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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Berlusconeide; processi pendenti: Processo Mills

Posted By fred on maggio 13th, 2011

Il cd processo Mills è uno dei cinque procedimenti penali che i giornali riportano in corso per Silvio Berlusconi. In realtà un vero e proprio processo l’ha subito proprio lui, David Mills e, attraverso la trafila di sentenze ed impugnazioni giunta

S.Berlusconi/D.Mills

fino in Cassazione lo scorso 25 febbraio 2010, è stato definito in modo terminativo. Come, giustamente, i giornali ci ricordano il “processo Mills” per Silvio Berlusconi va ancora avanti ad oggi ma poiché si può dire che i due procedimenti (quello in cui era imputato Mills e che è stato chiuso e quello in cui è tutt’ora imputato il Cavaliere) sono “gemelli” e strettamente correlati credo sia utile per una migliore comprensione della situazione capire cosa è successo all’avvocato Mills. La sentenza è di media lunghezza ma in ogni caso 40 pagine di linguaggio giuridico sono piuttosto pesanti da “smazzare”, cercherò quindi di delinearne i punti principali e controversi. Preliminarmente è però necessario dire quali sono i fatti contestati e lo svolgimento del processo ovviamente semplificandolo.

Il fatto di reato contestato a David Mills era CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI, è l’articolo 319-bis in combinato con l’articolo 319 del Codice Penale che si possono così riassumere :

Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito (…) Se tali fatti illeciti sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.

Un primo problema da chiarire è perché Mills sia stato considerato un pubblico ufficiale dato che è un avvocato privato? La risposta non è difficile: quando si rende una testimonianza sotto giuramento si diviene pubblici ufficiali a tutti gli effetti.

Un secondo problema è capire cosa, in concreto, asi accusava avesse fatto David Mills?

La risposta è un po’ meno semplice di prima, ma fondamentalmente (ed è quello che ci interessa) gli era stato contestato di aver accettato di ricevere (ed effettivamente ricevuto) dei soldi (ben 600.000 euro) da Carlo Bernasconi, su disposizione di Silvio Berlusconi, per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio del testimone ed, in particolare, di affermare il falso e tacere delle informazioni allo scopo di favorire lo stesso Berlusconi in due procedimenti in cui era imputato: i c.d. Arcers, relativo a reati di corruzione nei confronti di militari della GdF (omettendo, in particolare, di dichiarare, pur specificamente interrogato, che la proprietà delle società offshore del Fininvest B Group faceva capo a Silvio Berlusconi ) ed All Iberian, relativo a falso in bilancio della Fininvest spa e finanziamento illegale di partiti politici (10 miliardi a Bettino Craxi). Il denaro fu pagato ed, in seguito, occultato presso conti bancari esteri.

Citando la Cassazione che riassume i fatti del primo grado “al fine di favorire Silvio Berlusconi, e per effetto della retribuzione promessa, affermava il falso e taceva ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo dello stesso Berlusconi nella struttura di trust, società offshore e fondi extra bilancio creata dallo stesso MILLS alla fine degli anni ’80 e convenzionalmente denominata “Fininvest B Group”, utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del Gruppo Fininvest”.

Seguono nella sentenza tutte le specifiche affermazioni mancanti o false, tutte provate pienamente tant’è che Mills venne dichiarato colpevole e condannato in primo grado a pena principale di 4 anni e 6 mesi di reclusione, a quella accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, nonché al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, Presidenza del Consiglio dei Ministri, liquidato in complessivi euro 250.000,00, oltre che alla rifusione delle spese di costituzione e patrocinio. Quindi, in poche parole, si sancisce che Mills è stato corrotto da Berlusconi affinchè lo favorisse, attraverso le sue testimonianze false e reticenti, in due processi contro di lui aperti.

Gli avvocati di Mills ,impugnarono la sentenza in secondo grado, ma la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza di primo grado il 27 Ottobre 2009. Vi furono in secondo grado alcuni sviluppi processuali interessanti riguardo a vari profili, tra cui la qualificazione giuridica del fatto, l’impugnazione di numerose ordinanze del Tribunale di primo grado e una richiesta di rinnovazione parziale del giudizio, sui quali però è superfluo soffermarsi avendo presente che tali richieste vennero tutte rigettate in appello.

Il punto più controverso ed interessante riguardò la prescrizione: il Tribunale aveva fissato il momento di consumazione del reato al 29 febbraio 2000, data in cui la somma promessa era passata nella disponibilità personale di Mills. Quest’ultimo era stato messo al corrente di una disponibilità in suo favore di una somma di quote azionarie nell’ottobre del 1999 tuttavia tale somma “era passata, attraverso una serie vorticosa di movimenti, dal patrimonio indistinto gestito da MILLS in Struie per tutta una serie di clienti, al suo patrimonio personale solo in data 29 febbraio 2000: questo era dunque il momento da cui far decorrere, contrariamente a quanto opinato dalla difesa, il termine per la prescrizione. ” Mills poi monetizzò le quote in somma di valore di 600000 euro solo nell’ottobre 2000 ma questa successiva data è irrilevante: il reato era già perfettamente e completamente consumato. La difesa di Mills aveva tentato di convincere la Corte che il reato fosse stato compiuto prima e quindi che fosse già prescritto, in altre parole volevano evitare che l’imputato fosse condannato anche in secondo grado.

Il momento di consumazione del reato è molto importante in quanto è da qui che inizia a decorrere il termine per la prescrizione dello stesso che oggi, dopo la modifica in RIDUZIONE DEI TEMPI avvenuta nel 2005 per opera di una legge controversa (ex Cirielli) varata dal governo Berlusconi ter, corrisponde nel nostro caso a 10 anni. Prima del 2005 il reato per cui Mills è stato condannato si sarebbe prescritto in 15 anni, quindi nel 2014!

Individuato dunque il momento di consumazione il 29 febbraio 2009 il termine di prescrizione di 10 anni non era ancora trascorso, secondo la Corte d’Appello, alla data del 27 ottobre 2009 quando confermò in piena linea la condanna per corruzione dell’avvocato Mills, senza accogliere nessuna delle eccezioni difensive nel merito.

Ovviamente (non per ottenere una sentenza più giusta ma solo per allungare i tempi del processo) i difensori di Mills fecero ricorso per Cassazione avverso la sentenza di Appello, riproponendo sostanzialmente le varie censure che erano già state respinte nei due gradi precedenti. Plurimi motivi sono addotti dalla difesa ed è superfluo riportarli, basti sottolineare che vennero impugnate ben 6 ordinanze del Tribunale di primo grado e sono denunciati altri 10 punti controversi. Pazientemente la Cassazione procede, punto per punto, per pagine e pagine a “condividere” le argomentazioni dei giudici di merito, a ritenere “infondate” o “prive di pregio” o “lacunose” le doglianze della difesa. Così fino all’ultima questione, fondamentale: il momento consumativo del reato. La corte d’Appello l’aveva fissato il 29 febbraio 2000, la difesa lo chiedeva

nell’ottobre del 1999 e invece la Cassazione, argomentando diffusamente, lo fissa al “momento in cui MILLS si comportò uti dominus nei confronti della somma che prima era gestita indistintamente in Struie. ” e ciò avvenne il 11 novembre del 1999. Lo spostamento di circa 6 mesi indietro operato è piuttosto significativo: se consideriamo che la prescrizione del reato di Mills è maturata il 23 dicembre 2009 e la sentenza di Cassazione che lo statuisce (ma che avrebbe pronunciato probabilmente condanna in caso contrario) è del 25 febbraio 2010. In ogni caso i tempi erano davvero risicati e ciò a causa della legge del 2005 che li ha ridotti in modo poco razionale se rapportato alla ratio dell’istituto prescrizione (e la Cassazione non manca di notarlo!)

Riporto la conclusione della vicenda penale: “… il delitto per il quale si procede, punito con pena edittale massima di anni otto, è estinto per prescrizione ai sensi dei vigenti artt. 157, comma 1, e 161, comma 2 – prima parte, cod. pen., come sostituiti dalla legge Cirielli del 2005 (anteriormente a tale legge, invece, la prescrizione massima era fissata in 15 e non in 10 anni).

La sentenza impugnata, in conclusione, deve esere annullata senza rinvio, perché il

reato è estinto per prescrizione, maturata il 23 dicembre 2009. “

La prescrizione comporta che non si possa infliggere nessuna sanzione penale al soggetto, ma, nel caso in cui si certo che il reo abbia commesso il reato, si può ben infliggere la sanzione civile del risarcimento del danno. E’ questo il nostro caso in cui la Cassazione riconosce che “ alla stregua delle valutazioni dianzi effettuate, risulta verificata la sussistenza degli estremi del reato di corruzione in atti giudiziari, dal quale discende il diritto al risarcimento della parte civile ” e quindi rimane ferma la condanna di Mills a 250 000 euro di risarcimento nei confronti dello Stato, alla quale si aggiunge quella di 10 000 euro per le spese processuali. Qualcosa “passa” quindi anche se c’è la prescrizione e questo è importante sottolinearlo. Una condanna, anche se non penale, c’è ed in essa si riconosce sostanzialmente che Mills è stato corrotto.

Ora, per concludere, dove c’è un corrotto ci deve essere anche un corruttore. E il sospetto forte è che questi sia in ultima analisi il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il processo Mills per Berlusconi è iniziato nello stesso momento di quello del signor David. E’ infatti coimputato in concorso per il medesimo reato, ma è ancora in attesa della sentenza di primo grado dopo che il processo è stato sospeso prima a causa del Lodo Alfano, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, e, successivamente, a causa della legge sul legittimo impedimento poi annullata parzialmente ancora dalla Consulta. Entrambe le leggi sono state approvate durante il governo Berlusconi IV . Ad oggi il processo è in svolgimento.

Nell’ultimo mese il Premier si è presentato a ben 4 udienze in tribunale (una sola per il caso Mills, le altre per i suoi numerosi altri procedimenti in corso) cosa che non faceva dal 2003. In queste occasioni ha attaccato la magistratura, definendola “brigatista”, e ha trasformato le uscite dal palazzo di giustizia in dei comizi esagerati ed enfatici, stile talk-show comico.

Tra l’altro il ddl in esame al Parlamento, cd sulla prescrizione breve, avrà l’effetto, se approvato, di ridurre i tempi di prescrizione del processo Mills per il premier. Oggi il termine dovrebbe essere nel gennaio 2012, mentre con la nuova legge si sposterebbe a settembre 2010. Si dice in giro quindi che per Berlusconi non fa differenza: il reato sarebbe comunque prescritto prima di una eventuale sentenza di terzo grado: vero (i tempi della giustizia fisiologicamente non lo permetterebbero). Quello che non si dice invece è che, come ho evidenziato sopra, anche se il reato si prescrive, qualcosa può “passare” in caso di condanna in primo grado (la quale potrebbe benissimo esserci nel avendo tempo fino al 2012 mentre è molto più difficile che intervenga entro l’estate!). Cosa passerebbe eventualmente? Beh, oltre al risarcimento del danno economico, la soddisfazione di tutti coloro che si sentono presi in giro dalle continue leggi ad personam!

L’autore preferisce restare anonimo.

Una decisione ineluttabile – Emilio Fusari

Posted By fred on aprile 27th, 2011

L'uomo radioattivo... per le istituzioni democratiche!

Con il candore di un bambino che confessa una marachella,il premier,ieri, ci ha informati del fatto che lo stop al nucleare è solo un escamotage per evitare il referendum che si terrà il 12 giugno, quel referendum che già si era tentato di azzoppare non facendolo coincidere con il secondo turno delle amministrative.Il nucleare,dice, è cosa troppo importante perché venga decisa da un gregge di pecore impaurite che magari possa prendere,in preda ad isterismi“irrazionali”dovuti a futilità come l’esplosione della centrale di Fukushima, la decisione sbagliata.Va da se che la decisione sbagliata è quella che non coincide con la sua.Ha aggiunto in seguito,per dare a questa scelta scellerata le sembianze di un destino predisegnato ed indipendente dalla sua od altrui volontà, che si tratta di una decisione ineluttabile.

Non è una novità che Berlusconi consideri il popolo sovrano,il tanto sbandierato popolo della libertà, libero solo di certificare la fiducia a lui e non in grado di avere decisioni indipendenti dalla sua volontà, in una sorta di artificio simil-democratico che di democratico ha solo la forma ma non la sostanza, un particolare che traccia il solco fra liberi cittadini e sudditi. La novità sta invece nel nuovo elemento introdotto nella dialettica dell’unto dal popolo:l’ineluttabilità della scelta, un destino già tracciato che lui,cocchiere di una carrozza impazzita,accetta sulle sue spalle e gestisce al meglio senza esserne artefice.Una sorta di nave in tempesta che il salvatore della patria ha il dovere di portare in salvo nel porto più vicino,un destino ineluttabile appunto.

E’pleonastico ricordare che le modalità di approvvigionamento energetico di uno Stato ricadono nel novero di una libera scelta dell’esecutivo, non sono un evento eccezionale o una sciagura da affrontare ma semplicemente questioni ordinarie che tutti i governi affrontano ed in base alle quali vengono giudicati dai cittadini. Non è pleonastico,vista la poca pubblicità sui media tradizionali, ricordare però quali sono i quesiti referendari sottoposti ad abrogazione e su quale dente dolente batte la lingua.

Si tratta di quattro quesiti,due riguardanti l’acqua pubblica( nello specifico nel primo si vuole abrogare il decreto Ronchi che impone,entro la fine del 2011, a tutti i gestori pubblici del servizio idrico di indire pubbliche gare di appalto per la loro privatizzazione mentre nel secondo si vuole abrogare la conseguente determinazione della tariffa idrica), uno il ritorno al nucleare con la costruzione di 5 nuove centrali ed infine l’ultimo, meno importante per noi ma di vitale importanza per il sultano:l’abrogazione del legittimo impedimento a comparire in udienza per il Presidente del Consiglio. Col senno di poi inserire l’ultimo quesito fra quelli referendari è stato come mettere una mela marcia in un cesto di frutta matura,dato che agli effetti pratici è stato già spuntato dalla Consulta ed è quindi inservibile. Purtroppo per noi, a livello politico sarebbe un disastro per la sua immagine ed allora, solo per non buttare questa lancia spuntata, farebbe (ed ha fatto) carte false. Nessuno immaginava,prima di Fukushima,che il 12 giugno si sarebbe potuto raggiungere il quorum,il Satrapo dormiva fra quattro guanciali fino a quando il disastro giapponese ha risvegliato lo spirito referendario e soprattutto, sarebbe ingiusto non dirlo,la paura che si possano costruire centrali nucleari in Italia.Ecco cacciare dal cilindro allora una norma che rinvia ad un momento di maggior sicurezza atomica la costruzione delle nuove centrali. Probabilmente quando la terra smetterà di fare la terra,penserebbe anche il penultimo dei folli, smentito subito dall’ultimo che ha rassicurato gli amici francesi della ripresa quasi subitanea(soltanto il tempo di evitare il referendum) dei lavori.

Chi lo conosce bene dice di lui che tutti vorrebbero insegnare a Berlusconi a fare Berlusconi.Probabilmente è vero,dopo quest’ultima uscita sono stati versati fiumi d’inchiostro per gridare all’ultima gaffe o all’ultimo gesto d’arroganza di un Sultano folle ormai al di sopra di ogni regola democratica. Aggiungo però che di una pazzia molto cosciente si tratta. Ora che ha trasformato anche i quesiti ambientali in un referendum pro o contro di lui sarà molto più facile per i suoi famigli avere pezze d’appoggio per un discorso altrimenti ingestibile. Sarà più facile blaterare, se l’ufficio centrale della Cassazione dovesse comunque ammettere il quesito nucleare,di toghe politicizzate e persecuzioni anche politiche oltre che personali. Il tutto condito come al solito da una scientifica confusione atta a mistificare e annebbiare i confini di qualsiasi affermazione che smentisca il suo altrimenti inappellabile discorso. Bisogna uscire da questa palude:è possibile solo andando tutti alle urne il 12 giugno e votando Si ai quesiti referendari.

Emilio Fusari

Le vecchie abitudini – di Emilio Fusari

Posted By fred on novembre 1st, 2010

Siccome le vecchie abitudini son dure a morire, e del resto ha raggiunto l’età in cui generalmente si è lasciati ad impiccarsi in pace a qualsiasi albero,le facce degli astanti avranno tradito un ghigno fra il compatimento e lo schifato all’ affermazione, forse la meno bugiarda della sua vita, che il premier ha rilasciato in eurovisione: “ Amo la vita e le donne, nessuno potrà farmi cambiare stile di vita”.Si registra una nuova intemperie in casa Berlusconi, una faccenda- l’ennesima-che ha per protagonista una minorenne e la sua non ben accertata amicizia con il premier. Sembra infatti che si sia prodigato personalmente, il 27 maggio di quest’anno, per far rilasciare la giovane che da qualche ora era trattenuta in questura a Milano con l’accusa di furto; e tra l’altro neanche chiedendolo a suo nome e per suo conto (come nessuno dei suoi poteri gli permette ma che certamente la sua posizione avrebbe permesso ) ,ma inventando la balla che vuole la giovane marocchina, in Italia senza permesso di soggiorno ed affidata ad una casa famiglia siciliana, nientemeno che la nipote del presidente d’Egitto Mubarak .Perché in fondo ,agli occhi del cavaliere, l’Africa e i suoi stati sono solo un dettaglio,uno vale l’altro se la cosa può servire ad aprire le porte della libertà alla sua giovane amica.

Ricapitolando: ad un premier di un paese occidentale, entrato in politica sedici anni fa per sfuggire alla galera o per non finire sotto i ponti (Confalonieri docet) ,e che da allora ha prodotto o ha tentato di produrre quantità innumerevoli di norme e salvacondotti che gli impedissero di essere giudicato per i reati più obbrobriosi del codice civile e penale (una gamma di reati che vanno dall’ evasione fiscale alla corruzione di testimoni, giudici e finanzieri fino ad arrivare all’ingombrante sospetto che mai ha saputo scrollarsi dal groppone di collusione mafiosa), si chiede ,da parte dell’opposizione e della stampa,di far luce su una vicenda di pressione su un pubblico ufficiale o ,addirittura,come fa qualche buontempone, di dimettersi per questo. Viene da chiedersi in quale Italia vivano questi signori, e se si sono accorti che queste richieste,giuste in qualsiasi paese che non abbia subito un vulnus così profondo nella sua vita democratica e nella rappresentazione plastica della sua essenza, hanno tuttalpiù la funzione di calmare la coscienza a chi non è riuscito ( o non riteneva opportuno farlo) ad impedire tutto ciò. Si mettano in testa,una volta per tutte, che dalla bicamerale in poi si è prodotto di fatto un cittadino al di sopra della legge e con diritti diversi da tutti gli altri,ed è inutile ora piantare paletti per fermare una valanga che si è staccata da un bel pezzo.

Si sarebbe allora dovuto dire buona la prima già lo scorso anno, quando impazzava la vicenda dell’altra minorenne napoletana Noemi , ma così non è stato. E la seconda o la terza si sa, trasformano in farsa anche le tragedie peggiori. Figurarsi una “innocente“ passione per donne che potrebbero essere sue nipoti che posto occupi nella scala di priorità del paese. Di chi non arriva neanche alla terza settimana del mese o che magari ha appena ricevuto una lettera di licenziamento,o di quella massa di precari che tutti i giorni ricevono schiaffi morali -se non ingerenze fisiche- da un datore di incertezza che detiene la chiave della tua sudditanza nel rinnovo di uno straccio di contratto. Ma evidentemente parlare di povertà nel paese del sole non è di moda, meglio gettarsi a capofitto nell’ultima puntata del giallo-nazionale e giocare con Vespa e le sue case delle bambole assassine piuttosto che ammalarsi il fegato con i conti che non tornano. Sembra davvero che la nostra vecchia abitudine (o vera natura?) di poveri ma belli non ci abbia mai abbandonato completamente ,e che dopo una parentesi di vita satolla passata troppo velocemente, al Gassman straccione tocchi di nuovo rimettersi in coda durante la messa per saziarsi con le ostie,ovviamente vestito di tutto punto.

Promuovine ancora, Silvio – di Emilio Fusari

Posted By fred on ottobre 7th, 2010

“Volete che vi racconti una storiella?”

Ha esordito così l’altra sera al Quirinale un Silvio Berlusconi (immediatamente stoppato dal fido Gianni Letta) mai stanco di recitare la parte del primo intrattenitore. Certamente il ruolo istituzionale ,ma ancor di più l’occasione poco favorevole a dipingere un merito governativo , avrebbero permesso una presenza dimessa o tuttalpiù una comparsata poco dignitosa , cercando magari di non apparire troppo in scena e sperando che qualcuno passi sopra al legame fra gli attori. Con la nomina a ministro dello Sviluppo Economico conferita a Paolo Romani,già vice ministro dello stesso e uomo di fiducia, oggi il premier affonda definitivamente la lama in petto alla sua maggioranza e alla possibilità di attirare qualche Casini di passaggio che sostenga il governo, essendo questo il vero motivo per cui da cinque mesi dalle epiche dimissioni dell’ignaro possessore d’appartamenti Scajola ,ancora nessuno occupava quella poltrona.

Romani, fedelissimo operatore del Cavaliere nel retrobottega del potere, ha guadagnato la stima e la promozione sul campo specializzandosi nelle telecomunicazioni, o meglio occupandosi di tutte quelle faccende che hanno permesso all’ azienda del padrone di fatto (anche se mai ufficialmente) di crescere, storcendo e raggirando ogni principio di libera concorrenza verso le altre emittenti. Appare quantomeno riduttiva o sbagliata la parola conflitto d’interessi per un uomo che ha nel curriculum,fra le altre cose, l’estensione della famigerata legge Gasparri e che, dalla sua posizione di vice ministro con delega alle comunicazioni ,occupava gran parte del suo tempo ad impedire a Sky di approdare al digitale terrestre o a regalare al Biscione gli stessi canali in anteprima. Appare sbagliata,dicevo,perché questa è una definizione valida in uno stato normale con istituzioni realmente pubbliche nel momento in cui una persona che riveste una carica usa lo stessa per il proprio o altrui tornaconto. E’ passato da un pezzo il tempo in cui in Italia si poteva separare ancora lo stato dalla Fininvest, la cosa pubblica dalla proprietà privata del capo o le istituzioni dai dipendenti Mediaset e probabilmente è più corretto parlare, dato che il pubblico e il privato sono non solo coincidenti ma interscambiabili, di svolgimento di interessi privati con remunerazione pubblica .E’ un funzionario solerte allora, Paolo Romani,che dopo tanta gavetta ha debuttato nel valzer dei ministri e non un uomo di parte che tira l’acqua al mulino del padrone.

Mi permetto di avanzare quindi, ad onor del giusto, la richiesta di promozione per meriti sul campo del direttore di rai due Mauro Masi. E’ da un anno e mezzo che il temerario soldato Masi, contro ogni logica-pubblica s’intende- e orgogliosamente a viso aperto dopo essere stato intercettato in imbarazzanti telefonate con il Premier, spara cannonate su Annozero,la trasmissione più remunerativa -sempre per l’azienda pubblica- della rai.

A quando la prossima promozione?

Emilio Fusari

BERLUSCONEIDE, falsa testimonianza sulla P2, capitolo V

Posted By fred on agosto 20th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle Amnistie, capitolo V

La nostra Berlusconeide torna indietro di qualche anno, e ci conduce al 1987, anno in cui Silvio Berlusconi, l’imprenditore dai mezzi illimitati, querelò alcuni giornalisti della rivista Epoca, ironia del destino, il gioiellino di casa Mondadori, non ancora nelle sue grinfie.

Le penne del periodico ispirato alla celebre rivista yankee “Life”, assaggiarono le aule dei tribunali per aver scritto che Berlusconi aderì alla P2 nel 1978, corrispondendo anche una quota d’iscrizione.

Ma Berlusconi aveva sempre inquadrato la sua appartenenza alla P2 sotto una luce ilare e scherzosa, riprendendo la vicenda come quasi dettata dal caso e dall’inconsapevolezza della reale essenza dei fatti; non potè dunque accettare che questa nuova versione fosse pubblicamente accettata e creduta, in caso contrario l’etichetta di massone gli avrebbe marchiato a fuoco la fama, la carriera e soprattutto i suoi lungimiranti piani.

Orbene, nel 1988 dichiarò presso il Tribunale di Verona, sotto giuramento: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo … Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta”.

Ma i fatti dimostrarono il contrario, e i giornalisti, tutti assolti, passarono alla controffensiva e querelarono il querelante per falsa testimonianza.

La pretura di Verona, il 22 Luglio 1989 -curiosamente giorno in cui Andreotti subentra a De Mita nella Presidenza del Consiglio- dichiarò nell’istruttoria che il fatto non costitutiva reato.

Sentenza bizzarra, quantomeno ex art. 372 del codice penale, che recita: “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità Giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Ma i giornalisti non mollarono la presa, e presentarono ricorso presso la Corte d’Appello di Venezia.

I colpi di scena, tuttavia, sono da aspettarsi sempre durante i processi a carico di Berlusconi, ed ecco che la maggioranza del pentapartito, guidata da Giulio Andreotti, varò un’amnistia “in corsa” che estinse non già il reato, ma soltanto la pena, per falsa testimonianza.

L’imputato commentò così la piacevole sorpresa: “Spero che la prossima amnistia, che si annuncia non rinunciabile, non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento”

L’anno successivo, la Corte d’Appello di Venezia, gli negò il piacere desiderato e dichiarò lui colpevole del reato, e il reato estinto per intervenuta amnistia. Riportiamo alcuni passi della sentenza definitiva: “ … Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso … Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”

Analogamente alla vicenda dei terreni di Macherio -IV capitolo della Berlusconeide- solo grazie a condoni e amnistie il futuro satrapo ha conservato la fedina penale vergine come Noemi Letizia lo scorso anno: solo a parole.

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; Lo “statista di rara capacità”… nei raggiri fiscali e nella corruzione

Posted By fred on luglio 19th, 2010

Stasera Silvio Berlusconi sarà insignito del premio “Grande Milano”, in occasione dei 150 anni dalla fondazione della provincia milanese.

L’istituzione e la consegna del riconoscimento sono illuminata opera di Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano, la cui campagna elettorale fu pienamente condotta dal onnipresente sultano di Arcore. Ma oltre al cameratismo di partito, legittimo e inevitabile, premiante e premiato sono legati anche da rapporti di lavoro, in quanto Podestà fu dipendente fin dagli anni ‘70 della Edilnord, società in mano al sempiterno signorotto milanese, diventandone addirittura amministratore delegato nel decennio successivo.

Tuttavia, finchè Fido porta l’osso al padrone rincasato, non morde nessuno. Che lo faccia per vie istituzionali, beh, non sarà signorile, ma di tutti gli abusi e le violenze perpetrate alle nostre istituzioni, questa è al massimo una pacca sul deretano.

L’aspetto più tragicomico della vicenda, però, è il comunicato con il quale Podestà spiega le ragioni del riconoscimento al Premier, che vi riporto qui di seguito: “Con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo. Grazie alle sue eccezionali qualità umane e imprenditoriali ha realizzato opere e progetti di eccellenza per l’economia e la società del nostro territorio. La sua vita è un mirabile esempio di quella milanesità e di quell’operosità tipica della cultura ambrosiana, che vede nel lavoro lo strumento di valorizzazione dei talenti dell’uomo. Silvio Berlusconi ha scelto di dare il proprio contributo mettendosi, con impegno e coraggio, a servizio del Popolo italiano perseguendo la sua missione di libertà. Personalità dallo straordinario carisma, è amato da tanti italiani perchè uomo tra la gente e con la gente, della quale ha compreso i bisogni più profondi sapendo interpretarne le aspettative. Statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull’amore, la tolleranza e il rispetto per la vita.”

Ci sarebbero molte cose da dire, considerato che il soggetto pluri osannato da queste toccanti parole ha cambiato il volto di Milano con i soldi di mafia, tangenti e raggiri fiscali ai danni dello Stato; o considerando che con le sue “rare capacità” di statista la spesa pubblica e il debito sono cresciuti esponenzialmente, come in nessun’altra parte di Europa, e l’Italia, alla prima crisi, viaggia sulle lunghezze d’onda di Portogallo e Irlanda.

Ma, in fin dei conti, lasciamo che i porci si rotolino nell’opulento fango ancora un po’, perchè presto saranno solo fresco materiale per nuovi capitoli della fiction tv “La Piovra”.

Francesco Woolftail Dal Moro

BERLUSCONEIDE; FALSO IN BILANCIO NELL’ACQUISTO DEI TERRENI DI MACHERIO – CAPITOLO IV

Posted By Tom on luglio 6th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle amnistie – capitolo IV

Chiusosi momentaneamente il libro delle prescrizioni, continua la nostra Berlusconeide con il libro delle amnistie. Infatti l’eroe di questa saga ha avuto anche la fortuna di rimanere impunito grazie ad alcune delle numerose leggi di amnistia emanate dal Parlamento italiano; ma d’altronde il numero di reati commessi da Berlusconi è talmente alto e talmente frazionato nel tempo che le probabilità di incappare in qualche amnistia sono vicinissime alla certezza. E di fatti così è stato. Sottolineo inoltre che, come per la prescrizione, il presupposto perché si possa applicare l’amnistia è la commissione del reato. Quindi Berlusconi, nel caso specifico, ha commesso il reato di falso in bilancio, per poi essere prosciolto, appunto, per l’amnistia concessa dal legislatore nel 1992.

L’inchiesta sulle irregolarità nella compravendita dei terreni intorno alla villa di Macherio (quegli stessi, di cui la ex first lady italiana Veronica Lario ha ottenuto l’usufrutto a vita in seguito al divorzio consensuale) partì dal condono tributario del 1992 ottenuto da Agostino Erba, il possidente brianzolo, venditore di tali terreni; questi, per mettersi in regola, denunciò di aver ottenuto 4 miliardi e mezzo di lire in nero per la vendita dei suddetti terreni. Per riportare i terreni al valore reale senza pagare tasse, il Cavaliere e i suoi manager avrebbero sfruttato un’esenzione fiscale introdotta dal Ministro socialista delle Finanze Rino Formica: niente imposte sulla seconda compravendita di quote sociali inferiori al 15%. Una leggina che, secondo l’accusa, sarebbe l’unica giustificazione del passaggio fittizio dei terreni attraverso le due società immobiliari acquirenti, appartenenti al gruppo Fininvest, Idra e Buonaparte II, intestate a due dipendenti e sette prestanome di Berlusconi, ribattezzati dagli inquirenti “i 7 nani”. Di qui l’ipotesi di evasione fiscale, che portò poi il Pm di Milano Margherita Taddei a indagare il nostro eroe per appropriazione indebita, frode fiscale e doppio falso in bilancio (uno per ciascuna delle società immobiliari del gruppo Fininvest). Le prove principali contro Berlusconi consistevano nel fatto che i 4 miliardi e mezzo furono versati a Erba non dalle casse delle società immobiliari, ma dai conti personali di Silvio Berlusconi e che il ricavato del secondo passaggio di quote tornò su un libretto personale (precisamente il numero 1957) del Cavaliere. L’impianto accusatorio della Procura era semplice: “Che ragione c’era per ricorrere a quei marchingegni contabili, se non per nascondere qualcosa, per truffare il fisco?” Così, nella requisitoria del 21 gennaio 1999 il Pubblico ministero Taddei spiegò il semplice impianto accusatorio.

L’ipotesi di appropriazione indebita fu la prima a cadere. Lo stesso Pm Taddei riconobbe nella stessa requisitoria che il Cavaliere non si era arricchito in alcun modo dalla complicata operazione. A marzo arrivò la sentenza del Tribunale: a fronte dei 16 mesi di reclusione chiesti dall’accusa, la sentenza di primo grado assolse con formula piena Berlusconi dalla frode fiscale e dichiarò prescritti i due reati di falso in bilancio (ricordo ancora che presupposto per la prescrizione di un reato è la commissione del reato: la sentenza di primo grado, quindi, accertò che i due reati di falso in bilancio furono commessi, per poi dichiararli prescritti).

In appello, la Procura generale di Milano, tramite il sostituto Edmondo Bruti Liberati, tornò a chiedere la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione. Ma la terza Corte d’appello di Milano (presieduta da Renato Caccamo, lo stesso che firmò le sentenze definitive di condanna per Bettino Craxi) ampliò il proscioglimento del primo grado: la sentenza del 29 ottobre 1999 riconfermò l’assoluzione dalla frode fiscale e assolse con formula piena l’imputato anche dal falso in bilancio della società Idra; lo prosciolse, invece, dal reato di falso in bilancio della società immobiliare Buonaparte per l’amnistia intervenuta nel 1992 (invece che per prescrizione, come dichiarò la sentenza di primo grado). I giudici d’appello spiegarono perché quest’ultimo reato non poteva essere punito: il condono tributario del 1992, lo stesso di cui si avvalse Erba, il venditore dei terreni di Macherio, cancellava anche i connessi reati di falso in bilancio.

Paradosso di tutta la vicenda fu che l’unico a dover pagare, rimborsando le spese processuali, fu il Ministero delle Finanze (cioè tutti NOI), che si era costituito parte civile. E non solo. Mentre il Procuratore generale di allora Francesco Saverio Borrelli dichiarava di voler rispettare comunque le sentenze, Silvio Berlusconi, allora semplice parlamentare, commentava: “Mi chiedo in nome di quale giustizia la Procura milanese abbia perseverato con tanta determinazione nel proposito di dipingermi davanti agli Italiani come uno spregiudicato evasore fiscale”. Sfogando tutto il suo timore di essere condannato, l’attuale Presidente del Consiglio metteva in atto la sua tecnica comunicativa e propagandistica di discredito della magistratura che su di lui indagava, per dipingersi di fronte all’elettorato come un eroe, un martire perseguitato per i suoi alti valori politici; ancora una volta, Berlusconi fu visto come innocente agli occhi dell’opinione pubblica e non come un delinquente amnistiato.

P&L
Tom

Ultim’ora; la Camera esegue gli ordini: il bavaglio approda in aula il 29 luglio.

Posted By Tom on giugno 30th, 2010

“È irragionevole”. Così Fini ha commentato la calendarizzazione del ddl intercettazioni al 29 luglio, decisa, con il voto contrario delle opposizioni, dalla Conferenza dei capigruppo. Insomma, le pressioni sull’approvazione del bavaglio, che ora è all’esame della Commissioni giustizia della Camera, non si sono fatte aspettare; anche perché non solo c’è fretta di mettere fine all’utilizzo delle intercettazioni, lo strumento principe per le indagini, per evitare che le varie “cricche” possano continuare ad operare all’ombra, non solo c’è fretta di zittire i giornalisti e reprimere la libertà di espressione e opinione, la libertà di stampa, il diritto/dovere di cronaca e il diritto a essere informati, ma c’è anche la fretta di approvare un testo che continua a incrinare i rapporti di forza all’interno della maggioranza: se da una parte i berluscones continuano ad eseguire gli ordini liberticidi del padrone e i finiani, invece, vogliono semplicemente ferirla la libertà, e non ucciderla, la Lega si sta stufando di perdere tempo dietro a un testo che, lo sanno bene, protegge solo la casta.

Anche perché in questo stesso periodo c’è una manovra da 24 miliardi di cui occuparsi. Che probabilmente non viene considerata abbastanza prioritaria rispetto alle intercettazioni, o meglio rispetto alla “tutela della privacy”, anche se quello che produrrà tale manovra sarà soltanto diseguaglianza sociale. E in effetti il commento di Fini è azzeccato. Il testo alla Camera subirà sicuramente delle modifiche (da parte dei finiani stessi) e, quindi, dovrà per forza di cose ritornare al Senato, slittando a settembre. Tanto varrebbe rinviare il tutto direttamente all’autunno.

Il sospetto, dunque, è più che legittimo: Berlusconi ha in mente un’altra fiducia per il 29 luglio per chiudere in fretta e furia la questione?

In ogni caso: DISOBBEDIENZA CIVILE

P&L
Tom

Ultim’ora; Alluvioni, dissesti, e mancati soccorsi: Il governo del fare denunciato alla corte di giustizia per inadempimento!

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Il governo del fare continua a non fare, ed è sempre la Sicilia la vittima dell’onnipresente invisibile governo del fare.

Se a Palermo l’Amia sta lasciando i cittadini immersi nel percolato e nell’immondizia per la seconda estate consecutiva, nei comuni dei Nebrodi, zona dell’appennino siculo, per lo più nel messinese, le case sono state evacuate da mesi a causa del dissesto idrogeologico.

Dopo la drammatica alluvione dello scorso Ottobre, Berlusconi si presentò ai messinesi, al seguito dei vari ministri siciliani quali Alfano e Prestigiacomo, da eroe nazionale, da risolutore finale, da spalla su cui piangere; insomma, da “ghe pensi mì”.

Oggi, svariati mesi dopo, esasperati da continui alluvioni e dissesti, i cittadini dei Nebrodi sono senza una casa, molte sono state addirittura demolite; il mare si è mangiato chilometri di costa fino ad arrivare a ridosso delle reti pubbliche, numerose strade sono bloccate da frane e dissesti, e in tutto ciò il territorio ha subito una drastico colpo all’occupazione e all’economia. Calamità totale.

I sindaci hanno più volte sollecitato un intervento e un tempestivo aiuto del governo centrale, per altro appartenente alla loro stessa maggioranza, senza mai ottenere alcun cenno di disponibilità.

“Le risorse sono poche, e comunque non disponibili sino al 2011” la motivazione della sordità del governo del fare.

Inorriditi ed esausti, i primi cittadini dei comuni in questione hanno oggi denunciato il governo italiano alla corte europea di giustizia, affinchè questa lo sanzioni per inadempimento, e soprattutto ne solleciti un immediato intervento.

La denuncia è in danno degli articoli della Carta di Nizza, la Costituzione europea, che garantiscono il diritto all’integrità fisica, psichica, alla libertà, alla sicurezza, al proprio domicilio, di godere delle proprietà, di sicurezza sociale, di protezione alla salute e di libertà di circolazione.

Il governo del tuttofare Berlusconi sta recentemente incassando colpi di fucile da ogni ove, finalmente, ma questo, uno dei più drammatici, risulta uno dei più significativi: il governo del fare denunciato per inadempimento!

Francesco Woolftail Dal Moro

Siamo al capolinea – di Alessio Spadola

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Diamo il benvenuto ad Alessio Spadola, nuovo collaboratore della Fionda.

In molti credono che la legge sull’intercettazioni passata al Senato sia stata creata per difendere la nostra privacy perchè è cosi che ci è stato detto dal governo. Ma forse è il caso di ricordare, come piu’ volte fatto dai vari giornalisti e opinionisti, cosa vuol dire impedire agli inquirenti di usarle.
Solo in questi ultimi anni grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati smascherati politici, mafiosi, dirigenti calcistici, imprenditori… Senza di esse non sarebbe mai stato possibile sapere di Calciopoli, non sarebbe mai stato possibile ascoltare, dalle loro vive voci, due imprenditori che ridono e giosicono del terremoto a l’aquila pensando ai frutti che avrebbero raccolto sulle spalle di nostri connazionali rimasti sotto le macerie, non sarebbe stato possibile ascoltare il nostro Presidente del Consiglio che cerca di “far fuori” giornalisti a lui indigesti, o le sue splendide conversazioni con il Sen. DellUtri, non sarebbe stato possibile arrestare tangentisti o mafiosi o medici senza scrupoli nella clinica degli orrori. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Forsè è questa la privacy da difendere?

Dicono che il reato di mafia è escluso, ma quasi in tutti i casi capita che vengano messi sotto intercettazioni personaggi per reati non a stampo mafioso per poi scoprire successivamente il legame di associazione mafiosa.

Tutta la stampa internazionale è sconvolta dell’iniziativa del nostro governo, non riescono a capacitarsi di come sia possibile che in un paese definito democratico il governo possa arrivare a imbavagliare l’informazione. Forse perchè semplicemnete di democratico non c’è rimasto nulla.

I giornalisti non potranno piu’ riportare le intercettazioni nella loro completezza ma potranno solo riassumerle. Quindi leggeremo delle intercettazioni deformate dall’opinione di colui che le riporta. Un giornalista di destra riassumerà in un modo, quello di sinistra in un altro, tutto questo a discapito della verità che dovrebbe essere un nostro diritto.
Ma c’è un ‘altro punto che mi mette sinceramente a disagio. Se in qulahce intercettazione dovesse uscire un reato compiuto da parte di un vescovo, il Pm sarà obbligato ad avvisare lo stato vaticano. Inutile commentarlo. Sarà inoltre vietato inetrcettare parenti o assistenti di onorevoli, cosi per loro sarà sufficiente usare parenti o assistenti appunto, per non rischiare di essere colti in flagrante.

Io credo che siamo ormai al capolinea, non credo che questo viaggio intrapreso dal governo possa ancora cotinuare nel silenzio generale.

Eremita