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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for aprile 14th, 2010

Calciopoli bis? Sciocchezze – di Francesco Dal Moro

Posted By Tom on aprile 14th, 2010

In un blog che mira a diffondere informazioni, su argomenti attuali e nella maniera più chiara, come lo è il nostro, mi sembra doveroso spendere due righe sulla presunta riapertura di quello scandalo che, quanto mai annunciato, rivoluzionò nel 2006 il calcio italiano. Parlo ovviamente di Calciopoli e dello squallido tentativo in corso di riabilitare personaggi che andrebbero invece cancellati dalla storia.

Nell’ultimo mese, i legali del signor Luciano Moggi hanno portato alla stampa e in tribunale una serie di intercettazioni, a loro dire inspiegabilmente tralasciate ai tempi del processo sportivo del 2006. Le menzionate intercettazioni riguardano Giacinto Facchetti, ai tempi Presidente della squadra F.C. Inter, e Massimo Moratti, patron della stessa, in conversazioni telefoniche con Paolo Bergamo, designatore arbitrale nell’epoca “moggiana”.

Attorno a queste conversazioni si è sollevato un gran polverone; da calciatori e dirigenza juventini, fino a giornalisti e pseudo-giornalisti di ogni testata e trasmissione, un coro unanime si è levato per la restituzione dei due scudetti revocati al team bianconero, condanne all’Inter, riabilitazione sportiva di Luciano Moggi e altre nefandezze d’ogni sorta. Il tutto ancor prima che un qualsiasi collegio giudicante si esprimesse in merito.

Ebbene, cerchiamo di fare chiarezza. Le clamorose intercettazioni ai danni dei dirigenti nerazzurri, facilmente reperibili nel www (ad esempio http://www.lastampa.it/sport/cmsSezioni/calcio/201004articoli/26201girata.asp) , vedono il Presidente Facchetti chiedere al designatore un arbitro come Collina, numero uno al mondo, garanzia di legalità ancor prima che di bravura, e il dottor Moratti, sempre in linea con Bergamo, richiedere quanto meno un arbitro internazionale, e non a inizio carriera, dunque facilmente condizionabile da forze esterne.

Le intercettazioni a carico di Moggi, stavolta in linea con Pairetto, l’altro designatore arbitrale (affiancate da: sim svizzere elargite a designatori ed arbitri, numerose auto blu illegalmente a disposizione, episodi di sequestro di persona, vedi la reclusione negli spogliatoi dell’arbitro Paparesta, e innumerevoli altre sporcizie), sempre a disposizione nel web (tra le tantissime: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Sport/2006/05_Maggio/05/intercettazioni.shtml), svelano minacce, auto promesse e regalate, nomi di giocatori avversari da fare squalificare, e una summa di accordi illeciti, sportivamente e legalmente.

Un sistema, una Cupola come si diceva nel 2006, contro due sciagurati che cercavano di tutelarsi con la richiesta di arbitri  internazionali e affidabili, senza peraltro riuscirvi.

Occorre inoltre sottolineare che, per quanto possa essere di malcostume telefonare ai designatori, allora non era illegale farlo, e tutti i dirigenti di Serie A ne approfittavano per alzare la cornetta.

Dunque nessun tipo di violazione da parte dei dirigenti interisti.

Nonostante tutto ciò, è oggi in corso la riabilitazione di un uomo come Luciano Moggi e del sistema da lui creato, correlata all’infangamento di un uomo leale e sportivo qual’è stato Facchetti, impossibilitato alla difesa causa morte soppraggiunta.

Ma d’altronde, nell’Italia in cui vengono riabilitati personaggi del calibro di Mussolini e Craxi, perchè non farlo anche con Moggi?

WOOLFTAIL

Emergenza – di Tommaso Petrucci

Posted By Tom on aprile 14th, 2010


Il 10 aprile, all’ospedale di Emergency a Lashkar Gah, nella provincia afghana dell’Helmand, in seguito al ritrovamento di munizioni e cinture esplosive nell’ospedale stesso, sono stati arrestati, oltre a sei Afghani, tre Italiani, Matteo Dell’Aira, coordinatore dell’ospedale di Emergency a Laktar, il medico Marco Garatti e il tecnico della logistica Matteo Pagani, con l’accusa di complotto, volto all’uccisione del governatore della Provincia, Gulab Mangal, reato, che prevede addirittura la pena di morte.

Soltanto l’idea che operatori e medici di Emergency possano avere contatti con i talebani, come accusa il governatore della provincia tramite il suo portavoce Daud Ahmadi, stride e appare molto strana: perché mai i talebani pagherebbero degli stranieri per portare a termine i loro complotti, quando hanno a loro disposizione migliaia di uomini, pronti a sacrificarsi per la loro causa? Ed è proprio così, ponendosi questa domanda, che Abdul Khaliq Akhund, comandante locale dei talebani, ha confermato di non avere mai avuto rapporti con Gino Strada. Le stranezze, comunque, pervadono questa vicenda sin dall’inizio: la ONG sostiene, infatti, che ad essere entrati nella struttura sanitaria per procedere all’arresto, oltre alle forze dell’ordine afghane, siano stati anche uomini dell’ISAF, la International Security Assistance Force, che opera in Afghanistan sulla base di una risoluzione dell’ONU. Le smentite, ovviamente, sono state repentine; la veridicità di queste smentite è stata subito smontata da un un video, che prova l’esatto contrario e la conferma della Farnesina; il problema sta nel fatto che, smentendo, l’ONU si deresponsabilizza della questione, destinando gli accusati alla giustizia afghana, che, di certo, non è nota per il suo garantismo, anzi. Basti pensare che, dall’arresto, in Afghanistan, la legge concede quindici giorni di tempo per la formulazione formale dell’accusa , mentre nel frattempo l’istruttoria viene condotta dalle stesse forze di sicurezza, dipendenti dell’esecutivo; in Italia, l’ordine di arresto, formulato dal PM, deve essere convalidato dal giudice entro 48 ore, altrimenti decade e ne cessano gli effetti. Lo stato di fermo perdura, quindi, senza nemmeno un’accusa ufficiale e formale del procuratore: se formalmente si parla di arresto, in realtà siamo di fronte a un sequestro di fatto. L’apoteosi dell’assurdità è stata raggiunta dopo la pubblicazione sul Times della notizia, per cui i tre operatori di Emergency avrebbero confessato di aver effettivamente complottato contro il governatore della Mangal. Notizia smentita poi dalla fonte stessa, cioè il portavoce della Provincia.

Tanto immenso è il vanto italiano per l’operato dell’organizzazione di Gino Strada all’estero, quanto immensa è la vergogna per i nostri parlamentari in patria. In particolare, due illustri onorevoli sono riusciti, con le loro parole, a far ribollire il sangue nelle vene: uno è Franco Frattini, Ministro degli Affari Esteri, l’altro è Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato del PDL. Il primo si è lamentato della natura troppo politica delle dichiarazioni di Gino Strada, che dovrebbe occuparsi solo di medicina e ha pregato perché nessun italiano fosse implicato in atti di terrorismo, fatto che getterebbe onta sulla nostra Italia; in effetti a portare terrore tra la popolazione afghana ci pensano già gli USA, l’ONU e i talebani. Il secondo, poi, è da citare, altrimenti non ci si crede: “Sul caso Emergency-Afghanistan il Governo italiano deve intervenire, ma per le ragioni opposte a quelle citate da certi personaggi. Già in occasione di altre vicende emersero opinabili posizioni e contatti di questa organizzazione. Ora, che ci fossero armi in luoghi gestiti da questa gente si è visto chiaramente su tutte le televisioni. Il nostro governo deve tutelare la reputazione dell’Italia che impegna le proprie forze armate in Afghanistan e in altre parti del mondo a tutela della pace e della libertà, minacciate dal terrorismo. Chi dovesse vigilare poco, e siamo generosi a limitarci a questo, crea un gravissimo danno. Ci riferiamo ad Emergency. L’Italia non può essere danneggiata da queste situazioni. La nostra linea è chiara. Quella di altri no”. L’ottusità, la stupidità, la cecità, la meschinità, l’ignoranza, la faziosità, la ridicolezza, la bassezza, l’arroganza, la presunzione e l’idiozia delle parole di Gasparri sono sempre state note a tutti. Ma che potesse arrivare fino a questo punto, non lo pensavo davvero. Queste dichiarazioni sono semplicemente sintomatiche dell’inerzia, con cui lo Stato italiano si sta preoccupando della vicenda. Un paio di missive a Kharzai, qualche chiacchierata tra Frattini e la Commissione Esteri, ma finora i tre Italiani sono ancora in galera. Eppure, come ha ribadito Strada, il Governo ha tutti i mezzi per imporre la riconsegna degli operatori di Emergency, sia di fronte all’Afghanistan, sia all’interno dell’ONU.

La credibilità di quanto affermano i nostri governanti, che bene o male si limitano a guardarsi intorno, sperando che tutto andrà meglio, e l’ONU, che continua a negare qualsiasi coinvolgimento dell’Isaf, persino di fronte a un video che dimostra il contrario, fa solo ridere. Gino Strada, molto più fondatamente, sostiene che si tratta di una “sporca manovra”, una “guerra preventiva” messa in atto per eliminare Emergency da quella zona, in modo tale da poter iniziare un’offensiva militare. Ed è proprio la presenza di uomini dell’ONU, mero esecutore degli ordini di Washington, a incutere più preoccupazione, in quanto, riporto le parole di Gino Strada, “i nostri medici sono stati rapiti nella peggiore tradizione terroristica dalla polizia del governo Kharzai, quel governo difeso dalla coalizione internazionale per il quale l’Italia spende 2 milioni di euro al giorno”

Intanto, ieri, 13 aprile, Emergency è stata costretta ad abbandonare l’ospedale di Lashkar Gah. Quindi sporca manovra o meno, Emergency, comunque, non è più là. E questo è quello che fa più male. Fa davvero male. Quell’ospedale si trova in una località attualmente pervasa dalla guerriglia e l’organizzazione sanitaria e logistica dell’ONG rappresentava la soluzione migliore per tantissime persone, civili e non. Ma come si può arrivare a questo? Come può un ospedale creare tanti problemi? Il punto è che l’ospedale fa paura alla guerra. Le fa paura, perché svela gli effetti tragici che essa provoca. L’ospedale fotografa lo shock, le ferite, la morte; mostra i volti doloranti delle vedove di guerra, degli orfani, delle famiglie distrutte; testimonia i lamenti, i pianti, le nenie. La sofferenza e la tragicità della guerra passano necessariamente per un ospedale, che rappresenta semplice umanità. E l’umanità in sé fa perdere ogni valore alla guerra, qualsiasi motivazione del combattere diventa irrisoria, priva di significato: qual è il senso ultimo dell’uccidersi a vicenda? Proviamo tutti le stesse pulsioni fisiche ed emotive, percepiamo tutti gli stessi sentimenti, gli stessi timori, le stesse gioie, le stesse perplessità: perché ammazzare un proprio simile?

Degrado. A ciò l’uomo è giunto. Ma non il degrado materiale, economico, politico o finanziario. È il degrado di coloro che non riescono a capire cosa significhi la parola “solidarietà” e che, per questo, creano miseria sociale. Siamo in emergenza.

P&L
Tom