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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for luglio 6th, 2010

BERLUSCONEIDE; FALSO IN BILANCIO NELL’ACQUISTO DEI TERRENI DI MACHERIO – CAPITOLO IV

Posted By Tom on luglio 6th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle amnistie – capitolo IV

Chiusosi momentaneamente il libro delle prescrizioni, continua la nostra Berlusconeide con il libro delle amnistie. Infatti l’eroe di questa saga ha avuto anche la fortuna di rimanere impunito grazie ad alcune delle numerose leggi di amnistia emanate dal Parlamento italiano; ma d’altronde il numero di reati commessi da Berlusconi è talmente alto e talmente frazionato nel tempo che le probabilità di incappare in qualche amnistia sono vicinissime alla certezza. E di fatti così è stato. Sottolineo inoltre che, come per la prescrizione, il presupposto perché si possa applicare l’amnistia è la commissione del reato. Quindi Berlusconi, nel caso specifico, ha commesso il reato di falso in bilancio, per poi essere prosciolto, appunto, per l’amnistia concessa dal legislatore nel 1992.

L’inchiesta sulle irregolarità nella compravendita dei terreni intorno alla villa di Macherio (quegli stessi, di cui la ex first lady italiana Veronica Lario ha ottenuto l’usufrutto a vita in seguito al divorzio consensuale) partì dal condono tributario del 1992 ottenuto da Agostino Erba, il possidente brianzolo, venditore di tali terreni; questi, per mettersi in regola, denunciò di aver ottenuto 4 miliardi e mezzo di lire in nero per la vendita dei suddetti terreni. Per riportare i terreni al valore reale senza pagare tasse, il Cavaliere e i suoi manager avrebbero sfruttato un’esenzione fiscale introdotta dal Ministro socialista delle Finanze Rino Formica: niente imposte sulla seconda compravendita di quote sociali inferiori al 15%. Una leggina che, secondo l’accusa, sarebbe l’unica giustificazione del passaggio fittizio dei terreni attraverso le due società immobiliari acquirenti, appartenenti al gruppo Fininvest, Idra e Buonaparte II, intestate a due dipendenti e sette prestanome di Berlusconi, ribattezzati dagli inquirenti “i 7 nani”. Di qui l’ipotesi di evasione fiscale, che portò poi il Pm di Milano Margherita Taddei a indagare il nostro eroe per appropriazione indebita, frode fiscale e doppio falso in bilancio (uno per ciascuna delle società immobiliari del gruppo Fininvest). Le prove principali contro Berlusconi consistevano nel fatto che i 4 miliardi e mezzo furono versati a Erba non dalle casse delle società immobiliari, ma dai conti personali di Silvio Berlusconi e che il ricavato del secondo passaggio di quote tornò su un libretto personale (precisamente il numero 1957) del Cavaliere. L’impianto accusatorio della Procura era semplice: “Che ragione c’era per ricorrere a quei marchingegni contabili, se non per nascondere qualcosa, per truffare il fisco?” Così, nella requisitoria del 21 gennaio 1999 il Pubblico ministero Taddei spiegò il semplice impianto accusatorio.

L’ipotesi di appropriazione indebita fu la prima a cadere. Lo stesso Pm Taddei riconobbe nella stessa requisitoria che il Cavaliere non si era arricchito in alcun modo dalla complicata operazione. A marzo arrivò la sentenza del Tribunale: a fronte dei 16 mesi di reclusione chiesti dall’accusa, la sentenza di primo grado assolse con formula piena Berlusconi dalla frode fiscale e dichiarò prescritti i due reati di falso in bilancio (ricordo ancora che presupposto per la prescrizione di un reato è la commissione del reato: la sentenza di primo grado, quindi, accertò che i due reati di falso in bilancio furono commessi, per poi dichiararli prescritti).

In appello, la Procura generale di Milano, tramite il sostituto Edmondo Bruti Liberati, tornò a chiedere la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione. Ma la terza Corte d’appello di Milano (presieduta da Renato Caccamo, lo stesso che firmò le sentenze definitive di condanna per Bettino Craxi) ampliò il proscioglimento del primo grado: la sentenza del 29 ottobre 1999 riconfermò l’assoluzione dalla frode fiscale e assolse con formula piena l’imputato anche dal falso in bilancio della società Idra; lo prosciolse, invece, dal reato di falso in bilancio della società immobiliare Buonaparte per l’amnistia intervenuta nel 1992 (invece che per prescrizione, come dichiarò la sentenza di primo grado). I giudici d’appello spiegarono perché quest’ultimo reato non poteva essere punito: il condono tributario del 1992, lo stesso di cui si avvalse Erba, il venditore dei terreni di Macherio, cancellava anche i connessi reati di falso in bilancio.

Paradosso di tutta la vicenda fu che l’unico a dover pagare, rimborsando le spese processuali, fu il Ministero delle Finanze (cioè tutti NOI), che si era costituito parte civile. E non solo. Mentre il Procuratore generale di allora Francesco Saverio Borrelli dichiarava di voler rispettare comunque le sentenze, Silvio Berlusconi, allora semplice parlamentare, commentava: “Mi chiedo in nome di quale giustizia la Procura milanese abbia perseverato con tanta determinazione nel proposito di dipingermi davanti agli Italiani come uno spregiudicato evasore fiscale”. Sfogando tutto il suo timore di essere condannato, l’attuale Presidente del Consiglio metteva in atto la sua tecnica comunicativa e propagandistica di discredito della magistratura che su di lui indagava, per dipingersi di fronte all’elettorato come un eroe, un martire perseguitato per i suoi alti valori politici; ancora una volta, Berlusconi fu visto come innocente agli occhi dell’opinione pubblica e non come un delinquente amnistiato.

P&L
Tom

A proposito del PIL – di Ivano Maddalena

Posted By fred on luglio 6th, 2010

In questo tempo si parla molto del cosiddetto PIL.

Che sarà mai? Vogliamo definirlo e per farlo prendo in prestito ciò che tutti possono trovare su Wikipedia, l’enciclopedia libera. In essa si legge: “Il reddito pro capite è spesso usato per misurare il grado di benessere della popolazione di un paese, comparato agli altri paesi. Perché i diversi dati siano comparabili dev’essere espresso in termini di una moneta usata internazionalmente come l’Euro o il Dollaro. Da sottolineare comunque che questo indice non sempre rappresenta in maniera corretta il benessere di un paese, soprattutto quando si confrontano paesi economicamente e culturalmente molto diversi. Inoltre diversi studiosi sono convinti che il PIL non sia effettivamente in grado di calcolare il grado di benessere di un paese.” Suggerirei il grado di benessere di un cittadino, di una persona.

Diamo alcuni numeri. Pil in crescita dell’1,1% nel 2010 e dell’1,5% nel 2011, dopo una flessione del 4,8% nel 2009. Queste le nuove previsioni Ocse per l’Italia riviste in rialzo rispetto alla crescita dello 0,4% per l’anno prossimo. La disoccupazione e’ rivista al ribasso all’8,5% nel 2010 (dal 10,2% indicato 6 mesi fa) ed e’ attesa all’8,7% nel 2011. L’attivita’ e’ rimbalzata nel terzo trimestre sulla spinta della domanda interna favorita dal miglioramento delle condizioni finanziarie, spiega l’Ocse, ma ”tempi e forza del rimbalzo sono incerti”.

Credo che però non si possa misurare il benessere in relazione al PIL. Il PIL misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. John Kennedy, ormai cinquant’anni fa, diceva che: “Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base del Down Jons ne tanto meno sul PIL”. Parole sacrosante, checche ne dicano i nostri politici impelagati in beghe che non tangono certamente conto del bene comune, del benessere reale dei cittadini i quali vedono sempre più spesso i bisogni reali insoddisfatti. Prendo in prestito Maslow per ricordarli velocemente la piramide da lui dettata partendo dalla base ovviamente: bisogni fisiologici, bisogno di sicurezza, bisogni di appartenenza o affettivi (sentirsi amati, accolti e desiderati per ciò che si è), bisogno di stima (valorizzati) e da ultimo il bisogno di autorealizzazione. Ciascun bisogno può essere soddisfatto solo se sono soddisfatti quelli precedenti. Credo sia difficile se non impossibile costruire una piramide iniziando dalla punta, ma dalla base si. Sentirsi cittadini significa avere il diritto e il dovere di adoperarsi perchè tutti i bisogni siano soddisfatti. Stanno bene gli italiani tutti? Sono soddisfatti nei loro bisogni? Forse qualcuno. Ho il tarlo del dubbio che rode.

A me pare che i ricchi siano sempre più ricchi e sempre meno, mentre cresce il numero di coloro che non arrivano a fine mese, non hanno lavoro, non vivono serenamente il presente e non guardano al futuro con grande speranza. Io non voglio essere pessimista, anche perché delle idee le maturo in ordine alle scelte e al vivere ma di fatto il reddito pro capite non indica la distribuzione del reddito all’interno di un paese. In molti paesi infatti un piccolo gruppo di persone straricche può far aumentare notevolmente il reddito medio dell’intera popolazione di cui la maggioranza può essere poverissima (vedi tanti stati del mondo, soprattutto Africa).

Cari politici imparate a prendervi veramente a cuore i cittadini.

Heidegger in Essere e tempo, parla della “Cura”. Tra il pensiero vi è l’idea del farsi carico e vi si legge: “Poiché infatti fu la Cura che per prima diede forma all’uomo, la Cura lo possiede finchè esso sia”.

Lo vogliamo riscoprire che è nell’essenza dell’uomo il prendersi cura delle cose e delle persone?

Con Heideger riconosciamo i due modi di prendersi cura. Quello negativo e quello positivo.

Quello negativo è: “avere cura degli altri”, cioè sottrarre agli altri le loro cure, procurare loro delle cose. Ciò porti a una vita non autentica.

Quello positivo è: “aiutare gli altri ad essere liberi di assumersi le loro cure (onorarle), aprirli a trovare se stessi e di realizzare il proprio benessere, coesistere. Ciò porta a una vita autentica. Degna di essere vissuta. Ciò procura un benessere impagabile e non c’è moneta che possa misurarlo.

Sapete cosa mi fa star bene veramente? Sapete come misuro il mio benessere?

Ciò che ricevo in dono per guarire le mie povertà. E ciò che ricevo lo rimetto in circolo offrendolo.

Una frase che ho trovato in un libro di Wayne Dyer riassume bene ciò che intendo: “Nessuno può chiedere a un altro di essere guarito. Ma può permettere a se stesso di essere guarito e offrire così all’altro ciò che ha ricevuto. Chi può donare a un altro ciò che non ha? E chi può condividere ciò che si nega?”

Il mio benessere lo misuro tutti i giorni quando a sera riesco a veder che ho dato e accolto, ho lavorato con le mie mani e ho condiviso con qualcuno le verdure coltivate nel mio orto, ho dedicato al mondo una poesia, ho letto un buon libro, ho fatto bene il mio lavoro di insegnante e con ciò che guadagno vivo e non vivo per guadagnare chissà quale cifra. Apprezzo ciò che ho e soprattutto ciò che sono. Apprezzo la presenza degli altri e sono riconoscente. Il mio benessere lo misuro quando nelle mie relazioni mi sento amato, stimato e valorizzato. Sveglia! Ognuno di noi è la sua opera e di ciò che ci ha costruito e costituito qui e ora. Lavoriamo per un “PIL” che renda a tutti la possibilità di vivere con dignità, in modo autentico e realizzante, di benessere che non è solo stare bene ma di essere bene.

Ivano Maddalena