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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Berlusconeide; processi pendenti: Processo Mills

Posted By fred on maggio 13th, 2011

Il cd processo Mills è uno dei cinque procedimenti penali che i giornali riportano in corso per Silvio Berlusconi. In realtà un vero e proprio processo l’ha subito proprio lui, David Mills e, attraverso la trafila di sentenze ed impugnazioni giunta

S.Berlusconi/D.Mills

fino in Cassazione lo scorso 25 febbraio 2010, è stato definito in modo terminativo. Come, giustamente, i giornali ci ricordano il “processo Mills” per Silvio Berlusconi va ancora avanti ad oggi ma poiché si può dire che i due procedimenti (quello in cui era imputato Mills e che è stato chiuso e quello in cui è tutt’ora imputato il Cavaliere) sono “gemelli” e strettamente correlati credo sia utile per una migliore comprensione della situazione capire cosa è successo all’avvocato Mills. La sentenza è di media lunghezza ma in ogni caso 40 pagine di linguaggio giuridico sono piuttosto pesanti da “smazzare”, cercherò quindi di delinearne i punti principali e controversi. Preliminarmente è però necessario dire quali sono i fatti contestati e lo svolgimento del processo ovviamente semplificandolo.

Il fatto di reato contestato a David Mills era CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI, è l’articolo 319-bis in combinato con l’articolo 319 del Codice Penale che si possono così riassumere :

Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito (…) Se tali fatti illeciti sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.

Un primo problema da chiarire è perché Mills sia stato considerato un pubblico ufficiale dato che è un avvocato privato? La risposta non è difficile: quando si rende una testimonianza sotto giuramento si diviene pubblici ufficiali a tutti gli effetti.

Un secondo problema è capire cosa, in concreto, asi accusava avesse fatto David Mills?

La risposta è un po’ meno semplice di prima, ma fondamentalmente (ed è quello che ci interessa) gli era stato contestato di aver accettato di ricevere (ed effettivamente ricevuto) dei soldi (ben 600.000 euro) da Carlo Bernasconi, su disposizione di Silvio Berlusconi, per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio del testimone ed, in particolare, di affermare il falso e tacere delle informazioni allo scopo di favorire lo stesso Berlusconi in due procedimenti in cui era imputato: i c.d. Arcers, relativo a reati di corruzione nei confronti di militari della GdF (omettendo, in particolare, di dichiarare, pur specificamente interrogato, che la proprietà delle società offshore del Fininvest B Group faceva capo a Silvio Berlusconi ) ed All Iberian, relativo a falso in bilancio della Fininvest spa e finanziamento illegale di partiti politici (10 miliardi a Bettino Craxi). Il denaro fu pagato ed, in seguito, occultato presso conti bancari esteri.

Citando la Cassazione che riassume i fatti del primo grado “al fine di favorire Silvio Berlusconi, e per effetto della retribuzione promessa, affermava il falso e taceva ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo dello stesso Berlusconi nella struttura di trust, società offshore e fondi extra bilancio creata dallo stesso MILLS alla fine degli anni ’80 e convenzionalmente denominata “Fininvest B Group”, utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del Gruppo Fininvest”.

Seguono nella sentenza tutte le specifiche affermazioni mancanti o false, tutte provate pienamente tant’è che Mills venne dichiarato colpevole e condannato in primo grado a pena principale di 4 anni e 6 mesi di reclusione, a quella accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, nonché al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, Presidenza del Consiglio dei Ministri, liquidato in complessivi euro 250.000,00, oltre che alla rifusione delle spese di costituzione e patrocinio. Quindi, in poche parole, si sancisce che Mills è stato corrotto da Berlusconi affinchè lo favorisse, attraverso le sue testimonianze false e reticenti, in due processi contro di lui aperti.

Gli avvocati di Mills ,impugnarono la sentenza in secondo grado, ma la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza di primo grado il 27 Ottobre 2009. Vi furono in secondo grado alcuni sviluppi processuali interessanti riguardo a vari profili, tra cui la qualificazione giuridica del fatto, l’impugnazione di numerose ordinanze del Tribunale di primo grado e una richiesta di rinnovazione parziale del giudizio, sui quali però è superfluo soffermarsi avendo presente che tali richieste vennero tutte rigettate in appello.

Il punto più controverso ed interessante riguardò la prescrizione: il Tribunale aveva fissato il momento di consumazione del reato al 29 febbraio 2000, data in cui la somma promessa era passata nella disponibilità personale di Mills. Quest’ultimo era stato messo al corrente di una disponibilità in suo favore di una somma di quote azionarie nell’ottobre del 1999 tuttavia tale somma “era passata, attraverso una serie vorticosa di movimenti, dal patrimonio indistinto gestito da MILLS in Struie per tutta una serie di clienti, al suo patrimonio personale solo in data 29 febbraio 2000: questo era dunque il momento da cui far decorrere, contrariamente a quanto opinato dalla difesa, il termine per la prescrizione. ” Mills poi monetizzò le quote in somma di valore di 600000 euro solo nell’ottobre 2000 ma questa successiva data è irrilevante: il reato era già perfettamente e completamente consumato. La difesa di Mills aveva tentato di convincere la Corte che il reato fosse stato compiuto prima e quindi che fosse già prescritto, in altre parole volevano evitare che l’imputato fosse condannato anche in secondo grado.

Il momento di consumazione del reato è molto importante in quanto è da qui che inizia a decorrere il termine per la prescrizione dello stesso che oggi, dopo la modifica in RIDUZIONE DEI TEMPI avvenuta nel 2005 per opera di una legge controversa (ex Cirielli) varata dal governo Berlusconi ter, corrisponde nel nostro caso a 10 anni. Prima del 2005 il reato per cui Mills è stato condannato si sarebbe prescritto in 15 anni, quindi nel 2014!

Individuato dunque il momento di consumazione il 29 febbraio 2009 il termine di prescrizione di 10 anni non era ancora trascorso, secondo la Corte d’Appello, alla data del 27 ottobre 2009 quando confermò in piena linea la condanna per corruzione dell’avvocato Mills, senza accogliere nessuna delle eccezioni difensive nel merito.

Ovviamente (non per ottenere una sentenza più giusta ma solo per allungare i tempi del processo) i difensori di Mills fecero ricorso per Cassazione avverso la sentenza di Appello, riproponendo sostanzialmente le varie censure che erano già state respinte nei due gradi precedenti. Plurimi motivi sono addotti dalla difesa ed è superfluo riportarli, basti sottolineare che vennero impugnate ben 6 ordinanze del Tribunale di primo grado e sono denunciati altri 10 punti controversi. Pazientemente la Cassazione procede, punto per punto, per pagine e pagine a “condividere” le argomentazioni dei giudici di merito, a ritenere “infondate” o “prive di pregio” o “lacunose” le doglianze della difesa. Così fino all’ultima questione, fondamentale: il momento consumativo del reato. La corte d’Appello l’aveva fissato il 29 febbraio 2000, la difesa lo chiedeva

nell’ottobre del 1999 e invece la Cassazione, argomentando diffusamente, lo fissa al “momento in cui MILLS si comportò uti dominus nei confronti della somma che prima era gestita indistintamente in Struie. ” e ciò avvenne il 11 novembre del 1999. Lo spostamento di circa 6 mesi indietro operato è piuttosto significativo: se consideriamo che la prescrizione del reato di Mills è maturata il 23 dicembre 2009 e la sentenza di Cassazione che lo statuisce (ma che avrebbe pronunciato probabilmente condanna in caso contrario) è del 25 febbraio 2010. In ogni caso i tempi erano davvero risicati e ciò a causa della legge del 2005 che li ha ridotti in modo poco razionale se rapportato alla ratio dell’istituto prescrizione (e la Cassazione non manca di notarlo!)

Riporto la conclusione della vicenda penale: “… il delitto per il quale si procede, punito con pena edittale massima di anni otto, è estinto per prescrizione ai sensi dei vigenti artt. 157, comma 1, e 161, comma 2 – prima parte, cod. pen., come sostituiti dalla legge Cirielli del 2005 (anteriormente a tale legge, invece, la prescrizione massima era fissata in 15 e non in 10 anni).

La sentenza impugnata, in conclusione, deve esere annullata senza rinvio, perché il

reato è estinto per prescrizione, maturata il 23 dicembre 2009. “

La prescrizione comporta che non si possa infliggere nessuna sanzione penale al soggetto, ma, nel caso in cui si certo che il reo abbia commesso il reato, si può ben infliggere la sanzione civile del risarcimento del danno. E’ questo il nostro caso in cui la Cassazione riconosce che “ alla stregua delle valutazioni dianzi effettuate, risulta verificata la sussistenza degli estremi del reato di corruzione in atti giudiziari, dal quale discende il diritto al risarcimento della parte civile ” e quindi rimane ferma la condanna di Mills a 250 000 euro di risarcimento nei confronti dello Stato, alla quale si aggiunge quella di 10 000 euro per le spese processuali. Qualcosa “passa” quindi anche se c’è la prescrizione e questo è importante sottolinearlo. Una condanna, anche se non penale, c’è ed in essa si riconosce sostanzialmente che Mills è stato corrotto.

Ora, per concludere, dove c’è un corrotto ci deve essere anche un corruttore. E il sospetto forte è che questi sia in ultima analisi il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il processo Mills per Berlusconi è iniziato nello stesso momento di quello del signor David. E’ infatti coimputato in concorso per il medesimo reato, ma è ancora in attesa della sentenza di primo grado dopo che il processo è stato sospeso prima a causa del Lodo Alfano, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, e, successivamente, a causa della legge sul legittimo impedimento poi annullata parzialmente ancora dalla Consulta. Entrambe le leggi sono state approvate durante il governo Berlusconi IV . Ad oggi il processo è in svolgimento.

Nell’ultimo mese il Premier si è presentato a ben 4 udienze in tribunale (una sola per il caso Mills, le altre per i suoi numerosi altri procedimenti in corso) cosa che non faceva dal 2003. In queste occasioni ha attaccato la magistratura, definendola “brigatista”, e ha trasformato le uscite dal palazzo di giustizia in dei comizi esagerati ed enfatici, stile talk-show comico.

Tra l’altro il ddl in esame al Parlamento, cd sulla prescrizione breve, avrà l’effetto, se approvato, di ridurre i tempi di prescrizione del processo Mills per il premier. Oggi il termine dovrebbe essere nel gennaio 2012, mentre con la nuova legge si sposterebbe a settembre 2010. Si dice in giro quindi che per Berlusconi non fa differenza: il reato sarebbe comunque prescritto prima di una eventuale sentenza di terzo grado: vero (i tempi della giustizia fisiologicamente non lo permetterebbero). Quello che non si dice invece è che, come ho evidenziato sopra, anche se il reato si prescrive, qualcosa può “passare” in caso di condanna in primo grado (la quale potrebbe benissimo esserci nel avendo tempo fino al 2012 mentre è molto più difficile che intervenga entro l’estate!). Cosa passerebbe eventualmente? Beh, oltre al risarcimento del danno economico, la soddisfazione di tutti coloro che si sentono presi in giro dalle continue leggi ad personam!

L’autore preferisce restare anonimo.

Una decisione ineluttabile – Emilio Fusari

Posted By fred on aprile 27th, 2011

L'uomo radioattivo... per le istituzioni democratiche!

Con il candore di un bambino che confessa una marachella,il premier,ieri, ci ha informati del fatto che lo stop al nucleare è solo un escamotage per evitare il referendum che si terrà il 12 giugno, quel referendum che già si era tentato di azzoppare non facendolo coincidere con il secondo turno delle amministrative.Il nucleare,dice, è cosa troppo importante perché venga decisa da un gregge di pecore impaurite che magari possa prendere,in preda ad isterismi“irrazionali”dovuti a futilità come l’esplosione della centrale di Fukushima, la decisione sbagliata.Va da se che la decisione sbagliata è quella che non coincide con la sua.Ha aggiunto in seguito,per dare a questa scelta scellerata le sembianze di un destino predisegnato ed indipendente dalla sua od altrui volontà, che si tratta di una decisione ineluttabile.

Non è una novità che Berlusconi consideri il popolo sovrano,il tanto sbandierato popolo della libertà, libero solo di certificare la fiducia a lui e non in grado di avere decisioni indipendenti dalla sua volontà, in una sorta di artificio simil-democratico che di democratico ha solo la forma ma non la sostanza, un particolare che traccia il solco fra liberi cittadini e sudditi. La novità sta invece nel nuovo elemento introdotto nella dialettica dell’unto dal popolo:l’ineluttabilità della scelta, un destino già tracciato che lui,cocchiere di una carrozza impazzita,accetta sulle sue spalle e gestisce al meglio senza esserne artefice.Una sorta di nave in tempesta che il salvatore della patria ha il dovere di portare in salvo nel porto più vicino,un destino ineluttabile appunto.

E’pleonastico ricordare che le modalità di approvvigionamento energetico di uno Stato ricadono nel novero di una libera scelta dell’esecutivo, non sono un evento eccezionale o una sciagura da affrontare ma semplicemente questioni ordinarie che tutti i governi affrontano ed in base alle quali vengono giudicati dai cittadini. Non è pleonastico,vista la poca pubblicità sui media tradizionali, ricordare però quali sono i quesiti referendari sottoposti ad abrogazione e su quale dente dolente batte la lingua.

Si tratta di quattro quesiti,due riguardanti l’acqua pubblica( nello specifico nel primo si vuole abrogare il decreto Ronchi che impone,entro la fine del 2011, a tutti i gestori pubblici del servizio idrico di indire pubbliche gare di appalto per la loro privatizzazione mentre nel secondo si vuole abrogare la conseguente determinazione della tariffa idrica), uno il ritorno al nucleare con la costruzione di 5 nuove centrali ed infine l’ultimo, meno importante per noi ma di vitale importanza per il sultano:l’abrogazione del legittimo impedimento a comparire in udienza per il Presidente del Consiglio. Col senno di poi inserire l’ultimo quesito fra quelli referendari è stato come mettere una mela marcia in un cesto di frutta matura,dato che agli effetti pratici è stato già spuntato dalla Consulta ed è quindi inservibile. Purtroppo per noi, a livello politico sarebbe un disastro per la sua immagine ed allora, solo per non buttare questa lancia spuntata, farebbe (ed ha fatto) carte false. Nessuno immaginava,prima di Fukushima,che il 12 giugno si sarebbe potuto raggiungere il quorum,il Satrapo dormiva fra quattro guanciali fino a quando il disastro giapponese ha risvegliato lo spirito referendario e soprattutto, sarebbe ingiusto non dirlo,la paura che si possano costruire centrali nucleari in Italia.Ecco cacciare dal cilindro allora una norma che rinvia ad un momento di maggior sicurezza atomica la costruzione delle nuove centrali. Probabilmente quando la terra smetterà di fare la terra,penserebbe anche il penultimo dei folli, smentito subito dall’ultimo che ha rassicurato gli amici francesi della ripresa quasi subitanea(soltanto il tempo di evitare il referendum) dei lavori.

Chi lo conosce bene dice di lui che tutti vorrebbero insegnare a Berlusconi a fare Berlusconi.Probabilmente è vero,dopo quest’ultima uscita sono stati versati fiumi d’inchiostro per gridare all’ultima gaffe o all’ultimo gesto d’arroganza di un Sultano folle ormai al di sopra di ogni regola democratica. Aggiungo però che di una pazzia molto cosciente si tratta. Ora che ha trasformato anche i quesiti ambientali in un referendum pro o contro di lui sarà molto più facile per i suoi famigli avere pezze d’appoggio per un discorso altrimenti ingestibile. Sarà più facile blaterare, se l’ufficio centrale della Cassazione dovesse comunque ammettere il quesito nucleare,di toghe politicizzate e persecuzioni anche politiche oltre che personali. Il tutto condito come al solito da una scientifica confusione atta a mistificare e annebbiare i confini di qualsiasi affermazione che smentisca il suo altrimenti inappellabile discorso. Bisogna uscire da questa palude:è possibile solo andando tutti alle urne il 12 giugno e votando Si ai quesiti referendari.

Emilio Fusari

Le vecchie abitudini – di Emilio Fusari

Posted By fred on novembre 1st, 2010

Siccome le vecchie abitudini son dure a morire, e del resto ha raggiunto l’età in cui generalmente si è lasciati ad impiccarsi in pace a qualsiasi albero,le facce degli astanti avranno tradito un ghigno fra il compatimento e lo schifato all’ affermazione, forse la meno bugiarda della sua vita, che il premier ha rilasciato in eurovisione: “ Amo la vita e le donne, nessuno potrà farmi cambiare stile di vita”.Si registra una nuova intemperie in casa Berlusconi, una faccenda- l’ennesima-che ha per protagonista una minorenne e la sua non ben accertata amicizia con il premier. Sembra infatti che si sia prodigato personalmente, il 27 maggio di quest’anno, per far rilasciare la giovane che da qualche ora era trattenuta in questura a Milano con l’accusa di furto; e tra l’altro neanche chiedendolo a suo nome e per suo conto (come nessuno dei suoi poteri gli permette ma che certamente la sua posizione avrebbe permesso ) ,ma inventando la balla che vuole la giovane marocchina, in Italia senza permesso di soggiorno ed affidata ad una casa famiglia siciliana, nientemeno che la nipote del presidente d’Egitto Mubarak .Perché in fondo ,agli occhi del cavaliere, l’Africa e i suoi stati sono solo un dettaglio,uno vale l’altro se la cosa può servire ad aprire le porte della libertà alla sua giovane amica.

Ricapitolando: ad un premier di un paese occidentale, entrato in politica sedici anni fa per sfuggire alla galera o per non finire sotto i ponti (Confalonieri docet) ,e che da allora ha prodotto o ha tentato di produrre quantità innumerevoli di norme e salvacondotti che gli impedissero di essere giudicato per i reati più obbrobriosi del codice civile e penale (una gamma di reati che vanno dall’ evasione fiscale alla corruzione di testimoni, giudici e finanzieri fino ad arrivare all’ingombrante sospetto che mai ha saputo scrollarsi dal groppone di collusione mafiosa), si chiede ,da parte dell’opposizione e della stampa,di far luce su una vicenda di pressione su un pubblico ufficiale o ,addirittura,come fa qualche buontempone, di dimettersi per questo. Viene da chiedersi in quale Italia vivano questi signori, e se si sono accorti che queste richieste,giuste in qualsiasi paese che non abbia subito un vulnus così profondo nella sua vita democratica e nella rappresentazione plastica della sua essenza, hanno tuttalpiù la funzione di calmare la coscienza a chi non è riuscito ( o non riteneva opportuno farlo) ad impedire tutto ciò. Si mettano in testa,una volta per tutte, che dalla bicamerale in poi si è prodotto di fatto un cittadino al di sopra della legge e con diritti diversi da tutti gli altri,ed è inutile ora piantare paletti per fermare una valanga che si è staccata da un bel pezzo.

Si sarebbe allora dovuto dire buona la prima già lo scorso anno, quando impazzava la vicenda dell’altra minorenne napoletana Noemi , ma così non è stato. E la seconda o la terza si sa, trasformano in farsa anche le tragedie peggiori. Figurarsi una “innocente“ passione per donne che potrebbero essere sue nipoti che posto occupi nella scala di priorità del paese. Di chi non arriva neanche alla terza settimana del mese o che magari ha appena ricevuto una lettera di licenziamento,o di quella massa di precari che tutti i giorni ricevono schiaffi morali -se non ingerenze fisiche- da un datore di incertezza che detiene la chiave della tua sudditanza nel rinnovo di uno straccio di contratto. Ma evidentemente parlare di povertà nel paese del sole non è di moda, meglio gettarsi a capofitto nell’ultima puntata del giallo-nazionale e giocare con Vespa e le sue case delle bambole assassine piuttosto che ammalarsi il fegato con i conti che non tornano. Sembra davvero che la nostra vecchia abitudine (o vera natura?) di poveri ma belli non ci abbia mai abbandonato completamente ,e che dopo una parentesi di vita satolla passata troppo velocemente, al Gassman straccione tocchi di nuovo rimettersi in coda durante la messa per saziarsi con le ostie,ovviamente vestito di tutto punto.

Promuovine ancora, Silvio – di Emilio Fusari

Posted By fred on ottobre 7th, 2010

“Volete che vi racconti una storiella?”

Ha esordito così l’altra sera al Quirinale un Silvio Berlusconi (immediatamente stoppato dal fido Gianni Letta) mai stanco di recitare la parte del primo intrattenitore. Certamente il ruolo istituzionale ,ma ancor di più l’occasione poco favorevole a dipingere un merito governativo , avrebbero permesso una presenza dimessa o tuttalpiù una comparsata poco dignitosa , cercando magari di non apparire troppo in scena e sperando che qualcuno passi sopra al legame fra gli attori. Con la nomina a ministro dello Sviluppo Economico conferita a Paolo Romani,già vice ministro dello stesso e uomo di fiducia, oggi il premier affonda definitivamente la lama in petto alla sua maggioranza e alla possibilità di attirare qualche Casini di passaggio che sostenga il governo, essendo questo il vero motivo per cui da cinque mesi dalle epiche dimissioni dell’ignaro possessore d’appartamenti Scajola ,ancora nessuno occupava quella poltrona.

Romani, fedelissimo operatore del Cavaliere nel retrobottega del potere, ha guadagnato la stima e la promozione sul campo specializzandosi nelle telecomunicazioni, o meglio occupandosi di tutte quelle faccende che hanno permesso all’ azienda del padrone di fatto (anche se mai ufficialmente) di crescere, storcendo e raggirando ogni principio di libera concorrenza verso le altre emittenti. Appare quantomeno riduttiva o sbagliata la parola conflitto d’interessi per un uomo che ha nel curriculum,fra le altre cose, l’estensione della famigerata legge Gasparri e che, dalla sua posizione di vice ministro con delega alle comunicazioni ,occupava gran parte del suo tempo ad impedire a Sky di approdare al digitale terrestre o a regalare al Biscione gli stessi canali in anteprima. Appare sbagliata,dicevo,perché questa è una definizione valida in uno stato normale con istituzioni realmente pubbliche nel momento in cui una persona che riveste una carica usa lo stessa per il proprio o altrui tornaconto. E’ passato da un pezzo il tempo in cui in Italia si poteva separare ancora lo stato dalla Fininvest, la cosa pubblica dalla proprietà privata del capo o le istituzioni dai dipendenti Mediaset e probabilmente è più corretto parlare, dato che il pubblico e il privato sono non solo coincidenti ma interscambiabili, di svolgimento di interessi privati con remunerazione pubblica .E’ un funzionario solerte allora, Paolo Romani,che dopo tanta gavetta ha debuttato nel valzer dei ministri e non un uomo di parte che tira l’acqua al mulino del padrone.

Mi permetto di avanzare quindi, ad onor del giusto, la richiesta di promozione per meriti sul campo del direttore di rai due Mauro Masi. E’ da un anno e mezzo che il temerario soldato Masi, contro ogni logica-pubblica s’intende- e orgogliosamente a viso aperto dopo essere stato intercettato in imbarazzanti telefonate con il Premier, spara cannonate su Annozero,la trasmissione più remunerativa -sempre per l’azienda pubblica- della rai.

A quando la prossima promozione?

Emilio Fusari

A galoppo con la paura – di Emilio Fusari

Posted By Tom on settembre 21st, 2010

La sensazione che la politica sia un teatro in cui la parte recitata cambia a seconda del momento e dei consensi assume una certezza maggiore in casi come questi. Da mesi i sondaggi, quegli oracoli a cui tutti i politici si affidano quasi fossero storpi in cerca di divina provvidenza e in base a cui scaturiscono tutte le decisioni che indirizzano questo mondo verso un’ improbabile guida, davano Nicolas Sarkozy, presidente della repubblica francese, in costante calo. Vittima del viziaccio dei quotidiani- ed in particolare di Le Monde- che anche da quelle parti, come d’altronde in tutti i paesi che si suppongono democratici, hanno la pretesa di riportare notizie e soprattutto , nello specifico, chiedere conto delle tangenti che Madame L’Oreal avrebbe pagato per la sua campagna elettorale,ha pensato bene di spostare l’attenzione su altri problemi , ed anche se in quel momento non ce ne fossero di così mediaticamente interessanti crearne qualcuno all’occorrenza. Eccolo allora di nuovo negli abiti di sceriffo della sicurezza nazionale ( a cui deve sicuramente gran parte della sua carriera) che individua e colpisce l’ultimo e sicuramente più indifendibile dei popoli: i rom,o zingari che dir si voglia.
Soltanto quindici giorni fa il nostro rassicurava Barroso,presidente della commissione Ue, sul principio non etnico ma personale delle espulsioni che stavano avvenendo in Francia ,avendo cura di nascondere la circolare che il cinque agosto additava espressamente i rom come soggetti da espellere. Il gioco è durato fino a giovedì scorso, quando un Sarkozy furioso si scagliava contro la commissaria per la giustizia Viviene Reding, rea di aver paragonato alla Shoa ebraica le espulsioni ma soprattutto di svelare la bugia che teneva in piedi a Bruxelles da due mesi. Inutile dire che è stato seguito a ruota soltanto da Berlusconi, che di guai a casa propria ne ha parecchi,ma che comunque un’occasione del genere per tentare di avere un minimo di visibilità internazionale non se la sarebbe fatta scappare per nulla al mondo,e poco importa se tutta in senso negativo, purché se ne parli.
Sembra insomma che ancora una volta il cavallo della paura calchi il terreno delle minoranze a briglia sciolta, con il timore che superi presto il confine francese per espandersi in tutta Europa e ricreare dapprima quei muri fisici e mentali che si credevano abbattuti e poi- soprattutto- un precedente, una giustificazione per chiunque voglia perseguire, espellere o ghettizzare chi non ha difesa o cuore per controbattere. Tutto ciò indubbiamente non ostacolato da una Ue debole che fatica, sotto i colpi inferti dai singoli paesi ispirati dagli istinti più viscerali, ad avere un’impronta realmente unitaria ed ispirata alla solidarietà. E’ probabile che anche di questo fuoco di paglia non resterà granché alla fine, gli espulsi non faranno in tempo a toccare il suolo rumeno che già con i pochi spiccioli ricevuti alla partenza (prodigio anche questo della globalità,signori) avranno un biglietto nuovo di zecca per il “rimpatrio”, lasciando l’ennesimo mucchio di macerie nelle bidonville parigine e nel nostro senso d’appartenenza comune a questa terra. Liberté égalité e fraternité, messieurs!

Manovre sotto l’ombrellone – di Emilio Fusari

Posted By fred on agosto 13th, 2010

I patti col diavolo puzzano di zolfo e lasciano scottature indelebili. Dovrebbe saperlo Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla camera, quando venderebbe l’anima a Casini e Fini pur di mandare a casa Berlusconi. Assistiamo ad inconsuete manovre estive, da qualche settimana la maggioranza di governo traballa vistosamente a colpi di proprietà rinfacciate e anonimi parlamentari che, approfittando del momento, fanno gli occhi dolci un po’ qua ed un po’ la, ancora increduli di essere loro l’ago della bilancia di un governo fino ad un momento fa invincibile, e decisi a vendersi nel migliore dei modi.

Sembra una vita che il Cavaliere con una sonora pedata ha cacciato Fini ed i suoi dal Pdl, tante sono le cose  successe,eppure non sono ancora quindici giorni. Come era facile immaginare i “quattro gatti” non erano così soli ed hanno cominciato a miagolare un po’ su tutti i piani dando decisamente fastidio al signore di Arcore.Cominciamo con ordine.

L’artiglio lungo del Cavaliere si sa, arriva anche dove il talento politico difetta, e così,non riuscendo nelle sedi istituzionali ad ottenere la testa di Fini, da una settimana lo fa manganellare dai  suoi giornali di famiglia a colpi di un presunto scandalo immobiliare,ovvero una casa a Montecarlo intestata ad Alleanza Nazionale ed ora finita nella disponibilità del cognato di Fini. Il presidente della camera, seppur parzialmente, ha spiegato la vicenda e per il resto si dice sicuro che la magistratura chiarirà tutto. Da notare la distanza siderale di chi urla al complotto dei giudici comunisti e di chi accetta serenamente il giudizio che la magistratura riterrà opportuno dare. Nel frattempo i manganellati, che nell’ attitudine e nella loro ragione sociale hanno il manganello ma non certamente nel senso del prenderlo, hanno reagito all’offensiva con una palla avvelenata di identica specie ma con proporzioni decisamente maggiori: il contratto di vendita di villa S. Martino ad Arcore di cui Berlusconi è proprietario. Non c’è partita: la professionalità degli ex-picchiatori  missini nonché l’ennesimo scheletro nell’armadio del Cavaliere lo hanno costretto alla resa facendogli dichiarare che “sarà possibile ritrovare l’unità se vi sarà lo spirito costruttivo“. Deposte le armi per la tregua ferragostana  fra Berlusconi e Fini quindi.

Nel campo avversario si fanno le prove generali per le elezioni. Parola d’ordine: modificare la legge elettorale con un governo tecnico e poi procedere al voto non si sa con quale leader, alleati e programma. Per non parlare della stessa legge elettorale cui tutto  ciò  è propedeutico. Insomma, l’armata Brancaleone si è rimessa in moto, ma risulta davvero difficile immaginare un governo tecnico, guidato magari da Pisanu, che abbia al suo interno Pd, Idv, Udc, Fli, Vendola Ferrero, Diliberto, Rutelli e i Verdi discutere qualcosa. Provare per credere: sarebbe divertente, una volta riuniti, buttare in mezzo al branco l’osso del porcellum ed osservare come si sbranano a vicenda a colpi di sistema francese, tedesco o misto. Chi scrive crede che la riforma elettorale sia giustamente la questione prioritaria di cui occuparsi, dato che è all’origine dello sbilanciamento dei poteri con l’annullamento della funzione parlamentare (prima ancora della legge bavaglio che i giornali,anche vedendo i propri interessi,dipingevano come l’arma fine di mondo dell’artiglio berlusconiano dimenticando che la bomba era già esplosa), crede meno che possano essere gli stessi soggetti che, per loro volere o per inerzia, hanno fatto si che questo sistema sia vigente oggi in Italia a cambiarla. E poi, anche ipotizzando che ci si riesca,come si può credere che cambiando la legge elettorale si elimini Berlusconi e vent’anni di dominio incontrastato sul piano politico economico e soprattutto culturale? Davvero a nessuno viene in mente che lo sradicamento dalle coscienze di questo frutto mediatico avvelenato non se ne va dall’oggi al domani con un colpo di spazzola ed una legge,seppur giusta che sia? Ritornare ad una forma di partito più tradizionale, radicato nel territorio e che ascolta la gente (la lega in questo caso insegna), avere un programma non troppo ambizioso ma che sia di vitale importanza la sua attuazione, questa si sarebbe la rivoluzione più innovativa per partire dai cocci berlusconiani e creare una classe dirigente almeno un poco più credibile. Abbiamo passato vent’anni a guardare la luna ed avere anche l’illusione di averla, non credo sia sbagliato ora assicurarci di possedere almeno quel dito che la indica.

Emilio Fusari

I fuochi selvaggi di Mosca

Posted By fred on agosto 8th, 2010


Foto: Mikhail Voskresensky / Reuters


“Questa non è la Mosca che amo” sbotta la ragazza che ho conosciuto nei pressi del Vecchio Arbat. Sia io che lei portiamo una mascherina che serve a proteggere le vie respiratorie. I nostri occhi sono arrossati. L’aria è piena di fumo. Smoke. Smoke and smog. Il cielo che sovrasta la Russia Centrale è un misto di grigio e arancione.
Offro una bevanda alla bellezza moscovita. Mi ha raccontato che lavora come parrucchiera e che deve affrettarsi: è già tremendamente in ritardo… Riesco a scollarle lo sguardo di dosso e occhieggio oltre la finestra.
La capitale soffoca nella nebbia acida. Le celebri silhouette della torre televisiva Ostankino e della cattedrale di San Basilio si distinguono a malapena. Molti passanti si affrettano tenendo un fazzoletto premuto sulla faccia.


Foto: AFP / GETTY

Mi metto a pensare alla neve nera che lo scorso gennaio è caduta su Riga, la capitale lettone. Rifletto sui 172 milioni di galloni – ovvero 4 milioni di barili – di petrolio grezzo che fin da aprile sgorgano nel Golfo del Messico (la BP dice di aver tappato la falla, ma chi si fida ormai?). E penso all’enorme montagna di ghiaccio che stamattina si è staccata da una banchisa presuntemente eterna della Groenlandia. Tutti sanno che molte cose devono mutare se vogliamo ancora salvare il mondo, ma intanto ci tocca sopravvivere e per le faccende serie non c’è più tempo.


Foto: Alexey Sazonov / AFP / Getty Images


“Ciao” si congeda la ragazza dopo aver scolato il suo kvas alla menta; e scompare nello smog.
Rimango solo qui, al Durdin’s, nella Bolshaya Polyanka, con la mia strana espressione e con l’unico oggetto che ancora possiedo: un libro. Il titolo del libro è: The Ultimate 2012 Family Survival Manual, di un certo
Colonello Mike Kerrigan.  (“E Potete Averlo Gratis se Ordinate il Countown Ufficiale del 2012! Approfittatene Prima dell’Ora Fatale!…“)


[Per maggiori informazioni circa l'ominoso 2012 e il "negative consciousness loop" che l'umanità avrebbe contratto, cliccate sulla homepage della
University Of Metaphysical Sciences: il divertimento è garantito. Soldi indietro se insoddisfatti!]


Immagine tratta dal sito Condé Nast Traveller

Ecco quello che il corrispondente da Mosca del Guardian, Tom Parfitt, scrive a proposito degli incendi nel cuore della Russia:

The death toll from hundreds of wildfires across Russia rose to 52 today as more than 3,000 people are left homeless.

Whole settlements have been engulfed by the flames, caused by an unprecedented heatwave in which temperatures have reached 42C in central and western parts of the country.

State media showed footage of burning cottages, and groups of residents passing buckets of water from hand to hand. Several villages in the Nizhny Novgorod, Voronezh and Ryazan regions were reduced to drifts of ash. One man showed the melted engine of his car.

The president, Dmitry Medvedev, declared a state of emergency in seven regions as firefighters struggled to contain about 600 blazes covering an estimated 309,000 acres (125,000 hectares). Strong winds added to the difficulty.

A large number of children and elderly people were among those affected, said Medvedev. “Many families have been left with nothing. The fire destroyed everything. It is an enormous tragedy.” He promised compensation to the victims and said homes would be rebuilt by the winter.

(…)

Careless hunters or people lighting barbecues in the countryside were thought to be responsible for starting some of the fires. Others took hold when peat bogs dried for agricultural use self-ignited, burning underground.

Moscow was veiled in acrid smoke from such fires this morning as landmarks disappeared from view and commuters clutched handkerchiefs to their faces. A new temperature record of 38C was set in the capital last Thursday and meteorologists expect it will be surpassed this week as the heatwave continues.

More than 2,000 people have died since the beginning of July as they tried to cool down by swimming in rivers and lakes. Authorities said many of the dead had been drinking.

Di Peter Parisius

Una quinta, per la donna che non deve chiedere mai

Posted By fred on agosto 5th, 2010

Donne in carriera. Belle, magre, sode, maggiorate, siliconate. In televisione, in politica, l’immagine veicolata della donna che ha successo è questa. Dalle sorridenti veline in prima serata, alle protagoniste dei reality show, alle ministre nelle aule del Parlamento.

Corpi che parlano e sembrano dire: “Vuoi avere successo? Soldi? Fama? Sii come me!”.

Immagini che sembrano veicolare la vecchia dicotomia uomo-cervello-razionalità versus donna-corpo-emotività, per cui una donna, per raggiungere la parità dei diritti con l’uomo dovrebbe liberarsi della zavorra emotiva dimostrando di saper “controllare” e “costringere” il proprio corpo secondo canoni al limite della sopravvivenza. Come se una donna dovesse in questa maniera dimostrare di meritare quei diritti che all’uomo sono concessi per nascita.

Dopodichè ci meravigliamo se ci troviamo di fronte a risultati come quelli del recente studio condotto da due psicologi della Villanova University (condotto su un campione di 200 persone, con un’età media di 20 anni) pubblicato sulla rivista “Body Image”, secondo cui gli appassionati di reality show sono tra le persone più propense a finire sotto il magico bisturi. Tra questi la maggioranza sono per l’appunto ragazze che decidono di farsi il cosiddetto “ritocchino” (come se il nostro corpo fosse una motocicletta da elaborare) incoscienti (perché non sono certo queste conseguenze quelle che vengono mostrate) del fatto che anche un intervento comune e relativamente semplice come una maggiorazione del seno, lascia cicatrici di ben sette centimetri, e che dopo 15 anni è obbligatorio un intervento di ricambio delle protesi. Nello studio nello specifico vengono analizzati quei reality show con tema proprio la chirurgia estetica, ma più in generale, ciò che è preoccupante è che l’idea di fondo sia che per essere felici bisogna diventare il più possibile simili a questi corpi virtuali e finti. E’ difficile raggiungere questa “perfezione” che 8 volte su 10 è creata da sapienti fotoritocchi/abili angolature video/miracoloso make-up, e non c’è da stupirsi se la frustrazione nel non riuscire ad arrivare a tali risultati si riversi nella chirurgia estetica o in disturbi del comportamento alimentare quali anoressia o bulimia.

E’ difficile uscire da questi schemi quando si viene bombardati da ogni dove (pubblicità, film, telegiornali eccetera) da queste immagini e dai sottotesti che veicolano; ed è quasi impossibile per dei bambini cresciuti sotto questa valanga mediatica capire che la bellezza non è quella finta delle modelle siliconate o dei muscolosi macho-men.

E’ inutile mettere il limite alla maggiore età per gli interventi di chirurgia estetica se poi ogni mezz’ora in televisione passano pubblicità in cui una modella mezza nuda esce dall’acqua e si mette sulla sabbia in una posa provocante senza che tutto ciò abbia nulla a che vedere col prodotto sponsorizzato; è inquietante pensare a quelle bambine che cresceranno con questi modelli e non avranno quasi altra alternativa che rispecchiarvisi, creando così una spirale infinita che si autoalimenta, e in cui l’immagine della donna verrà ricondotta sempre più a quella dell’oggetto di una sempre maggiore attività voyeuristica dell’uomo.

Federica Berra

Navigatori a vista

Posted By fred on agosto 2nd, 2010

Il redde rationem è arrivato giovedì scorso,quando Silvio Berlusconi, con un documento politico di inaudito spirito antidemocratico, ha di fatto defenestrato il suo cofondatore dal partito, ed ora le carte sono di nuovo in attesa di essere ridistribuite. Con un problema non da poco: la scelta del mazziere. Dopo mesi di continuo logorio interno al partito,messa in sicurezza la manovra economica, il Cavaliere è tornato a rivestire il suo ruolo migliore,quello del padrone, e con risultati da far impallidire il vecchio Pci della scomunica alla Rossanda e soci del Manifesto. Come ricorda su “la Repubblica” Valentino Parlato, ex direttore del quotidiano comunista e scomunicato,ci fu una differenza abissale nel metodo di espulsione dal partito a loro riservata e il trattamento inflitto ai finiani.Nel Pci furono convocati due comitati centrali e si discusse lungamente all’interno di tutto il partito la fuoriuscita dei “ribelli”.Ci fu quella che si può propriamente definire una consultazione interna a 360°, che investì tutti gli organi del partito per la rilevanza che avevano e, per giusta o sbagliata che sia stata, è indubbio il valore democratico di tale scelta. Tutt’altra musica invece nel Pdl, dove,come è solito fare il suo padrone,ha sputato dalle segrete di Palazzo Grazioli un documento di sei pagine in cui era condensato tutto il suo odio per il dissenso e, se vogliamo, la conferma regina della sua visione autoritaria del partito e delle istituzioni.”Le posizioni di Fini -si legge nel documento- si sono manifestate sempre di più come uno stillicidio di distinguo o contrarietà nei confronti del programma di governo”.Sembra una confessione, viene da domandarsi se al di là di quello ufficiale ce ne fosse uno segreto di programma in cui,invece della ormai mitologica equazione del benessere,che voleva meno tasse per più consumi e conseguenti più entrate per lo stato,avesse nel suo punto principale l’impunità assoluta per i propri rappresentanti e la sottomissione senza diritto di replica al suo leader. E’tardi ormai per suonarne la marcia funebre, tanto più che prima di tutti,a partito ancora in fasce, fu lo stesso Fini a recitarne la disfatta. E’ nato male e finito peggio questo Pdl che dalle ceneri di Forza Italia e Alleanza Nazionale, uniti nella benedizione delle comiche finali,fu annunciato in pompa magna dal predellino della sua auto da Berlusconi in una trepidante Piazza S.Babila a Milano due anni e otto mesi or sono.

Si naviga a vista quindi, in queste giornate convulse di ricollocazione politica. Certo di non avere più la maggioranza in parlamento per quei provvedimenti che non sono contenuti nel programma ufficiale ma che sono in cima ai suoi interessi- si parla ovviamente del lodo che gli dovrebbe consentire l’impunità per via costituzionale- Berlusconi è seriamente intenzionato a sparigliare il tavolo pur di salvare la pelle. Come al solito, quando è messo alle strette, riesce con l’improvvisazione, una delle sue doti migliori, a ribaltare le situazioni in suo favore, e, c’è da scommettere, che da qui a settembre ogni occasione sarà buona per stanare, su proposte parlamentari, il gruppo dei finiani ed andare nuovamente ad elezioni. Certo che l’opposizione perderà anche quel treno e sperando che Napolitano non si metta di nuovo di traverso con governi tecnici di pubblica salute. Opzione questa da scongiurare come la peste,tanto che i suoi cannoni mediatici già sparano le palle della delegittimazione democratica del popolo e il giornale di famiglia,avallato ufficialmente dall’on. Stracquadanio, scava nell’albero genealogico del presidente della camera in cerca di nuovi casi Boffo.

La lunga estate calda della politica sembra non volersi fermare neanche in agosto, e sono lontani i tempi delle scorribande sarde del premier. La stella polare,come da sempre in Italia, è quella ereditata da Andreotti e dalla Dc di qualche repubblica fa, quel tirare a campare oltre ogni logica,quell’arte della sopravvivenza personale, e che vada a rotoli tutto purché ci si salvi. Come sempre, tutto cambi perché nulla cambi.

Emilio Fusari

La Fiat dopo Cristo – di Emilio Fusari

Posted By fred on luglio 29th, 2010

Fra le leggende più o meno vere riguardanti la figura del camaleontico Ad di Fiat Sergio Marchionne, c’è anche quella che vuole che lui, chietino emigrato in Canada con la sua famiglia da bambino, pensi e scriva in inglese per poi tradurlo in italiano, automaticamente quando si tratta di lingua parlata e con l’aiuto di traduttori per quanto riguarda documenti scritti. Si tratta quindi di un uomo che pensa ed agisce “all’americana” quello che oggi si trova a prendere decisioni di vitale importanza per la parte dell’azienda da lui amministrata che opera in Italia, a scapito di decenni di lotte e conquiste nell’ambito del welfare in Europa. E’ forse per questo motivo che, all’ alba del 22 giugno e dell’ esito molto negativo per Fiat del “referendum” nello stabilimento di Pomigliano d’Arco, il quale obbligava i lavoratori ad accettare condizioni contrattuali precolombiane, pena la fuoriuscita dal paese della produzione (il 36% dei lavoratori ha votato no,nonostante si trattasse di una minaccia),il nostro plaudeva la posizione dei sindacati americani a lui decisamente più accomodanti , ignorando o facendo finta di ignorare che l’America non è l’Europa e non è l’Italia, e che in una realtà con la religione dell’avere e non dell’essere,del turbo capitalismo che mangia tutti e allo stesso tempo a tutti dà la Grande Illusione, un sindacato può, al limite, essere uno scendiletto un po’ meno caldo di altri.

Certamente prevale la sua parte italiana in questi giorni che, una dopo l’altra, sta sganciando le sue bombe sugli operai e sul contratto nazionale del lavoro. Ispirandosi alla vicenda Alitalia di non lontana memoria,ha pensato bene che ciò che non entra dalla porta potrà certamente passare dalla finestra. Ed eccolo, il 19 luglio, registrare alla camera di commercio di Torino la “Fabbrica Italia Pomigliano”,una nuova azienda controllata al 100% da Fiat alla quale affidare tutta la produzione del sito campano, con l’unica differenza che la “newco” non lo accetta quel contratto di lavoro nazionale e quindi può liberarsi finalmente della Fiom e degli ingrati che hanno osato mettersi di traverso sulla higway dell’amministratore delegato. Chiamarlo escamotage è un eufemismo.

Sistemati i riottosi è arrivata l’ora di dare il benservito anche alla rappresentanza delle imprese, ossia a quella Confindustria di cui John Elkan è vicepresidente. Sarà messa all’ordine del giorno di domani la disdetta da parte di Fiat del contratto nazionale dei metalmeccanici con la conseguente uscita obbligata dalla confederazione degli industriali, che obbligano tutte le loro imprese a rispettarlo,pena l’espulsione.

Dopo questo bombardamento ai lavoratori,ai sindacati, alla politica latitante e all’idea stessa dello stato sociale e del suo funzionamento, l’epoca dopo Cristo di Marchionne assomiglierà piuttosto ad un’epoca antidiluviana del caos,in cui gli uomini non avranno più armi per difendersi e si nasconderanno all’arrivo dei dinosauri predatori. Emigreranno in Serbia, dove si dice che i pascoli siano più verdi e le sorgenti più fresche, baratteranno il cibo oltre che con il lavoro anche con la dignità e si accorgeranno, con somma gioia dei cultori hollywoodiani di casa nostra, che le sponde dell’atlantico si sono terribilmente assottigliate: benvenuta America.

Emilio Fusari