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C’eravamo tanto amati… | La fionda d'urto
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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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C’eravamo tanto amati…

Posted By fred on agosto 3rd, 2010

Tutto ebbe inizio nel lontano autunno del 1993.

Il segretario del MSI, Gianfranco Fini, sfidava Rutelli per le comunali di Roma, in un clima di transizione politica nazionale; fu allora che Silvio Berlusconi, non ancora “sceso in campo” ma già predestinato destinatario del nuovo scenario politico italiano, lanciò il primo messaggio di intesa al suo futuro alleato principale.

“Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini” Silvio dixit.

Fini, in quell’occasione, condusse il suo Movimento Sociale fino al ballottaggio, un risultato storico a Roma, dove fino ad allora il partito delle nostalgie era rimasto ai margini delle dinamiche amministrative.

Il tanto chiacchierato imprenditore milanese, rimase folgorato dal polso e dalla dialettica del segretario dell Msi, capace di mantenere il rigore nel partito e di raccogliere consensi tra la gente; fondata Forza Italia, tralasciando come, si presentò immediatamente alle elezioni del 1994, le prime dopo il governo tecnico guidato da Ciampi che condusse la Repubblica nella seconda fase della sua storia.

E l’amore sbocciò. Berlusconi e Fini, Forza Italia e il Movimento Sociale Italiano, alleati per nuove frontiere politche.

Ma non erano i soli: un terzo incomodo s’accomodò nelle stanze della Casa delle Libertà, quel terzo incomodo che, 17 anni dopo, sarà causa di separazione e divorzio.

Parliamo ovviamente della folkloristica e secessionista Lega Nord di Umberto Bossi.

Marito, moglie, ed amante vinsero le elezioni, e nell’impasto del governo il partito “portatore sano” di ideologie proibite costituzionalmente ottenne poltrone ministeriali, quattro più la vice-Presidenza del Consiglio, per la prima volta nella storia; la prima volta nella storia Repubblicana, per lo meno.

Ma il secessionismo leghista e il nazionalismo del MSI non sarebbero potute convivere a lungo: la moglie e l’amante non potevano condividere più lo stesso letto, non certo con il primo Berlusconi, ancora non in grado di unire il nero con il bianco per formare un unico grigio politico, marito incapace di soddisfare entrambe le donne.

Il governo cadde, dopo appena sei mesi dal suo insediamento, e Bossi, Fini e Berlusconi dovettero far posto all’ennesimo governo tecnico, guidato da Dini.

Il Senatùr definì “mafioso” l’uno, e “fascista” l’altro. Si chiamò ufficialmente fuori dai loro loschi giochi di potere, e annunciò di non volerci avere niente a che fare “mai più” (ipse dixit).

Berlusconi, in tutta risposta, disse che sarebbe stato un “coglione” (ipse dixit) se in futuro avesse riallacciato i rapporti con i leghisti.

Invece, il Gianfranco, oramai, nazionale sentì l’esigenza di lavare via dal suo partito l’oscura macchia del fascismo, e nel celebre Congresso di Fiuggi, avvenuto nel Gennaio 1995, prese ufficialmente le distanze dalle ideologie che già una volta avevano annientato l’Italia.

Il Movimento Sociale Italiano fu rinominato Alleanza Nazionale, e camerati di partito quali Ignazio Benito Maria La Russa e Giovanni Alemanno furono ridipinti come semplici politici di destra.

Altri camerati, scontenti per la svolta verso le Istituzioni, si distaccarono da Fini e fondarono il MS Fiamma Tricolore.

Le carriere parlamentari di Fini e Berlusconi erano ben avviate e nel 1996, anno di nuove elezioni, la rinnovata alleanza tra i due, il rinnovato sposalizio, era cosa oramai scontata.

Nella Casa delle Libertà vi entrò questa volta Pier Ferdinando Casini, la nuova amante alla ricerca delle grazie del Sultano, con il partito Cristiani Democratici Uniti del “filosofo” (le virgolette sono d’obbligo) Rocco Buttiglione.

Marito, moglie, e nuova amante furono stavolta sconfitti dal Centro Sinistra, e si ritrovarono relegati all’opposizione per cinque anni.

La convivenza fu molto più pacifica rispetto alla precedente -del resto l’unione contro i “comunisti” pare far la forza- e nel 2001 il trio si ripresentò compatto per le prime elezioni del nuovo millennio.

Ma ecco il colpo di scena: il marito, eterno insoddisfatto, non s’accontentava di moglie e amante, no, lui volle riprendersi con sé anche la ex.

Oltre a essersi dato del coglione da solo, Berlusconi richiamò dunque nella grande Casa delle Libertà e dell’Amore i leghisti, i quali si accomodarono sul divano con tanto di piedi sul tavolino ancor prima di sentirsi dire “Benvenuti”.

Il Bigotto, il Secessionista, il Mafioso e il Fascista; non è il titolo di un Western, ma la composizione della XIV legislatura della Repubblica Italiana.

Il quartetto vinse le elezioni e si ritrovò al governo con una larga maggioranza.

Fini ottenne la Vice Presidenza del consiglio -la moglie che fa le veci del marito- e la legislatura scorse serenamente; i conti pubblici italiani venivano devastati, l’Unione Europea mandava continui moniti e minacce di espulsione a pena di una mancata inversione di rotta, Berlusconi violentava le Istituzioni ingombrando il Parlamento di leggi ad personam volte a depenalizzare i suoi reati, vedi falso in bilancio, o a garantire l’impunità per reati che non poteva depenalizzare, vedi lodo Schifani, o a legittimare una volta per tutte il suo conflitto di interessi, vedi leggi Gasparri -e la lista si fa lunga-, proibizionismo e repressione dilagavano, il tutto con l’impassibile benestare, se non con la partecipazione diretta, del Vice Presidente del Consiglio.

Fini e Bossi, storicamente acerrimi nemici e rivali per le grazie del caudillo, trovarono anche diversi punti di incontro, tra cui la famigerata legge 189 del 30 Luglio 2002, al secolo la legge “Bossi-Fini” che, tra le varie, prevede l’espulsione immediata degli immigrati rimasti senza regolare lavoro da sei mesi, in quanto non portatori, sebbene momentaneamente, di entrate fiscali per l’erario pubblico.

Un feroce governo senza opposizioni interne: tutti i remanti sincronizzati verso lo stesso orizzonte; marito, moglie e amanti uniti nell’orgia di potere.

Alla resa dei conti, nel 2006, anno di scadenza della legislatura, gli assi politici della destra erano ancora stabili, ma le nefandezze compiute dal quartetto di governo portarono al crollo della fiducia negli elettori.

I sondaggi li davano per spacciati, le incalzanti elezioni sembravano una formalità; ma il colpo di coda di Caimano non si è fatto attendere. Alla vigilia del Natale 2005, pochi mesi prima della tornata elettorale, Berlusconi si appropria indebitamente di un’intercettazione secretata (è il più grande abuso fatto di un’intercettazione, proprio quel genere di abusi che il ddl voleva impedire) che vede protagonista un Fassino entusiasta per essere riuscito a mettere le mani nelle Banca del Lavoro.

Il Giornale, l’organo di regime per antonomasia, pubblicò agli inizi di Gennaio l’intercettazione, e i Ds persero tutta la fiducia accumulata nei 5 anni di non governo.

Così, la Casa delle Libertà al gran completo, sfiorò la rimonta, e perse di pochissimi punti percentuali che sancirono l’insediamento del governo Prodi.

Fini e Silvio si ritrovarono così di nuovo all’opposizione, sulle poltrone più scomode del Parlamento, sempre accompagnati dai Centristi e dai Leghisti.

Ed è proprio in quei due anni di opposizione che emersero le prime frizioni tra i “coniugi”; Fini dissentì dai suoi alleati su temi delicati quali la fecondazione assistita e le coppie di fatto, mostrando più segnali di apertura in netta controtendenza rispetto alle direttive cattolico-conservatrici della Casa e del suo stesso partito.

Nel frattempo, Casini iniziava ad organizzarsi in proprio, distanziandosi gradualmente dalla coalizione.

Con la caduta dell’ingovernabile maggioranza prodiana, si iniziarono a preparare nuove elezioni, e l’astuto Fini, rimangiandosi le sue prime timide prese di posizione manifestate negli anni di opposizione, approfittò del congedo di Casini e fuse il suo partito con Forza Italia, fondando l’ormai arcinoto Popolo delle Libertà: la moglie credeva di incastrare così il marito con la comunione dei beni.

Alle elezioni del 2008 la coalizione era composta da Pdl e Lega Nord, e l’elettorato li premiò abbondantemente.

Fini era convinto di aver finalmente conquistato un potere di governo superiore a quello dei semplici alleati, e, ottenuta la Presidenza della Camera, si è reso conto di aver fatto male i calcoli: il crescente consenso della Lega Nord tiene sotto scacco l’intero Pdl, e innalza i “lùmbard” ad ago della bilancia.

Bossi è diventato il principale interlocutore per il Presidente del Consiglio, mentre Fini si è ritrovato in disparte ad occuparsi di un ruolo più istituzionale che politico.

Così, mentre la Lega avanza pretese di ogni sorta sul governo e viene interpellata dallo stesso per ogni decisione, il povero Gianfranco disilluso si è ritrovato a calendarizzare le discussioni dell’Aula.

Dal 2008 ad oggi Berlusconi e Fini hanno condotto la loro alleanza da separati in casa, con il Presidente della Camera nelle vesti di primo oppositore del governo; ha contestato la legittimità costituzionale del pacchetto sicurezza in tema di immigrazione, nonché le feroci propagande della paura e della sicurezza dell’asse La Russa – Maroni – Bossi; ha espresso pubblico dissenso per le modalità poco istituzionali con cui il governo tende a legiferare, quale l’abuso della questione di fiducia (siamo a 36 in 2 anni, contro la media europea di 1-2 all’anno); ha contestato la continua ricerca dell’impunità nella fila del Pdl, in particolare al suo leader; ha contribuito ai più notevoli emendamenti al ddl intercettazioni, provocandone lo slittamento dell’esamina a settembre; il 22 Aprile di quest’anno, alla direzione nazionale del Pdl, è arrivato allo scontro frontale con Berlusconi; i suoi uomini più fidati sono in continuo battibecco con gli uomini del presidente; insomma, quando ha potuto, ha sempre messo i bastoni fra le ruote a Berlusconi, richiamandosi alla legalità e al rispetto delle Istituzioni.

L’incipt alla svolta istituzionale di Fini non è partito certo dalla passione per le regole e la legalità, non capiremmo altrimenti dove fosse questa civica passione quando il premier “stuprava” la legalità dal 2001 al 2006, ma dall’invidia della moglie messa in disparte a favore della più focosa concubina verde.

Ora che la stabilità politica della banda berlusconiana vacilla, i topi hanno il coraggio di abbandonare la nave e si consuma lo scontro finale.

Fini ha ottenuto ufficialmente il divorzio pochi giorni fa, e con la separazione dei beni ha recuperato per il suo gruppo parlamentare indipendente, Futuro e Libertà per l’Italia, 33 parlamentari, numero sufficiente a tenere in pugno la maggioranza, esattamente come la concubina focosa di cui sopra.

Quello che accadrà nei prossimi mesi non è dato saperlo con esattezza, ma quel che è certo, è che la parola fine è stata posta definitivamente sull’idillio politico più celebre delle seconda Repubblica.

Opportunismo, invidia o rinnovazione personale, qualunque sia la causa scatenante, rivolgo ai lettori un invito alla diffidenza da chi ha sostenuto un regime, ed è stato complice principale di un altro.

Francesco Woolftail Dal Moro

Per rivedere gli strappi dei mesi scorsi raccontati dalla fionda clicca qui

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