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Risparmio all’italiana, rubare ai poveri per dare ai ricchi – di Francesco Dal Moro | La fionda d'urto
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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Risparmio all’italiana, rubare ai poveri per dare ai ricchi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on giugno 1st, 2010

Oggi il Presidente Napolitano ha firmato la fatidica manovra finanziaria; l’ammontare definitivo del risparmio previsto, nei bilanci dell’anno venturo, è di 24,9 miliardi;

Questi venticinque miliardi risparmiati, ahimè, sono alquanto esigui; e lo sono ulteriormente se rapportati ai sacrifici cui gli italiani onesti, fiscalmente trasparenti, saranno sottoposti.

Facciamoci due conti, ma questa volta non nelle tasche nostre, come è abitudine dei nostri politici, bensì nelle loro, e in quelle delle nostre Istituzioni.

Per iniziare consideriamo quegli enti locali chiamati province; alla viglia delle elezioni politiche del 2008, uno dei grandi motti leghisti fu, oltre al famoso indiano relegato nelle riserve, l’abolizione delle province, considerate enti inutili e dispendiosi. L’argomento fu accantonato fino ai giorni recenti, quando il Ministro Tremonti ha proposto l’abolizione di quelle province aventi un numero di abitanti inferiore a 220.000, ovvero 9 su 110 totali; ma proprio la Lega Nord si è opposta a tale disposizione, imponendo la clausola che una provincia confinante con un paese straniero non possa essere abolita; praticamente una clausola salva-province del Nord, guarda a caso, poiché nel Centro e Sud Italia non ci sono confini con l’estero.

Questa disparità di trattamento non è andata giù alle altre amministrazioni discriminate fino al punto in cui la disposizione stessa ha fatto la fine riservata alle province: abolita. Le province sono 110 e restano tali, per un costo di 13 miliardi all’anno per lo Stato.

Ovvero, un’abolizione complessiva delle province italiane comporterebbe un risparmio strutturale, ossia annuo, e non isolato; in due anni lo Stato risparmierebbe più di quanto mira a risparmiare con la manovra finanziaria appena promulgata. Le province sono dotate di scarsissime competenze; i funzionari provinciali sarebbero stati quindi collocati, insieme a dette competenze, nelle Regioni e nei Comuni.

Ma cosa ha fatto cambiare idea alla Lega Nord in merito a quest’argomento? Semplicemente gli esiti elettorali delle elezioni provinciali, che hanno conferito un gran numero di province del Nord alla bisca di Pontida.

Come rinunciare a tutte quelle poltrone?

D’altronde, che i culi dei nostri parlamentari siano ben saldati a ogni sorta di poltrona non è un mistero.

Si consideri il numero dei nostri Parlamentari: 650 alla Camera, 315 al Senato. Per intenderci, nei ben più vasti Stati Uniti d’America sono 535, quasi la metà rispetto ai 945 italiani. D’altronde, negli Usa, il Presidente Obama guadagna meno del Presidente della Regione Molise…

Eppure, nella solita campagna elettorale del 2008, e in molti altri frangenti, la coalizione di Centro Destra ha promesso la drastica riduzione di questo abnorme numero di parlamentari; esiste una bozza di legge, mai votata, chiamata bozza Violante, dal nome del Senatore del Pd che la propose, che periodicamente viene pubblicamente rispolverata dal politico desideroso di fare demagogia, e puntualmente riposta nel cassetto. Questo disegno di legge prevede, tra le varie, la riduzione del numero dei deputati; è dunque spiegato perchè al politico vien comodo prometterla prima, e ritirarla poi.

Il super-trio Tremonti, Bossi e Calderoli.

Lo stipendio medio di un singolo parlamentare è di 16.000 euro all’anno, privilegi e benefici esclusi; in questi recenti tempi di crisi, di “lacrime e sangue”, s’è parlato anche della riduzione di questi salari, attraverso la bozza Calderoli; ordunque, il caro ministro Calderoli di quanto vorrà tagliarsi lo stipendio attraverso la sua bozza? Del 5%, ovvero 800 euro. Dicono che è una cifra simbolica. Io la reputo semplicemente offensiva. E se proprio deve simboleggiare qualcosa, simboleggia la costante demagogia, l’interminabile presa in giro, e l’insaziabile fame degli squali. Giusto risparmiare, purchè i sacrificati siano gli onesti cittadini. Questo l’imperituro messaggio.

Già, proprio gli onesti cittadini; ricordate lo scudo fiscale, ossia la “pulizia”, lo “sbiancamento” del denaro sporco? Questa “brillante” manovra dispose che chi avesse depositato illegalmente dei fondi all’estero, potesse anonimamente rimpatriarli e versarne il 5% di tasse allo Stato. 100 miliardi sono ritornati in Italia, e solo 5 sono finiti nell’erario pubblico; i rimanenti 95, frutti di operazioni e transazioni illecite e illegali, sono ora legalmente a disposizione di chi, quelle operazioni vietate, le ha commesse. Perchè mai, mi domando, in questa manovra finanziaria non si sono tassati ulteriormente questi capitali? Bastava una tassa anche del 10%, per recuperare quasi la metà dei 25 miliardi perseguiti dalla manovra; inoltre l’aliquota fiscale massima applicabile ai grandi patrimoni arriva fino al 43%; il 10 mi sembra quindi ragionevole anche per chi deve esborsare, visto che sarebbe tenuto a pagare ben di più.

Ma come abbiamo detto, non sono evasori, riciclatori e mafiosi a pagare la crisi, ma i soliti, onesti, cittadini.

L’evasione fiscale porta una perdita di 120 miliardi netti all’anno; di manovre ne escono cinque con questi soldi; tuttavia nessuna specifica disposizione, salvo la tracciabilità e il tetto di 5.000 euro per i pagamenti in contanti (tenuta appositamente alta per il pagamento delle “mignotte”, cui il premier non può proprio fare a meno), viene presa in considerazione dai nostri politicanti. Tra condizionale e attenuanti, l’evasore fiscale non rischia un giorno di carcere una volta scoperta la sua truffa.

Forse perchè sono loro, i nostri fantastici politicanti, i primi evasori?

Forse; sicuramente è più facile richiedere soldi e far pagare il dazio della crisi al cittadino corretto, che all’evasore e al disonesto, per altro causa stessa dell’abnorme debito pubblico (114-116% del Pil Nazionale)

E così la forbice si allarga, e si allarga. Questa è la maniera italiana;  questa era, è, e sempre sarà l’Italia

WOOLFTAIL

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