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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Festa PD; Caselli, Dalla Chiesa, Rossomandi e Mattiello: mafia e costituzione – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 7th, 2010

La nostra telecamera, e il nostro vivo interesse, ha seguito ieri gli interventi di Gian Carlo Caselli, Davide Mattiello, Nando Dalla Chiesa, e dell’onorevole Anna Rossomando.

Prima di dedicarci ai filmati e ai commenti, conosciamo meglio questi personaggi.

Caselli, tra i vari incarichi, è stato membro del Csm, Presidente della Corte d’Assise di Torino, Procuratore della

Il Procuratore capo Gian Carlo Caselli

Repubblica e attualmente Procuratore Capo della Repubblica.

Durante gli anni ‘80, in qualità di GIP (Giudice Istruttore Penale o, che dir si voglia, Giudice per le Indagini Preliminari), si schierò in prima linea nella lotta al terrorismo brigatista.

Nel 1993, dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, si fece trasferire presso la procura di Palermo, per combattere la Mafia, con la sua faccia e con la sua vita; pochi altri altri avrebbero fatto altrettanto in quel momento. Lui non si tirò indietro, e fece arrestare individui del calibro di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca.

Nando Dalla Chiesa è un Senatore della Repubblica italiana, eletto tra le fila del Partito Democratico, e figlio del celebre generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, amico e compagno di battaglia di Caselli, letale per le Brigate Rosse, ammazzato dai sicari corleonesi durante il suo soggiorno di lavoro in quel di Palermo. È infine presidente onoriario di Libera, l’associazione di Don Ciotti.

E proprio parlando di libera passiamo a Davide Mattiello, figura di spicco dell’associazione, vero punto di incontro tra le Istituzioni e i ragazzi iscritti. Pensate che è la quarta volta che mi capita di incontrarlo; la prima volta fu anni fa a Novara ai tempi del Liceo, quando venne a raccontarci di Libera e delle sue iniative; successivamente lo incontrari a Bari, durante una manifestazione contro tutte le mafie, organiazzata proprio da Libera con lui in prima fila; e infine due volte a Torino, entrambe con tutta piazza Piazza Castello ipnotizzata dalla sua caparbietà.

L’onorevole Anna Rossomando è stata eletta in Parlamento con il Partito Democratico, ed è attualmente membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati; anche da lei, dunque, passano tutte le brillanti iniziative di Ghedini (non la invidiamo), il viscido Sir Bis di Re Silvio, prima di approdare alla Camera.

Completato il necessario quadro introduttivo sui personaggi, possiamo dedicarci alle loro parole.

Come nel caso del “reportage” sull’intervento di Santoro, i video sono caricati su youtube in quando altervista, l’host che ci ospita, non è in grado di fare l’upload di file così pesanti.

Nei minuti iniziali è assente Nando Dalla Chiesa, rimasto bloccato alla stazione di Porta Nuova.

La prima, doverosa, domanda reca il pensiero al sindaco di Acciaroli, Vassallo, ammazzato dalla Camorra; rispondono prima Caselli, poi Mattiello, dunque l’onorevole Rossomando.

Il tema dalla Mafia, e delle sue radici affondate nella società, da quindi il via al dibattito.

http://www.youtube.com/watch?v=O8OfcQ9DmOQ

Nella seconda ripresa il protagonista assoluto è Caselli. L’intervistatore paragona i fallimenti delle lotte alla collusione tra Mafia e politica con un calciatore, che sul dischetto per calciare il rigore decisivo, viene richiamato negli spogliatoi lasciando lì, inerte, il pallone. Il Procuratore racconta quanto già nei primi anni ‘90 la magistratura inquirente, di cui faceva parte, fu bloccata proprio nel momento clou delle indagini, proprio mentre si stava per scalare l’ultimo gradino, quello più in alto. E gli ostacoli arrivarono direttamente (anche) dal Parlamento, come potete apprendere dal suo resoconto. Quegli stessi ostacoli tuttora d’ingombro, come l’etichette di Toghe Rosse e Magistrati comunisti (a dir cìò è sempre l’autorevole e incontestabile Caselli, non io né nessun altro Pinco Pallino “antiberlusconiano” per natura) per chiunque indaghi suii bramosi di impunità.

http://www.youtube.com/watch?v=XP-D7QdJS6M

Nando Dalla Chiesa

Qui fa la sua comparsa Nando Dalla Chiesa, che esprime i valori della Costituzione secondo il suo punto di vista, ben rappresentati dalle figure di personaggi, come il giudice Tonino Caponnetto (RIP), o lo stesso Caselli, ultimi eroi di un mondo popolato da mostri.

http://www.youtube.com/watch?v=_prI2mWreT0

Questo quarto, ed ultimo, spezzone si apre con una domanda, non ripresa, riguardante le contestazioni a Schifani durante il suo intervento per la festa Democratica due giorni prima; non vi anticipo l’azzeccatissima risposta di Dalla Chiesa. Si prosegue con Caselli che denunzia la pesantezza delle procedure processuali in Italia, e con l’onorevole Rossomandi che spiega le proposte dei Democratici, alternative a processo breve e riforma della giustizia in cantiere presso la maggioranza, volte proprio a un alleggerimento dei processi, specialmente penali.

In chiusura il procuratore capo omaggia l’associazione di Mattiello, Libera, e i giovani che vi aderiscono, e cita Calamandrei: “la libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che auguro a voi giovani di non sentire mai”.

http://www.youtube.com/watch?v=NcY64zI5OCc

Francesco Woolftail Dal Moro

Vedi anche l’intervento di Michele Santoro

Festa PD; Santoro scatenato su informazione, conflitto di interessi, istruzione e lavoro – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 3rd, 2010

La Fionda sta seguendo in questi giorni, con videocamera al seguito, alcuni dei più interessanti eventi organizzati dal Pd per la sua festa nazionale a Torino.

Abbiamo cominciato con la lezione sull’informazione tenuta ieri sera da Michele Santoro in piazza Castello, che riporteremo con commenti e, ebbene sì, anche con le riprese che abbiamo realizzato; seugiranno registrazioni e resoconti anche dei dibattiti tra Piero Fassino e Renato Schifani, tra Nichi Vendola e Rosy Bindi, e per gli appasionati di diritto come il sottoscritto riporteremo anche gli interventi di Gian Carlo Caselli, la cui carriera si presenta da sola,  Nando Dalla Chiesa, figlio del celebre generale che inginocchiò le Br e perse la vita per mano dei Corleonesi, e Gustavo Zagrebelsky, giudice della Corte Costituzionale dal 1995 al 2004, e della medesima Presidente durante l’ultimo anno di mandato.

E questa non sarà l’unica novità che vi proporremo per il rilancio del blog: un diario dal Rwanda è in arrivo sulle vostre pagine virtuali, ma di questo ve ne parlerà, prossimamente, il mio amico e socio Tommaso, appena tornato da un mese di volontariato nel continente nero.

Cominciamo dunque la nuova stagione con il frizzante, e non certo lievemente, intervento di Santoro.

Argomento principale della lezione, s’è detto, l’informazione, con un occhio a 360 grandi puntato anche sugli ambiti di lavoro, istruzione storia politica e della televisione, e lo sguardo mai distante da quelli che dovrebbero essere gli obbiettivi, o da un altro punto di vista le limitazioni, previsti dalla nostra carta costituzionale.

Ripercorriamo allora passo dopo passo i punti salienti dell’oretta abbondante passata in compagnia del professor Santoro, che ieri è letteralmente salito in cattedra. I VIDEO SONO CARICATI SU YOUTUBE, NEL NOSTRO CANALE APPOSITAMENTE CREATO, IN QUANTO ALTERVISTA NON E’ IN GRADO DI FARE L’UPLOAD DI FILE COSI’ PESANTI.

In questa prima ripresa (buono l’audio, un po’ meno la qualità; qualità nettamente migliorata nei tre video successivi), Santoro incomincia a parlare di Dell’Utri e finisce con Annozero, seguendo un filo logico ben preciso: l’informazione distorta a causa del conflitto di interessi.  http://www.youtube.com/watch?v=fHZnx3xTBU4

Nella seconda si scatena, in quanto i fatti raccontati lo toccano da vicino; narra delle sue battaglie giudiziarie per mantenere un programma che fattura il doppio degli altri del suo network, ma anche di epurazioni illustri dalla Rai quale quella di Beppe Grillo, e paragona il governo all’invasore che entra nel “salotto”  degli italiani. http://www.youtube.com/watch?v=zL693gOfIV8

In questa terza parte si da alle metafore, e paragona la marmellata culturale della politica e della televisione italiana al McDonald, il “ristorante” con prodotti malsani e tutti uguali standardizzati. http://www.youtube.com/watch?v=AzPo5ZE2Iyg

E’ la quarta ripresa, nonchè l’ultima conclusiva,  quella in cui il buon Santoro spazia di più: concorrenza sleale tra pubblico e privato, sfruttamento del lavoro, mediocrità di politica e televisione, e accenna persino alla cementificazione delle coste sarde. http://www.youtube.com/watch?v=uQdtZmuhLg8

Si conclude con queste ultime parole di incoraggiamento e supporto il nostro primo resconto della Festa Democratica; sperando sia stato di vostro gradimento, vi invito tutti a seguirci in attesa dei prossimi!

Francesco Woolftail Dal Moro

Germania: 15 morti alla Love Parade – di Peter Parisius

Posted By fred on luglio 25th, 2010

Shock durante il più grande spettacolo di massa di Duisburg, nella regione tedesca della Ruhr (Nord Reno-Westfalia). La polizia aveva deciso di istituire controlli davanti al tunnel d’ingresso; i giovani che arrivavano dalla stazione e dalle vie confluenti per partecipare alla kermesse (già strapiena) si sono ritrovati schiacciati e hanno iniziato a premere sempre di più; le transenne hanno ceduto e dentro il tunnel è accaduta la tragedia.

Oltre ai (finora) 15 morti, si contano almeno 100 feriti gravi: ragazzi e ragazze calpestati dalla gente in preda dal panico. Molti altri hanno dovuto essere rianimati.
La Love Parade (ca. 1 milione e mezzo di visitatori) è andata avanti per un po’, con i partecipanti che ballavano nell’enorme spiazzo (dove un tempo c’era un’acciaieria) al ritmo di techno music; finché anche tra di loro non si è diffusa la notizia del dramma, assurdo quanto certamente inevitabile.

Originariamente, la Love Parade (un maxi rave nato nel 1989 come manifestazione pacifista, anti-razzista e contro l’omofobia) si teneva a Berlino. I problemi finanziari e le tensioni con le autorità della capitale ne hanno determinato il trasferimento a Duisburg.

Una parte notevole di responsabilità per la tragedia è da imputare alle forze dell’ordine. Ma anche per gli organizzatori si preannunciano gravi sanzioni legali.

L’Aquila protesta contro la censura dei TG – di Peter Parisius

Posted By fred on giugno 21st, 2010

La popolazione aquilana arrabbiata perché i telegiornali hanno taciuto sulla più imponente manifestazione di protesta che si sia mai svolta nella loro città.

Se avete altre MAILING LIST dove mandare il messaggio, fatelo girare il più possibile!

Testo da copiare:

L’Aquila 17 giugno 2010 – comunicato degli abruzzesi in protesta:

DOPO CHE PER MESI A L’AQUILA I MEDIA HANNO ROVISTATO NELLE NOSTRE CASE E NELLE NOSTRE VITE IN MANIERA INVASIVA E IPOCRITA,
DOPO CHE TUTTE LE PARATE DEL GOVERNO SUL NOSTRO TERRITORIO SONO RIMBALZATE SUGLI SCHERMI DI TUTTA ITALIA,
DOPO CHE PER PIU’ DI UN ANNO SI E’ COSTRUITA UN’ENORME BUGIA MEDIATICA FATTA DI SCENOGRAFIE E REPRESSIONI,
IERI, VOI SERVI DEL POTERE DEL COSIDDETTO SERVIZIO PUBBLICO (OLTRE AI SERVI PRIVATI), SIETE RIUSCITI A NON DIRE NULLA (A PARTE TG3 E LA7) DELLA PIU’ GRANDE MANIFESTAZIONE DELLA STORIA DELLA NOSTRA CITTA’.
PIU’ DI 20.000 TRA CITTADINI, FORZE SOCIALI E ISTITUZIONI, HANNO ATTRAVERSATO LA CITTA’ E HANNO INVASO L’AUTOSTRADA BLOCCANDOLA PER PIU’ DI UN’ORA.
ERA NOTIZIA DI APERTURA E INVECE AVETE AVUTO IL CORAGGIO DI NON PARLARNE PER NIENTE.

DOPO AVER USATO LA NOSTRA CITTA’ COME SPOT, ORA CHE LE BUGIE VENGONO A GALLA, NON POTETE FARE ALTRO CHE NASCONDERLA.
MA NON DURERA’, PREPARATEVI PERCHE’ PRESTO CI VEDRETE A ROMA, IN MASSA, A BLOCCARE LA CAPITALE E AD ASSEDIARE IL PARLAMENTO E PALAZZO CHIGI PER PRETENDERE GIUSTIZIA, EQUITA’ E VERITA’.

Intanto, Maria Luisa Busi conferma attraverso Vanity Fair: “Il Tg1 di Minzolini non racconta il Paese”

Vanity Fair dedica la copertina del suo nuovo numero a Maria Luisa Busi, la celebre annunciatrice del TG1 che un mese fa ha deciso di dare le dimissioni per protesta contro l’ignoramus! nei confronti dei problemi del Paese, un diktat del nuovo direttore Augusto Minzolini.

La Busi dice tra l’altro nell’intervista che le sue perplessità erano iniziate con l’editoriale sulla vicenda D’Addario, seguito dalla notizia scorretta su Mills; ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono stati il servizio realizzato a L’Aquila e la presa in giro del Trio Medusa sulle famose “notizie leggere. –>http://www.youtube.com/watch?v=_aSrbKGJC8Q&feature=player_embedded

“Mi fa vergognare come un’assassina. Non mi era mai successo nulla di simile a quello che mi è capitato a L’Aquila, in febbraio. Sono stata insultata al grido di ‘vergogna, vergogna’, da normali e pacifici cittadini, perché ero lì a rappresentare il TG1. Lì ho capito che la misura era colma“.

Per ora comunque la Busi ha deciso di restare in RAI con la qualifica di inviato per proporre servizi speciali, anche se pure in questa veste i problemi non mancano: “Va detto che la maggior parte delle mie proposte, da settembre a oggi, sono state ignorate. Niente da fare per servizi sulla crisi, sui precari della scuola, su Termini Imerese, sul Sulcis, sulle donne costrette ad andare all’estero per fare la fecondazione assistita… Mi hanno bocciato anche una storia, con una testimonianza fortissima, sull’eutanasia. Prenderei in considerazione altre offerte, si capisce. Ma credo che cercherò di fare altro” ha concluso la giornalista.

Se Pomigliano fa scuola… – di Emilio Fusari

Posted By fred on giugno 16th, 2010

Questo articolo è stato scritto ieri prima del raggiungimento dell’accordo sulla fabbrica di Pomigliano d’Arco, cui solo la Fiom non ha aderito, che prevede lo spostamento della produzione Fiat in Polonia, alla faccia degli stimoli alla produzione nazionale e delle disoccupazione. Solo la nuova Fiat Panda continuerà presumibilmente a essere prodotta a Pomigliano.

La fine della storia già si immagina.

Spaccati fra l’ ipotesi di accettare un contratto che limita i diritti costituzionali oppure non accettarlo, con conseguente spostamento della produzione in Polonia, non si fa fatica a prevedere quale sarà l’esito della trattativa.
Il periodo si sa, è quello che è, ed i frutti avvelenati della globalizzazione trovano facile fioritura innaffiati dalla crisi. Con uno slancio da salvatore della patria Marchionne lunedì annunciava che”non succede in nessuna parte del mondo che un’impresa trasferisca dall’estero all’interno del paese la produzione”. Salvo poi importare con essa anche anche le condizioni lavorative di quei paesi,  facendo fare un balzo indietro di 50 anni ai diritti del lavoro. Ma, conclude, “se i lavoratori non vogliono l’investimento basta che lo dicano”.

C’è mancata solo la frase di rito: è il mercato, bellezza.
Non è certo stato difficile per Marchionne recitare la parte del ricattatore, supportato com’era dal ministro del lavoro Sacconi che gettava incenso sulle parole dell’A.D. definendole “un episodio di straordinaria sussidiarietà” e “un accordo che dovrebbe fare scuola”.

Quindi, la Fiat si comporta come una qualsiasi multinazionale (alla faccia della Fabbrica Italia), spregiudicata ed arrogante, sicura com’è che se non va bene qui andrà bene sicuramente lì, ed il governo non solo non si oppone, ma sponsorizza politicamente l’operazione lasciandosi scappare addirittura che questo sarà il modello da applicare a tutti i contratti in futuro.
Insomma, le bestie si sono annusate, riconosciute, e subito hanno visto la reciproca convenienza;  il primo può aumentare la produzione senza aumentare i costi, il secondo può affossare un altro pezzo di costituzione, il tutto con buona pace di degli operai che ne subiscono le conseguenze.

Certamente questo meccanismo infernale non è stato inventato né da Marchionne né da Sacconi, ci mancherebbe, ma sicuramente hanno perso un’occasione per grippare questo motore, la cui costruzione risale, ormai, per dirla con i ritmi moderni, alla notte dei tempi ,a quando al primo industrialotto pasciuto venne in mente di spostare l’azienda in Romania o in Vietnam per risparmiare due lire sulle paghe degli operai. Hanno perso l’occasione, insieme alla Cisl e alla Uil -con gli unici a protestare i poveracci della Fiom (a cui va tutta la nostra solidarietà) tacciati di anti-italianità dalla Marcegaglia- di dire che la qualità del lavoro è importante almeno come la quantità, e che non si calpestano così i diritti delle persone in nome di nessuna globalità.

Hanno perso l’occasione di dire no, non ci stiamo, è la dignita, bellezza.

Il governo del fare che non fa: emergenza rifiuti a Palermo – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 14th, 2010

Il 16 Gennaio 2009 fu dichiarato, a Palermo, lo stato di emergenza per i rifiuti.

Oggi, un anno e mezzo dopo, lo stato di emergenza è ancora in corso e sta raggiungendo i picchi massimi.

Nel frattempo sono state chiuse delle scuole per lunghi periodi, bruciati ogni notte quintali di spazzatura ammassata in strada, barricate le finestre per due estati consecutive, e promossi in Senato i responsabili.

Non solo l’emergenza sembra alquanto distante da una via in di risoluzione, dopo un anno e mezzo, ma addirittura sembra aggravarsi, a causa di diversi nodi inevitabilmente giunti al pettine.

Il primo di questi nodi riguarda il notevole buco nel bilancio dell’Amia, l’azienda municipalizzata incaricata della raccolta e dello smalitmento della spazzatura; lo scorso anno l’Amia ha registrato un disavanzo di 180 milioni di euro, non certo noccioline per una società di riufiuti, e nonostante il governo abbia successivamente stanziato per la stessa 230 milioni di euro -ed ecco il secondo nodo- persiste ancor oggi, nei bilanci della municipalizzata, una voragine di 80 milioni.

Sullo sfondo, dipendenti con diverse mensilità non retribuite, e dirigenti in continui viaggi d’oro a Dubai. Il classico “magna-magna” all’italiana? Lo è ancor di più se si pensa che Enzio Galioto, l’uomo che guidava l’Amia di Palermo lo scorso anno, è oggi Senatore dell’immancabile Pdl.

Il terzo nodo, in cui s’è imbattuto quel comunista “pettinaccio”, riguarda le vasche di contenimento e smaltimento rifiuti, dislocate sulla collina di Bellolampo nel palermitano.

Queste sono attualmente quattro, e sono destinate a rimanere tali in quanto una è in fase di dismissione e un’altra sta per entrare in funzione. Ed è proprio questa nuova vasca a rappresentare il terzo nodo, in quanto fu dichiarata per essa una capienza di 700.000 tonnellate, ridottesi a 147.000 dopo le valutazioni e i controlli dei commissari dell’Amia e dell’Università di Catania.

Questa drastica differenza tra necessità e realtà, tra aspettative e fatto compiuto, comporterà l’ulteriore inondazione di rifiuti nel palermitano, entro uno o massimo due mesi, spazzando via quell’attesa boccata di ossigeno, in senso letterale.

Infine un ulteriore problema non indifferente riguarda l’effettiva quantità di percolato (liquido che trae origine dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi) sotto i rifiuti della discarica di Bellolampo.

Fino a qualche mese fa era mal stimata intorno alle 10.000 tonnellate, ora, dopo valutazioni più attente e complete, s’aggira sulle 200.000, venti volte di più, con possibili pericoli futuri per le falde acquifere. Nel Celona, un torrente che lambisce quelle zone, sono già presenti quantitativi di percolato, e non in tracce.

In questo panorama, dal 16 Gennaio 2009 a oggi, il sindaco Cammarata (sempre Pdl) è indagato, e 105 persone sono state arrestate nella Provincia di Palermo.

Ma i rifiuti restano, il puzzo e la scarsa igiene anche, e anzi crescono.

Il governo del fare, nel frattempo, non fa, e le telecamere si tengono alla distanza di sicurezza prescritta dal codice del silenzio.

Seguiranno aggiornamenti, si spera.

WOOLFTAIL

Inchiesta commissione Grandi Rischi – di Emilio Fusari

Posted By fred on giugno 11th, 2010

Emilio Fusari, un uomo abruzzese, colpito un anno fa dal dramma del terremoto, e ora dalla scandalosa mancata esenzione fiscale, ha scritto un interessante intervento per la Fionda e i suoi lettori, che vi invitiamo a leggere con attenzione. Rivogliamo ad Emilio i nostri più sinceri ringraziamenti e i più affettuosi auguri per il futuro.

Quando, l’altra sera a Ballarò, ho sentito Pierluigi Battista dire che i magistrati aquilani pretendevano doti divinatorie dalla Protezione Civile, e che la stessa è indagata per non aver “previsto” il terremoto, credevo di avere le traveggole.

Ora, si fosse trattato, che so, di un Belpietro qualunque, non mi sarei stupito più di tanto di una tale distorsione della realtà.

Il problema però sorge nel momento in cui lo fa un editorialista di punta del Corriere della sera, che è, come si sa, il più noto giornale terzista campione assoluto di cerchiobottismo in Italia; al che mi sorge il dubbio che davvero non sia il merito dell’affermazione ad essere sbagliato, ma che ci sia un vero e proprio metodo di disinformazione generalizzato sulla questione terremoto in Abruzzo.
IL 3 giugno si sono concluse le indagini preliminari volte ad accertare le responsabilità della Commissione Grandi Rischi -e non della Protezione Civile- per la mancata prevenzione -e non previsione- dalla catastrofe.

Sono stati inviati 7 avvisi di garanzia ai vertici della Commissione stessa per omicidio colposo.

Immediata difesa della Protezione Civile(come se fosse essa stessa indagata) e di tutti gli organi filo-governativi che a voce unica rivendicavano l’impossibilità di prevedere un terremoto.

Il problema però è che nessuno ha chiesto alla Commissione di prevedere nulla ma semplicemente di predisporre la popolazione all’eventualità di un possibile terremoto.

6 giorni prima, il 31 marzo, in una riunione durata si e no un ora, si stilò un documento rassicurante sullo sviluppo dello sciame sismico che da mesi interessava tutta l’area aquilana. E allora, come si fa a dire che non ci sarà un terremoto se non è, come ci si è affannati a ripetere, un evento prevedibile? Come ha potuto, l’organo che deve garantire la sicurezza dei cittadini,garantire che non ci sarebbero stati rischi per la popolazione e quindi invitarli a restare comodamente nelle proprie abitazioni?

Perché nei mesi precedenti,in cui già si avvertivano innumerevoli scosse(seppur di lieve e media entità) la Protezione Civile non ha preposto piani per eventuali evacuazioni e la verifica, non dico di tutti gli edifici, ma almeno di quelli giudicati più fatiscenti?

Queste sono le domande, e non altre, a cui la magistratura sta tentando di dare una risposta. Certamente raccontarla in altri modi è nocivo solo nei confronti della verità e di chi a quella verità sta appeso e tenta con tutte le forze di non cadere nel vuoto.

Di nuovo.

Emilio

Eventi; [email protected] della Resistenza di Novara

Posted By grim on maggio 24th, 2010

DOMENICA 30 MAGGIO H 21, AL  CIRCOLO ARCI XXV APRILE – NOVARA

A DIFFERENT CLASS-CLOSING PARTY
DJ SET POP, ALTERNATIVE ROCK, PUNK, INDIE

ingresso gratuito tessera ARCI

Please understand. We don’t want no trouble. We just want the right to be different. That’s all.

Eventi; Torino, 14/5 – Jahloss-I

Posted By grim on maggio 12th, 2010
Venerdi 14 Maggio 2010 – Roots Vibes vol. 2
Bar H Demia (Via dell’ accademia albertina 3 bis m) Torino – 22.30..
Roots/Dub vibes

A volte siamo un po’ struzzi, altre un po’ gamberi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 12th, 2010
Le organizzazioni “Movimenti per la vita” e “Scienza e vita”, stanno organizzando una manifestazione di tre giorni che si terrà a Roma dal 21 al 23 Maggio.

Lo scopo della manifestazione è la legge 194, che disciplina l’aborto.

La “3 giorni”, chiamata dagli organizzatori Life Day, avverrà attraverso seminari in materia di aborto e diritto alla vita, tra i quali si segnala “Tempo di riforme: e la 194?”, cui prenderanno parte i presidenti della regione Lazio e Piemonte, Renata Polverini e Roberto Cota (il Presidente Cota non è un mistero che sia contrario all’aborto; basti pensare alle dichiarazioni sulla pillola abortiva l’indomani della sue elezione). L’evento culminerà con un corteo davanti al Senato, cui parteciperanno mamme con bebè al seguito nelle carrozzine.

L’articolo 4 della succitata legge, cuore della stessa e bersaglio della manifestazione, prevede che la donna possa ricorrere all’interruzione della gravidanza, entro i primi 90 giorni di gravidanza, allorchè “circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

L’aborto è giustificato, secondo la legge, nei casi in cui la gravidanza o la maternità rechino pericoli di salute, fisici o psichici, per la madre. È dunque contemplato quando circostanze mediche indichino rischi di vita conseguenti a un parto, ma anche qualora una famiglia non si senta in grado di ottemperare ai doveri morali e materiali che la nascita e il mantenimento di un figlio richiedono.

Per questa seconda ipotesi esistono certamente alternative migliori all’aborto, come l’adozione, ma in un mondo dove sovente si sente raccontare dell’abbandono o dell’omicidio di neonati, negare la possibilità di interrompere una gravidanza indesiderata significa inevitabilmente incrementare tali barbarici fenomeni.

La legge 194 fu approvata nel 1978, e sottoposto a consultazione referendaria nella primavera del 1981.

Allora gli italiani votarono per la conferma della legge, sull’onda di un desiderio di civiltà e progresso, che ha infiammato gli animi del Belpaese fino allo scorso decennio.

La 194 non fu solo il frutto di un’epoca progressista (da un punto di vista sociale, più che politico), ma la conseguenza pratica al fatto che le donne italiane abortivano clandestinamente, attraverso cliniche abusive, in condizioni tutt’altro che igieniche, o esborsando grandi quantità di denaro presso ambulatori oltre confine, ad esempio in Svizzera. La legalizzazione e la conseguente regolamentazione della pratica abortiva non hanno fatto altro che venire incontro alle esigenze di persone che avrebbero ricorso ugualmente all’interruzione della gravidanza, ma in condizioni peggiori e rischiose.

Oggi, nel 2010, 29 primavere più tardi, ci sono ancora associazioni, cittadini e giovani politici (Roberto Cota e Renata Polverini non sono certo due “stagionati”) che vogliono negare un diritto riconosciuto in quasi tutto il pianeta.

Nel 2020 magari proveranno a bandire anche la pillola anticoncezionale, e nel 2050, chissà, cercheranno di riportare in auge le teorie geocentriche.

Ci interessiamo di poche cose, e quando lo facciamo ci guardiamo sempre indietro, e mai avanti.

A volte siamo un po’ struzzi, altre un po’ gamberi.

WOOLFTAIL