splash

Posted By grim on aprile 27th, 2010

La Fionda è il Blog di tutti, e proprio per questo tutti, ma proprio tutti, sono invitati a esprimere le proprie opinioni! Registrati al blog, bastano un nickname e una password, senza nessun dato personale!

Manda il tuo articolo all’indirizzo [email protected]

In alternativa, lascia un commento sul nostro Guestbook, o al termine di un Post!

Un blog senza partecipanti, non ha ragione di esistere, dunque vi invitiamo calorosamente a leggere e a scrivere sulla Fionda!

Il team della Fionda

—–OGNI LUNEDI’ ALLE 14 LA FIONDA TRASMETTE IN DIRETTA L’INTERVENTO DI MARCO TRAVAGLIO PER PASSAPAROLA. VEDI CANALE USTREAM NELLA BARRA LATERALE DEL BLOG—–

——– INVIA SMS GRATIS DALLA FIONDA! TROVI IL BOX D’INVIO IN FONDO ALLA PAGINA SULLA DESTRA ——–

 

You Are Viewing Riformedabrivido

Una decisione ineluttabile – Emilio Fusari

Posted By fred on aprile 27th, 2011

L'uomo radioattivo... per le istituzioni democratiche!

Con il candore di un bambino che confessa una marachella,il premier,ieri, ci ha informati del fatto che lo stop al nucleare è solo un escamotage per evitare il referendum che si terrà il 12 giugno, quel referendum che già si era tentato di azzoppare non facendolo coincidere con il secondo turno delle amministrative.Il nucleare,dice, è cosa troppo importante perché venga decisa da un gregge di pecore impaurite che magari possa prendere,in preda ad isterismi“irrazionali”dovuti a futilità come l’esplosione della centrale di Fukushima, la decisione sbagliata.Va da se che la decisione sbagliata è quella che non coincide con la sua.Ha aggiunto in seguito,per dare a questa scelta scellerata le sembianze di un destino predisegnato ed indipendente dalla sua od altrui volontà, che si tratta di una decisione ineluttabile.

Non è una novità che Berlusconi consideri il popolo sovrano,il tanto sbandierato popolo della libertà, libero solo di certificare la fiducia a lui e non in grado di avere decisioni indipendenti dalla sua volontà, in una sorta di artificio simil-democratico che di democratico ha solo la forma ma non la sostanza, un particolare che traccia il solco fra liberi cittadini e sudditi. La novità sta invece nel nuovo elemento introdotto nella dialettica dell’unto dal popolo:l’ineluttabilità della scelta, un destino già tracciato che lui,cocchiere di una carrozza impazzita,accetta sulle sue spalle e gestisce al meglio senza esserne artefice.Una sorta di nave in tempesta che il salvatore della patria ha il dovere di portare in salvo nel porto più vicino,un destino ineluttabile appunto.

E’pleonastico ricordare che le modalità di approvvigionamento energetico di uno Stato ricadono nel novero di una libera scelta dell’esecutivo, non sono un evento eccezionale o una sciagura da affrontare ma semplicemente questioni ordinarie che tutti i governi affrontano ed in base alle quali vengono giudicati dai cittadini. Non è pleonastico,vista la poca pubblicità sui media tradizionali, ricordare però quali sono i quesiti referendari sottoposti ad abrogazione e su quale dente dolente batte la lingua.

Si tratta di quattro quesiti,due riguardanti l’acqua pubblica( nello specifico nel primo si vuole abrogare il decreto Ronchi che impone,entro la fine del 2011, a tutti i gestori pubblici del servizio idrico di indire pubbliche gare di appalto per la loro privatizzazione mentre nel secondo si vuole abrogare la conseguente determinazione della tariffa idrica), uno il ritorno al nucleare con la costruzione di 5 nuove centrali ed infine l’ultimo, meno importante per noi ma di vitale importanza per il sultano:l’abrogazione del legittimo impedimento a comparire in udienza per il Presidente del Consiglio. Col senno di poi inserire l’ultimo quesito fra quelli referendari è stato come mettere una mela marcia in un cesto di frutta matura,dato che agli effetti pratici è stato già spuntato dalla Consulta ed è quindi inservibile. Purtroppo per noi, a livello politico sarebbe un disastro per la sua immagine ed allora, solo per non buttare questa lancia spuntata, farebbe (ed ha fatto) carte false. Nessuno immaginava,prima di Fukushima,che il 12 giugno si sarebbe potuto raggiungere il quorum,il Satrapo dormiva fra quattro guanciali fino a quando il disastro giapponese ha risvegliato lo spirito referendario e soprattutto, sarebbe ingiusto non dirlo,la paura che si possano costruire centrali nucleari in Italia.Ecco cacciare dal cilindro allora una norma che rinvia ad un momento di maggior sicurezza atomica la costruzione delle nuove centrali. Probabilmente quando la terra smetterà di fare la terra,penserebbe anche il penultimo dei folli, smentito subito dall’ultimo che ha rassicurato gli amici francesi della ripresa quasi subitanea(soltanto il tempo di evitare il referendum) dei lavori.

Chi lo conosce bene dice di lui che tutti vorrebbero insegnare a Berlusconi a fare Berlusconi.Probabilmente è vero,dopo quest’ultima uscita sono stati versati fiumi d’inchiostro per gridare all’ultima gaffe o all’ultimo gesto d’arroganza di un Sultano folle ormai al di sopra di ogni regola democratica. Aggiungo però che di una pazzia molto cosciente si tratta. Ora che ha trasformato anche i quesiti ambientali in un referendum pro o contro di lui sarà molto più facile per i suoi famigli avere pezze d’appoggio per un discorso altrimenti ingestibile. Sarà più facile blaterare, se l’ufficio centrale della Cassazione dovesse comunque ammettere il quesito nucleare,di toghe politicizzate e persecuzioni anche politiche oltre che personali. Il tutto condito come al solito da una scientifica confusione atta a mistificare e annebbiare i confini di qualsiasi affermazione che smentisca il suo altrimenti inappellabile discorso. Bisogna uscire da questa palude:è possibile solo andando tutti alle urne il 12 giugno e votando Si ai quesiti referendari.

Emilio Fusari

BERLUSCONEIDE, falsa testimonianza sulla P2, capitolo V

Posted By fred on agosto 20th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle Amnistie, capitolo V

La nostra Berlusconeide torna indietro di qualche anno, e ci conduce al 1987, anno in cui Silvio Berlusconi, l’imprenditore dai mezzi illimitati, querelò alcuni giornalisti della rivista Epoca, ironia del destino, il gioiellino di casa Mondadori, non ancora nelle sue grinfie.

Le penne del periodico ispirato alla celebre rivista yankee “Life”, assaggiarono le aule dei tribunali per aver scritto che Berlusconi aderì alla P2 nel 1978, corrispondendo anche una quota d’iscrizione.

Ma Berlusconi aveva sempre inquadrato la sua appartenenza alla P2 sotto una luce ilare e scherzosa, riprendendo la vicenda come quasi dettata dal caso e dall’inconsapevolezza della reale essenza dei fatti; non potè dunque accettare che questa nuova versione fosse pubblicamente accettata e creduta, in caso contrario l’etichetta di massone gli avrebbe marchiato a fuoco la fama, la carriera e soprattutto i suoi lungimiranti piani.

Orbene, nel 1988 dichiarò presso il Tribunale di Verona, sotto giuramento: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo … Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta”.

Ma i fatti dimostrarono il contrario, e i giornalisti, tutti assolti, passarono alla controffensiva e querelarono il querelante per falsa testimonianza.

La pretura di Verona, il 22 Luglio 1989 -curiosamente giorno in cui Andreotti subentra a De Mita nella Presidenza del Consiglio- dichiarò nell’istruttoria che il fatto non costitutiva reato.

Sentenza bizzarra, quantomeno ex art. 372 del codice penale, che recita: “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità Giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Ma i giornalisti non mollarono la presa, e presentarono ricorso presso la Corte d’Appello di Venezia.

I colpi di scena, tuttavia, sono da aspettarsi sempre durante i processi a carico di Berlusconi, ed ecco che la maggioranza del pentapartito, guidata da Giulio Andreotti, varò un’amnistia “in corsa” che estinse non già il reato, ma soltanto la pena, per falsa testimonianza.

L’imputato commentò così la piacevole sorpresa: “Spero che la prossima amnistia, che si annuncia non rinunciabile, non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento”

L’anno successivo, la Corte d’Appello di Venezia, gli negò il piacere desiderato e dichiarò lui colpevole del reato, e il reato estinto per intervenuta amnistia. Riportiamo alcuni passi della sentenza definitiva: “ … Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso … Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”

Analogamente alla vicenda dei terreni di Macherio -IV capitolo della Berlusconeide- solo grazie a condoni e amnistie il futuro satrapo ha conservato la fedina penale vergine come Noemi Letizia lo scorso anno: solo a parole.

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; Formigoni privatizza totalmente l’acqua in Lombardia

Posted By fred on agosto 4th, 2010

Una clamorosa indiscrezione trapela dal blog di Beppe Grillo.

Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, farà deliberare domani 5 Agosto, con i cittadini al mare, la totale privatizzazione dell’acqua pubblica.

Il tutto nonostante il milione e quattrocentomila firme raccolte per il prossimo referendum contro questa scellerata privatizzazione.

Il tutto nonostante l’Onu, il 28 Luglio c.a., abbia dichiarato  l’acqua un diritto umano.

Il tutto nonostante Formigoni sia illegittimamente il governatore della Regione Lombardia.

Illegittimamente in quanto sostenuto da liste sospette, graziate dal Tar lombardo a seguito delle pressioni e delle influenze della loggetta di governo, nello specifico attraverso la persona di Arcangelo Martino, recentemente arrestato; ma anche perchè una legge dello stato, la 165/2004, art. 2, vieta l’immediata rieleggibilità di chi abbia appena concluso due mandati consecutivi, e Formigoni è già al quarto.

Sebbene questa combriccola sia ormai giunta ai titoli di coda, continua a calpestare le Istituzioni, ad agire in barba alle regole, e a vìolare i diritti dei cittadini.

Ecco il link originale del blog di Beppe Grillo

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; Tra il Pd e il Pdl, la differenza è solo di una L

Posted By fred on giugno 10th, 2010

Il ddl sulle intercettazioni è stato oggi approvato al Senato. Nessun senatore del Pdl, benchè contrario alla norma, ha potuto votarvi contro, in quanto ricattato dalla questione di fiducia.

La cosa più sconcertante, oltre ai contenuti della legge stessa, oltre alla trentaquattresima questione di fiducia in due anni, è l’assenza dei senatori del Pd alle votazioni.

Non è mia abitudine “torpiloquiare” (passatemi il termine) nei post di questo blog, ma un bello “Stronzi di merda”, o un sonoro “Coglioni del cazzo” non glielo nega nessuno, a questi finti politicanti “democratici”.

Mentre una delle più scandalose leggi dell’occidente democratico viene votata, l’opposizione che rappresenta il 30% degli elettori non partecipa alle votazioni. Risultato finale: 164 voti favorevoli, 24 contrari (provenienti da Udc e Idv). Il cittadino si aspettava, s’auspicava, una forte battaglia, invece ha potuto constatare che il Pd, ancora una volta, s’è chinato a 90 gradi e s’è (o meglio, ci ha) spalancato le natiche.

Considerata la loro più totale inutilità, è giunta l’ora in cui gli elettori di sinistra comincino a negare il voto a questi concubini del governo più anti-istituzionale dell’occidente, compiacenti e soggiacenti alla dittatura di Berlusconi, complici e co-artefici dei più grandi soprusi che la nostra Costituzione abbia mai subito.

Cari elettori di sinistra, questa sinistra, cercatela altrove, perchè tra Pdl e Pd c’è solo una L di differenza.

FRANCESCO woolftail DAL MORO

La democrazia italiana derogata per la 34^ volta – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 9th, 2010

Per la trentaquattresima volta in due anni, il governo pone la fiducia su un disegno di legge.

Qualcuno di voi conoscerà il significato della questione di fiducia, molti no, molti quando sentono parlare della fiducia posta su una legge non capiscono cosa realmente sia successo.

La questione di fiducia è uno strumento, regolamentato dalle Camere, previsto in casi di urgenza e per le questioni più delicate di una legislatura, attraverso il quale il governo “ricatta” in questi termini i suoi componenti: o la legge gravata da fiducia viene approvata dal Parlamento, o il governo cade.

Il voto con fiducia è inoltre nominale, e non segreto come le altre votazioni. Dunque qualsiasi membro della maggioranza deve dichiarare pubblicamente non tanto se sia favorevole o meno alla legge sotto esame, quanto se voglia la caduta o la tenuta del suo governo.

Logicamente, il membro di governo contrario a una legge, vota per la sua approvazione giacchè non vuole perdere la maggioranza e l’incarico.

Quasi tutte le democrazie occidentali consentono questa procedura, affinchè, divisioni interne a una maggioranza, non ne paralizzino quei programmi cardine per i quali questa esiste, per i quali gli elettori le hanno affidato le chiavi di casa. La differenza, rispetto alle altre democrazie occidentali, è che il voto di fiducia viene mediamente adoperato dai governi quattro, cinque volte al massimo, durante le quadriennali, o quinquennali, legislature, mentre in Italia è stato chiamato in causa ben trentaquattro volte in soli due anni, e chissà quante altre nei prossimi tre.

Ma quale disegno di legge è ora onerato dal voto di fiducia? Il ddl sulle intercettazioni.

La scandalosa legge Bavaglio, contestata in più punti da più rami della maggioranza, oltre che dall’opposizione, dalla magistratura, dall’ordine dei giornalisti, e dall’Italia intera.

Nessuno, all’interno della maggioranza, potrà proporre emendamenti al disegno attuale della legge né potrà votarle contro, benchè vi si sia pubblicamente schierato contro.

Penso ai Finiani, per esempio: o la approvano “così come mamma Alfano l’ha fatta”, o votano a favore della caduta del governo, grazie al quale hanno la presidenza della Camera dei deputati.

Questo abuso della Costituzione, alla pari dell’abuso che viene fatto dei decreti legge, è una classica anomalia all’italiana, e solo dagli italiani tollerabile.

Il voto di fiducia è una sorta di deroga alla democrazia parlamentare, per questo le altre nazioni s’astengono dall’abusarne; sempre per questo l’antidemocrazia Berlusconiana continua a farne invece un vergognoso uso.

Quando una democrazia viene derogata trentaquattro volte in due anni, evidentemente diventa lei stessa la deroga, l’eccezione all’assolutismo.

WOOLFTAIL

Il federalismo fiscale – di Lorenzo Campini

Posted By fred on giugno 2nd, 2010

Il federalismo fiscale è un intervento per cui viene data la responsabilità a livello locale sia della decisione dell’entrata sia della decisione della spesa ed è proprio questa responsabilità a dare una maggiore efficacia al sistema pubblico: nel momento in cui un amministratore deve decidere a quale livello fissare le proprie imposte e stabilire la spesa conseguente, lo fa nel modo più efficiente possibile proprio perché fa più fatica a chiedere imposte ai propri cittadini. Questo tipo di responsabilità è l’elemento fondamentale per migliorare l’efficienza di questo paese e dare valore al territorio.
Attualmente le decisioni di entrata e spesa sono disgiunte. Il livello delle imposte viene per la quasi totalità stabilito a livello centrale mentre la decisione della spesa viene in larga parte presa a livello periferico.
Nessuno è responsabile a livello locale di come viene effettuata la spesa e succede quindi che chi più spende più viene premiato, ma in realtà non c’è nessuna responsabilità per i buchi di bilancio che si creano( vedi il caso del comune di Catania). Il sistema federale dà molto più valore al territorio proprio perché c’è un controllo del livello delle entrate adeguate al livello delle spese. Si stabilisce un migliore utilizzo delle risorse: minori risorse per avere la stessa efficienza nei servizi. Lo spreco del sistema pubblico, derivante appunto dalla disparità tra responsabilità del livello delle entrate e delle spese, si è talmente evoluto che lo Stato è arrivato a un livello di costo non più sostenibile (e la spesa non ha alcuna efficienza). Con il sistema federale il costo tende a calare mentre migliora la qualità del servizio. In realtà un sistema federale funziona con la sostituzione delle imposte locali (anche regionali, ovviamente) rispetto alle imposte erariali. Praticamente non si versano più le tasse a livello centrale(Roma) ma alla mia Regione( non l’intero importo delle tasse ma una quota consistente).
“Tratto dall’intervista a Daniele Molgora, sottosegretario all’economia, di Emanuela Zoncu.”
Le incognite riguardano l’alienazione dei vari patrimoni demaniali(In Italia, secondo quanto previsto dal Codice Civile art.822 e seguenti, il demanio è costituito dai seguenti beni: il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia (c.c. 2774, Cod. Nav. 28, 29, 692); le opere destinate alla difesa nazionale.) che dovrebbero passare dalle mani dello Stato alle mani degli enti locali. L’effetto più pericoloso di questo passaggio riguarda l’uso molto discrezionale che un ente locale potrebbe fare, per esempio, di un pezzo di litorale svendendolo per farci qualunque tipo di attività. Le ripercussioni dal punto di vista urbanistico in tal senso potrebbero essere devastanti in quanto ci potrebbe essere una “svendita” delle proprietà demaniali per pagare gli innumerevoli buchi di bilancio degli enti locali italiani.

Risparmio all’italiana, rubare ai poveri per dare ai ricchi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on giugno 1st, 2010

Oggi il Presidente Napolitano ha firmato la fatidica manovra finanziaria; l’ammontare definitivo del risparmio previsto, nei bilanci dell’anno venturo, è di 24,9 miliardi;

Questi venticinque miliardi risparmiati, ahimè, sono alquanto esigui; e lo sono ulteriormente se rapportati ai sacrifici cui gli italiani onesti, fiscalmente trasparenti, saranno sottoposti.

Facciamoci due conti, ma questa volta non nelle tasche nostre, come è abitudine dei nostri politici, bensì nelle loro, e in quelle delle nostre Istituzioni.

Per iniziare consideriamo quegli enti locali chiamati province; alla viglia delle elezioni politiche del 2008, uno dei grandi motti leghisti fu, oltre al famoso indiano relegato nelle riserve, l’abolizione delle province, considerate enti inutili e dispendiosi. L’argomento fu accantonato fino ai giorni recenti, quando il Ministro Tremonti ha proposto l’abolizione di quelle province aventi un numero di abitanti inferiore a 220.000, ovvero 9 su 110 totali; ma proprio la Lega Nord si è opposta a tale disposizione, imponendo la clausola che una provincia confinante con un paese straniero non possa essere abolita; praticamente una clausola salva-province del Nord, guarda a caso, poiché nel Centro e Sud Italia non ci sono confini con l’estero.

Questa disparità di trattamento non è andata giù alle altre amministrazioni discriminate fino al punto in cui la disposizione stessa ha fatto la fine riservata alle province: abolita. Le province sono 110 e restano tali, per un costo di 13 miliardi all’anno per lo Stato.

Ovvero, un’abolizione complessiva delle province italiane comporterebbe un risparmio strutturale, ossia annuo, e non isolato; in due anni lo Stato risparmierebbe più di quanto mira a risparmiare con la manovra finanziaria appena promulgata. Le province sono dotate di scarsissime competenze; i funzionari provinciali sarebbero stati quindi collocati, insieme a dette competenze, nelle Regioni e nei Comuni.

Ma cosa ha fatto cambiare idea alla Lega Nord in merito a quest’argomento? Semplicemente gli esiti elettorali delle elezioni provinciali, che hanno conferito un gran numero di province del Nord alla bisca di Pontida.

Come rinunciare a tutte quelle poltrone?

D’altronde, che i culi dei nostri parlamentari siano ben saldati a ogni sorta di poltrona non è un mistero.

Si consideri il numero dei nostri Parlamentari: 650 alla Camera, 315 al Senato. Per intenderci, nei ben più vasti Stati Uniti d’America sono 535, quasi la metà rispetto ai 945 italiani. D’altronde, negli Usa, il Presidente Obama guadagna meno del Presidente della Regione Molise…

Eppure, nella solita campagna elettorale del 2008, e in molti altri frangenti, la coalizione di Centro Destra ha promesso la drastica riduzione di questo abnorme numero di parlamentari; esiste una bozza di legge, mai votata, chiamata bozza Violante, dal nome del Senatore del Pd che la propose, che periodicamente viene pubblicamente rispolverata dal politico desideroso di fare demagogia, e puntualmente riposta nel cassetto. Questo disegno di legge prevede, tra le varie, la riduzione del numero dei deputati; è dunque spiegato perchè al politico vien comodo prometterla prima, e ritirarla poi.

Il super-trio Tremonti, Bossi e Calderoli.

Lo stipendio medio di un singolo parlamentare è di 16.000 euro all’anno, privilegi e benefici esclusi; in questi recenti tempi di crisi, di “lacrime e sangue”, s’è parlato anche della riduzione di questi salari, attraverso la bozza Calderoli; ordunque, il caro ministro Calderoli di quanto vorrà tagliarsi lo stipendio attraverso la sua bozza? Del 5%, ovvero 800 euro. Dicono che è una cifra simbolica. Io la reputo semplicemente offensiva. E se proprio deve simboleggiare qualcosa, simboleggia la costante demagogia, l’interminabile presa in giro, e l’insaziabile fame degli squali. Giusto risparmiare, purchè i sacrificati siano gli onesti cittadini. Questo l’imperituro messaggio.

Già, proprio gli onesti cittadini; ricordate lo scudo fiscale, ossia la “pulizia”, lo “sbiancamento” del denaro sporco? Questa “brillante” manovra dispose che chi avesse depositato illegalmente dei fondi all’estero, potesse anonimamente rimpatriarli e versarne il 5% di tasse allo Stato. 100 miliardi sono ritornati in Italia, e solo 5 sono finiti nell’erario pubblico; i rimanenti 95, frutti di operazioni e transazioni illecite e illegali, sono ora legalmente a disposizione di chi, quelle operazioni vietate, le ha commesse. Perchè mai, mi domando, in questa manovra finanziaria non si sono tassati ulteriormente questi capitali? Bastava una tassa anche del 10%, per recuperare quasi la metà dei 25 miliardi perseguiti dalla manovra; inoltre l’aliquota fiscale massima applicabile ai grandi patrimoni arriva fino al 43%; il 10 mi sembra quindi ragionevole anche per chi deve esborsare, visto che sarebbe tenuto a pagare ben di più.

Ma come abbiamo detto, non sono evasori, riciclatori e mafiosi a pagare la crisi, ma i soliti, onesti, cittadini.

L’evasione fiscale porta una perdita di 120 miliardi netti all’anno; di manovre ne escono cinque con questi soldi; tuttavia nessuna specifica disposizione, salvo la tracciabilità e il tetto di 5.000 euro per i pagamenti in contanti (tenuta appositamente alta per il pagamento delle “mignotte”, cui il premier non può proprio fare a meno), viene presa in considerazione dai nostri politicanti. Tra condizionale e attenuanti, l’evasore fiscale non rischia un giorno di carcere una volta scoperta la sua truffa.

Forse perchè sono loro, i nostri fantastici politicanti, i primi evasori?

Forse; sicuramente è più facile richiedere soldi e far pagare il dazio della crisi al cittadino corretto, che all’evasore e al disonesto, per altro causa stessa dell’abnorme debito pubblico (114-116% del Pil Nazionale)

E così la forbice si allarga, e si allarga. Questa è la maniera italiana;  questa era, è, e sempre sarà l’Italia

WOOLFTAIL

Dalla retro alla quinta, ecco la manovra del governo – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 27th, 2010

Dopo due anni di ottimismo e negazione dell’innegabile, il governo ha cominciato, negli ultimi mesi, a scorgere la presenza della crisi. Così, se nell’estate del 2008 il neo eletto Presidente del Consiglio audacemente dichiarava lontana la crisi, definendola un virus americano, non infettivo per un paese giovane e forte come l’Italia, sul finire del 2009 ecco la retromarcia, con la candida ammissione di una lieve crisi economica in essere. L’Italia patisce la crisi per l’inerzia europea, dicevano, ma la nostra ripresa è ai livelli di paesi come Germania o Francia, dicevano.

Da un mese a questa parte, forse dopo avere dato uno sguardo ai conti pubblici, forse dopo aver analizzato i tassi di crescita e di disoccupazione, forse atterrendosi dal capitombolo ellenico, o forse dopo aver scoperto che la condizione italiana è più simile a quella irlandese, spagnola o portoghese, i nostri governatori hanno innescato, dalla retro, la quinta.

Tempi duri, tempi di tagli e sacrifici per tutti, dicono. Per lo meno lo dice Letta, perchè Berlusconi di sacrifici proprio non vuole sentirne parlare. Costano cari in termini di popolarità, gli italiani non sono disposti a fare sacrifici, a vedere tagliate le loro risorse, ha detto.

Orbene, dopo aver palesato una volta di più la propria incoerenza e cecità politica, la nostra classe dirigente è riuscita ad arrivare alle conclusioni dovute. Meglio tardi che mai, nel Paese dove tutto è in ritardo, dai treni alla nube vulcanica islandese.

Tra quinte e retromarce, il ministro Tremonti ha varato la sua Manovra, che a Berlusconi non è piaciuta affatto per il menzionato dazio dell’impopolarità che essa potrebbe trascinar con sè.

Il fatto stesso che un maniaco dei sondaggi e della popolarità come il premier si senta minacciato da tale manovra, conferma la potenziale bontà della stessa. Un governo, in tempo di crisi, deve essere assolutamente pronto e disposto a prendere misure impopolari, atte al bene comune; ma Berlusconi è un demagogo, e la demagogia mira al consenso, non certo al bene comune.

Analizziamo dunque sommariamente questa legge, chiamata Manovra dai media, e divisa in 54 articoli. Occorre premettere che la maggior parte delle disposizioni necessiteranno altri leggi, o regolamenti, che ne specifichino i termini economici e giuridici (ad es. l’ammontare di un taglio) per la effettiva realizzazione, e quindi per un concreto e attendibile giudizio. Da qui la conseguente sommarietà dell’analisi punto per punto:

  • Bloccati gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest’anno. Il congelamento dura per quattro anni, fino al 2013. Primo positivo argine agli sprechi, anche se sarà necessaria una misura più drastica, quale l’abbassamento di diversi stipendi di dipendenti pubblici, dai portaborse ai parlamentari, passando per i funzionari di enti locali (province, comuni) e regioni
  • Taglio del 10% ai ministeri, e riduzione del numero di auto blu. Il taglio è abbastanza contenuto, si ne poteva applicare uno maggiore, considerati quelli fatti all’università e alla ricerca. Per le auto blu dovremo attendere una legge, o un regolamento, che stabilisca numericamente l’effettiva riduzione.
  • Tagli del 10% allo stipendio dei magistrati che ecceda gli 80.000 euro, e per i magistrati del Csm. Positivo il taglio allo stipendio dei magistrati (che comunque rimane, per gli interessati, di 6000 euro lordi mensili), e non alle risorse della giustizia.
  • Tagli ai costi della politica. Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro autonomia, finanzieranno la Cassa Integrazione. L’autonomia lasciata agli organi citati trova fondamento nel criterio di competenza.
  • Tagli a Palazzo Chigi e alla protezione civile. Positivo, non fosse che il premier in persona ne ha imposto la cancellazione. Dunque nessun taglio a Palazzo Chigi e alla Protezione Civile; gli unici tagli e sacrifici cui si è opposto, alla fine, non sono quelli degli italiani ma i suoi (riesce a metterci un “ad personam” dappertutto)
  • Innalzamento all’80% della soglia di invalidità necessaria per ottenere la pensione di invalidità, e maggiori controlli. Positiva la lotta ai finti invalidi, se effettivamente avverrà; decisamente alta la soglia dell’80%.
  • Soppressione di enti inutili, come l’Ice, l’Isae, l’Ipsema etc, e riduzione dei finanziamenti a 72 enti. Non conoscendoli tutti, ente per ente, non posso valutare dettagliatamente questa disposizione; sicuramente però, vige attualmente un sovraffollamento di enti, per lo più inutili, gravosi per le finanze dello Stato.
  • Tagli del 5 e del 10% a manager della pubblica amministrazione con salari oltre i 90.000 euro e i 130.000 euro. Piuttosto esiguo.
  • Accelerazione dei tempi per l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti della pubblica amministrazione, prevista entro gennaio 2016. Pagare più tardi la pensione ai cittadini ti fa risparmiare sull’immediato, ma rallenta la ripresa dell’occupazione e il ricambio generazionale nel lavoro.
  • Zone a burocrazia zero, nelle quale per aprire un’attività ci si potrà rivolgere ad un solo soggetto. Progetto interessantissimo, in un paese dove la burocrazia non solo costa cara alle casse pubbliche, ma rallenta anche gli investimenti e quindi la produttività; bisognerà tuttavia valutarne la realizzazione, per dare un giudizio definitivo.
  • Si recuperano risorse attraverso il definanziamento degli stanziamenti improduttivi che saranno successivamente destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato. Ovvero si recuperano soldi sprecati in investimenti improduttivi e vengono destinati alla riduzione del debito pubblico. (per la relazione tra titoli di Stato e debito pubblico vedi qui)
  • Condono edilizio e sanatoria per immobili fantasma. Sostanzialmente, si regolarizzano immobili abusivi; una disposizione che stona con le altre, anche se bisognerà, ancora una volta, valutare attentamente le modalità d’esecuzione della stessa, e i limiti giuridici che le verranno posti.
  • Tetto a 5.000 euro per i pagamenti in contanti. Pagamenti superiori richiederanno il bancomat, o la carta di credito, consentando la tracciabilità delle transazioni finanziarie; norma importante per la lotta all’evasione e ai pagamenti in nero; tuttavia in tempi non sospetti, quando il Partito Democratico avanzò una proposta simile, Berlusconi parlò di stato di polizia tributaria…
  • Tassa sugli alberghi di Roma. Arriva un “contributo di soggiorno” fino a 20 euro per i turisti negli alberghi di Roma per appianare il debito della città, con buona pace di Federalberghi che non ha gradito.
  • Aumento tasse sui bonus per banchieri e manager. Più precisamente, per quei bonus che eccedano di un terzo la retribuzione fissa dell’interessato.
  • Pedaggi su raccordi tra autostrade. Al nord è già così in diversi punti, l’auspicio è che ora accada anche al sud (per puro desiderio di uniformità, non certo per sentimenti leghisti)

Come potete apprezzare, il governo ha finalmente preso delle concrete contromisure alla crisi, sebbene non nella persona del suo leader, Berlusconi, ostile a dette disposizioni, da buon demagogo qual’è; si schiera contro i tagli, poi vieta solo quelli che lo riguardano, e addossa le colpe dei futuri sacrifici dei cittadini al Ministro Tremonti.

L’auspicio è che gli addetti ai lavori siano ben consapevoli che questa deve essere solo la prima di una serie infinita di mosse; ulteriori tagli alla pubblica amministrazione saranno necessari, così come importanti incentivi che stimolino la produzione e l’investimento, e concrete contromisure contro l’evasione fiscale e il lavoro in nero. Il debito pubblico italiano previsto per il 2010, infatti, si attesta al 114-116%, di venti punti più alto rispetto a sei anni fa, e quattro punti più basso a quello attuale greco.

Per chi non l’avesse capito, l’Italia è arrivata all’orlo, su quel sottile confine tra finto benessere e vera miseria. Ingraniamo dunque la sesta e scappiamo a tutta velocità da questa frontiera.

WOOOLFTAIL

Silenzio, si truffa! – di Federica Berra

Posted By grim on maggio 24th, 2010

Martedì 18 maggio la Commissione Giustizia del Senato ha dato il via libera alle norme che acuiscono le pene per quei giornalisti che pubblicano “atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione” o “intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche”; i tapini potrebbero rischiare addirittura il carcere, mentre a quegli sconsiderati editori che decidano di pubblicarli toccherebbe una multa per un’irrisoria cifra che andrà da 64.500 a 464.700 euro.
Il disegno di legge-bavaglio sta quindi marciando a passo spedito verso la sua metamorfosi in legge vera e propria, nonostante la mole di opposizioni che arrivano da ogni direzione. Dagli editori (tranne significativamente Einaudi e Mondadori), che si schierano nettamente contro quella che tirando le somme, non potrebbe che diventare una forma di censura preventiva; all’Anpf, l’Associazione nazionale dei funzionari di polizia, il cui segretario Enzo Letizia dichiara che “il decreto Alfano produce effetti ben più devastanti del male che vuole prevenire.” . Infatti a causa della durata massima delle intercettazioni, ovvero 75 giorni, diventano “a rischio le indagini sulla criminalità predatoria, economica, e sui reati contro la pubblica amministrazione. Tale limite renderà quasi impossibile catturare pericolosi latitanti e difficilissime le indagini per omicidio.” Anche il governo americano aggrotta le sopracciglia di fronte all’indebolimento che questa legge causerà al lavoro dei magistrati; Lanny Breuer, vice-sottosegretario del Dipartimento Penale Usa con delega per la lotta alla criminalità organizzata, nel corso di un incontro con la stampa all’ambasciata americana a Roma prende posizione sulle intercettazioni, definite “strumento essenziale delle indagini”. Alla Fiera Internazionale del Libro da poco svoltasi a Torino numerosi sono stati i personaggi di rilievo nel panorama pubblico a schierarsi contro l’annichilimento che si vorrebbe imporre ai media italiani: dai giornalisti-scrittori Peter Gomez e Marco Travaglio, alla giornalista Barbara Spinelli, al Procuratore Generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato, all’avvocato Katia Malavenda, all’ex-presidente della Corte Costituzionale  Gustavo Zagrebelsky; personaggi provenienti da ambienti differenti, uniti nel nome della libertà e del buon senso. Addirittura Feltri, il direttore de “Il Giornale”, parla di legge liberticida! E poi Italia Dei Valori, Sinistra Ecologia e libertà, i Verdi, uniti venerdì 21 in un sit-in davanti alla Camera insieme alle associazioni Popolo Viola, Articolo 21, Valigia Blu, in protesta contro quello che Stefano Rodotà, ex-garante della privacy definisce “un cambiamento di regime”.
Facciamo un attimo il punto della situazione: cosa dice questo contestatissimo disegno di legge?
In breve, per quanto riguarda le indagini dei magistrati:
- le intercettazioni diventano possibili sono in presenza di gravi indizi (ed  è così anche ora) ma solo se assolutamente indispensabili alle indagini. Ciò significa che il Pm dovrà avere prove contro l’indagato prima di richiedere l’intercettazione; peccato che l’intercettazione era proprio il modo per avere quelle prove di colpevolezza irreperibili in altri modi. E tutto ciò anche nei confronti dei tabulati (documentazione che non viola certo la privacy)e delle microspie. I nostri Pm per fare un’indagine attraverso un’intercettazione dovranno avere prove pre-prova e dovranno essere sicuri che in quel luogo si stia commettendo un reato. E’ davvero un peccato che Nostradamus non sia vivo ai giorni nostri;
- l’intercettazione sarà possibile solo con l’autorizzazione del Tribunale collegiale, per cui non basterà più il pronunciamento del giudice per le indagini preliminari, ma occorrerà il parere di tre giudici riuniti. Quindi, basta il Gip per autorizzare un atto come l’arresto, ma ce ne vorranno ben tre per mettere un telefono sotto controllo, per sistemare una microspia o per richiedere un tabulato.  Inoltre ogni richiesta dovrà essere vagliata dal tribunale del distretto competente, per cui a prendere la decisione non saranno i magistrati dello stesso ufficio giudiziario, ma dovranno pronunciarsi quelli del capoluogo distrettuale. Una norma come questa determinerà un aumento di costi di proporzioni non trascurabili viste le carte che dovranno essere trasportate avanti e indietro da un tribunale all’altro. Una giustizia ed una nazione senza soldi dettano una legge che produrrà inevitabilmente ed ovviamente altri inutili e pesanti costi. Tutto torna in quest’Italia al contrario;
- per quanto riguarda le intercettazioni ai parlamentari, l’autorizzazione alle Camere va chiesta anche se il politico parla sull’utenza di terzi; quando si ascolta la voce di un parlamentare durante la conversazione di un indagato, ogni atto deve essere secretato e custodito in archivio e per proseguire nell’ascolto ci vuole l’ok delle Camere;
- diventa impossibile intercettare un sacerdote senza avvertire l’autorità ecclesiale. Sentivamo proprio il bisogno di difendere quella vita privata dei nostri preti che negli ultimi mesi si è dimostrata davvero irreprensibile.
Per quanto riguarda invece la stampa:
- è vietato dare notizie su qualsiasi atto anche non segreto fino alla fine dell’udienza preliminare. Dunque fino al rinvio a giudizio, cioè al processo, sarà impossibile per gli organi di informazione mettere il lettore al corrente delle inchieste giudiziarie fino alla loro conclusione. Non si potrà scrivere su casi giudiziari scottanti come quelli che coinvolgono politici e pubblici funzionari disonesti. Ad oggi noi non sapremmo nulla dei vari accadimenti che hanno visti coinvolti l’ormai ex-ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola, il direttore del dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei ministri Guido Bertolaso e l’imprenditore Diego Anemone, il coordinatore nazionale del Popolo Delle Libertà Denis Verdini e chi più ne ha più ne metta;
- niente riprese durante i processi senza il consenso di tutte le parti (vietate anche le immagini);
- sono vietate registrazioni e riprese senza l’autorizzazione preventiva dell’interessato (la cosiddetta “Norma D’Addario”); si rischia fino a 4 anni di carcere. Si farà eccezione nei casi in cui le registrazioni verranno fatte per la sicurezza dello Stato, o per dirimere una controversia giudiziaria o amministrativa.
- non è perseguibile il giornalista autore di registrazioni o riprese video all’insaputa dell’interessato. L’eccezione è finalizzata a garantire ai professionisti il diritto all’informazione sancito dall’articolo 21 della Costituzione. L’unica condizione posta, naturalmente, è che le riprese vengano utilizzate davvero a fini di cronaca.
Qualcosa ovviamente non torna. Metaforizziamo la situazione: una legge può essere paragonabile a quel tutore che viene inserito quando ci si rende conto che c’è una frattura da curare. In questo caso, giuridicamente, qual è questa frattura?
La privacy, è la risposta. La privacy che non è stata opportunamente rispettata da questi incoscienti giornalisti che si rifanno alla tradizione sensazionalistica di una penny press americana di oltre cent’anni fa.
Quindi tutto questo viene fatto per noi cittadini, perché dopotutto siamo in una democrazia in cui i nostri rappresentanti lavorano affinché i nostri diritti vengano rispettati.
Curioso, perché le ultime notizie pubblicate ricavate da intercettazioni non raccontavano della signora Rossi che svela all’amica Marietta il segreto della sua ricetta per la Tarte Tatin; erano invece storie sulla corruzione della nostra classe dirigente, quella stessa classe dirigente che oggi si batte per la nostra privacy. Quella stessa classe dirigente di cui fa parte Daniela Santanchè, sottosegretario per l’Attuazione del programma di governo, che nel corso della trasmissione Mattino Cinque ha dichiarato: “Che senso ha intercettare un mafioso mentre parla con la madre? E’ un abuso”.
E’ giusto che la privacy non venga violata, ma una legge come questa vuole semplicemente togliere ai magistrati uno strumento per scoprire le malefatte delle “bande della corruzione”. Per proteggere la privacy, si poteva restringere la possibilità di fare intercettazioni o imporre ai Pm regole più rigide nella gestione degli atti (verbali, registrazioni di telefonate, perizie, dati di sequestri), nella distinzione tra quelli necessari e quelli non necessari o riguardanti terze persone solo casualmente finite nell’inchiesta e solo allora punire con maggior rigore chi avesse violato, talpa o giornalista, l’archivio riservato.
Poche settimane fa Freedom House (l’associazione che ha come obiettivo la promozione della democrazia liberale nel mondo) ha significativamente pubblicato il suo rapporto annuale, che classifica l’Italia, per quanto riguarda il livello di libertà democratica, al settantaduesimo posto, insieme a Benin, Hong Kong e India. Alcuni dei paesi che ci precedono sono Tonga, la Slovenia, il Mali, l’Uruguay, la Lettonia, il Cile. Nell’Europa Occidentale l’Italia è al ventiquattresimo posto, seguita solo dalla Turchia.
Siamo evidentemente di fronte all’ennesima legge ad personam, ad un vero e proprio embargo sull’informazione; se dovesse passare (viste le incredibili multe che nessun giornalista o editore sarà in grado di sostenere) non sapremmo più nulla della vita pubblica, di quella Res Publica che ci appartiene di diritto.
Votare non è l’unico modo per esercitare la democrazia; è giusto che la popolazione italiana sappia chi ha messo a sua rappresentanza. Un politico è solo una persona a cui il popolo affida un determinato potere di modo che egli protegga gli interessi dei cittadini; per essere scelto deve possedere caratteristiche particolari, deve spiccare in mezzo agli altri per moralità e capacità, deve essere un esempio.
Visto che però non siamo nel mondo fatato di Utopia in cui tutto è come dovrebbe essere, dobbiamo poter controllare che chi abbiamo sistemato al governo faccia ciò per cui è stato scelto. Nel momento in cui egli invece di fare i nostri interessi fa i propri, la suddetta persona smette di rappresentarci. Nel momento in cui smette di rappresentarci non hai più il diritto di essere al governo e scaduto il suo mandato deve essere votato un politico migliore che lo sostituisca. Per poter agire in questo modo però, dobbiamo poter valutare l’opportunità politica di un parlamentare, dobbiamo poter selezionare i nostri rappresentanti sulle basi del rischio “corruzione e malaffare”. Dobbiamo sapere se coloro che dovrebbero fare gli interessi della popolazione italiana sono effettivamente in grado di farlo.
Se questa legge passerà tutto questo non sarà più possibile.
Tocqueville nel suo “Democrazia in America” (1835-1840) affermava che “in un paese in cui regni apertamente il dogma della sovranità del popolo, la censura non è solo un pericolo, ma anche una grande assurdità. […] Sovranità del popolo e libertà di stampa sono due cose interamente correlate.”
E’ giusto allora, caro Alexis, che ci venga tolta la seconda, visto che quella sovranità con cui va di pari passo l’abbiamo persa ormai da un pezzo.
Fred

Firma la petizione contro la legge
http://nobavaglio.adds.it/

La Trilogia dell’Impunità – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on aprile 29th, 2010

Era il 2003 quando il lodo Schifani entrò in vigore. Berlusconi si avvicinava alla sentenza del processo SME, e le aspettative dei suoi avvocati non erano delle più rosee. Ma tutti noi sappiamo quanto il Premier sia restio alle condanne, è una questione di allergia. Ecco allora il lodo Antistaminico, anziché Schifani, che prevedeva, tra le varie, la seguente disposizione: “Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale“. A qualcuno di voi tale norma suonerà alquanto familiare, poiché non più tardi di sette mesi fa, una sua famosa e stretta “parente” venne bocciata con tanto clamore dalla Corte Costituzionale.

Al lodo Schifani era toccata la medesima sorte, la Consulta lo dichiarò difatti incostituzionale per davvero moltissimi motivi, che un qualunque studente di Legge senza alcuna esperienza saprebbe cogliere istintivamente. Per citarne alcuni tra i più clamorosi: contrasto con gli articoli della Costituzione 3 (principio di uguaglianza sia formale che sostanziale), 24 (diritto di azione in giudizio), e 138 (modalità per la revisione costituzionale, unica via per modificare articoli costituzionali)

E’ proprio quest’ultimo punto inerente al contrasto con l’articolo 138 che reca le maggiori perplessità, poiché non lascia scampo a interpretazioni. Il Lodo Schifani poteva essere sviluppato solo con la succitata procedura di revisione costituzionale, e non, come invece accadde, attraverso la più semplice via ordinaria. Il motivo è da ricercarsi proprio nelle modalità della revisione costituzionale: essa richiede l’approvazione dei 2/3 di entrambe le Camere, e non una semplice maggioranza, poiché i contenuti della Costituzione stanno alla base dell’ordinamento giuridico-legale di uno Stato, e devono essere dunque frutto della più ampia condivisione possibile, e non del consenso della maggioranza di turno. Mi domando allora, come è possibile che la maggioranza di allora, nonostante vantasse tra le proprie fila un numero infinito di avvocati e giuristi, non sia accorta della palese incostituzionalità del lodo? La domanda ahimè è retorica, poiché la risposta è evidente: la legge fu votata con la consapevolezza della sua scarsa durata, ma anche della sua grande utilità. Sapevano infatti che la Consulta, non avrebbe avuto il tempo materiale di caducare il lodo entro la sentenza del processo SME, il quale difatti si risolse con l’assoluzione del Premier per amnistia intervenuta, per disposizione del lodo Antistaminico. Ad Personam.

Nel 2008, cinque anni dopo, al premier è tornata quella fastidiosa allergia che è l’imminente sentenza di condanna di un suo processo. Nella fattispecie il processo Mills, in cui l’effettiva corruzione dell’avvocato inglese, da parte di Fininvest nella persona di Berlusconi, è stata accertata (si pensi alla condanna dello stesso Mills, o al risarcimento di 700 milioni di euro imposto alla Mondadori a favori di De Benedetti, l’originario proprietario). Il vecchio antistaminico era scaduto, ne serviva uno nuovo.

Forte ancora una volta della maggioranza parlamentare, la banda Berlusconi, stavolta nel nome del Guardasigilli Angelino Alfano, ha partorito la nuova legge dell’impunità, in tutto e per tutto simile al lodo Schifani. L’unica differenza è che nel precedente lodo l’impunità era garantita anche al Presidente della Corte Costituzionale, nel nuovo questi è stato escluso. Processi dunque sospesi al Premier (oltre a quello Mills, anche quello Mediaset) fino all’ottobre 2009, un anno dopo, quando la Consulta bocciò inesorabilmente il lodo Alfano, con le medesime motivazioni addotte quattro anni prima. Una decisione tanto sacrosanta quanto clamorosa, a prestare attenzione ai media. I giudici della corte erano tutti comunisti, poco conta il fatto che la sera prima della votazione uno dei giudici comunisti è uscito a cena con Berlusconi e Alfano, poco contano gli articoli 3 e 138.

Ma la prescrizione è un valore fondamentale per i politici italiani, specialmente Sivlio, ecco allora legittimo impedimento approvato e processo breve in fase di approvazione.

Ed è finita qui?

No signori, il lodo Schifani o Alfano che dir si voglia, è la garanzia suprema della prescrizione processuale per le alte cariche dello stato che abbiano commesso qualche “marachella”.

Dunque è pronto il nuovo lodo Antistaminico, la nuova legge dell’impunità, chiamato lodo Alfano bis, ancora una volta uguale nei contenuti ai precedenti, ma finalmente diverso nell’elaborazione.

È un disegno di legge costituzionale, e non di legge ordinaria, come avvenuto con gli altri due. Finalmente la schiera di giuristi del Pdl è andato a leggersi l’articolo 138 della Costituzione, verrebbe da dire. Peccato che ancora una volta abbiano saltato un articoletto di scarsa importanza come il 3, appartenente a quel gruppo di 12 articoli immodificabili (non si possono modificare né con revisione costituzionale, né con norma europea, né con trattati internazionali) che predono il nome di Principi fondamentali.

La discussione e la votazione di un disegno di legge costituzionale, inoltre, occuperò molto tempo per gli addetti ai lavori, dalle Commissioni Parlamentari alle Camere, con l’effetto di congelare ulteriormente le riforme per l’Italia, a favore di riforme per Berlusconi.

Berlusconi potrà anche scampare dalla condanna in tribunale, ma nessuna legge, nessun lodo, lo salverà dalla condanna della Storia. L’unica magra consolazione che ci resta.

WOOOLFTAIL