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Silenzio, si truffa! – di Federica Berra | La fionda d'urto
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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Silenzio, si truffa! – di Federica Berra

Posted By grim on maggio 24th, 2010

Martedì 18 maggio la Commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera alle norme che acuiscono le pene per quei giornalisti che pubblicano “atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione” o “intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche”; i tapini potrebbero rischiare addirittura il carcere, mentre a quegli sconsiderati editori che decidano di pubblicarli toccherebbe una multa per un’irrisoria cifra che andrà da 64.500 a 464.700 euro.
Il disegno di legge-bavaglio sta quindi marciando a passo spedito verso la sua metamorfosi in legge vera e propria, nonostante la mole di opposizioni che arrivano da ogni direzione. Dagli editori (tranne significativamente Einaudi e Mondadori), che si schierano nettamente contro quella che tirando le somme, non potrebbe che diventare una forma di censura preventiva; all’Anpf, l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, il cui segretario Enzo Letizia dichiara che “il decreto Alfano produce effetti ben più devastanti del male che vuole prevenire.” . Infatti a causa della durata massima delle intercettazioni, ovvero 75 giorni, diventano “a rischio le indagini sulla criminalità predatoria, economica, e sui reati contro la pubblica amministrazione. Tale limite renderà quasi impossibile catturare pericolosi latitanti e difficilissime le indagini per omicidio.” Anche il governo americano aggrotta le sopracciglia di fronte all’indebolimento che questa legge causerà al lavoro dei magistrati; Lanny Breuer, vice-sottosegretario del Dipartimento Penale Usa con delega per la lotta alla criminalità organizzata, nel corso di un incontro con la stampa all’ambasciata americana a Roma prende posizione sulle intercettazioni, definite “strumento essenziale delle indagini”. Alla Fiera Internazionale del Libro da poco svoltasi a Torino numerosi sono stati i personaggi di rilievo nel panorama pubblico a schierarsi contro l’annichilimento che si vorrebbe imporre ai media italiani: dai giornalisti-scrittori Peter Gomez e Marco Travaglio, alla giornalista Barbara Spinelli, al Procuratore Generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato, all’avvocato Katia Malavenda, all’ex-presidente della Corte Costituzionale  Gustavo Zagrebelsky; personaggi provenienti da ambienti differenti, uniti nel nome della libertà e del buon senso. Addirittura Feltri, il direttore de “Il Giornale”, parla di legge liberticida! E poi Italia Dei Valori, Sinistra Ecologia e libertà, i Verdi, uniti venerdì 21 in un sit-in davanti alla Camera insieme alle associazioni Popolo Viola, Articolo 21, Valigia Blu, in protesta contro quello che Stefano Rodotà, ex-garante della privacy definisce “un cambiamento di regime”.
Facciamo un attimo il punto della situazione: cosa dice questo contestatissimo disegno di legge?
In breve, per quanto riguarda le indagini dei magistrati:
- le intercettazioni diventano possibili sono in presenza di gravi indizi (ed  è così anche ora) ma solo se assolutamente indispensabili alle indagini. Ciò significa che il Pm dovrà avere prove contro l’indagato prima di richiedere l’intercettazione; peccato che l’intercettazione era proprio il modo per avere quelle prove di colpevolezza irreperibili in altri modi. E tutto ciò anche nei confronti dei tabulati (documentazione che non viola certo la privacy)e delle microspie. I nostri Pm per fare un’indagine attraverso un’intercettazione dovranno avere prove pre-prova e dovranno essere sicuri che in quel luogo si stia commettendo un reato. E’ davvero un peccato che Nostradamus non sia vivo ai giorni nostri;
- l’intercettazione sarà possibile solo con l’autorizzazione del Tribunale collegiale, per cui non basterà più il pronunciamento del giudice per le indagini preliminari, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti. Quindi, basta il Gip per autorizzare un atto come l’arresto, ma ce ne vorranno ben tre per mettere un telefono sotto controllo, per sistemare una microspia o per richiedere un tabulato.  Inoltre ogni richiesta dovrà essere vagliata dal tribunale del distretto competente, per cui a prendere la decisione non saranno i magistrati dello stesso ufficio giudiziario, ma dovranno pronunciarsi quelli del capoluogo distrettuale. Una norma come questa determinerà un aumento di costi di proporzioni non trascurabili viste le carte che dovranno essere trasportate avanti e indietro da un tribunale all’altro. Una giustizia ed una nazione senza soldi dettano una legge che produrrà inevitabilmente ed ovviamente altri inutili e pesanti costi. Tutto torna in quest’Italia al contrario;
- per quanto riguarda le intercettazioni ai parlamentari, l’autorizzazione alle Camere va chiesta anche se il politico parla sull’utenza di terzi; quando si ascolta la voce di un parlamentare durante la conversazione di un indagato, ogni atto deve essere secretato e custodito in archivio e per proseguire nell’ascolto ci vuole l’ok delle Camere;
- diventa impossibile intercettare un sacerdote senza avvertire l’autorità ecclesiale. Sentivamo proprio il bisogno di difendere quella vita privata dei nostri preti che negli ultimi mesi si è dimostrata davvero irreprensibile.
Per quanto riguarda invece la stampa:
- è vietato dare notizie su qualsiasi atto anche non segreto fino alla fine dell’udienza preliminare. Dunque fino al rinvio a giudizio, cioè al processo, sarà impossibile per gli organi di informazione mettere il lettore al corrente delle inchieste giudiziarie fino alla loro conclusione. Non si potrà scrivere su casi giudiziari scottanti come quelli che coinvolgono politici e pubblici funzionari disonesti. Ad oggi noi non sapremmo nulla dei vari accadimenti che hanno visti coinvolti l’ormai ex-ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, il direttore del dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri Guido Bertolaso e l’imprenditore Diego Anemone, il coordinatore nazionale del Popolo Delle Libertà Denis Verdini e chi più ne ha più ne metta;
- niente riprese durante i processi senza il consenso di tutte le parti (vietate anche le immagini);
- sono vietate registrazioni e riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato (la cosiddetta “Norma D’Addario”); si rischia fino a 4 anni di carcere. Si farà eccezione nei casi in cui le registrazioni verranno fatte per la sicurezza dello Stato, o per dirimere una controversia giudiziaria o amministrativa.
- non è perseguibile il giornalista autore di registrazioni o riprese video all’insaputa dell’interessato. L’eccezione è finalizzata a garantire ai professionisti il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. L’unica condizione posta, naturalmente, è che le riprese vengano utilizzate davvero a fini di cronaca.
Qualcosa ovviamente non torna. Metaforizziamo la situazione: una legge può essere paragonabile a quel tutore che viene inserito quando ci si rende conto che c’è una frattura da curare. In questo caso, giuridicamente, qual è questa frattura?
La privacy, è la risposta. La privacy che non è stata opportunamente rispettata da questi incoscienti giornalisti che si rifanno alla tradizione sensazionalistica di una penny press americana di oltre cent’anni fa.
Quindi tutto questo viene fatto per noi cittadini, perché dopotutto siamo in una democrazia in cui i nostri rappresentanti lavorano affinché i nostri diritti vengano rispettati.
Curioso, perché le ultime notizie pubblicate ricavate da intercettazioni non raccontavano della signora Rossi che svela all’amica Marietta il segreto della sua ricetta per la Tarte Tatin; erano invece storie sulla corruzione della nostra classe dirigente, quella stessa classe dirigente che oggi si batte per la nostra privacy. Quella stessa classe dirigente di cui fa parte Daniela Santanchè, sottosegretario per l’Attuazione del programma di governo, che nel corso della trasmissione Mattino Cinque ha dichiarato: “Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? E’ un abuso”.
E’ giusto che la privacy non venga violata, ma una legge come questa vuole semplicemente togliere ai magistrati uno strumento per scoprire le malefatte delle “bande della corruzione”. Per proteggere la privacy, si poteva restringere la possibilità di fare intercettazioni o imporre ai Pm regole più rigide nella gestione degli atti (verbali, registrazioni di telefonate, perizie, dati di sequestri), nella distinzione tra quelli necessari e quelli non necessari o riguardanti terze persone solo casualmente finite nell’inchiesta e solo allora punire con maggior rigore chi avesse violato, talpa o giornalista, l’archivio riservato.
Poche settimane fa Freedom House (l’associazione che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo) ha significativamente pubblicato il suo rapporto annuale, che classifica l’Italia, per quanto riguarda il livello di libertà democratica, al settantaduesimo posto, insieme a Benin, Hong Kong e India. Alcuni dei paesi che ci precedono sono Tonga, la Slovenia, il Mali, l’Uruguay, la Lettonia, il Cile. Nell’Europa Occidentale l’Italia è al ventiquattresimo posto, seguita solo dalla Turchia.
Siamo evidentemente di fronte all’ennesima legge ad personam, ad un vero e proprio embargo sull’informazione; se dovesse passare (viste le incredibili multe che nessun giornalista o editore sarà in grado di sostenere) non sapremmo più nulla della vita pubblica, di quella Res Publica che ci appartiene di diritto.
Votare non è l’unico modo per esercitare la democrazia; è giusto che la popolazione italiana sappia chi ha messo a sua rappresentanza. Un politico è solo una persona a cui il popolo affida un determinato potere di modo che egli protegga gli interessi dei cittadini; per essere scelto deve possedere caratteristiche particolari, deve spiccare in mezzo agli altri per moralità e capacità, deve essere un esempio.
Visto che però non siamo nel mondo fatato di Utopia in cui tutto è come dovrebbe essere, dobbiamo poter controllare che chi abbiamo sistemato al governo faccia ciò per cui è stato scelto. Nel momento in cui egli invece di fare i nostri interessi fa i propri, la suddetta persona smette di rappresentarci. Nel momento in cui smette di rappresentarci non hai più il diritto di essere al governo e scaduto il suo mandato deve essere votato un politico migliore che lo sostituisca. Per poter agire in questo modo però, dobbiamo poter valutare l’opportunità politica di un parlamentare, dobbiamo poter selezionare i nostri rappresentanti sulle basi del rischio “corruzione e malaffare”. Dobbiamo sapere se coloro che dovrebbero fare gli interessi della popolazione italiana sono effettivamente in grado di farlo.
Se questa legge passerà tutto questo non sarà più possibile.
Tocqueville nel suo “Democrazia in America” (1835-1840) affermava che “in un paese in cui regni apertamente il dogma della sovranità del popolo, la censura non è solo un pericolo, ma anche una grande assurdità. […] Sovranità del popolo e libertà di stampa sono due cose interamente correlate.”
E’ giusto allora, caro Alexis, che ci venga tolta la seconda, visto che quella sovranità con cui va di pari passo l’abbiamo persa ormai da un pezzo.
Fred

Firma la petizione contro la legge
http://nobavaglio.adds.it/

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