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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for maggio 4th, 2010

REGGIO CALABRIA E GLI APPLAUSI ALLA MAFIA – dal Blog di Alessandro Marcianò

Posted By grim on maggio 4th, 2010

Ieri gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria hanno arrestato uno dei più pericolosi ‘ndranghetisti che ci sono in Italia, G. Tegano. Quest’ultimo, settantenne latitante, è stato trovato in una frazione del comune calabrese, all’interno di un casolare, con alcuni suoi amici. Chiaro segnale di come le forze dell’ordine e la magistratura combattano attivamente il fenomeno mafioso, sebbene spesso lo Stato non garantisca loro le giuste risorse e i giusti strumenti per fare ciò. Tutti contenti e soddisfatti dunque? No, per niente. Infatti il compiacimento delle forze dell’ordine e della parte sana e onesta della popolazione per il positivo risultato ottenuto è stato sostituito dal senso di sdegno e di umiliazione che è nato osservando quello che è successo quando il Tegano è stato condotto fuori dalla Questura per essere trasportato su una vettura della polizia. Circa 500 cittadini, tra parenti del latitante e non, hanno accolto con un lungo applauso l’uscita dell’arrestato, intonando anche cori di solidarietà verso quest’ultimo. Le reazioni sbigottite, incredule e giustamente indignate a tale fatto pronunciate dal questore e dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria sono ampiamente condivisibili. Qui di seguito cito un estratto delle dichiarazioni [...] clicca sul testo per leggere il resto…

Signoraggio bancario: L’unico vero peccato originale – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 4th, 2010

Il 4 Giugno 1963 J.F.Kennedy, con l’ordine esecutivo 11110, incaricò il Ministro del Tesoro di coniare 4 miliardi di dollari, con tanto di scritta United States Note, anziché Federal Reserve, sfidando il monopolio in materia della potente BC americana. Pochi mesi dopo, il 22 Novembre, fu assassinato a Dallas, undicesima sede (su 12) delle Banche Centrali americane.

Lyndon Johnson, il suo successore, come prima cosa tolse quei 4 miliardi dalla circolazione.

Questo episodio sarà forse più chiaro una volta conosciute le dinamiche del signoraggio monetario.

Con tale termine si intende l’insieme dei redditi derivanti dalla creazione della base monetaria di uno Stato. Ma questi redditi in cosa consistono, e chi ne fruisce?

L’intuito di chiunque farebbe pensare che lo Stato emetta la moneta, e fruisca dei conseguenti redditi. Invece no.

Di regola, le Banche Centrali (BC) di una nazione creano le banconote, mentre gli Stati producono le monete. Nell’Unione Europea, le banconote sono prodotte dalla Banca Centrale Europea (BCE), e i redditi ripartiti tra le Banche Centrali nazionali.

La Banca Centrale è sì un Istituto pubblico, ma le quote di parecipazione al capitale (chi investe, e chi incassa gli utili) sono di grande maggioranza private (ad es. le quote private della Banca d’Italia ammontano al 95%, distribuite tra banche e compagnie di assicurazioni).

Talvolta le BC sono direttamente s.p.a. private, come nel caso della potentissima Federal Reserve americana. Qualunque sia l’assetto, i beneficiari dell’emissione di moneta sono soggetti privati, e non lo Stato. Tutto ciò risponde alla seconda domanda, ora vediamo invece a quanto ammontano questi benefici.

In riferimento all’euro, il reddito da signoraggio consta nel reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione, cui sottrarre i costi di produzione.

Tradotto in semplici un numeri, la contropartita di una banconota da 500 euro, che lo Stato versa alla Banca Centrale per avere quella banconota, è di nientemeno che 500 euro, mentre i costi di produzione, sempre per la medesima banconota, sono di 5 centesimi.

Una sola banconta da 500 euro, dunque, genera un reddito pari a 500€ – 0.05€; il risultato non c’è bisogno che ve lo dica io. Solo il 60% di questi spropositati guadagni vengono versati all’erario pubblico tramite imposte, il rimanente 40% finisce dritto dritto nelle pance e nei conti corrente degli azionisti di maggioranza della BC.

Un primo inquietante quadro inizia a delinearsi; per completare questa vera e propria “opera d’arte”, tuttavia, dobbiamo analizzare le conseguenze, gli effeti di questa politica monetaria.

La sopraccitata contropartita di reddito nell’emissione di banconote, cui sottrarre i trascurabili costi di produzione, viene corrisposta attraverso titoli di Stato.

Ovvero lo Stato, per pagare la solita banconota da 500 euro, emette un titolo di Stato dal valore di 500 euro, cui è legato un tasso di interesse, che la BC acquista pagando il relativo valore di 500 euro allo Stato. Con questi 500 euro ricevuti dalla BC per l’acquisto del titolo, lo Stato acquista l’iniziale banconota da 500 euro prodotta dalla BC.

Essendo un titolo una sorta di prestito, (in cambio di un azione ricevo dei soldi, che dovrò restituire con il tasso d’interesse applicato), lo Stato si indebita con la BC, dell’ammontare del tasso d’interesse scaturito dall’acquisto di ogni singola banconota.

Parlando con i numeri, uno Stato che acquista 10 banconote da 500 euro, con titoli cui è applicato un tasso d’interesse del 10%, si indebita di 50 euro per ogni banconota.

Il tasso di interesse, inoltre, è regolabile attraverso la politca monetaria, gestita dalla Banca Centrale. Quindi la BC non solo è creditore verso lo Stato, ma decide anche a quanto fare ammontare il debito.

Con questa logica, l’indebitamento pubblico (certo non nelle misure italiane) è inevitabile, poiché si tratta di debito “auto rigenerante” , e la prima conseguenza è la maggior imposizione fiscale. Se tutti i redditi del signoraggio fossero destinati allo Stato, questo avrebbe più risorse per sostenere la spesa pubblica, e ne necessiterebbe di meno dai suoi cittadini.

Il risultato finale è l’infinito e imperituro arricchimento di una ristrettissima casta, vera padrona delle dinamiche economiche e politche, in quanto principale lobbysta.

Tutto ciò a carico dei cittadini, in Europa come in America, in tutti i paesi infettati dal virus del signoraggio, peccato originale del sistema capitalistico.

WOOOLFTAIL

Ultim’ora

Posted By Tom on maggio 4th, 2010

Ultim’ora – “Non potrei come Ministro della Repubblica abitare in un’abitazione in parte pagata da altri. Questa è la motivazione principale che mi spinge a dimettermi da Ministro della Repubblica, convinto di essere estraneo a questa vicenda” Così il Ministro per lo sviluppo economico ha annunciato in conferenza stampa poco prima di mezzogiorno le proprie dimissioni. “In questa situazione che non auguro a nessuno io mi devo difendere. E per difendermi non posso continuare a fare il ministro come ho fatto in questi due anni, senza mai risparmiarmi” Così, in perfetto stile berlusconiano, Scajola sostiene la teoria del complotto mediatico; e anche Berlusconi, altri membri del Governo e della maggioranza gli ribadiscono la loro vicinanza. Certo è che nessuno di questi si è speso in modo particolarmente deciso per difenderlo.

Anche perché una difesa, a questo punto, è cosa da affidare ai più esperti avvocati, dato che i PM di Perugia hanno riscontrato la coincidenza delle versioni dei quattro testimoni: nel luglio del 2004 l’architetto Zampolini portò gli assegni circolari direttamente al ministero, luogo designato per stipulare l’atto di compravendita della casa in questione; e di fatti erano presenti anche gli altri soggetti coinvolti per la redazione del rogito, cioè il notaio Napoleone e le sorelle Papa, venditrici dell’appartamento. Le quali hanno confermato agli inquirenti di aver ricevuto quei titoli di credito direttamente dal ministro, per un ammontare complessivo di 900 mila euro. La restante parte del prezzo di compravendita, 1 milione e 700 mila euro, fu data loro in contanti. Cifra che non corrisponde ai 610 mila euro dichiarati da Scajola e nel contratto. E di fatti le sorelle Papa confermano di essersi accordati tutti per denunciare solamente tale somma. Non solo. I soldi che Zampolini ha riscosso sotto forma di assegni circolari, provengono, a detta dell’imprenditore, da Laid Ben Fathi Hidri, l’autista tunisino del già conosciuto Anemone, l’imprenditore indagato nelle inchieste sugli appalti della Protezione civile. Puzza di qualcosa di più grosso.

Certo è che, subito dopo la conferenza stampa, Scajola non ha voluto rilasciare dichiarazioni ulteriori e non ha permesso ai giornalisti di esporre le loro domande. Un atteggiamento che fa pensare che, probabilmente, il ministro non voglia chiarire davvero l’episodio; anche perché le sue tesi sono tutt’altro che convincenti. Le dimissioni, quindi, sono più che dovute.

Dimissioni a cui si sarà già abituato: dopo l’assassinio a fine marzo 2002 del giuslavorista Marco Biagi, consulente di Governo, da parte delle nuove BR, il 4 luglio Scajola lascia il Viminale, dopo numerose polemiche per non aver garantito la scorta, e per aver affermato che “era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”.

P&L
Tom