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Se Pomigliano fa scuola… – di Emilio Fusari | La fionda d'urto
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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Se Pomigliano fa scuola… – di Emilio Fusari

Posted By fred on giugno 16th, 2010

Questo articolo è stato scritto ieri prima del raggiungimento dell’accordo sulla fabbrica di Pomigliano d’Arco, cui solo la Fiom non ha aderito, che prevede lo spostamento della produzione Fiat in Polonia, alla faccia degli stimoli alla produzione nazionale e delle disoccupazione. Solo la nuova Fiat Panda continuerà presumibilmente a essere prodotta a Pomigliano.

La fine della storia già si immagina.

Spaccati fra l’ ipotesi di accettare un contratto che limita i diritti costituzionali oppure non accettarlo, con conseguente spostamento della produzione in Polonia, non si fa fatica a prevedere quale sarà l’esito della trattativa.
Il periodo si sa, è quello che è, ed i frutti avvelenati della globalizzazione trovano facile fioritura innaffiati dalla crisi. Con uno slancio da salvatore della patria Marchionne lunedì annunciava che”non succede in nessuna parte del mondo che un’impresa trasferisca dall’estero all’interno del paese la produzione”. Salvo poi importare con essa anche anche le condizioni lavorative di quei paesi,  facendo fare un balzo indietro di 50 anni ai diritti del lavoro. Ma, conclude, “se i lavoratori non vogliono l’investimento basta che lo dicano”.

C’è mancata solo la frase di rito: è il mercato, bellezza.
Non è certo stato difficile per Marchionne recitare la parte del ricattatore, supportato com’era dal ministro del lavoro Sacconi che gettava incenso sulle parole dell’A.D. definendole “un episodio di straordinaria sussidiarietà” e “un accordo che dovrebbe fare scuola”.

Quindi, la Fiat si comporta come una qualsiasi multinazionale (alla faccia della Fabbrica Italia), spregiudicata ed arrogante, sicura com’è che se non va bene qui andrà bene sicuramente lì, ed il governo non solo non si oppone, ma sponsorizza politicamente l’operazione lasciandosi scappare addirittura che questo sarà il modello da applicare a tutti i contratti in futuro.
Insomma, le bestie si sono annusate, riconosciute, e subito hanno visto la reciproca convenienza;  il primo può aumentare la produzione senza aumentare i costi, il secondo può affossare un altro pezzo di costituzione, il tutto con buona pace di degli operai che ne subiscono le conseguenze.

Certamente questo meccanismo infernale non è stato inventato né da Marchionne né da Sacconi, ci mancherebbe, ma sicuramente hanno perso un’occasione per grippare questo motore, la cui costruzione risale, ormai, per dirla con i ritmi moderni, alla notte dei tempi ,a quando al primo industrialotto pasciuto venne in mente di spostare l’azienda in Romania o in Vietnam per risparmiare due lire sulle paghe degli operai. Hanno perso l’occasione, insieme alla Cisl e alla Uil -con gli unici a protestare i poveracci della Fiom (a cui va tutta la nostra solidarietà) tacciati di anti-italianità dalla Marcegaglia- di dire che la qualità del lavoro è importante almeno come la quantità, e che non si calpestano così i diritti delle persone in nome di nessuna globalità.

Hanno perso l’occasione di dire no, non ci stiamo, è la dignita, bellezza.

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