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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Archive for settembre, 2010

A galoppo con la paura – di Emilio Fusari

Posted By Tom on settembre 21st, 2010

La sensazione che la politica sia un teatro in cui la parte recitata cambia a seconda del momento e dei consensi assume una certezza maggiore in casi come questi. Da mesi i sondaggi, quegli oracoli a cui tutti i politici si affidano quasi fossero storpi in cerca di divina provvidenza e in base a cui scaturiscono tutte le decisioni che indirizzano questo mondo verso un’ improbabile guida, davano Nicolas Sarkozy, presidente della repubblica francese, in costante calo. Vittima del viziaccio dei quotidiani- ed in particolare di Le Monde- che anche da quelle parti, come d’altronde in tutti i paesi che si suppongono democratici, hanno la pretesa di riportare notizie e soprattutto , nello specifico, chiedere conto delle tangenti che Madame L’Oreal avrebbe pagato per la sua campagna elettorale,ha pensato bene di spostare l’attenzione su altri problemi , ed anche se in quel momento non ce ne fossero di così mediaticamente interessanti crearne qualcuno all’occorrenza. Eccolo allora di nuovo negli abiti di sceriffo della sicurezza nazionale ( a cui deve sicuramente gran parte della sua carriera) che individua e colpisce l’ultimo e sicuramente più indifendibile dei popoli: i rom,o zingari che dir si voglia.
Soltanto quindici giorni fa il nostro rassicurava Barroso,presidente della commissione Ue, sul principio non etnico ma personale delle espulsioni che stavano avvenendo in Francia ,avendo cura di nascondere la circolare che il cinque agosto additava espressamente i rom come soggetti da espellere. Il gioco è durato fino a giovedì scorso, quando un Sarkozy furioso si scagliava contro la commissaria per la giustizia Viviene Reding, rea di aver paragonato alla Shoa ebraica le espulsioni ma soprattutto di svelare la bugia che teneva in piedi a Bruxelles da due mesi. Inutile dire che è stato seguito a ruota soltanto da Berlusconi, che di guai a casa propria ne ha parecchi,ma che comunque un’occasione del genere per tentare di avere un minimo di visibilità internazionale non se la sarebbe fatta scappare per nulla al mondo,e poco importa se tutta in senso negativo, purché se ne parli.
Sembra insomma che ancora una volta il cavallo della paura calchi il terreno delle minoranze a briglia sciolta, con il timore che superi presto il confine francese per espandersi in tutta Europa e ricreare dapprima quei muri fisici e mentali che si credevano abbattuti e poi- soprattutto- un precedente, una giustificazione per chiunque voglia perseguire, espellere o ghettizzare chi non ha difesa o cuore per controbattere. Tutto ciò indubbiamente non ostacolato da una Ue debole che fatica, sotto i colpi inferti dai singoli paesi ispirati dagli istinti più viscerali, ad avere un’impronta realmente unitaria ed ispirata alla solidarietà. E’ probabile che anche di questo fuoco di paglia non resterà granché alla fine, gli espulsi non faranno in tempo a toccare il suolo rumeno che già con i pochi spiccioli ricevuti alla partenza (prodigio anche questo della globalità,signori) avranno un biglietto nuovo di zecca per il “rimpatrio”, lasciando l’ennesimo mucchio di macerie nelle bidonville parigine e nel nostro senso d’appartenenza comune a questa terra. Liberté égalité e fraternité, messieurs!

Diario di viaggio – Rwanda, estate 2010 – Capitolo I

Posted By Tom on settembre 21st, 2010

Inizio qui il racconto, a capitoli, della mia esperienza in Rwanda, piccolo Stato centrafricano. Ho voluto tenere un diario di viaggio, per poter poi condividere l’esperienza con voi e descrivere impressioni ed emozioni, persone e storie e raccontare quello che ho visto e provato. Ho avuto comunque difficoltà a verbalizzare quello che ho vissuto laggiù e non ci sono comunque riuscito al meglio, ma spero possiate apprezzare lo stesso questo diario di viaggio.

Io e un’altra volontaria, Caterina, membri della onlus novarese Turi kumwe, abbiamo creato un progetto di insegnamento dell’inglese e animazione pomeridiana ai bambini sieropositivi, ospitati in una struttura gestita dalla congregazione delle suore Amiche dei poveri, sostenute da Turi kumwe. Per tre settimane, periodo di vacanza da scuola per i ragazzi, abbiamo messo in pratica tale progetto che è riuscito molto bene! Ovviamente, dato che siamo rimasti più di queste tre settimane, dal 27 luglio al 24 agosto, abbiamo avuto modo di conoscere persone e visitare un po’ di Rwanda. Oltre che un’esperienza formativa a livello personale, è stato un progetto utile anche per la onlus, che non aveva mai mandato volontari sul campo fino a quest’anno. Per maggiori informazioni sulla onlus e i suoi progetti e in particolare per il resoconto del progetto realizzato quest’estate da me e Caterina, vi rimando al sito della onlus: http://www.tkonlus.org/

I nomi delle persone e dei luoghi rwandesi legati a Turi kumwe sono inventati o abbreviati.

Peace
Tommaso Petrucci

Capitolo I, l’arrivo

Solamente quando si parte per un lungo viaggio ci si rende conto di quanto possa mancare casa e di quanto ci si senta legati al proprio piccolo mondo domestico, fatto di famiglia, amici, frequentazioni e ambienti costanti e ripetitivi. Non posso allora non notare come quel sentimento di radicamento e attaccamento al territorio e alle relazioni personali, che tanto vedo vivere nella politica, nella cultura, nella mentalità della mia provincialotta terra natale, è come totalmente assente in me. Cosa ci spinge a rimanere o ad andarsene? Cosa ci spinge a restare ciechi e accontentarsi dei confini territoriali, che, in un modo o nell’altro a lungo andare, diventano mentali, o ad andare oltre, semplicemente oltre la leopardiana siepe e oltre se stessi, per scoprire il nuovo, il diverso, l’altro, e non fermarsi mai? Una risposta non c’è. Ma io credo che solamente il contatto continuo con, appunto, il nuovo e il diverso si possa arrivare ad un’autentica conoscenza e comprensione di se stessi; viviamo costantemente in una complicata rete sociale, costruita su rapporti superficiali e profondi, formali ed informali, voluti e capitati, omosessuali ed eterosessuali, personali e istituzionali, familiari e sociali, professionali e di amicizia, di amore e di scontro, con altre persone: sono fondamentali, perché è grazie a questi rapporti che cresciamo e maturiamo, ogni volta in cui avvengono il confronto e il paragone con l’altra persona e cioè quando possiamo ritrovare noi stessi negli altri e riconoscerci (oppure no), come uno specchio che ci dicesse “guarda che tu esisti e non potresti esistere senza gli altri”. Ma quanto altro c’è nelle persone intorno a noi? Poco o nulla; nella comunità in cui ciascuno di noi è cresciuto tante sono le cose accomunanti e alla fine condizionamenti esterni ed interni ci rendono del tutto simili. L’altro, il diverso, il nuovo è possibile trovarlo solo a migliaia di chilometri di distanza…

Questi i pensieri che mi tenevano compagnia durante il volo verso Kigali. E solamente mentre sorvolavo il deserto del Sahara, ho iniziato a realizzare che per un mese (comunque troppo poco!) sarei vissuto in Africa; già ho dovuto rimandare di una settimana la mia partenza: tanto mi ci è voluto per ottenere il visto (promesso in realtà in tre giorni), necessario per entrare in territorio rwandese. Quindi quante aspettative! Quanta voglia di atterrare! Un piccolo sogno che si realizza, lontano dalla malata società occidentale, sempre frenetica, viziata di un’ansiogena fretta, utile solo per poter assecondare bisogni inutili e indotti da un sistema vergognosamente consumistico, che ricerca collettivamente il profitto individuale a discapito del proprio vicino; una società così ipocritamente moralista, in cui un feticcio come il crocefisso vale di più dell’intima fede religiosa; in cui quel tipico sentimento borghese quale la vergogna cova dentro di noi sin da quando nasciamo e ci trasforma in esseri repressi e spaventati e paurosi del peccato, religioso o laico che sia, non fa alcuna differenza; in cui essere di destra vuol dire essere berlusconiano o leghista ed essere di sinistra vuol dire non potersi riconoscer in alcuna forza politica; in cui migliaia di persone, ogni giorno, dopo il lavoro, si recano (in macchina!) in palestre dove, tramite mostruosi attrezzi di metallo, credono di fare vero sport, quando invece di sportivo c’è ben poco in attività alienanti, praticate per raggiungere un modello fittizio e inesistente di perfezione fisica, attività che piano piano smettono di essere un mezzo, ma diventano il fine; in cui l’apparenza regna e i giovani si distinguono in fighetti, tamarri, truzzi, pariolini, sancarlini, alternativi, punkabbestia, rasta, intellettualoidi, etnici, rockettari, metallari, emo, rapper e a voler più precisione, ognuno di questi termini ha una propria sfumatura di significato e potrebbe essere declinato in altre sotto-categorie, e alla fine non si è più se stessi, ma si è i vestiti che si indossano. Sì lo devo ammettere, c’è tanta insofferenza in me verso questa società; non è bello affatto, perché, così, non si riesce ad apprezzare quello che si ha. “Chissà cosa mi aspetta allora una volta in Rwanda: un’Africa ancora “tradizionale”? Un’Africa povera? Un’Africa già globalizzata? Uno specchio nero dell’Occidente?” Non lo sapevo ancora. Dovevo solo aspettare e presto lo avrei scoperto. Ma non avevo alcuna pretesa, né dai luoghi, né dalle persone e questa era la sola cosa importante. Sapevo solo che sarebbe stato diverso. E questo mi bastava.

La spia rossa sopra la mia testa improvvisamente si accende, ci siamo, le cinture vanno allacciate, si atterra dopo circa dodici ore complessive di viaggio, compreso lo scalo a Bruxelles. Tanto velocemente l’aereo si avvicinava al suolo, tanto vertiginosamente l’eccitazione in me cresceva. Appena sono uscito dall’aeroplano la prima cosa che mi ha colpito è stato l’odore che c’era nell’aria che mi ha pervaso improvvisamente le narici: abbastanza indescrivibile, era un aroma intenso, carico di profumi tutti africani. Forse la terra, forse le diverse colture, forse l’odore degli Africani stessi. Al momento, eccitato com’ero, mi sembrava una miscela atmosferica misteriosa e affascinante, lontana anni luce dalle mie abitudinarie percezioni olfattive, ma allo stesso tempo vicina, perché ormai aveva raggiunto i miei nervi; come quella miscela che immaginavamo da piccoli quando ci venivano raccontate le fiabe di Alì Babà, di Aladdin e di Sherazade, che ci descrivevano un mondo magico di grotte stracolme di tesori, di tappeti volanti e di sultani e sceicchi malvagi e potenti. Ecco, quello era l’odore! Mi avvicino allora al piccolo aeroporto di Kigali e dopo aver sbrigato tutte le faccende burocratiche alla dogana, aspetto i bagagli; e mentre aspetto mi volto verso l’uscita in cerca di un viso amico che sapevo sarebbe stato lì ad aspettarmi. “Come lo troverò in mezzo a tutta questa gente?” pensai; nulla di più facile, invece: in mezzo a tutte quelle pelli marroni scuro, non sarebbe stato difficile trovare il biancore di un Europeo. Come in un negativo delle vecchie e ormai estinte pellicole delle macchine fotografiche, i colori delle persone erano capovolti: quello che usualmente era pallido ora era scuro o scurissimo e quei rari e sparsi sprazzi di nero, ora erano rari e sparsi sprazzi di rosa carne. Comunque eccola lì Caterina, l’altra volontaria, già in Rwanda da una settimana, dato che, la fortunata, aveva ricevuto in tempo il visto per la data programmata per la partenza; la nostra “avventura” stava per iniziare, dovevamo ancora pensare a tutto, ma in quel momento ero semplicemente contento di vederla. E questo mi bastava.

Saluti, baci e abbracci e Caterina mi presenta Ju, la ragazza che si occupa per tutto l’anno dei ragazzi del Centro, anche lei venuta a prendermi all’aeroporto. Un po’ in italiano, un po’ in inglese, noi tre incominciamo a comunicare tra di noi in qualche strano modo, dato che io e Caterina capivamo neanche metà delle cose che ci diceva Ju; ma soprattutto ridiamo, ridiamo di gioia, eccitazione e contentezza. Ecco, la risata era il modo con cui ci esprimevamo in quel momento: comunicavamo ridendo e ogni sorriso era una parola. Esaurita l’euforia del momento e resomi conto di quanto bella era Ju, ecco arrivare Je, cofondatore rwandese della onlus, che con un forte e lungo abbraccio mi ha trasmesso tutta la sua gioia nel vedermi… E pensare che qui da noi è sufficiente una fredda stretta di mano per presentarsi! Il calore di quell’abbraccio non era niente paragonato a quello che avrei provato nei giorni successivi. Ci avviamo verso il taxi che ci stava aspettando e subito noto che il volante è sulla destra del cruscotto; “Ma qui si guida sulla destra, come mai il volante non è a sinistra?” La risposta è semplice, ma non così scontata. Alcune automobili in Rwanda sono smerciate legalmente o illegalmente dall’Uganda, Paese anglofono, uno dei tanti che ha subito le velleità imperialistiche della regina Vittoria e che nel secolo dell’automobile ha adeguato il proprio codice urbanistico a quello inglese. Si spiega così il mistero; dietro un piccolo e insignificante dettaglio, come la posizione del volante di un’automobile, in Africa si nasconde una storia, una storia di colonizzazione e di incontro-scontro tra culture. Dopo un breve tratto di strada asfaltata, svoltiamo a destra in una larga strada non asfaltata piena di buche: la macchina è lenta e paradossalmente sarebbe stata più veloce una bicicletta, un altro capovolgimento rispetto al nostro mondo. Ma in ogni caso le valigie pesavano e, altrimenti, non avremmo potuto fare. Eravamo ormai dentro Busanza, il quartiere periferico di Kigali, dove saremmo vissuti, ma purtroppo non potevo godermi il panorama, data l’oscurità della sera. Finalmente arriviamo al Centro Urukundo, dove i sette ragazzi che vivono permanentemente lì mi accolgono con una canzone e un ballo di benvenuto, mi vengono presentate le suore responsabili del Centro, della congregazione delle Amiche dei poveri, che la onlus sostiene, e mi si mostra la struttura. Pensieri ed emozioni mi girano vorticosamente nella testa e non riesco ancora a realizzare dove sono. Tutto scorre così velocemente quella sera: presentazioni, cena, poi preparo la lezione per il giorno successivo con Caterina. Non avevo potuto farmi una settimana in più come lei, non avevo ancora conosciuto nessuno del posto, non ero neanche riuscito a vedere il paesaggio, i volti, gli edifici ed ero ancora stanco per il viaggio. Ma ero lì, a Busanza, Kigali, Rwanda. E questo mi bastava.

P&L
Tom

Per maggiori informazioni sulla onlus e i suoi progetti e in particolare per il resoconto del progetto realizzato quest’estate da me e Caterina, vi rimando al sito della onlus: http://www.tkonlus.org/

Festa PD; Caselli, Dalla Chiesa, Rossomandi e Mattiello: mafia e costituzione – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 7th, 2010

La nostra telecamera, e il nostro vivo interesse, ha seguito ieri gli interventi di Gian Carlo Caselli, Davide Mattiello, Nando Dalla Chiesa, e dell’onorevole Anna Rossomando.

Prima di dedicarci ai filmati e ai commenti, conosciamo meglio questi personaggi.

Caselli, tra i vari incarichi, è stato membro del Csm, Presidente della Corte d’Assise di Torino, Procuratore della

Il Procuratore capo Gian Carlo Caselli

Repubblica e attualmente Procuratore Capo della Repubblica.

Durante gli anni ‘80, in qualità di GIP (Giudice Istruttore Penale o, che dir si voglia, Giudice per le Indagini Preliminari), si schierò in prima linea nella lotta al terrorismo brigatista.

Nel 1993, dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, si fece trasferire presso la procura di Palermo, per combattere la Mafia, con la sua faccia e con la sua vita; pochi altri altri avrebbero fatto altrettanto in quel momento. Lui non si tirò indietro, e fece arrestare individui del calibro di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca.

Nando Dalla Chiesa è un Senatore della Repubblica italiana, eletto tra le fila del Partito Democratico, e figlio del celebre generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, amico e compagno di battaglia di Caselli, letale per le Brigate Rosse, ammazzato dai sicari corleonesi durante il suo soggiorno di lavoro in quel di Palermo. È infine presidente onoriario di Libera, l’associazione di Don Ciotti.

E proprio parlando di libera passiamo a Davide Mattiello, figura di spicco dell’associazione, vero punto di incontro tra le Istituzioni e i ragazzi iscritti. Pensate che è la quarta volta che mi capita di incontrarlo; la prima volta fu anni fa a Novara ai tempi del Liceo, quando venne a raccontarci di Libera e delle sue iniative; successivamente lo incontrari a Bari, durante una manifestazione contro tutte le mafie, organiazzata proprio da Libera con lui in prima fila; e infine due volte a Torino, entrambe con tutta piazza Piazza Castello ipnotizzata dalla sua caparbietà.

L’onorevole Anna Rossomando è stata eletta in Parlamento con il Partito Democratico, ed è attualmente membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati; anche da lei, dunque, passano tutte le brillanti iniziative di Ghedini (non la invidiamo), il viscido Sir Bis di Re Silvio, prima di approdare alla Camera.

Completato il necessario quadro introduttivo sui personaggi, possiamo dedicarci alle loro parole.

Come nel caso del “reportage” sull’intervento di Santoro, i video sono caricati su youtube in quando altervista, l’host che ci ospita, non è in grado di fare l’upload di file così pesanti.

Nei minuti iniziali è assente Nando Dalla Chiesa, rimasto bloccato alla stazione di Porta Nuova.

La prima, doverosa, domanda reca il pensiero al sindaco di Acciaroli, Vassallo, ammazzato dalla Camorra; rispondono prima Caselli, poi Mattiello, dunque l’onorevole Rossomando.

Il tema dalla Mafia, e delle sue radici affondate nella società, da quindi il via al dibattito.

http://www.youtube.com/watch?v=O8OfcQ9DmOQ

Nella seconda ripresa il protagonista assoluto è Caselli. L’intervistatore paragona i fallimenti delle lotte alla collusione tra Mafia e politica con un calciatore, che sul dischetto per calciare il rigore decisivo, viene richiamato negli spogliatoi lasciando lì, inerte, il pallone. Il Procuratore racconta quanto già nei primi anni ‘90 la magistratura inquirente, di cui faceva parte, fu bloccata proprio nel momento clou delle indagini, proprio mentre si stava per scalare l’ultimo gradino, quello più in alto. E gli ostacoli arrivarono direttamente (anche) dal Parlamento, come potete apprendere dal suo resoconto. Quegli stessi ostacoli tuttora d’ingombro, come l’etichette di Toghe Rosse e Magistrati comunisti (a dir cìò è sempre l’autorevole e incontestabile Caselli, non io né nessun altro Pinco Pallino “antiberlusconiano” per natura) per chiunque indaghi suii bramosi di impunità.

http://www.youtube.com/watch?v=XP-D7QdJS6M

Nando Dalla Chiesa

Qui fa la sua comparsa Nando Dalla Chiesa, che esprime i valori della Costituzione secondo il suo punto di vista, ben rappresentati dalle figure di personaggi, come il giudice Tonino Caponnetto (RIP), o lo stesso Caselli, ultimi eroi di un mondo popolato da mostri.

http://www.youtube.com/watch?v=_prI2mWreT0

Questo quarto, ed ultimo, spezzone si apre con una domanda, non ripresa, riguardante le contestazioni a Schifani durante il suo intervento per la festa Democratica due giorni prima; non vi anticipo l’azzeccatissima risposta di Dalla Chiesa. Si prosegue con Caselli che denunzia la pesantezza delle procedure processuali in Italia, e con l’onorevole Rossomandi che spiega le proposte dei Democratici, alternative a processo breve e riforma della giustizia in cantiere presso la maggioranza, volte proprio a un alleggerimento dei processi, specialmente penali.

In chiusura il procuratore capo omaggia l’associazione di Mattiello, Libera, e i giovani che vi aderiscono, e cita Calamandrei: “la libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che auguro a voi giovani di non sentire mai”.

http://www.youtube.com/watch?v=NcY64zI5OCc

Francesco Woolftail Dal Moro

Vedi anche l’intervento di Michele Santoro

Festa PD; Santoro scatenato su informazione, conflitto di interessi, istruzione e lavoro – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 3rd, 2010

La Fionda sta seguendo in questi giorni, con videocamera al seguito, alcuni dei più interessanti eventi organizzati dal Pd per la sua festa nazionale a Torino.

Abbiamo cominciato con la lezione sull’informazione tenuta ieri sera da Michele Santoro in piazza Castello, che riporteremo con commenti e, ebbene sì, anche con le riprese che abbiamo realizzato; seugiranno registrazioni e resoconti anche dei dibattiti tra Piero Fassino e Renato Schifani, tra Nichi Vendola e Rosy Bindi, e per gli appasionati di diritto come il sottoscritto riporteremo anche gli interventi di Gian Carlo Caselli, la cui carriera si presenta da sola,  Nando Dalla Chiesa, figlio del celebre generale che inginocchiò le Br e perse la vita per mano dei Corleonesi, e Gustavo Zagrebelsky, giudice della Corte Costituzionale dal 1995 al 2004, e della medesima Presidente durante l’ultimo anno di mandato.

E questa non sarà l’unica novità che vi proporremo per il rilancio del blog: un diario dal Rwanda è in arrivo sulle vostre pagine virtuali, ma di questo ve ne parlerà, prossimamente, il mio amico e socio Tommaso, appena tornato da un mese di volontariato nel continente nero.

Cominciamo dunque la nuova stagione con il frizzante, e non certo lievemente, intervento di Santoro.

Argomento principale della lezione, s’è detto, l’informazione, con un occhio a 360 grandi puntato anche sugli ambiti di lavoro, istruzione storia politica e della televisione, e lo sguardo mai distante da quelli che dovrebbero essere gli obbiettivi, o da un altro punto di vista le limitazioni, previsti dalla nostra carta costituzionale.

Ripercorriamo allora passo dopo passo i punti salienti dell’oretta abbondante passata in compagnia del professor Santoro, che ieri è letteralmente salito in cattedra. I VIDEO SONO CARICATI SU YOUTUBE, NEL NOSTRO CANALE APPOSITAMENTE CREATO, IN QUANTO ALTERVISTA NON E’ IN GRADO DI FARE L’UPLOAD DI FILE COSI’ PESANTI.

In questa prima ripresa (buono l’audio, un po’ meno la qualità; qualità nettamente migliorata nei tre video successivi), Santoro incomincia a parlare di Dell’Utri e finisce con Annozero, seguendo un filo logico ben preciso: l’informazione distorta a causa del conflitto di interessi.  http://www.youtube.com/watch?v=fHZnx3xTBU4

Nella seconda si scatena, in quanto i fatti raccontati lo toccano da vicino; narra delle sue battaglie giudiziarie per mantenere un programma che fattura il doppio degli altri del suo network, ma anche di epurazioni illustri dalla Rai quale quella di Beppe Grillo, e paragona il governo all’invasore che entra nel “salotto”  degli italiani. http://www.youtube.com/watch?v=zL693gOfIV8

In questa terza parte si da alle metafore, e paragona la marmellata culturale della politica e della televisione italiana al McDonald, il “ristorante” con prodotti malsani e tutti uguali standardizzati. http://www.youtube.com/watch?v=AzPo5ZE2Iyg

E’ la quarta ripresa, nonchè l’ultima conclusiva,  quella in cui il buon Santoro spazia di più: concorrenza sleale tra pubblico e privato, sfruttamento del lavoro, mediocrità di politica e televisione, e accenna persino alla cementificazione delle coste sarde. http://www.youtube.com/watch?v=uQdtZmuhLg8

Si conclude con queste ultime parole di incoraggiamento e supporto il nostro primo resconto della Festa Democratica; sperando sia stato di vostro gradimento, vi invito tutti a seguirci in attesa dei prossimi!

Francesco Woolftail Dal Moro