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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for luglio 29th, 2010

Ultim’ora/Anteprima Post Viola; Governo “bocciato” sul bavaglio: rimandato a settembre!

Posted By fred on luglio 29th, 2010

Il bavaglio è finito ko al primo round.

Il Presidente del Consiglio, nascondendosi dietro l’urgente e presunta volontà degli elettori italiani, aveva imposto l’approvazione del ddl intercettazioni entro la fine di Luglio.

Doveva infatti approdare alla camera il 29 Luglio, per essere votato in via definitiva, dopo il voto, con fiducia, dello scorso Giugno in Senato.

Poi lo slittamento: la banda finiana aveva emendato la legge fino a svuotarla in più punti, con conseguente invalidamento dell’approvazione al Senato. (per tutte queste vicende vedi questi 3 articoli –> http://lafiondadurto.altervista.org/blog/?s=democrazia+italiana+derogata)

Oggi la decisione del definitivo slittamento: Berlusconi, come un qualsiasi studente universitario, dovrà preparsela meglio e tornare a Settembre, sempre che il caldo agostino non faccia prima evaporare questa maggioranza alla frutta.

Tutto da rifare, duqune, tutto da capo; due anni di invenzioni giuridiche al limite del legale, partorite da un team di “prim’ordine” composto da scaltri giuristi quali Alfano e Ghedini, abortiti per i “capricci” di Fini.

La maggioranza è sempre più instabile; i parlamentari finora immacolati inziano a prendere le distanze, mentre a restare sono quelli dichiaratamente corrotti ed indagati, stranamente bersagliati dalla stampa.

Gli ultimi colpi di coda del vecchio caimano, il Presidenzialismo e il Bavaglio su stampa e magistratura, sono periti sotto i colpi di opposizioni, stampa, e membri della maggioranza; sotto i colpi dei suoi più classici alleati, insomma.

Rendiamo merito al Post Viola per l’anteprima assoluta ottenuta dal capogruppo dell’Idv Massimo Donadi

Francesco Woolftail Dal Moro

La Fiat dopo Cristo – di Emilio Fusari

Posted By fred on luglio 29th, 2010

Fra le leggende più o meno vere riguardanti la figura del camaleontico Ad di Fiat Sergio Marchionne, c’è anche quella che vuole che lui, chietino emigrato in Canada con la sua famiglia da bambino, pensi e scriva in inglese per poi tradurlo in italiano, automaticamente quando si tratta di lingua parlata e con l’aiuto di traduttori per quanto riguarda documenti scritti. Si tratta quindi di un uomo che pensa ed agisce “all’americana” quello che oggi si trova a prendere decisioni di vitale importanza per la parte dell’azienda da lui amministrata che opera in Italia, a scapito di decenni di lotte e conquiste nell’ambito del welfare in Europa. E’ forse per questo motivo che, all’ alba del 22 giugno e dell’ esito molto negativo per Fiat del “referendum” nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, il quale obbligava i lavoratori ad accettare condizioni contrattuali precolombiane, pena la fuoriuscita dal paese della produzione (il 36% dei lavoratori ha votato no,nonostante si trattasse di una minaccia),il nostro plaudeva la posizione dei sindacati americani a lui decisamente più accomodanti , ignorando o facendo finta di ignorare che l’America non è l’Europa e non è l’Italia, e che in una realtà con la religione dell’avere e non dell’essere,del turbo capitalismo che mangia tutti e allo stesso tempo a tutti dà la Grande Illusione, un sindacato può, al limite, essere uno scendiletto un po’ meno caldo di altri.

Certamente prevale la sua parte italiana in questi giorni che, una dopo l’altra, sta sganciando le sue bombe sugli operai e sul contratto nazionale del lavoro. Ispirandosi alla vicenda Alitalia di non lontana memoria,ha pensato bene che ciò che non entra dalla porta potrà certamente passare dalla finestra. Ed eccolo, il 19 luglio, registrare alla camera di commercio di Torino la “Fabbrica Italia Pomigliano”,una nuova azienda controllata al 100% da Fiat alla quale affidare tutta la produzione del sito campano, con l’unica differenza che la “newco” non lo accetta quel contratto di lavoro nazionale e quindi può liberarsi finalmente della Fiom e degli ingrati che hanno osato mettersi di traverso sulla higway dell’amministratore delegato. Chiamarlo escamotage è un eufemismo.

Sistemati i riottosi è arrivata l’ora di dare il benservito anche alla rappresentanza delle imprese, ossia a quella Confindustria di cui John Elkan è vicepresidente. Sarà messa all’ordine del giorno di domani la disdetta da parte di Fiat del contratto nazionale dei metalmeccanici con la conseguente uscita obbligata dalla confederazione degli industriali, che obbligano tutte le loro imprese a rispettarlo,pena l’espulsione.

Dopo questo bombardamento ai lavoratori,ai sindacati, alla politica latitante e all’idea stessa dello stato sociale e del suo funzionamento, l’epoca dopo Cristo di Marchionne assomiglierà piuttosto ad un’epoca antidiluviana del caos,in cui gli uomini non avranno più armi per difendersi e si nasconderanno all’arrivo dei dinosauri predatori. Emigreranno in Serbia, dove si dice che i pascoli siano più verdi e le sorgenti più fresche, baratteranno il cibo oltre che con il lavoro anche con la dignità e si accorgeranno, con somma gioia dei cultori hollywoodiani di casa nostra, che le sponde dell’atlantico si sono terribilmente assottigliate: benvenuta America.

Emilio Fusari