenti a quello che spendete; piuttosto che uscire a bere, state a casa a vedere un film; piuttosto che andare negli outlet la domenica, uscite a passeggio con la morosa nel centro città; non fumate sigarette che fan male; basta tentare la fortuna con il Superenalotto o i Gratta & Vinci, soldi buttati; la colazione fatela a casa, con la vostra famiglia; i vizi costano, non roviniamoci la vita per coltivare dei piaceri futili!

Eldorado, noipensiamo.com

25 Aprile – Circolo “Banditi di Isarno”

Posted By CodaDiLupo on aprile 12th, 2010

25 APRILE : CONTINUA LA LOTTA PER LA LIBERAZIONE

L’anniversario della liberazione dal giogo nazifascista viene visto come una festa, un ricordo dei tempi passati.
Diverso è invece il clima in cui viene a trovarsi.
Da anni un imperante revisionismo storico tende a stravolgere i contenuti ed i valori della resistenza, da anni si cerca di dipingere la lotta di liberazione come una guerra civile tra italiani.La verità è diversa.

antifa in corteo

Oltre 65 anni fa giovani donne e giovani uomini scelsero la via della clandestinità ed impugnarono le armi contro l’occupante nazista e il suo servo fascista.
Il loro credo, la loro fede politica e religiosa erano differenti. Li accumunava una parola:libertà.

Il significato ed i contenuti posti in quella parola erano molteplici, ma univoci erano i valori: pace, convivenza civile, solidarietà, partecipazione popolare.
Altri invece scelsero di porsi al servizio dell’occupante e con lui si resero responsabili di atrocità ed eccidi.
Per questo motivo non possono essere considerati alla stregua di patrioti che versarono il sangue per liberare la nostra nazione.

A 65 anni dalla vittoriosa fine di quella lotta partigiana la parola libertà viene spesso abusata, stravolgendo il suo significato originario.
I valori che cercano di farci passare sono più simili a quelli della dittatura che a quelli della resistenza: xenofobia, razzismo, spregio delle minoranze, controllo assillante sui cittadini, militarizzazione dei territori.

Ora come allora c’è bisogno di liberarsi e di liberare. Per questo siamo in piazza, per questo crediamo sia doveroso riprendere la lotta per quei valori per cui tanti hanno dato la vita.

A coloro che pensano di cancellarli o più semplicemente di perderli nell’oblio rispondiamo con la mobilitazione e la presenza continua nelle piazze, nei quartieri, nei viali di questa città. A quelli che pensano che lo squadrismo sia sdoganato e che le aggressioni e gli agguati possano tornare di moda risponderemo con la vigilanza democratica ed antifascista. Il nostro 25 aprile sarà da ora in avanti ogni giorno.

ORA COME ALLORA RESISTENZA! PER GLI SPAZI DI LIBERTà.
PER UN 25 APRILE DI LOTTA PARTIGIANA COME TUTTI GLI ALTRI GIORNI DEL CALENDARIO.

Circolo “Banditi di Isarno”

D&G e l’evasione..

Posted By CodaDiLupo on aprile 12th, 2010

Ultim’ora – Ennesimo caso di Evasione fiscale di personaggi illustri ai danni della povera, in senso letterale, Italia. I noti stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana sono indagati per evasione fiscale e truffa allo Stato. Secondo la ricostruzione dei fatti da parte delle Fiamme Gialle, i due avrebbero venduto il marchio di fabbrica a una società lussemburghese, la Gado, nel 2004, pur mantendo la sede operativa a Milano. Dunque produzione in Italia, incassi e conseguenti tasse in Lussemburgo.Risarcimento fiscale previsto: 370 milioni di euro.
Questi sono gli idoli del 2000.

Francesco Dal Moro

I costi della democrazia – di Tommaso Petrucci

Posted By Tom on aprile 12th, 2010


Quando la popolazione afghana potrà avere pace? Finora l’Afghanistan è stato solamente teatro di guerra e distruzione e i terribili scenari che si stanno sviluppando al suo interno sono il riflesso delle decisioni che, nei lontani palazzi di potere, vengono prese nella più totale indifferenza delle sorti della comunità afghana. Brevi cenni storici faranno capire meglio l’attuale situazione.

Nel 1978 il malcontento generale nei confronti del governo portò alla Rivoluzione d’Aprile, guidata dal Partito Democratico Popolare dell’Afghanistan, di stampo marxista-leninista, che trovò l’appoggio delle gerarchie militari, dei contadini e degli studenti. Ma le nuove politiche socialiste del governo rivoluzionario (redistribuzione delle proprietà agricole, statalizzazione dei servizi sociali e laicizzazione delle istituzioni), non piacevano alle autorità religiose, che iniziarono così a sostenere i mujaheddin, i combattenti della jihad.

Il supporto che l’URSS dava al governo golpista spinse Washington a intervenire, sostenendo l’opposizione islamica; dal 1979 gli Stati Uniti d’America, con Carter e soprattutto con Reagan, iniziavano la somministrazione di finanziamenti segreti, coordinati dalla CIA, per operazioni di reclutamento e addestramento dei mujaheddin, in nome dell’anticomunismo: in realtà, agli USA la liberazione afghana interessava ben poco e lo scopo principale era riaffermare la propria forza, dopo la sconfitta in Vietnam, e crearsi un nuovo alleato. Gli attacchi islamici, così, ebbero inizio. Per sua risposta, tra la fine del 1979 e l’inizio 1980, l’Armata Rossa occupò l’Afghanistan. Iniziava così la lunga occupazione sovietica che durò fino al 1989 e che procurò, tra soldati e civili, circa 1.500.000 morti.

Con la fine della Guerra Fredda, l’Afghanistan uscì dalla morsa USA-URSS, ma il Paese era ben lontano dalla stabilità e dalla pace. Nel 1992 nacque la Repubblica Islamica dell’Afghanistan, ma le varie fazioni dei mujaheddin (divisi tra uzbeki, tagiki, hazari e pashtun) non seppero mantenersi uniti e ciò aprì la strada per l’ascesa al potere della fazione fondamentalista dei talebani, il cui regime iniziò nel 1996, all’insegna di una rigorosa applicazione della Sharia e con l’appoggio di Al-Qaeda, l’organizzazione islamica integralista capeggiata da Osama bin Laden.

Dopo gli attentati dell’11 settembre alle Torri Gemelle, l’allora Presidente Bush, forte di un enorme consenso popolare, decise di “esportare la democrazia”, invadendo nel 2001 l’Afghanistan, per rovesciare il regime talebano ed eliminare Al-Qaeda. L’offensiva iniziale fu tale che effettivamente i talebani furono rovesciati. Ma la strategia militare non fu costante ed efficace: non appena Bush pensò di avere la vittoria in pugno in Afghanistan, trasferì, per avviare la guerra del Golfo del 2003, un numero ingente di uomini in Iraq, altro Paese bisognoso di democrazia, cioè ricco di petrolio, in cui il guerrafondaio texano intendeva mettere le mani. Il risultato fu che i talebani riconquistarono il controllo del territorio.

La guerra in Afghanistan dura da nove anni. Nove anni in cui, in nome della democrazia, sono state ammazzate oltre 43000 persone, di cui circa 75000 soldati e poliziotti, 25000 combattenti talebani e ben 11000 donne, bambini e uomini afghani. Chissà se qualcuno si è mai degnato di chiedersi cosa vogliono gli Afghani, che nel giro di 30 anni hanno subito l’invasione sovietica, la guerra civile tra le fazioni islamiche e l’invasione statunitense. Un popolo martoriato, umiliato e preso in giro: il 90% degli Afghani è senza acqua potabile; le uniche infrastrutture esistenti sono state costruite per le azioni di guerra; delle scuole neanche l’ombra. A considerare gli scopi di questa guerra dal punto di vista occidentale, inoltre, il fallimento dell’operazione è ancora più evidente: gli autori dell’attentato dell’11 settembre sono ancora liberi; i talebani, oggi, sono molto più forti politicamente; spendiamo circa un milione e mezzo di euro al giorno per spese belliche e ne sono stati spesi 40, fino ad oggi, per la ricostruzione; le donne continuano ad indossare il burka; si calcola che un’opera di bonifica dalle mine e dagli ordigni inesplosi (ne sono stati rinvenuti circa 3 milioni finora) può essere portata a termine in 4000 anni. Questi i costi della democrazia, una democrazia malata che ha partorito due elezioni farsa: in quella del 2009, lo sfidante di Hamid Karzai, Abdullah Abdullah, si è ritirato dalla competizione in segno di denuncia degli elevati ed evidenti brogli; addirittura, nella provincia dell’Helmand, a fronte di cinquecento iscritti al voto, sono state registrate trentacinquemila schede elettorali. Il presidente uscente, poi riconfermato, non ha sicuramente mosso un dito per evitare tali irregolarità, come, d’altronde, non ha mosso un dito, negli ultimi cinque anni, per risollevare le sorti del Paese; del resto, non molto ci si può aspettare da un governo espressione di un sistema corrotto che, pur di ottenere il voto dei fondamentalisti sciiti, ha reso legale lo stupro in famiglia, con un provvedimento apparso sulla Gazzetta Ufficiale il 27 luglio 2009.

Un aspetto positivo, comunque, c’è: l’imperialismo militarista degli Stati Uniti d’America sta fallendo e non è più pensabile che uno Stato occidentale possa affermarsi come potenza mondiale attraverso l’occupazione militare; questo modello, d’altronde, ha dimostrato più volte le sue inevitabili contraddizioni: se durante la Guerra Fredda, in nome dell’anticomunismo, gli USA appoggiavano gli estremisti islamici per sconfiggere l’URSS, oggi, in nome della democrazia, gli estremisti islamici sono diventati il nemico da eliminare; propagandando e ideologizzando valori che, in un determinato periodo storico, hanno più presa nelle coscienze degli americani, gli USA invadono, occupano e uccidono, per avere il controllo dell’economia e della politica internazionale. Ma la guerra, per sua natura, porta morte e distruzione e non pace e democrazia. La violenza chiama altrettanta violenza. Questo non sembra averlo capito l’attuale presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, nonché premio nobel per la pace, il quale ha inviato 30000 truppe nello scorso dicembre con la promessa che entro luglio del 2011 Al-Qaeda e i talebani saranno sconfitti e che, quindi, entro quella data si procederà al ritirò delle truppe. Promessa che difficilmente sarà mantenuta, dato che i talebani controllano i tre quarti del territorio e circondano Kabul. Il generale MacChrystal sa bene che le truppe a sua disposizione non sono sufficienti per la stabilizzazione dell’intero Paese: la nuova strategia consiste, in sostanza, nel far sembrare all’opinione pubblica americana di aver raggiunto dei risultati in Afghanistan, prima del ritiro, per mantenere alto il consenso interno. Così, Obama attacca, compra il consenso dei talebani e poi scappa: è ben cosciente che d’ora in poi l’imperialismo si svolgerà sul piano economico.

Bisogna poi considerare che la situazione è molto più complicata di quanto descritto: in Afghanistan sono presenti anche tutte le principali potenze mondiali non occidentali, dalla Cina, all’India, dal Pakistan, all’Iran, le quali combattono, per la detenzione del controllo geopolitico dell’Afghanistan: l’India sta cercando di collegare l’Afghanistan ai porti iraniani sull’Oceano Indiano e verso l’area di influenza russa, a discapito del Pakistan, che invece sta tentando di creare un corridoio logistico verso i propri porti, in cui la Cina ha molto investito. E la Cina, storica amica del Pakistan e concorrente dell’invisa India, vuole proteggere non solo tali interessi economici, ma anche interessi di tipo strategico: teme infatti che i ribelli musulmani nel Xinjiang possano costruire un’alleanza con i guerriglieri islamici afghani. È complicato capire davvero quali e quanti interessi sono in gioco in territorio afghano. L’unica cosa certa è che nascondere tutto questo dietro la difesa della democrazia è subdolo, meschino e vile.

Per rimanere coi piedi per terra, senza perdersi tra le logiche spietate che muovono pochi uomini a decidere della vita di migliaia di altri, non resta che citare Ghandi: “Che differenza può esserci per un morto, per un orfano, per chi rimane senza una casa, se la guerra è fatta in nome di un totalitarismo o nel nome della democrazia e della libertà?”

P&L
Tom

Ultim’ora

Posted By Tom on aprile 12th, 2010

La Guardia ungherese del partito Jobbik in una manifestazione anti-rom

Ultim’ora – Ieri, 11 aprile, in Ungheria si sono svolte le elezioni politiche, vinte con il 52,7% dalla formazione conservatrice Fidesz dell’ex-premier Orban. I socialisti, al potere da 8 anni, subiscono una grave sconfitta scendendo dal 43% al 19,3%. Ma la preoccupazione maggiore sta nel fatto che entra in Parlamento, per la prima volta, il partito di estrema destra Jobbik con il 16,7%.

Dunque, l’ondata fascista non si ferma in Europa: alle europee del 2009, l’Attacco Unione Nazionale bulgaro è arrivato al 12%; l’olandese Geert Wilders, alla guida del PVV, ottiene il 17%; in Italia e in Francia, alle ultime elezioni regionali, hanno festeggiato una significativa crescita, rispettivamente, la Lega Nord di Bossi con il 12% e il Fronte Nazionale di Le Pen con quasi l’11%.

Ancora una volta, la xenofobia, il razzismo, il bieco tradizionalismo e l’euro-scetticismo si dimostrano vincenti nei momenti di paura, instabilità e crisi.

P&L
Tom