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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for luglio 5th, 2010

Antologia; Due anni dopo – Vedi cara

Posted By Tom on luglio 5th, 2010

Vedi cara è sicuramente la seconda canzone più celebre di Due anni dopo. La bellezza di questa canzone risiede nella contrapposizione tra la leggerezza della musica e la profondità del testo. Se ad un primo ascolto il tono della canzone può sembrare scanzonato, in realtà il testo presenta una profondità d’animo che può essere totalmente afferrata solo leggendo tra le righe del brano. Ed è quindi con questo taglio satirico che Guccini racconta la fine di una storia d’amore, aprendo così al lato più intimista della sua poetica.

Il tema centrale è l’incomunicabilità tra i due amanti, che Guccini esprime efficacemente nella ripetizione dei versi-chiave del brano:

Vedi cara ,
è difficile spiegare,
è difficile capire
se non hai capito già

Non solo lei non può capire, ma lui stesso non è in grado di spiegare. Un’incomunicabilità di fondo, che proviene da “dentro”, dai fantasmi di una mente, segno di un’incompatibilità tra i due non passeggera e temporanea, ma ormai definitiva. D’altronde certe crisi son soltanto segno di qualcosa dentro che sta urlando per uscire; ma la donna non è incolpata da Guccini: come si capisce già dal titolo della canzone, il cantautore vuole semplicemente spiegare l’inevitabile rottura.

È nelle strofe successive che Francesco mostra un’intuizione geniale che lega il tema della canzone, l’incomunicabilità, con il tenore semantico dei versi stessi: infatti, leggendo appunto tali versi

Vedi cara
certi giorni sono un anno,
certe frasi sono un niente
che non serve più sentire.

Vedi cara
le stagioni ed i sorrisi
son denari che van spesi
con dovuta proprietà

si ha la sensazione di non capire il significato delle parole o almeno di non afferrarne appieno il significato, come se ci fosse qualcosa di non detto, che le rende ancora più incomprensibili: soltanto alla luce della strofa ripetuta che spiega come sia difficile spiegare e capire, si capisce che quei versi non potevano essere compresi e l’incomprensione diventa paradossalmente comprensibile.

Dalla nona strofa Francesco si fa più schietto e cerca di dare un significato almeno parziale, con una serie di metafore a quello che prima era incomprensibile:

Non capisci
quando cerco in una sera
un mistero d’ atmosfera
che è difficile afferrare.

Quando rido
senza muovere il mio viso,
quando piango senza un grido,
quando invece vorrei urlare.

Quando sogno
dietro a frasi di canzoni,
dietro a libri e ad aquiloni,
dietro a ciò che non sarà

Parti emblematiche del giovane carattere di Francesco ci vengono raccontate come la distanza tra lui e la donna.

Certo è che non si pongono problemi di nostalgia:

Non rimpiango
tutto quello che mi hai dato
che son io che l’ho creato
e potrei rifarlo ora

Solo lui si era dipinto la donna come lui la voleva e quello che gli ha dato è stato in fondo voluto e interpretato solo da lui: proprio per questo non potrà dimenticarsi dei momenti passati insieme e questo tempo dura ancora.

Guccini si discolpa: il motivo della rottura non è da ricercare in un viso o in un volto. Ma nemmeno in lei e Francesco lo ribadisce nelle ultime strofe: tu sei tutto, tu sei molto. Certo non è abbastanza e quel tutto è ancora poco, perché la distanza tra i due si pone su un livello di incompatibilità mentale (non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi). Però, il cantautore non cerca rancore o rabbia e cerca di farle capire che si tratta di una fine inevitabile, ma comunque incolpevole:

Io cerco ancora
e così non spaventarti
quando senti allontanarmi:
fugge il sogno, io resto qua!

Sii contenta
della parte che tu hai,
ti do quello che mi dai,
chi ha la colpa non si sa.

Il cerca dentro finale poi non è solo un suggerimento per capire lui, ma è anche l’emblema di tutto uno stile narrativo, basato sull’emozione e il sentimento intimo e personale che, in quanto tale, può essere anche incomprensibile, immotivato o irragionevole, ma che mai potrà (o dovrebbe) rimanere inascoltato.

P&L
Tom

Testo completo
Vedi cara, live @ Bologna

HACKLETTURA 221: Professione genio – di Peter Parisius

Posted By fred on luglio 5th, 2010

Grigorij Perelman, genio della matematica, rifiuta un premio da 1 milione di dollari

Ha dimostrato la Congettura di Poincaré ma ha detto no ai soldi del Clay Institute. “I soldi, in Russia come altrove, generano solo violenza.” Per questo vive con la madre in una casa popolare nei pressi di San Pietroburgo

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Chi lo conosce in fondo se lo aspettava: la sua vita è costellata di rifiuti, perciò niente di “strano” che abbia detto di no anche al milione di dollari assegnatogli dal Clay Mathematics Institute di Cambridge, Massachusetts, per essere riuscito in un’impresa ai limiti dell’impossibile: risolvere uno dei sette Problemi del Millennio, dimostrando la Congettura di Poincaré.

[L'essenza del puzzle topologico di Poincaré risiede nel fatto che ogni spazio pluridimensionale senza buchi è equivalente alla superficie estesa. La soluzione del problema, che contempla quattro o più dimensioni spaziali, contribuisce a determinare la forma dell'universo.]

Il rifiuto di Perelman (più propriamente: Perel’man) è stato accompagnato da una nota di grande umiltà inviata all’agenzia Interfax: “Ritengo che il contributo dato dal matematico statunitense Hamilton alla dimostrazione della Congettura di Poincaré non sia inferiore al mio”.

perelman1_237 E’ un genio Grigorij “Grisha” Jakovlevic Perelman. Ha 44 anni e non ha mai amato la ribalta. Nato a Leningrado (San Pietroburgo), fin da giovanissimo ha dimostrato di possedere una capacità sovrumana nel calcolo, proprio come la sorellina Elena. I genitori (papà ingegnere, mamma insegnante, ovviamente di matematica) lo iscrissero alla Scuola Pubblica n° 239, un istituto fondato negli anni 1950 e riservato a bambini particolarmente dotati. Nell’82, a sedici anni, vinse la medaglia d’oro alle Olimpiadi Internazionali della Matematica, a Budapest. Gli proposero una borsa di studio negli Stati Uniti ma rifiutò. Si laureò nella sua città, anche se poi fu chiamato in atenei americani, fra i quali il Massachusetts Institute of Technology. A metà degli Anni Novanta tornò in Russia e lavorò, con risultati brillanti ma senza far parlare molto di sé, al celebre Istituto Steklov di Matematica, sempre a Leningrado.

Nel 1996 un altro “njet”, stavolta a un premio europeo: “La giuria è incompetente” disse, papale papale. Lasciò fuori dalla porta anche la prestigiosa rivista Nature che voleva intervistarlo; lui non pubblica neppure più su carta, preferendo Internet.
Intanto a Parigi, il 24 maggio 2000, l’Istituto Matematico Clay proclamò i Sette Problemi del Millennio: in palio un milione di dollari per ogni soluzione, visto che ognuno di essi può avere importanti implicazioni economiche. Fra i sette, l’Enigma di Poincaré, proposto dal matematico francese Henri Poincaré nel 1904: un complesso problema di topologia. E nel 2002 fu proprio Grisha Perelman, il Supercervello di San Pietroburgo, a scrivere un articolo (su arXiv.org) che venne poi ritenuto risolutivo nella dimostrazione dell’astrusa congettura. Fu così che divenne definitivamente una leggenda.

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Lui però nel 2005 si dimise dallo Steklov senza neppure avvisare la direzione, rea di averlo trattato male. E l’anno successivo rifiutò la Medaglia Fields, il Nobel dei matematici, con il corrispettivo assegno di – ancora! – un milione di dollari: “Per me è del tutto irrilevante” disse. “Se la soluzione è quella giusta, ciò mi basta e avanza, non occorre altro riconoscimento.”

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Perelman e la vecchia madre dimorano alla periferia sud di San Pietroburgo in una “khrusciovka”, un palazzone popolare costruito ai tempi di Nikita Kruscev.
Secondo la sua vicina Vera Petrovna, il genio vive in condizioni disagiate. “Una volta sono stata nel suo appartamento, rimanendo scioccata. C’è solo un tavolo, una sedia e un letto con un materasso sporco, lasciato dai precedenti proprietari alcolisti, che gli hanno venduto l’appartamento. Stiamo cercando nel palazzo di sbarazzarci degli scarafaggi, ma sono nascosti nel suo appartamento…” Non è chiaro se l’indiscrezione sia vera o solo frutto di cattivi rapporti di vicinato. Di sicuro la genialità del matematico resta indiscussa.

perelman4_264 Di recente Vladimir Putin ha detto agli accademici che protestavano per i tagli alla ricerca: “Vedete, dovreste prendere esempio da Perelman!”…
Il 44enne genio non commenta, non esce quasi nemmeno. Secondo le solite dicerie, si nutre solo di rape e di cavolo nero. Senza un lavoro fisso, senza amici, ignora le email ed evita accuratamente giornalisti e fotografi. Per lui i soldi non contano: “Non voglio essere uno scienziato da vetrina” ha spiegato, “e troppi soldi in Russia generano solo violenza”.
Nella sua città, ex capitale degli zar e fin da sempre patria di hippies e dissidenti (negli Anni Cinquanta-Sessanta vi nacque una sorta di
beat generation à la russki), sono in commercio magliettine con l’effigie di Grisha e la scritta in inglese “Respect” sul davanti e sulle spalle, in russo: “Non tutto si compra“.

ra“.

Ultim’ora; Brancher si dimette e chiede il rito abbreviato. E così l’acqua divenne benzina…

Posted By fred on luglio 5th, 2010

Il ministro Brancher, dopo aver vigorosamente dichiarato per due settimane l’impossibilità delle sue dimissioni, si è oggi dimesso.

Ma non solo, dopo aver rinunciato al legittimo impedimento, dopo aver rinunciato “irrevocabilmente” al suo finto ministero, ha addirittura chiesto di essere processato con il rito abbreviato, ovvero senza appelli e ricorsi. Quando la V sezione penale del Tribunale di Milano emetterà una sentenza sullo scandalo della Banca Antonveneta, inerentemente alla posizione di Brancher, l’0rmai ex Ministro subirà le decisioni dei magistrati senza se e senza ma.

Tutta questa disponibilità, due settimane dopo l’istituzione a Ministro con consegente invocazione del legittimo impedimento, puzza di bruciato. Per l’esattezza di governo che brucia, con un governo tecnico, o a larghe intese, o addirittura nuove elezioni, all’orrizonte.

E allora il Presidente Pompiere sacrifica l’ultimo arrivato, il più classico delle vittime, per gettare acqua sul fuoco.

Speriamo sia oramai troppo tardi, e l’acqua diventi benzina. L’ultimo miracolo di Berlusconi, a suo dire il Gesù del 2000.

Francesco Woolftail Dal Moro