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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for maggio 6th, 2010

Antologia; Folk beat n.1 – Noi non ci saremo

Posted By Tom on maggio 6th, 2010

Già portata al successo dai Nomadi nel 1966, “Noi non ci saremo”, nella versione acustica in Folk beat n.1, è sicuramente uno dei brani più celebri del giovane Francesco. Questo brano racconta, infatti, la rinascita della vita sulla Terra dopo una guerra nucleare, argomento di grande sensibilità nel contesto storico in cui fu scritto: la guerra fredda, in quegli anni, stava raggiungendo l’apice dello sgomento in Vietnam e il timore di un’esplosione nucleare era profondamente sentito, ovunque. Sicuramente questo brano, come tutti quelli scritti in questo periodo, risente fortemente dell’epoca e rappresenta il tradizionale anelito dei giovani degli anni Sessanta: il cambiamento radicale della società. Tuttavia, la canzone non si rifà a uno specifico episodio storico e proprio per questo può considerarsi meno generazionale rispetto ad altre canzoni, quali “Dio è morto” o “Primavera di Praga”. E proprio questa sua atemporalità e aspazialità hanno determinato la fortuna del brano, facendolo diventare simbolo di rigenerazione dell’essere umano e non solo di una generazione.

La prima strofa apre con uno scenario distruttivo e apocalittico: un’enorme sfera di fuoco crea un ambiente, espresso con una metafora uditiva (“nemmeno un grido risuonerà e solo il silenzio come un sudario si stenderà fra il cielo e la terra per mille secoli almeno”), deserto e desolato. Scena, che concettualmente rappresenta la fine di un racconto, e che Guccini utilizza, invece, come inizio. Astraendo dal punto di vista dell’uomo, mai presente come protagonista nel brano, la fine diventa un nuovo inizio. Di fatti, dalla seconda strofa, viene raccontata una natura che, comunque, rinasce e dà inizio a un nuovo ciclo: “per un anno la pioggia cadrà giù dal cielo e i fiumi correranno la terra di nuovo”, “catene di monti coperte di nevi saranno confine a foreste di abeti”. Dall’atmosfera cupa e tetra della prima strofa, Guccini passa con un efficace climax di emotività a un’atmosfera rinnovata, pura, fresca e soprattutto speranzosa, mantenendo, tra l’altro, la metafora uditiva: “ancora le spiagge risuoneranno delle onde”, “e il vento d’estate che viene dal mare intonerà un canto fra mille rovine”.

In tutto questo, l’essere umano viene ricordato in due occasioni: nella terza strofa, Guccini, mentre descrive una natura incontaminata, sottolinea come “mai mano d’uomo toccherà” tale natura. Una visione antropologicamente pessimistica nei confronti di un uomo che, con il suo tocco, riesce a deformare la purezza della natura. E tale pessimismo prosegue, poi, nella strofa successiva, nel momento in cui Guccini ricorda tristemente le rovine e le macerie dell’uomo. Anche qui il giovane cantautore contrappone la natura, in questa strofa identificata con “il vento d’estate”, e il prodotto dell’uomo, o almeno quello che ne rimane. E in queste frasi l’insignificanza e la fragilità dell’uomo di fronte alla natura sono massime: “il vento d’estate intonerà un canto fra mille rovine, fra le macerie della città”, il nuovo travolge il vecchio e l’uomo si ritrova debole e impotente di fronte al tempo, che lentamente sgretolerà case e palazzi.
Dalla natura, allora, tornerà la vita che, rigogliosa, tornerà a proliferare.

Siamo di fronte a un Guccini che, iniziando la canzone con una prima persona plurale, “vedremo”, vuole coinvolgere immediatamente l’ascoltatore. Un “vedremo” che suona anche come profezia; e di fatti, Guccini assume, in questa canzone, le vesti del profeta e le sue parole assumono un tono oracolare. Oracolo, dunque, di un destino comune che viene continuamente sottolineato dal “noi non ci saremo” alla fine di ogni strofa. Un “noi non ci saremo” che assume significati differenti, che vanno dal suono beffardo di scherno, nella prima strofa, per un mondo dominato dal silenzio, a quello di invidia, nelle ultime strofe, per la rinascita e l’alba di un nuovo mondo. E in questa visione ciclica della storia, per cui a un’era di decadenza ne segue una di splendore, l’uomo appare capace solo di distruzione e incapace di riconoscere la propria naturale finitezza. In fine, tuttavia, traspare la speranza di un futuro e di un mondo, in cui l’uomo sarà in grado di mantenere la rinnovata condizione e di non stravolgere cioè che gli cresce intorno.

Una canzone, quindi, che si trasforma in un dolce e profondo catarsi per le orecchie di chi ascolta e in un’intensa emozione di rigenerazione e innovazione da un mondo vecchio e abusato verso uno florido e pacifico.

P&L
Tom

clicca qui per la versione live dell’ultimo tour di guccini ->noi non ci saremo live, francesco guccini
clicca qui per la versione live dei nomadi ->noi non ci saremo live, i nomadi
clicca qui per il duetto live Guccini-Nomadi, inciso poi nell’Album Concerto del 1979->noi non ci saremo live, Guccini & Nomadi
clicca qui per il testo completo->testo completo di "noi non ci saremo"

La mia Italia – dal blog MONDO LIBERO

Posted By grim on maggio 6th, 2010

Ricordo con infinita nostalgia gli anni ‘80,c’era un Italia con un po’ di benessere,c’era Craxi,era l’Italia del non lavoro precario,della non globalizzazione.L’Italia in cui non eri ancora controllato da milioni di telecamere,autovelox,photored,e semafori intelligenti.Le tv commerciali erano solo agli albori,non conscio che negli anni a venire non avrei più visto programmi intelligenti con la mia famiglia.Andavi a scuola,e quando ne uscivi con un qualsivoglia titolo,non faticavi più di tanto a trovare lavoro,l’apprendistato,anche se poco,era remunerato,e se eri un pò avanti con l’età,e perdevi il lavoro,bastava andare in giro,e in breve tempo,un maledetto buco in cui sistemarti lo trovavi,mica avevi bisogno di mandare il curriculum formato europeo.Si,non c’era internet,erano gli albori dei telefoni cellulari,marchingegni superingombranti,che portavi a spasso come una valigia.Quando uscivi la sera a fare una passeggiata,non dovevi in continuazione guardarti le spalle.Non avevi l’incubo delle banche [...] clicca sul testo per leggere l’articolo intero