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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for luglio 23rd, 2010

Manovra e trasporti pubblici: ecco come il governo mette le mani nelle tasche degli italiani

Posted By fred on luglio 23rd, 2010

“La Manovra non tocca le tasche degli italiani”. Questo il motto, tutt’altro è il fatto.

Oggi analizziamo nello specifico l’incidenza della manovra finanziaria sui trasporti pubblici, stanziati per il 65% dalle risorse pubbliche in dotazione di Comuni, Province, e Regioni, e per il restante 35% dagli introiti delle tariffe.

Il governo, con la finanziaria, taglierà nel prossimo biennio 8,5 miliardi di euro per le regioni a statuto ordinario (4 nel 2011, 4,5 nel 2012) e 1,5 a quelle con statuto autonomo (500 milioni nel 2010, 1 miliardo nel 2012); le province, anziché essere abolite, conserveranno le loro competenze con 800 milioni in meno (300 nel 2011 e 500 nel 2012), mentre i comuni, principali erogatori di servizi al cittadino, saranno impoveriti di 4 miliardi (1.500 nel primo anno, 2.500 nel secondo).

Questi tagli colpiscono la spesa corrente, ossia i servizi pubblici di qualsiasi genere esclusa la sanità, e la spesa per investimenti pubblici, ovvero la produttività economica di Regioni, Province, e Comuni.

Per fronteggiare queste notevoli perdite di capitali, gli amministratori incaricati della gestione delle risorse hanno poche alternative di azione; possono eliminare i servizi, o rivalersi sui redditi dei cittadini aumentando le imposte, o direttamente sui portafogli dei cittadini aumentando i costi dei servizi pubblici, come i ticket o i parcheggi ad ore.

Considerate le impossibilità delle prime due ipotesi, in quanto un paese assistenzialista e “welfarista” come l’Italia non è nelle condizioni di eliminare i servizi dall’oggi al domani, mentre sul diretto e impopolare aumento delle imposte il governo ha posto un categorico veto, resta per esclusione solo la terza, ovvero l’incremento dei costi della vita pubblica.

Così, nel settore trasporti, la conseguenza inevitabile sarà l’aumento delle tariffe di metropolitane, pullman, tram e treni etc.

Secondo le prime stime delle amministrazioni regionali, il TPL (Trasporto Pubblico Locale, l’insieme delle diverse modalità di spostamento su scala locale, urbana ed extraurbana) subirà tagli di 1.680 milioni, il trasporto a lunga percorrenza circa la metà.

Come abbiamo accennato prima, i trasporti pubblici sono finanziati dalle risorse pubbliche per il 65%, mentre il restante 35 è coperto dagli introiti delle tariffe.

Se la matematica non è un’opinione, diminuendo le risorse, per mantenere invariata la già disastrata qualità dei trasporti pubblici italiani, dovranno aumentare in egual proporzione gli introiti delle tariffe, dunque le tariffe stesse.

A risentirne, dunque, i passeggeri, e soprattutto i pendolari, che in Italia, secondo il Censis, sono addirittura 13 milioni, il 22% della popolazione.

Dunque un italiano su quattro dovrà quotidianamente spendere di più per recarsi al lavoro o all’università; l’alternativa è lasciare invariate le tariffe e sopprimere la corse in determinate fasce della giornata, licenziare del personale incrementando la disoccupazione, riempire ulteriormente di macchine le città etc.

La soluzione più credibile, è la via di mezzo: minor riduzione dei servizi, e minor incremento delle tariffe.

In ogni caso ci rimette il cittadino; oggi ci siamo soffermati sui trasporti, ma qualsivoglia servizio pubblico in competenza agli enti locali andrà incontro al medesimo dilemma e il cittadino, impotente, verserà somme maggiori per servizi qualitativamente e quantitativamente inferiori.

Differentemente dalla versione edulcorata della manovra, servita ancora calda dal Presidente del consiglio, e dai media, sui piatti sempre più vuoti degli italiani, emerge, dall’analisi della reale manovra, come le tasche degli italiani siano in realtà il bersaglio principe degli arcieri di governo, in particolare di “Tremot Hood”, il manovratore per eccellenza, l’uomo che ruba ai cittadini onesti per dare agli evasori fiscali.

FRANCESCO WOOLFTAIL DAL MORO