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Soap opera – di Tommaso Petrucci | La fionda d'urto
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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Soap opera – di Tommaso Petrucci

Posted By Tom on aprile 27th, 2010


La saga dello scontro tra Berlusconi e Fini continua. Giovedì 22 aprile può considerarsi la data ufficiale dello strappo tra berluscones e finiani. Nella Direzione nazionale, organo mai convocato finora del Popolo delle libertà, il Presidente della Camera si è sfogato e ha sbraitato tutto quello che si era tenuto dentro in questi mesi. Chiede una riequilibrazione del rapporto PDL-Lega, maggior dialogo con l’opposizione, riforme condivise, democrazia interna al partito, laicità dello stato, maggiori diritti per gli immigrati. Tutto questo in nome dei valori del Partito Popolare Europeo, di cui il PDL fa parte. Insomma, la crociata della destra europea, cosiddetta “moderna” e “liberale” stile Sarkozy e Merkel.

Berlusconi e Fini ai tempi dell'idillio d'amore

Vedere Fini ribellarsi alla visione padronale di Berlusconi e dei suoi fa ridere. È lui ad aver sciolto Alleanza Nazionale, ben consapevole di cosa sarebbe significata la convivenza con il capo; d’altronde è da quindici anni che il suo partito vota tutte le leggi vergogna dei vari governi Berlusconi. Mi chiedo poi su quale pianeta abbia vissuto in tutti questi anni: si lamenta del fuoco amico di Feltri e di Belpietro. Complimenti al signore. Si è accorto solo ora del conflitto d’interessi!Certamente, Fini rimugina e manovra. Sa benissimo che la monarchia sta volgendo al termine. E guarda al futuro senza il re, mentre tutti gli altri gli scodinzolano ancora attorno in cambio di una poltrona.

Ma per mantenersela questa poltrona, i pitbull fanno la guardia alle spalle di Silvio, mentre a lui saltano i nervi nell’ascoltare qualcuno che osa parlare e mettere in discussione il suo progetto politico di impunità. Prontamente, fa redigere agli scribacchini della Direzione nazionale un documento in cui si sostiene che “quando gli italiani che amano la libertà, che vogliono restare liberi, che non si riconoscono nella sinistra, si riunirono sotto un solo simbolo e una sola bandiera, scelsero che su quel simbolo e su quella bandiera ci fosse scritto “Popolo della Libertà” e non  “Partito della libertà”” e che, per questo, “le “correnti” o “componenti” negano la natura stessa del Popolo della Libertà ponendosi in contraddizione con il suo programma”. La santa alleanza col suo popolo viene prima di tutto. E non solo quella; di fatti, il suo patto con Bossi tiene: la Lega fedele alle volontà del padrone, in cambio di Piemonte e Veneto e dell’egemonia culturale nel Nord. Più che di patto, si tratta di ricatto del senatur, che continua ad avvertire, tramite la bocca di Calderoli, che l’interlocutore dev’essere uno e che i ribelli non saranno tollerati, altrimenti si va alle urne.

È proprio periodo di manovra e i complotti vanno elaborati a sangue freddo; l’asse Berlusconi-Bossi intende cacciare i traditori. Consegnando una proposta di riforma costituzionale direttamente a Napolitano, tramite la mano di Calderoli, i due leader hanno acceso l’esplosione. Si tolgono la spina nel fianco, Bossi si crea la propria signoria personale al Nord e Berlusconi porta a termine il suo scopo: ora utilizza il legittimo impedimento, mentre i suoi lavorano al lodo Alfano costituzionale e per questa legislatura è a posto. Per quella successiva, progetta un presidenzialismo ad personam, così da avere il controllo totale. E magari nel frattempo, forte e sicuro del suo consenso, fa cadere governo e si fa rieleggere, così si allunga di qualche annetto l’impunità.

Già, ma allora Bersani ha pure ragione quando su Repubblica sostiene che Berlusconi vuole lo strappo e le elezioni. E sa che la sua mano tesa, lanciata il giorno della festa della liberazione, per un progetto condiviso di riforma è una trappola per addolcirli e per tirare su qualche voto in più; e di fatti ha subito rifiutato il dialogo. Peccato, però, che il PD, oltre a stare fermo a non dialogare con nessuno, non riesce a fare altro. Cosa aspetta a divaricare la crepa, che si è formata nel bastione dell’avversario? Al contrario, Bersani prontamente ha affermato, appena scoppiata la lite, che non si deve tornare alle urne, perché c’è la crisi. Ma proprio perché c’è la tanto citata e strumentalizzata crisi, l’opposizione, se si ritiene tale, dovrebbe essere pronta a proporre una gestione della crisi, opposta all’assenteismo dell’attuale governo. Almeno, per infondere speranza nei suoi elettori. Niente da fare. E allora, per non far dimenticare la propria presenza, il segretario del PD lancia dalemiane idee di patti repubblicani, ammiccando anche a Fini e trattandolo come se stesse per diventare il nuovo leader del centro-sinistra. Il Partito Democratico si è ridotto a essere una variabile dipendente rispetto a quello che succede nel PDL. Hanno trovato la via della sconfitta. E intendono seguirla fino in fondo.

Questa puntata della soap opera è finita. Ora possiamo spegnere la televisione e tornare alla realtà.

P&L
Tom

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