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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for giugno, 2010

Siamo a un bivio – di Alessio Spadola

Posted By fred on giugno 30th, 2010

Siamo ormai alla dittutura e nemmeno piu’ mascherata…parlano di libertà ma senza dirci che sarà solo per loro…insabbiano, nascondono, azzitiscono e s’impradroniscono di tutto…siamo giunti a un bivio… che purtroppo in pochi riescono a vedere.

I nostri padri, i nostri nonni, hanno dato la vita per renderci nuovamente liberi dopo il ventennio fascista e adesso noi rimaniamo a guardare mentre ci tolgono i nostri diritti, mentre ci vienie tolta la dignità, mentre ci viene tolta la speranza, nostra e dei nostri figli…e noi continuamo a stare fermi.
Molto spesso mi trovo a parlare con i BERLUSCONIANI e quando tu gli esponi i fatti, spiegando a loro chi è il nostro Presidente del Consiglio, loro non negano i suoi affari sporchi , non negano le sue tangenti i suoi rapporti con la mafia, la sua evasione fiscal , le sue corruzioni di Giudici, imprenditori e politici, le sue puttane, la sua passione per le giovanissime, e tutto il resto, ma rispondono “Perchè tu non lo faresti?”

E questo è il segno di una società senza piu’ morale senza piu’ nessun ritegno. Le generazioni future stanno crescendo con questa idea…che tutto è permesso per il raggiungimento dei propri obiettivi finali.

Siamo a un bivio.
O accettare l’idea di una dittatura capitalistica, dove pochi uomini potranno decidere del futuro di un’intera popolazione ridotta ormai alla schiavitù, moderna, ma pur sempre schiavitù, o ribellarsi. E io scelgo quest’ultima.

Lo devo, lo devo a mio figlio, lo devo a quelle persone che hanno lottat , ucciso, protestato, rischiato e spesso lasciato la propria vita per rendere questo paese libero.
Prima con il voto potevo decidere, o avere quanto meno una parvenza di potere decisionale di quello che volevo, oggi no.

Oggi il voto non serve pù’. Non serve perchè la politica è in mano ormai ai soliti noti,CChe siano di destra sinistra o centro…sono sempre i soliti noti, e tutti, con in soliti noti interessi. Siamo a un bivio.
Potrei elencare tutti i piccoli e grandi reati di questi uomini o piu’ specificatamente dell’uomo che ci governa, ma non basterebbero una cinquantina di pagine per raccontare tutto, per raccontare le sue leggi truffa , i suoi processi , il conflitto d’interessi, le leggi ad personam, sembra impossibile stargli dietro, e quindi mentre giornalisti e affini parlano di un fatto, nello stesso monento c’è un’altra magagna che viene costruita alle spalle del paese.
Siamo a un bivio.

E questo è il momento di scegliere la strada da percorrere.

Alesso Eremita Spadola

Ultim’ora; la Camera esegue gli ordini: il bavaglio approda in aula il 29 luglio.

Posted By Tom on giugno 30th, 2010

“È irragionevole”. Così Fini ha commentato la calendarizzazione del ddl intercettazioni al 29 luglio, decisa, con il voto contrario delle opposizioni, dalla Conferenza dei capigruppo. Insomma, le pressioni sull’approvazione del bavaglio, che ora è all’esame della Commissioni giustizia della Camera, non si sono fatte aspettare; anche perché non solo c’è fretta di mettere fine all’utilizzo delle intercettazioni, lo strumento principe per le indagini, per evitare che le varie “cricche” possano continuare ad operare all’ombra, non solo c’è fretta di zittire i giornalisti e reprimere la libertà di espressione e opinione, la libertà di stampa, il diritto/dovere di cronaca e il diritto a essere informati, ma c’è anche la fretta di approvare un testo che continua a incrinare i rapporti di forza all’interno della maggioranza: se da una parte i berluscones continuano ad eseguire gli ordini liberticidi del padrone e i finiani, invece, vogliono semplicemente ferirla la libertà, e non ucciderla, la Lega si sta stufando di perdere tempo dietro a un testo che, lo sanno bene, protegge solo la casta.

Anche perché in questo stesso periodo c’è una manovra da 24 miliardi di cui occuparsi. Che probabilmente non viene considerata abbastanza prioritaria rispetto alle intercettazioni, o meglio rispetto alla “tutela della privacy”, anche se quello che produrrà tale manovra sarà soltanto diseguaglianza sociale. E in effetti il commento di Fini è azzeccato. Il testo alla Camera subirà sicuramente delle modifiche (da parte dei finiani stessi) e, quindi, dovrà per forza di cose ritornare al Senato, slittando a settembre. Tanto varrebbe rinviare il tutto direttamente all’autunno.

Il sospetto, dunque, è più che legittimo: Berlusconi ha in mente un’altra fiducia per il 29 luglio per chiudere in fretta e furia la questione?

In ogni caso: DISOBBEDIENZA CIVILE

P&L
Tom

Castellamare di Stabia fa gli onori a Quagliarella. E la Germania batte i Red Lions 4-1 – di Peter Parisius

Posted By fred on giugno 30th, 2010

C’erano almeno un migliaio di persone ad accogliere, con striscioni e applausi, Quagliarella, unico azzurro a non aver deluso le aspettative. Sugli striscioni, le scritte “Sei l’unico vincente” e “Lippi non merita le tue lacrime”.

Incredibile! Eroicizzato a furor di popolo solo perché ha fatto il suo dovere! Ma così è l’Italia: in un gruppo di lavativi, colui che non lo è salta subito all’occhio e si guadagna la medaglietta d’oro o addirittura il titolo di Cavaliere del Lavoro.

Ora aspettiamo il nuovo CT Prandelli e speriamo che porti in maglia azzurra, permanentemente, oltre al sunnominato Quagliarella (che si è guadagnato i gradi sul campo), forti individualità del rango di Balotelli e Cassano. E io sarei anche per dare fiducia a Santon, “il nuovo Facchetti”.
Però bisogna fare giocare questi ragazzi insieme, giocare, giocare. In qualche modo, occorre trovare il sistema per organizzare più partite della Nazionale.

Intanto, la truppa multiculti di J. Löw (“Löw” significa “leone”) ha umiliato gli sdentati Red Lions di F. Capello.

Thomas Müller, autore di una doppietta contro l’Inghilterra

Il coach italiano è tra i più pagati al mondo e i tabloid inglesi si sono scatenati contro di lui, dopo che, alla vigilia del match, avevano alzato i toni contro la Germania (“Panzer”… “Vi schiacceremo come nella Seconda Guerra Mondiale…” e tutti gli altri slogan volgari e fuori luogo che sempre accompagnano questa storica sfida).
Dopo il 4-1 dei tedeschi, ho letto i commenti scritti dai cybernavigatori nostri connazionali. Non pochi di essi sono di questo tenore: “Capello, ben ti sta!” “Dove va un italiano, distrugge tutto quanto”… ecc.
Le critiche a Capello in effetti non sono ingiustificate. Guadagna 6 milioni di sterline all’anno ma propone un inflessibile 4-4-2, come se il 4-4-2 fosse una gran trovata in grado di sorprendere e stupire gli avversari. Il calcio moderno è fatto di ben altro: scambi di posizioni, terzini ed ali fluidificanti (a proposito: perché fare uscire Milner, che per 45 minuti è stata la spina nel fianco della difesa tedesca, e mettere sulla stessa fascia J. Cole, dai cui piedi non è mai partito alcun suggerimento per le punte?) e due centrali mobili in grado di fare non solo da suggeritori ma anche di interdire le azioni d’attacco degli avversari.
“Dove va un italiano, distrugge tutto quanto.” Beh, forse non è proprio così (vedi l’ottimo lavoro di Trapattoni+Tardelli in Irlanda), ma certo i coach nostrani devono fare un update cognitivo e mettersi finalmente in testa che il catenaccio è un sistema improponibile. Basta con l’anti-calcio e le partite che fanno morire dal sonno!

Il gay pride a Napoli – di Giovanni Carbone

Posted By fred on giugno 30th, 2010

Salutiamo calorosamente il nostro nuovo collaboratore Giovanni Carbone

Napoli, 26 giugno – C’erano 150mila persone a Napoli per il variopinto e coreografico corteo del Gay Pride, partito da piazza Cavour e giunto a piazza del Plebiscito. L’orgoglio omosessuale è sfilato nel cuore di una città che ha accolto senza pregiudizi il messaggio lanciato dagli organizzatori: “Basta omofobia”. Il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna, si è detta “contenta per l’evento, svoltosi all’insegna del rispetto e della pacificazione”. Tra i partecipanti anche i gay cattolici. (ANSA).

Se da religiosi seguissimo il comandamento Ama il prossimo tuo come te stesso non ci sarebbe bisogno dei carrozzoni antiomofobia. Se, da laici, fossimo educati al rispetto per l’altro, indipendentemente da chissà quale dettato religioso, soprattutto per un bene comune, potremmo fare a meno di queste insulse volgari ed indecenti manifestazioni: accalcati sui numerosi Tir allestiti per l’occasione in fila indiana lungo il Rettifilo diretti in Piazza del Plebiscito, giovani più nudi che vestiti o sguaiatamente agghindati, piercing conficcati nei capezzoli, sui lobi delle orecchie, sui nasi, sui sopraccigli, orribili tatuaggi in ogni dove, balli falsamente seducenti, atteggiamenti spavaldi e di sfida, musica ad un volume oltre i 150 decibel…

Il tutto sotto lo sguardo di allibiti anziani, di sorpresi bambini, extracomunitari scandalizzati da un gratuito sperpero di energie, amareggiati a pensare di dover essere trattati come gli ultimi della scala rispetto a queste teste di legno reclamanti, spesso, falsi diritti. L’omosessualità è tutt’altra cosa e la modalità per chiedere il riconoscimento dei relativi diritti è lontana dai canoni della buona creanza. Insomma si chiede il rispetto per il proprio modus vivendi, dimenticando di dover rispettare il modo di vivere degli altri! Tanto può succedere solo in società malata, inquinata, condotta da una politica corrotta, collusa, sciatta, amorale… Si dirà che chi scrive è omofobo! Che grossa fandonia!

La scienza afferma: La sessualità, in ambito umano, è un aspetto fondamentale e complesso del comportamento che riguarda da un lato gli atti finalizzati alla riproduzione ed alla ricerca del piacere, e da un altro anche gli aspetti sociali che si sono evoluti in relazione alle caratteristiche diverse del genere maschile e femminile. L’ambito sessuale investe la biologia, la psicologia, la cultura, riguarda la crescita dell’individuo e coinvolge tutta la sua vita relazionale, oggetto di studio anche dell’etologia umana. Il termine “sessualità” quindi è riferito più specificatamente agli aspetti psicologici, sociali e culturali del comportamento sessuale umano, mentre col termine “attività sessuale” ci si riferisce più specificatamente alle pratiche sessuali vere e proprie.

Preso atto che ogni individuo ha una propria struttura biologica e psicologica, ciascuna persona ha ovvio la facoltà di porsi in società come meglio crede tenendo presente il rispetto per il proprio ruolo e il rispetto per il ruolo degli altri, il rispetto dei contesti, della cultura dominante…

Cosa deve intendersi per ruolo: il comportamento che un individuo mette in atto nella società secondo le regole che questa gli impone onde consentire un’armoniosa convivenza.  La regola viene fuori quando occorre evitare la guerra tra le diversità.

Ogni individuo è tenuto a calarsi in un ruolo e ad adeguarsi al contesto utilizzato per la circostanza. Un conto è che mi vesto per andare in un locale notturno, un conto è che mi vesto per andare in Chiesa, nella Moschea, nella Pagoda, a teatro o in discoteca. Sono contesti diversi. Rispettare i contesti significa evitare a chi li controlla di dover imporre regole spesso ritenute ostili. Un datore di lavoro deve tenere coeso il gruppo degli addetti, frenando l’individualismo, selezionando regole calzanti a tutti.

La strada, la piazza sono contesti delicatissimi, dove non è vero che tutto è possibile. Qui gli uomini inevitabilmente si confrontano e previo il rispetto reciproco mantengono a ragion veduta l’equilibrio. Lì dove si pretende di fare apertamente i propri bisogni non importa quali, nascono segni d’intolleranza, tensioni che possono sfociare in tafferugli… Insomma ad una provocazione corrisponde una reazione. Se io lascio lo sportello della macchina aperto facilmente ci sarà chi la saccheggia, chi me la ruba, specialmente in alcuni contesti, in alcuni luoghi… Allora più che di omofobia, una smodata ed illogica paura, si potrebbe parlare di intolleranza di un fenomeno esageratamente ostentato in contesti poco raccomandati.

Il messaggio “Basta omofobia” per le strade delle città sembra piuttosto una provocazione. Vedete chi siamo? Tutti lo possiamo essere, possiamo ciascuno essere quello che vogliamo con trasparenza e non dobbiamo dar conto a nessuno. Vogliamo anche il riconoscimento dei nostri diritti! Grazie a San Gennaro a Napoli, come sempre tappezzata di rifiuti sotto gli occhi di sgomenti turisti, la manifestazione è stata pacifica. In un’epoca di degrado non mi meraviglia! Si proponga lo stesso raduno in un contesto diverso, per esempio in un luogo islamico! Non che lì sono tutti omofobi e nessuno è omosessuale. Forse siamo all’opposto. Sotto le coperte tutti possono fare quello che meglio credono. Ci mancherebbe altro! Noi diremmo: son tutti ipocriti!

Considerato opportuno il riconoscimento dei diritti che nascono tra le unioni di individui di egual sesso, e che l’ottenimento può arrivare non dallo sprovveduto e già martoriato popolo, ma dai vertici di Stato e Chiesa, troppo presi per il momento dai loro ambigui interessi, dobbiamo convenire: sarebbe stato più conveniente concentrare i manifestanti e i partecipanti per esempio nel capiente stadio San Paolo dove liberamente esprimersi senza provocare contrasti, turbamenti, fobie tra i dissidenti loro malgrado. Sarebbe stata meglio apprezzata una formale e ben articolata richiesta indirizzata agli organi politici, competenti a dare risposte convincenti.

Ancora qualche considerazione. Perché dire ai bambini che Babbo Natale è un personaggio delle favole? Perché far scegliere al bambino i giocattoli per l’Epifania? Una delle fasi dell’età evolutiva e quella relativa alla magia. Perché negargli il valore delle favole, dei sogni, delle emozioni? Perché svelargli le nostre pure spesso false verità? Perché, per analogia, mostrare gratuitamente ad un giovane in erba attraverso il variopinto e coreografico corteo del Gay Pride un aspetto della sfera sessuale senza una sua specifica richiesta, in un momento della sua delicata sfera sessuale? Perché annientare, con le nostre perversioni, l’importanza del corteggiamento, della spontanea attrazione per non importa chi? Perché costringere poi chi si appropria a fatica di una propria scelta a lottare per confermarla, perché scorrettamente non condivisa? Mettiamo: giochiamo a nascondino ma i posti dove nascondersi sono visibili. Che gioco è? Non c’è gusto a giocare. La vita in alcune sue tappe è anche magia, gioco, fasi utili a sviluppare una criticità che prepara l’uomo a saper scegliere. Lasciare a tempo debito l’individuo a vagare nel mistero, nell’innocente malizia, a trasgredire nei limiti, a scoprire da solo cosa si nasconde dietro l’angolo significa fargli conquistare gli spazi riconosciuti idonei alla sua esistenza.

È proprio necessario arrivare al traguardo cumulando ferite più importanti dello stesso risultato? Il mio suggerimento? Meno cortei e più leggi adeguate.

27 giugno 2010 Giovanni Carbone

L’uomo di Cosa Nostra – di Peter Parisius

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Ecco il contenuto, è brevissimo:

http://www.marcellodellutri.it/

(“sito momentaneamente offLine”)

Ultim’ora; Alluvioni, dissesti, e mancati soccorsi: Il governo del fare denunciato alla corte di giustizia per inadempimento!

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Il governo del fare continua a non fare, ed è sempre la Sicilia la vittima dell’onnipresente invisibile governo del fare.

Se a Palermo l’Amia sta lasciando i cittadini immersi nel percolato e nell’immondizia per la seconda estate consecutiva, nei comuni dei Nebrodi, zona dell’appennino siculo, per lo più nel messinese, le case sono state evacuate da mesi a causa del dissesto idrogeologico.

Dopo la drammatica alluvione dello scorso Ottobre, Berlusconi si presentò ai messinesi, al seguito dei vari ministri siciliani quali Alfano e Prestigiacomo, da eroe nazionale, da risolutore finale, da spalla su cui piangere; insomma, da “ghe pensi mì”.

Oggi, svariati mesi dopo, esasperati da continui alluvioni e dissesti, i cittadini dei Nebrodi sono senza una casa, molte sono state addirittura demolite; il mare si è mangiato chilometri di costa fino ad arrivare a ridosso delle reti pubbliche, numerose strade sono bloccate da frane e dissesti, e in tutto ciò il territorio ha subito una drastico colpo all’occupazione e all’economia. Calamità totale.

I sindaci hanno più volte sollecitato un intervento e un tempestivo aiuto del governo centrale, per altro appartenente alla loro stessa maggioranza, senza mai ottenere alcun cenno di disponibilità.

“Le risorse sono poche, e comunque non disponibili sino al 2011” la motivazione della sordità del governo del fare.

Inorriditi ed esausti, i primi cittadini dei comuni in questione hanno oggi denunciato il governo italiano alla corte europea di giustizia, affinchè questa lo sanzioni per inadempimento, e soprattutto ne solleciti un immediato intervento.

La denuncia è in danno degli articoli della Carta di Nizza, la Costituzione europea, che garantiscono il diritto all’integrità fisica, psichica, alla libertà, alla sicurezza, al proprio domicilio, di godere delle proprietà, di sicurezza sociale, di protezione alla salute e di libertà di circolazione.

Il governo del tuttofare Berlusconi sta recentemente incassando colpi di fucile da ogni ove, finalmente, ma questo, uno dei più drammatici, risulta uno dei più significativi: il governo del fare denunciato per inadempimento!

Francesco Woolftail Dal Moro

Siamo al capolinea – di Alessio Spadola

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Diamo il benvenuto ad Alessio Spadola, nuovo collaboratore della Fionda.

In molti credono che la legge sull’intercettazioni passata al Senato sia stata creata per difendere la nostra privacy perchè è cosi che ci è stato detto dal governo. Ma forse è il caso di ricordare, come piu’ volte fatto dai vari giornalisti e opinionisti, cosa vuol dire impedire agli inquirenti di usarle.
Solo in questi ultimi anni grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati smascherati politici, mafiosi, dirigenti calcistici, imprenditori… Senza di esse non sarebbe mai stato possibile sapere di Calciopoli, non sarebbe mai stato possibile ascoltare, dalle loro vive voci, due imprenditori che ridono e giosicono del terremoto a l’aquila pensando ai frutti che avrebbero raccolto sulle spalle di nostri connazionali rimasti sotto le macerie, non sarebbe stato possibile ascoltare il nostro Presidente del Consiglio che cerca di “far fuori” giornalisti a lui indigesti, o le sue splendide conversazioni con il Sen. DellUtri, non sarebbe stato possibile arrestare tangentisti o mafiosi o medici senza scrupoli nella clinica degli orrori. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Forsè è questa la privacy da difendere?

Dicono che il reato di mafia è escluso, ma quasi in tutti i casi capita che vengano messi sotto intercettazioni personaggi per reati non a stampo mafioso per poi scoprire successivamente il legame di associazione mafiosa.

Tutta la stampa internazionale è sconvolta dell’iniziativa del nostro governo, non riescono a capacitarsi di come sia possibile che in un paese definito democratico il governo possa arrivare a imbavagliare l’informazione. Forse perchè semplicemnete di democratico non c’è rimasto nulla.

I giornalisti non potranno piu’ riportare le intercettazioni nella loro completezza ma potranno solo riassumerle. Quindi leggeremo delle intercettazioni deformate dall’opinione di colui che le riporta. Un giornalista di destra riassumerà in un modo, quello di sinistra in un altro, tutto questo a discapito della verità che dovrebbe essere un nostro diritto.
Ma c’è un ‘altro punto che mi mette sinceramente a disagio. Se in qulahce intercettazione dovesse uscire un reato compiuto da parte di un vescovo, il Pm sarà obbligato ad avvisare lo stato vaticano. Inutile commentarlo. Sarà inoltre vietato inetrcettare parenti o assistenti di onorevoli, cosi per loro sarà sufficiente usare parenti o assistenti appunto, per non rischiare di essere colti in flagrante.

Io credo che siamo ormai al capolinea, non credo che questo viaggio intrapreso dal governo possa ancora cotinuare nel silenzio generale.

Eremita

Accertata falsità nelle liste elettorali: la “cadrega” di Cota seriamente in bilico – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Pericolose somiglianze

Ieri sera a Torino si è tenuta una fiaccolata a sostegno del governatore leghista della Regione Piemonte, Roberto Cota da Novara (genitori foggiani), ultimamente al centro del tormentone elettorale piemontese.

Come in quasi tutta Italia, il 28 Marzo c.a., la coalizione di centro(di centrista c’è ben poco)-destra piemontese strappò le redini della regione dalle mani del centro-sinistra(di sinistra c’è ben poco), che candidavano la discussa Mercedes Bresso, governatore allora in carica.

La vittoria tuttavia, differentemente da quasi tutta Italia, arrivò al termine di un sudato “tète à tète” e fu sancita da soli 9.000 voti.

Alcune forze dell’opposizione, Udc, Verdi, Consumatori e “Pensionati e invalidi”, sentendo odore di bruciato, presentarono ricorso al Tar, per un’attenta analisi delle firme delle liste del centrodestra “Verdi Verdi”,”Consumatori per Cota”, i “Pensionati per Cota”.

Gli ultimi risvolti vedono l’accertamento, da parte dei Pm Torinesi, di 18 firme su 19 falsate nella lista “Pensionati per Cota”, guidata da Michele Giovine, e dal padre Carlo. Non solo. Quegli stessi Pm stanno preparando le carte per agire immediatamente in sede penale contro la “premiata ditta” Giovine&Son.

Ma ciò che sferra un colpo letale alla “cadreghina” del Presidente leghista Roberto Cota, è il numero di voti che detta lista ha recato alla causa cotiana, pari a 27.000, ben più dei 9.000 che gli hanno consegnato le chiavi della regione in cui nacque l’Italia.

Prossimamente, entro una decina di giorni, il Tar si esprimerà ed emetterà un verdetto. Verdetto che potrebbe essere l’invalidazione delle elezioni, o la semplice sanzione delle liste irregolari, lasciando, in quest’ultima ipotesi, il Consiglio regionale intatto, così come Cota l’ha fatto.

L’unico precedente recente risale al 2001, quando nel 2001 il Consiglio di Stato, per alcune irregolarità dei Verdi e dei Comunisti, fece ripetere il voto in Molise

Il modestissimo governatore del Piemonte, dal canto suo, ha già organizzato una fiaccolata a suo sostegno, così da esercitare le consuete pressioni sulla magistratura, ha cercato disperati sostegni persino in Quirinale, e ha pubblicamente dichiarato, a proposito di un eventuale ritorno alle urne “sarebbe un golpe, perché vorrebbe dire violare la prima regola e cioè che la sovranità appartiene al popolo”

Comodo il pensiero al popolo, scomode le regole. Peccato che le seconde siano da rispettarsi per il primo, anche per la casta che crede di non farne parte.

Renata Polverini, Pdl, Presidente Regione Lazio

Irregolarità nelle liste, d’altronde, erano state rinvenute ancor prima delle regionali, nel Lazio e nella Lombardia. Nel primo caso il Pdl fu estromesso da Roma, salvo ripresentarsi in toto sotto falsa veste di lista civica, nel secondo scagionato dal Tar. Ora si scoprono nuovi trucchetti anche per il Piemonte, e chissà, magari domani troviamo qualcosa anche in Campania e così via.

L’allergia alle regole e al rispetto delle stesse e delle istituzioni, non contagia più solo i politici della destra italiana, ma interi liste e partiti.

Come in ogni fatto attuale, oramai, l’aspetto più sconcertante è l’assordante silenzio della stampa. Oltre alla redazione di Sky e pochi blog indipendenti, nessun altro s’è degnato di raccontare questa notizia con i dettagli e gli aggiornamenti di cui sopra. Siamo ben felici di essere tra i pochi, e che non sia la prima volta che accade, vedi l’emergenza rifiuti a palermo, il processo per estorsione a carico di Dell’Utri, il caso Favata-Berlusconi, le Ronde nere e così via….

Tuttavia, come conclusi un vecchio post, è un amaro compiacersi.

WOOLFTAIL

Preti belgi, preti di mondo – di Emilio Fusari

Posted By fred on giugno 28th, 2010

In cauda venenum.

L’intensità del dramma, con tutte le implicazioni passate e postume, sta nella frase del neuro psichiatra infantile Adriaennsens: “Da ieri la commissione è sommersa di telefonate delle vittime terrorizzate all’idea di vedere i loro traumi esposti in pubblico”.

Cosa significhi subire un abuso non è dato immaginarlo a chi, per un destino migliore, non ha condiviso i suoi giovani passi con quelli di qualche rispettabile prelato, magari anche con la faccia simpatica, su cui la comunità non nutre ovviamente nessun dubbio e a cui la stessa affida l’educazione e i giovani corpi del proprio futuro.
Si riaprono a Bruxelles in questi giorni ferite che le giovani vittime, ormai adulte, sopite ma non dimentiche, hanno cercato faticosamente per tanti anni di ricacciarsi dentro per scoprire che non è possibile.

Il velo del silenzio è stato squarciato venerdì scorso,quando la polizia belga ha fatto irruzione nella cattedrale di Mechelen-Bruxelles. In quella sede erano riuniti tutti i vescovi della conferenza episcopale belga che sono stati tenuti in stato di fermo ed interrogati per nove ore, il tutto senza neanche il telefonino per comunicare all’esterno.

Infine sono state ispezionate due tombe appartenenti ad altrettanti arcivescovi e sequestrati 475 dossier nella sede della commissione indipendente, che la Conferenza aveva istituito per indagare sulle denunce di pedofilia da parte di ecclesiastici.
Per capire quale distanza siderale divide il Belgio dall’Italia basta leggere le dichiarazioni del primo ministro dimissionario (anche confermate dal ministro della giustizia De Clerck) Yves Leterme che, senza spettinarsi più di tanto alle folate di vento vaticane, ha ribattuto che “ciò che interessa è che il potere giudiziario possa esprimersi in modo autonomo ed è proprio questo che sta succedendo”. Oltretevere il fermento è alto, si nota che il giardino del Papa diventa ogni giorno più piccolo ed arido e che le roccaforti papali cadono sempre più indifese dai guardiani preposti a farlo, anche perché spesso la collusione obbliga gli alti prelati ad una precipitosa fuga verso una pensione anticipata o, se la loro faccia tosta glielo permette, ad un assordante silenzio.
La linea ufficiale della chiesa di Ratzinger, almeno adesso che il tappo della vergogna è saltato e rovescia fiumi infiniti di aberrazioni, è la pulizia di tutte le serpi in seno, la stigmatizzazione di tutti quei comportamenti brutali e la piena collaborazione con le autorità giudiziarie che indagano sui casi di pedofilia.

Non raccontano le stesse intenzioni le migliaia di epistole in cui prelati di ogni ordine e rango chiedono consigli ai propri superiori -mai disattesi- per nascondere le proprie nefandezze agli occhi di dio e della legge.
La secolarità di un potere come quello della chiesa, abituato a sopravvivere a bordate di tutti i tipi, anche questa volta sceglie la strategia di più lunga durata:minimizzare il danno e resistere, anche a costo di perdere qualche pezzo importante, nel suo nucleo vitale.

Non so se ci sia più vergogna per gli abusi subiti e sbandierati pubblicamente o frustrazione per questo arroccamento penoso da parte della chiesa, ma so che se si fosse seguito l’insegnamento di Gesù, che dava ai pedofili la sola possibilità di mettersi una pietra di mulino al collo ed essere buttati in fondo al mare, probabilmente avremmo molte messe in meno e gli oceani pieni di squallidi tipi con al collo una pietra, e saremmo tutti un po’ più sicuri per i nostri figli.

Antologia; Due anni dopo – Primavera di Praga

Posted By Tom on giugno 27th, 2010

Due anni dopo

Siamo nel 1969. Folk beat n. 1 non ottiene successo e vende poco; di certo Guccini non si aspettava chissà quale successo, dato che la registrazione del primo album viene vissuta dal cantautore come una semplice occasione per curiosare in una sala d’incisione professionale: non c’era sicuramente nessuna intenzione di intraprendere una carriera musicale. Proprio per questo Francesco è sorpreso quando gli viene proposto di incidere un secondo album. Fortunatamente (per noi) accetta e così a novembre viene inciso il disco presso gli studi di Carlo Alberto Rossi, il compositore e produttore discografico, scomparso ad aprile; l’album, pubblicato nel 1970, si chiamerà semplicemente Due anni dopo (dall’ultimo album) e, come nel precedente, il cantautore si firmerà solamente Francesco.

Ascoltando Due anni dopo, si capisce che si tratta di un album di transizione. Siamo ancora lontani da Radici, l’album del successo inventivo e musicale gucciniano, ma sicuramente lo stile dylaniano di Folk beat n. 1, i cui brani sono profondamente segnati dall’esplosione del fenomeno beat degli anni Sessanta, è superato, anche se non abbandonato. Se nel primo album vige la coerenza sia nell’impianto musicale, costruito su due chitarre e un’armonica, sia nei testi, che parlano di morte, guerra, rischio atomico (La ballata degli annegati, Auschwitz, L’atomica cinese, Noi non ci saremo), il secondo si configura come un disco composito, a riprova della transizione musicale che Francesco sta vivendo.

Certamente il folk revival di Bob Dylan e Joan Baez continua a influenzare Guccini, il quale, appunto, chiama Deborah Kooperman alla chitarra, l’amica folk-singer americana, il cui contributo si sentirà soprattutto nel fingerpicking, caratterizzante pezzi come Vedi cara e La verità. Ma alla chitarra acustica, che rimane comunque dominante, si aggiungono fisarmonica, flauti, corni, clavicembalo, arpa e addirittura una piccola orchestra di violini. Inoltre la presenza di Giorgio Vacchi (direttore di coro ed etnomusicologo, scomparso nel 2008), chiamato per curare arrangiamenti e dirigere i turnisti, mostra come l’interesse antropologico di Francesco per la musica popolare inizi a farsi vivo.

Leggendo i testi si nota come Francesco punti su ambientazioni private, abbandonando le canzoni di protesta dei suoi inizi, con l’unica eccezione di Primavera di Praga (vedi sotto), e aprendo il lungo periodo di riflessione intimista: solamente con l’album Parnassius Guccinii (1993), Francesco riprenderà aperta posizione contro la società del tempo. In Due anni dopo troviamo così tre acquerelli di ispirazione francese, Lui e lei, Il compleanno e Ophelia (la poetica giovanile di Francesco era influenzata anche dai chansonniers francesi, quali Brassens e Brel, come dimostra la copertina di Folk beat n. 1, dove l’ascendenza francese è presente nella sigaretta fumante tra le dita di Francesco), un ritratto (L’ubriaco), che dà inizio alla serie dei gucciniani personaggi emarginati nei quali si rispecchia l’io narrante, e un omaggio/parodia alle tonalità blues (Al trést), brano cantato in modenese, per contrapporsi alla dilagante americanizzazione del tempo.

Un disco composito, quindi, in cui, però, si sviluppa uniformemente il topos dell’inesorabile scorrere del tempo, che verrà costantemente ripreso nei successivi capolavori: così, mentre la ragazza de Il compleanno non realizza che gli anni della sua giovinezza scivolano via, il tempo scorre indifferentemente in Per quanto è tardi, si trasforma in noia in Giorno d’estate e “metro per misurare la maturità mancata” nella title-track. La domanda sui giorni andati diventa così l’ossessione e l’anelito gucciniani, caratterizzando in modo così peculiare il percorso esistenziale e artistico che il cantautore vive e continuerà a vivere direttamente in prima persona in un costante mettersi alla prova.

Primavera di Praga

Come detto sopra, Primavera di Praga è l’unico brano di protesta in un album che vira progressivamente verso il privato. Considerato la continuazione ideale di Auschwitz, la canzone è la più conosciuta dell’album e ben presto si attesterà come manifesto della canzone d’impegno sociale e politico.

Il contesto storico richiamato dal brano è uno dei più cupi della Guerra fredda. Mentre l’Italia sta vivendo le contestazioni, la strage di Piazza Fontana, con il successivo avvio della “strategia della tensione”, l’autunno caldo del 1969, nel mondo si volgono la massacrante guerra in Vietnam e il Maggio francese. Nella Cecoslovacchia comunista, intanto, Alexander Dubček, segretario del Partito comunista cecoslovacco, dalla fine del 1967 intendeva attuare il “socialismo dal volto umano”, una vera e propria liberalizzazione e democratizzazione della politica e della società. Il florido periodo, definito “Primavera di Praga”, verrà poi arrestato dall’invasione sovietica avvenuta tra il 20 e il 21 agosto.

La cupezza del periodo è ben trasmesso dalla parole del brano e dal lento e straziante attacco iniziale:

Di antichi fasti la piazza vestita
grigia guardava la nuova sua vita:
come ogni giorno la notte arrivava,
frasi consuete sui muri di Praga.

Ma già dalla seconda strofa la lentezza straziante iniziale viene sostituita da un improvviso sconvolgimento di scena

Ma poi la piazza fermò la sua vita
e breve ebbe un grido la folla smarrita
quando la fiamma violenta ed atroce
spezzò gridando ogni suono di voce.

Il terrore è un grido, ma non un grido liberatorio: un grido breve e soffocato dalla violenza della “fiamma”. Guccini si riferisce sia alla violenza dell’invasione, sia al sacrificio di Jan Palach, il giovane studente di filosofia, che, la sera del 16 gennaio 1969, all’inizio della grande Piazza San Venceslao, si cosparse di benzina e si diede fuoco, morendo poco dopo in ospedale. I tentativi di infangare la sua memoria da parte del regime sovietico non sono però riusciti a nascondere il vero motivo del gesto disperato e una folla di 600 mila persone assistette al suo funerale. La lentezza straziante riprende nella terza strofa, raccontando la violenza minacciosa dell’invasione:

Son come falchi quei carri appostati;
corron parole sui visi arrossati,
corre il dolore bruciando ogni strada
e lancia grida ogni muro di Praga.

La disperazione delle precedenti strofe rivive nel dolore che brucia le strade, ma soprattutto nel grido necessariamente silenzioso dei muri della città, riprendendo così il grido della folla smarrita della seconda strofa, anch’esso silenzioso, ed evocando la repressione del regime. Il ritmo si rifà incalzante nelle due strofe successive, dove il cantautore mette in parallelo il triste suicidio di Jan Palach alla condanna a morte sul rogo per eresia di Jan Hus, filosofo ed ecclesiasta pauperista, nazionalista e antigerarchico del primo Quattrocento:

Quando la piazza fermò la sua vita
sudava sangue la folla ferita,
quando la fiamma col suo fumo nero
lasciò la terra e si alzò verso il cielo,

quando ciascuno ebbe tinta la mano,
quando quel fumo si sparse lontano
Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava
all’orizzonte del cielo di Praga.

Le ultime due strofe, infine, come un finale grido liberatorio, descrivono alla perfezione il disagio individuale di un sopruso collettivo, anche grazie a un efficace “Dimmi chi” a inizio di ciascuna strofa, che permette l’interazione diretta con l’ascoltatore, spezzando il muro di confine tra narratore, narrazione e vicenda:

Dimmi chi sono quegli uomini lenti
coi pugni stretti e con l’odio fra denti;
dimmi chi sono quegli uomini stanchi
di chinar la testa e di tirare avanti;

dimmi chi era che il corpo portava,
la città intera che lo accompagnava:
la città intera che muta lanciava
una speranza nel cielo di Praga.

Il brano si chiude così con la speranza di una città, che continua a essere muta, ma che ha lo stesso la forza per accompagnare il corpo del giovane Jan. La canzone assurge presto a manifesto contro ogni tipo di totalitarismo e di dittatura reprimente, non solo diventando canzone-simbolo dei giovani occidentali, ma perdurando oltre il contesto contingente e affermandosi come grido (questa volta non muto e represso) di libertà e speranza.

P&L
Tom

Testo completo
Primavera di Praga, live @ Bologna, 1990