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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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PROIEZIONI AGGIORNATE: Due commenti sull’andamento delle elezioni comunali

Posted By fred on maggio 16th, 2011

Finalmente Milano si sta svegliando.
Cari milanesi, le prossime due settimane saranno la vetrina di Silvio e delle sue olgettine, da La Russa all’ultimo leghista. Saranno sempre lì, per cercare di ribaltare un risultato che fa malissimo al governo.
La macchina del fango si attiverà intorno a Pisapia, e milano sarà un gigantesco spot elettorale.
A Torino la partita non è mai stata aperta. FASSINO sx 56,9  – COPPOLA dx 27
A Bologna il centro sinistra tiene sebbene l’exploit dei grillini. MEROLA sx 51,8 – BERNARDINI 29,3
A Napoli sembrava che la destra dovesse spopolare, dopo 18 anni di mala-amministrazione del centro sinistra, ma in ottica ballottaggio sembrano destinati a perdere anche nella piazza partenopea.  MORCONE pd 20 – DE MAGISTRIS idv 25 – LETTIERI dx 40,1

Giuliano Pisapia

Conclusioni? La maggioranza è alla frutta (a Milano il pornonano era capolista), e gli elettori del Pd vogliono candidati di sinistra.
Pisapia docet.

Cliccate sul link seguente per seguire gli aggiornamenti delle proiezioni, comune per comune (ci sono anche i comuni più piccoli, basta cliccare sulla regione d’appartenenza)

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/elezioni/comunali/

CRISI DI GOVERNO: la Presidenza di Berlusconi ha un mese di vita

Posted By fred on novembre 12th, 2010

Fli ritira lunedì i suoi innumerevoli ministri dal governo (uno!); dopo l’approvazione degli emendamenti alla manovra, che hanno priorità e quindi occuperanno le camere per le prossime due settimane, opposizioni e finiani presenteranno mozione di sfiducia al capo del governo se questi non si sarà prima dimesso.

Massimo un mese, dunque, e il Presidente della Repubblica stabilirà se tornare a nuove elezioni o instaurare un governo di transizione (nella medesima composizione parlamentare attuale) che si occupi delle vere problematiche del paese (tanto per dirne due, la disoccupazione giovanile e il profondo rosso che si registra nei conti pubblici) nei prossimi tre anni.

Questa seconda ipotesi appare la più plausibile ed auspicabile in quanto si è andati alle urne per eleggere il Parlamento già due volte negli ultimi quattro anni, e l’attuale situazione di grave crisi dell’economia e delle istituzioni dello stato necessita non già del gretto populismo di una nuova, ennesima, campagna elettorale, bensì di azioni mirate, urgenti e concrete.

Questo è il mirabolante specchio dell’attuale situazione politica italiana.

L’unica nota positiva in tutto ciò, è che finalmente Berlusconi, privo di cariche politiche e annesse scappatoie, finirà miracolosamente in giudizio, un giudizio più atteso di quello universale.

L’Italia onesta potrà allora sperare di vedere in rovina l’uomo che l’ha rovinata.

Francesco Woolftail Dal Moro

Festa PD; Caselli, Dalla Chiesa, Rossomandi e Mattiello: mafia e costituzione – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 7th, 2010

La nostra telecamera, e il nostro vivo interesse, ha seguito ieri gli interventi di Gian Carlo Caselli, Davide Mattiello, Nando Dalla Chiesa, e dell’onorevole Anna Rossomando.

Prima di dedicarci ai filmati e ai commenti, conosciamo meglio questi personaggi.

Caselli, tra i vari incarichi, è stato membro del Csm, Presidente della Corte d’Assise di Torino, Procuratore della

Il Procuratore capo Gian Carlo Caselli

Repubblica e attualmente Procuratore Capo della Repubblica.

Durante gli anni ‘80, in qualità di GIP (Giudice Istruttore Penale o, che dir si voglia, Giudice per le Indagini Preliminari), si schierò in prima linea nella lotta al terrorismo brigatista.

Nel 1993, dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, si fece trasferire presso la procura di Palermo, per combattere la Mafia, con la sua faccia e con la sua vita; pochi altri altri avrebbero fatto altrettanto in quel momento. Lui non si tirò indietro, e fece arrestare individui del calibro di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca.

Nando Dalla Chiesa è un Senatore della Repubblica italiana, eletto tra le fila del Partito Democratico, e figlio del celebre generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, amico e compagno di battaglia di Caselli, letale per le Brigate Rosse, ammazzato dai sicari corleonesi durante il suo soggiorno di lavoro in quel di Palermo. È infine presidente onoriario di Libera, l’associazione di Don Ciotti.

E proprio parlando di libera passiamo a Davide Mattiello, figura di spicco dell’associazione, vero punto di incontro tra le Istituzioni e i ragazzi iscritti. Pensate che è la quarta volta che mi capita di incontrarlo; la prima volta fu anni fa a Novara ai tempi del Liceo, quando venne a raccontarci di Libera e delle sue iniative; successivamente lo incontrari a Bari, durante una manifestazione contro tutte le mafie, organiazzata proprio da Libera con lui in prima fila; e infine due volte a Torino, entrambe con tutta piazza Piazza Castello ipnotizzata dalla sua caparbietà.

L’onorevole Anna Rossomando è stata eletta in Parlamento con il Partito Democratico, ed è attualmente membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati; anche da lei, dunque, passano tutte le brillanti iniziative di Ghedini (non la invidiamo), il viscido Sir Bis di Re Silvio, prima di approdare alla Camera.

Completato il necessario quadro introduttivo sui personaggi, possiamo dedicarci alle loro parole.

Come nel caso del “reportage” sull’intervento di Santoro, i video sono caricati su youtube in quando altervista, l’host che ci ospita, non è in grado di fare l’upload di file così pesanti.

Nei minuti iniziali è assente Nando Dalla Chiesa, rimasto bloccato alla stazione di Porta Nuova.

La prima, doverosa, domanda reca il pensiero al sindaco di Acciaroli, Vassallo, ammazzato dalla Camorra; rispondono prima Caselli, poi Mattiello, dunque l’onorevole Rossomando.

Il tema dalla Mafia, e delle sue radici affondate nella società, da quindi il via al dibattito.

http://www.youtube.com/watch?v=O8OfcQ9DmOQ

Nella seconda ripresa il protagonista assoluto è Caselli. L’intervistatore paragona i fallimenti delle lotte alla collusione tra Mafia e politica con un calciatore, che sul dischetto per calciare il rigore decisivo, viene richiamato negli spogliatoi lasciando lì, inerte, il pallone. Il Procuratore racconta quanto già nei primi anni ‘90 la magistratura inquirente, di cui faceva parte, fu bloccata proprio nel momento clou delle indagini, proprio mentre si stava per scalare l’ultimo gradino, quello più in alto. E gli ostacoli arrivarono direttamente (anche) dal Parlamento, come potete apprendere dal suo resoconto. Quegli stessi ostacoli tuttora d’ingombro, come l’etichette di Toghe Rosse e Magistrati comunisti (a dir cìò è sempre l’autorevole e incontestabile Caselli, non io né nessun altro Pinco Pallino “antiberlusconiano” per natura) per chiunque indaghi suii bramosi di impunità.

http://www.youtube.com/watch?v=XP-D7QdJS6M

Nando Dalla Chiesa

Qui fa la sua comparsa Nando Dalla Chiesa, che esprime i valori della Costituzione secondo il suo punto di vista, ben rappresentati dalle figure di personaggi, come il giudice Tonino Caponnetto (RIP), o lo stesso Caselli, ultimi eroi di un mondo popolato da mostri.

http://www.youtube.com/watch?v=_prI2mWreT0

Questo quarto, ed ultimo, spezzone si apre con una domanda, non ripresa, riguardante le contestazioni a Schifani durante il suo intervento per la festa Democratica due giorni prima; non vi anticipo l’azzeccatissima risposta di Dalla Chiesa. Si prosegue con Caselli che denunzia la pesantezza delle procedure processuali in Italia, e con l’onorevole Rossomandi che spiega le proposte dei Democratici, alternative a processo breve e riforma della giustizia in cantiere presso la maggioranza, volte proprio a un alleggerimento dei processi, specialmente penali.

In chiusura il procuratore capo omaggia l’associazione di Mattiello, Libera, e i giovani che vi aderiscono, e cita Calamandrei: “la libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che auguro a voi giovani di non sentire mai”.

http://www.youtube.com/watch?v=NcY64zI5OCc

Francesco Woolftail Dal Moro

Vedi anche l’intervento di Michele Santoro

Festa PD; Santoro scatenato su informazione, conflitto di interessi, istruzione e lavoro – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 3rd, 2010

La Fionda sta seguendo in questi giorni, con videocamera al seguito, alcuni dei più interessanti eventi organizzati dal Pd per la sua festa nazionale a Torino.

Abbiamo cominciato con la lezione sull’informazione tenuta ieri sera da Michele Santoro in piazza Castello, che riporteremo con commenti e, ebbene sì, anche con le riprese che abbiamo realizzato; seugiranno registrazioni e resoconti anche dei dibattiti tra Piero Fassino e Renato Schifani, tra Nichi Vendola e Rosy Bindi, e per gli appasionati di diritto come il sottoscritto riporteremo anche gli interventi di Gian Carlo Caselli, la cui carriera si presenta da sola,  Nando Dalla Chiesa, figlio del celebre generale che inginocchiò le Br e perse la vita per mano dei Corleonesi, e Gustavo Zagrebelsky, giudice della Corte Costituzionale dal 1995 al 2004, e della medesima Presidente durante l’ultimo anno di mandato.

E questa non sarà l’unica novità che vi proporremo per il rilancio del blog: un diario dal Rwanda è in arrivo sulle vostre pagine virtuali, ma di questo ve ne parlerà, prossimamente, il mio amico e socio Tommaso, appena tornato da un mese di volontariato nel continente nero.

Cominciamo dunque la nuova stagione con il frizzante, e non certo lievemente, intervento di Santoro.

Argomento principale della lezione, s’è detto, l’informazione, con un occhio a 360 grandi puntato anche sugli ambiti di lavoro, istruzione storia politica e della televisione, e lo sguardo mai distante da quelli che dovrebbero essere gli obbiettivi, o da un altro punto di vista le limitazioni, previsti dalla nostra carta costituzionale.

Ripercorriamo allora passo dopo passo i punti salienti dell’oretta abbondante passata in compagnia del professor Santoro, che ieri è letteralmente salito in cattedra. I VIDEO SONO CARICATI SU YOUTUBE, NEL NOSTRO CANALE APPOSITAMENTE CREATO, IN QUANTO ALTERVISTA NON E’ IN GRADO DI FARE L’UPLOAD DI FILE COSI’ PESANTI.

In questa prima ripresa (buono l’audio, un po’ meno la qualità; qualità nettamente migliorata nei tre video successivi), Santoro incomincia a parlare di Dell’Utri e finisce con Annozero, seguendo un filo logico ben preciso: l’informazione distorta a causa del conflitto di interessi.  http://www.youtube.com/watch?v=fHZnx3xTBU4

Nella seconda si scatena, in quanto i fatti raccontati lo toccano da vicino; narra delle sue battaglie giudiziarie per mantenere un programma che fattura il doppio degli altri del suo network, ma anche di epurazioni illustri dalla Rai quale quella di Beppe Grillo, e paragona il governo all’invasore che entra nel “salotto”  degli italiani. http://www.youtube.com/watch?v=zL693gOfIV8

In questa terza parte si da alle metafore, e paragona la marmellata culturale della politica e della televisione italiana al McDonald, il “ristorante” con prodotti malsani e tutti uguali standardizzati. http://www.youtube.com/watch?v=AzPo5ZE2Iyg

E’ la quarta ripresa, nonchè l’ultima conclusiva,  quella in cui il buon Santoro spazia di più: concorrenza sleale tra pubblico e privato, sfruttamento del lavoro, mediocrità di politica e televisione, e accenna persino alla cementificazione delle coste sarde. http://www.youtube.com/watch?v=uQdtZmuhLg8

Si conclude con queste ultime parole di incoraggiamento e supporto il nostro primo resconto della Festa Democratica; sperando sia stato di vostro gradimento, vi invito tutti a seguirci in attesa dei prossimi!

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; Hitler, il primo cancelliere multietnico della storia!!

Posted By fred on agosto 26th, 2010

Non è una battuta, e nemmeno una provocazione, ma l’esito delle ultime analisi biologiche effettuate dai belgi Jean-Paul Mulders, storico e Marc Vermeeren, giornalista.

I due, come riferito dal Daily Telegraph, hanno analizzato campioni salivari di ben 39 discendenti del Fuhrerprinzip, riscontrando in tutti il cromosoma Eib1b1, mancante negli occidentali, nella “razza ariana”, e tipico delle popolazioni maghrebine.

Durante lo scorso decennio, inoltre, era già emerso, che il leader nazista fosse nato da padre ebreo.

Insomma, era potenzialmente il bersaglio ideale delle sue leggi razziali.

Lo stesso Mulders ha così commentato le sue scoperte: “Si può dire chiaramente che Hitler era legato alle stesse persone che tanto disprezzava”.

Francesco Woolftail Dal Moro

Inter, Roma, Milan e Juve: la solita storia. E un occhio agli ultimi botti del mercato

Posted By fred on agosto 23rd, 2010

Il week end calcistico appena concluso, a una settimana dal calcio di inizio delle Serie A 2010/2011, non è stato portatore di novità.

La Supercoppa Italiana prima, e il trofeo Berlusconi poi, hanno riconsegnato ai propri tifosi scenari già visti e già vissuti.

Sabato sera Inter e Roma si sono contese a San Siro il primo “titulo” ufficiale della stagione; formazioni invariate rispetto all’anno precedente, l’Inter indossa l’abito delle grandi occasioni, quello della finale di Madrid per intendersi, mentre mister Ranieri ripropone la grintosa lupa dai 24 risultati utili consecutivi, con il francese Mexes al posto di Burdisso, seduto sulla panchina “sbagliata”.

Roma subito in palla, le gambe girano e le idee non mancano; i piedi di Totti di ispirano, ma quelli di Menez e Vucinic non concretizzano. L’Inter, dalla sua, aspetta e cerca la ripartenza, ma la difesa neroazzurra sembra lontana parente dell’epica muraglia vista contro il Chelsea o al Camp Nou, e la Roma colpisce con la puntina di Riise, servito centralmente con un filtrante dal Pupone.

L’Inter ovviamente non ci sta, e il carattere mourinhano della Banda Benitez prende il sopravvento sulla fiacchezza agostina; ma solo un marchiano errore difensivo di Vucinic, che forse faceva meglio a restare davanti come suggerito dal suo allenatore, porta all’uno a uno firmato Pandev.

Il macedone era rimasto in ombra, ma la sua rapacità sullo svarione di Vucinic e la dormita di Juan ha fatto dimenticare tutto.

Primo tempo in parità, più Roma che Inter; Cassetti comincia la stagione meglio della precedente, Maicon alla stessa maniera.

È durante il secondo tempo che l’Inter da i primi assaggi di vero calcio. Difesa alta, possesso palla con scambi rapidi, e la difesa della Roma, forse ancora shoccata dal clamoroso goal regalato, non regge l’urto. Milito è fuori forma, ma i colpi non gli mancano, e si rende pericoloso in più di un’occasione, sbagliando sempre l’ultima giocata. In compenso, el Principe, non ha dimenticato gli ingranaggi dell’attacco interista, e se il compagno di reparto di chiama Eto’o, allora il man of the match della finale di champions può permettersi un ritardo di forma.

Il leone del Cameroon aveva già tirato fuori gli artigli nel primo tempo, proponendosi spesso ai compagni, cercando tiro e inserimenti; ma è proprio durante la seconda frazione che Samuel Eto’o diventa devastante. Non perde l’abitudine di coprire e tornare a dar manforte, spesso lo si vede recuperar palla, saltare uno o due giocatori con grande classe, e rilanciare la squadra in contropiede. Là davanti è tenace e rapace, fraseggia agevolmente con i compagni e si smarca con disinvoltura. Non a caso arriva la doppietta, con un goal con inserimento da vero goleador in anticipo su difensore e portiere, e un gol voluto e cercato, con palla rubata in attacco a Taddei, uno due con Sneijder, e siluro di collo che buca nuovamente Lobont.

La Roma, durante la partita, prova a rispondere prima con un quintale di Adriano, poi col giovane Okaka, di rientro dall’avventura al Fulham; prestazione scialba per entrambi, sopratutto per l’ex Imperatore di Milano, in grave ritardo di forma.

Ottima invece la partita del candidato al Pallone d’oro Wesley Sneijder, i suoi pallonetti filtranti dalla trequarti al binario per l’espresso chiamato Maicon sono stati il leit-motiv delle giocate interiste.

Il secondo tempo, dopo una storica parata di Julio Cesar su tiro deviato, finisce allo stesso modo della finale di Coppa Italia, con la Roma nervosa e l’Inter spazzatutto, che non lascia nemmeno le briciole agli avversari.

Le parole di Montali (ds Roma) a fine gara, centrano appieno il vero gap tra le due squadre: la mentalità; l’Inter, anche in svantaggio, gioca fino alla fine con la consapevolezza di poter vincere e senza la paura di andare sotto in maniera più pesante, la Roma, invece, fatica a gestire il vantaggio, e una volta perso questo vantaggio, subisce il colpo e fatica a reagire.

A Roma ritengono che l’innesto di Burdisso completerà la rosa, mentre a Milano cercano Kuyt per sostituire Balotelli. Quest’ultima un’operazione quantomeno discutibile; Kuyt, se arriverà, otterrà un contratto più alto di quello di Mad Mario, ha 11 anni in più, e sicuramente non ha le doti di Balotelli. Conosce l’abnegazione e lo spirito di sacrificio, virtù ignare al talento bresciano, ma non riporterà quel tocco di genio e follia che gli interisti avevano potuto apprezzare con il suo predecessore. Errore grossolano sarebbe invece cedere alle sirene del Real Madrid per Maicon, che continua a rivelarsi indispensabile per il gioco offensivo dell’Inter; il brasiliano, ha l’età di Eto’o, scusate il gioco di parole, e guadagna la metà, e statene certi, durerà su questi livelli almeno altri cinque anni, grazie alla esemplarità del suo professionismo e alle sue mirabili doti atletiche e muscolari.

Se la partita del sabato, dicevamo, non ha portato grandi novità alla ribalta, quella della Domenica ne ha mostrate ancora di meno.

Juve e Milan, per la ventesima edizione del trofeo Luigi Berlusconi, hanno addormentato la platea con un match statico e soporifero.

I rossoneri, esattamente come nella scorsa stagione, pungono soltanto con Ronaldinho, la Juventus non punge affatto. Dinho è il solito Dinho, e su 90 minuti ne gioca al massimo 35, ma quei 35 sono una vera delizia. Dribbling e cross le sue armi; si fa vedere, riceve, scarta e serve al bacio. Solo un Borriello appesantito dai bagordi estivi ed un Odumadi che non ha azzeccato un controllo (Mister Allegri farebbe meglio a insegnargli lo stop di piede prima di lanciarlo il prima squadra), hanno negato al brasiliano la soddisfazione dell’assist vincente.

Il fantasista bianconero, invece, ha la sua età, per lo meno nel fisico. I piedi di Del Piero, invece, saranno fatati anche tra 30 anni, e anche ieri lo ha dimostrato, con una punizione insidiosa laterale e un assist al bacio per la torsione di Trezeguet. Ma ciò evidentemente non basta alla Juventus, e il povero Trezeguet si ritrova isolato. Con l’ingresso, nel finale, di Diego, il dinamismo e la fantasia dell’attacco bianconero ne guadagnano qualcosina.

Finisce con il più scontato dei risultati, 0 a 0, e poi calci di rigore, vinti dalla Juve grazie a penalty calciato in “stile oratorio” da Thiago Silva.

In ogni caso più positiva, se positiva si può dire, la prestazione del Milan, leggermente più pimpante e condizionato dal grave ritardo di condizione dei vari Pirlo e Seedorf. Il primo vivacchia tutta la partita, fino al cambio, con l’eccezione di un paio di pennellate per il solito Odumadi dai piedi di legno, il secondo è pregevole da fermo, con un tiro al volo di alta scuola, ma nei 10 metri è davvero penoso, con un passo affannato e appesantito: e la pantera divenne bradipo…

Il solito Milan, insomma; l’eventuale acquisto di Ibraihmovic porterà sicuramente più fantasia e concretezza là davanti, e darà alla squadra un riferimento per il gioco alternativo a Ronaldinho.

Se il Milan, al momento, piange, la Juve di certo non ride, anzi dovrebbe piangere ancora di più.

I bianconeri si allenano da inizio luglio, causa preliminare di Europa League; eppure non hanno affatto mostrato una condizione di forma migliore degli avversari. Le idee deficitano gravemente, e il modulo fin qui utilizzato da Del Neri, mia personalissima considerazione, è oramai un modulo troppo statico per un top team. 4-4-2 dalla massima linearità orizzontale, con due interditori e due ali a supporto di punta e seconda punta, soprattutto se le ali schierate sono mediocri giocatori prelevati da squadre di bassa classifica. Non è un caso che la Juve faticasse a macinare gioco in verticale, ma si limitasse a passaggini orizzontali, il compitino, senza mai riuscire a portare su il baricentro della squadra e anzi regalando spesso palla agli avversari in zone pericolose. Chissà che Del Neri non abbia ancora capito che ora non allena più l’Atalanta o la Sampdoria…

In questo contesto, non può che giovare l’ottimo affare, sia per le modalità che per il giocatore, che porterà Aquilani sotto la Mole; il centrocampista offensivo ex Liverpool e Roma porterà senz’altro fantasia e nuovi spunti nel modesto centrocampo juventino; i 15 milioni per Krasic, invece, saranno tutti da valutare in questa stagione, poiché mezza stagione positiva in Russia non fa del biondino, che come dice Moggi “di Nedved ha solo i capelli”, un campione utile per il salto di qualità e colmare l’arcinoto gap con l’Inter. Manca invece l’attaccante da 20 goal, o quella punta versatile capace di far giocare la squadra con più moduli. Se Del Neri non troverà alternative a questo modulo, infatti, non prevedo un piazzamento migliore del quarto posto per la squadra più titolata d’Italia.

Insomma, per tutte e quattro le nostre big, la solita storia già sentita.

Woolftail

BERLUSCONEIDE, falsa testimonianza sulla P2, capitolo V

Posted By fred on agosto 20th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle Amnistie, capitolo V

La nostra Berlusconeide torna indietro di qualche anno, e ci conduce al 1987, anno in cui Silvio Berlusconi, l’imprenditore dai mezzi illimitati, querelò alcuni giornalisti della rivista Epoca, ironia del destino, il gioiellino di casa Mondadori, non ancora nelle sue grinfie.

Le penne del periodico ispirato alla celebre rivista yankee “Life”, assaggiarono le aule dei tribunali per aver scritto che Berlusconi aderì alla P2 nel 1978, corrispondendo anche una quota d’iscrizione.

Ma Berlusconi aveva sempre inquadrato la sua appartenenza alla P2 sotto una luce ilare e scherzosa, riprendendo la vicenda come quasi dettata dal caso e dall’inconsapevolezza della reale essenza dei fatti; non potè dunque accettare che questa nuova versione fosse pubblicamente accettata e creduta, in caso contrario l’etichetta di massone gli avrebbe marchiato a fuoco la fama, la carriera e soprattutto i suoi lungimiranti piani.

Orbene, nel 1988 dichiarò presso il Tribunale di Verona, sotto giuramento: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo … Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta”.

Ma i fatti dimostrarono il contrario, e i giornalisti, tutti assolti, passarono alla controffensiva e querelarono il querelante per falsa testimonianza.

La pretura di Verona, il 22 Luglio 1989 -curiosamente giorno in cui Andreotti subentra a De Mita nella Presidenza del Consiglio- dichiarò nell’istruttoria che il fatto non costitutiva reato.

Sentenza bizzarra, quantomeno ex art. 372 del codice penale, che recita: “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità Giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Ma i giornalisti non mollarono la presa, e presentarono ricorso presso la Corte d’Appello di Venezia.

I colpi di scena, tuttavia, sono da aspettarsi sempre durante i processi a carico di Berlusconi, ed ecco che la maggioranza del pentapartito, guidata da Giulio Andreotti, varò un’amnistia “in corsa” che estinse non già il reato, ma soltanto la pena, per falsa testimonianza.

L’imputato commentò così la piacevole sorpresa: “Spero che la prossima amnistia, che si annuncia non rinunciabile, non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento”

L’anno successivo, la Corte d’Appello di Venezia, gli negò il piacere desiderato e dichiarò lui colpevole del reato, e il reato estinto per intervenuta amnistia. Riportiamo alcuni passi della sentenza definitiva: “ … Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso … Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”

Analogamente alla vicenda dei terreni di Macherio -IV capitolo della Berlusconeide- solo grazie a condoni e amnistie il futuro satrapo ha conservato la fedina penale vergine come Noemi Letizia lo scorso anno: solo a parole.

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; Formigoni privatizza totalmente l’acqua in Lombardia

Posted By fred on agosto 4th, 2010

Una clamorosa indiscrezione trapela dal blog di Beppe Grillo.

Il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, farà deliberare domani 5 Agosto, con i cittadini al mare, la totale privatizzazione dell’acqua pubblica.

Il tutto nonostante il milione e quattrocentomila firme raccolte per il prossimo referendum contro questa scellerata privatizzazione.

Il tutto nonostante l’Onu, il 28 Luglio c.a., abbia dichiarato  l’acqua un diritto umano.

Il tutto nonostante Formigoni sia illegittimamente il governatore della Regione Lombardia.

Illegittimamente in quanto sostenuto da liste sospette, graziate dal Tar lombardo a seguito delle pressioni e delle influenze della loggetta di governo, nello specifico attraverso la persona di Arcangelo Martino, recentemente arrestato; ma anche perchè una legge dello stato, la 165/2004, art. 2, vieta l’immediata rieleggibilità di chi abbia appena concluso due mandati consecutivi, e Formigoni è già al quarto.

Sebbene questa combriccola sia ormai giunta ai titoli di coda, continua a calpestare le Istituzioni, ad agire in barba alle regole, e a vìolare i diritti dei cittadini.

Ecco il link originale del blog di Beppe Grillo

Francesco Woolftail Dal Moro

C’eravamo tanto amati…

Posted By fred on agosto 3rd, 2010

Tutto ebbe inizio nel lontano autunno del 1993.

Il segretario del MSI, Gianfranco Fini, sfidava Rutelli per le comunali di Roma, in un clima di transizione politica nazionale; fu allora che Silvio Berlusconi, non ancora “sceso in campo” ma già predestinato destinatario del nuovo scenario politico italiano, lanciò il primo messaggio di intesa al suo futuro alleato principale.

“Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini” Silvio dixit.

Fini, in quell’occasione, condusse il suo Movimento Sociale fino al ballottaggio, un risultato storico a Roma, dove fino ad allora il partito delle nostalgie era rimasto ai margini delle dinamiche amministrative.

Il tanto chiacchierato imprenditore milanese, rimase folgorato dal polso e dalla dialettica del segretario dell Msi, capace di mantenere il rigore nel partito e di raccogliere consensi tra la gente; fondata Forza Italia, tralasciando come, si presentò immediatamente alle elezioni del 1994, le prime dopo il governo tecnico guidato da Ciampi che condusse la Repubblica nella seconda fase della sua storia.

E l’amore sbocciò. Berlusconi e Fini, Forza Italia e il Movimento Sociale Italiano, alleati per nuove frontiere politche.

Ma non erano i soli: un terzo incomodo s’accomodò nelle stanze della Casa delle Libertà, quel terzo incomodo che, 17 anni dopo, sarà causa di separazione e divorzio.

Parliamo ovviamente della folkloristica e secessionista Lega Nord di Umberto Bossi.

Marito, moglie, ed amante vinsero le elezioni, e nell’impasto del governo il partito “portatore sano” di ideologie proibite costituzionalmente ottenne poltrone ministeriali, quattro più la vice-Presidenza del Consiglio, per la prima volta nella storia; la prima volta nella storia Repubblicana, per lo meno.

Ma il secessionismo leghista e il nazionalismo del MSI non sarebbero potute convivere a lungo: la moglie e l’amante non potevano condividere più lo stesso letto, non certo con il primo Berlusconi, ancora non in grado di unire il nero con il bianco per formare un unico grigio politico, marito incapace di soddisfare entrambe le donne.

Il governo cadde, dopo appena sei mesi dal suo insediamento, e Bossi, Fini e Berlusconi dovettero far posto all’ennesimo governo tecnico, guidato da Dini.

Il Senatùr definì “mafioso” l’uno, e “fascista” l’altro. Si chiamò ufficialmente fuori dai loro loschi giochi di potere, e annunciò di non volerci avere niente a che fare “mai più” (ipse dixit).

Berlusconi, in tutta risposta, disse che sarebbe stato un “coglione” (ipse dixit) se in futuro avesse riallacciato i rapporti con i leghisti.

Invece, il Gianfranco, oramai, nazionale sentì l’esigenza di lavare via dal suo partito l’oscura macchia del fascismo, e nel celebre Congresso di Fiuggi, avvenuto nel Gennaio 1995, prese ufficialmente le distanze dalle ideologie che già una volta avevano annientato l’Italia.

Il Movimento Sociale Italiano fu rinominato Alleanza Nazionale, e camerati di partito quali Ignazio Benito Maria La Russa e Giovanni Alemanno furono ridipinti come semplici politici di destra.

Altri camerati, scontenti per la svolta verso le Istituzioni, si distaccarono da Fini e fondarono il MS Fiamma Tricolore.

Le carriere parlamentari di Fini e Berlusconi erano ben avviate e nel 1996, anno di nuove elezioni, la rinnovata alleanza tra i due, il rinnovato sposalizio, era cosa oramai scontata.

Nella Casa delle Libertà vi entrò questa volta Pier Ferdinando Casini, la nuova amante alla ricerca delle grazie del Sultano, con il partito Cristiani Democratici Uniti del “filosofo” (le virgolette sono d’obbligo) Rocco Buttiglione.

Marito, moglie, e nuova amante furono stavolta sconfitti dal Centro Sinistra, e si ritrovarono relegati all’opposizione per cinque anni.

La convivenza fu molto più pacifica rispetto alla precedente -del resto l’unione contro i “comunisti” pare far la forza- e nel 2001 il trio si ripresentò compatto per le prime elezioni del nuovo millennio.

Ma ecco il colpo di scena: il marito, eterno insoddisfatto, non s’accontentava di moglie e amante, no, lui volle riprendersi con sé anche la ex.

Oltre a essersi dato del coglione da solo, Berlusconi richiamò dunque nella grande Casa delle Libertà e dell’Amore i leghisti, i quali si accomodarono sul divano con tanto di piedi sul tavolino ancor prima di sentirsi dire “Benvenuti”.

Il Bigotto, il Secessionista, il Mafioso e il Fascista; non è il titolo di un Western, ma la composizione della XIV legislatura della Repubblica Italiana.

Il quartetto vinse le elezioni e si ritrovò al governo con una larga maggioranza.

Fini ottenne la Vice Presidenza del consiglio -la moglie che fa le veci del marito- e la legislatura scorse serenamente; i conti pubblici italiani venivano devastati, l’Unione Europea mandava continui moniti e minacce di espulsione a pena di una mancata inversione di rotta, Berlusconi violentava le Istituzioni ingombrando il Parlamento di leggi ad personam volte a depenalizzare i suoi reati, vedi falso in bilancio, o a garantire l’impunità per reati che non poteva depenalizzare, vedi lodo Schifani, o a legittimare una volta per tutte il suo conflitto di interessi, vedi leggi Gasparri -e la lista si fa lunga-, proibizionismo e repressione dilagavano, il tutto con l’impassibile benestare, se non con la partecipazione diretta, del Vice Presidente del Consiglio.

Fini e Bossi, storicamente acerrimi nemici e rivali per le grazie del caudillo, trovarono anche diversi punti di incontro, tra cui la famigerata legge 189 del 30 Luglio 2002, al secolo la legge “Bossi-Fini” che, tra le varie, prevede l’espulsione immediata degli immigrati rimasti senza regolare lavoro da sei mesi, in quanto non portatori, sebbene momentaneamente, di entrate fiscali per l’erario pubblico.

Un feroce governo senza opposizioni interne: tutti i remanti sincronizzati verso lo stesso orizzonte; marito, moglie e amanti uniti nell’orgia di potere.

Alla resa dei conti, nel 2006, anno di scadenza della legislatura, gli assi politici della destra erano ancora stabili, ma le nefandezze compiute dal quartetto di governo portarono al crollo della fiducia negli elettori.

I sondaggi li davano per spacciati, le incalzanti elezioni sembravano una formalità; ma il colpo di coda di Caimano non si è fatto attendere. Alla vigilia del Natale 2005, pochi mesi prima della tornata elettorale, Berlusconi si appropria indebitamente di un’intercettazione secretata (è il più grande abuso fatto di un’intercettazione, proprio quel genere di abusi che il ddl voleva impedire) che vede protagonista un Fassino entusiasta per essere riuscito a mettere le mani nelle Banca del Lavoro.

Il Giornale, l’organo di regime per antonomasia, pubblicò agli inizi di Gennaio l’intercettazione, e i Ds persero tutta la fiducia accumulata nei 5 anni di non governo.

Così, la Casa delle Libertà al gran completo, sfiorò la rimonta, e perse di pochissimi punti percentuali che sancirono l’insediamento del governo Prodi.

Fini e Silvio si ritrovarono così di nuovo all’opposizione, sulle poltrone più scomode del Parlamento, sempre accompagnati dai Centristi e dai Leghisti.

Ed è proprio in quei due anni di opposizione che emersero le prime frizioni tra i “coniugi”; Fini dissentì dai suoi alleati su temi delicati quali la fecondazione assistita e le coppie di fatto, mostrando più segnali di apertura in netta controtendenza rispetto alle direttive cattolico-conservatrici della Casa e del suo stesso partito.

Nel frattempo, Casini iniziava ad organizzarsi in proprio, distanziandosi gradualmente dalla coalizione.

Con la caduta dell’ingovernabile maggioranza prodiana, si iniziarono a preparare nuove elezioni, e l’astuto Fini, rimangiandosi le sue prime timide prese di posizione manifestate negli anni di opposizione, approfittò del congedo di Casini e fuse il suo partito con Forza Italia, fondando l’ormai arcinoto Popolo delle Libertà: la moglie credeva di incastrare così il marito con la comunione dei beni.

Alle elezioni del 2008 la coalizione era composta da Pdl e Lega Nord, e l’elettorato li premiò abbondantemente.

Fini era convinto di aver finalmente conquistato un potere di governo superiore a quello dei semplici alleati, e, ottenuta la Presidenza della Camera, si è reso conto di aver fatto male i calcoli: il crescente consenso della Lega Nord tiene sotto scacco l’intero Pdl, e innalza i “lùmbard” ad ago della bilancia.

Bossi è diventato il principale interlocutore per il Presidente del Consiglio, mentre Fini si è ritrovato in disparte ad occuparsi di un ruolo più istituzionale che politico.

Così, mentre la Lega avanza pretese di ogni sorta sul governo e viene interpellata dallo stesso per ogni decisione, il povero Gianfranco disilluso si è ritrovato a calendarizzare le discussioni dell’Aula.

Dal 2008 ad oggi Berlusconi e Fini hanno condotto la loro alleanza da separati in casa, con il Presidente della Camera nelle vesti di primo oppositore del governo; ha contestato la legittimità costituzionale del pacchetto sicurezza in tema di immigrazione, nonché le feroci propagande della paura e della sicurezza dell’asse La Russa – Maroni – Bossi; ha espresso pubblico dissenso per le modalità poco istituzionali con cui il governo tende a legiferare, quale l’abuso della questione di fiducia (siamo a 36 in 2 anni, contro la media europea di 1-2 all’anno); ha contestato la continua ricerca dell’impunità nella fila del Pdl, in particolare al suo leader; ha contribuito ai più notevoli emendamenti al ddl intercettazioni, provocandone lo slittamento dell’esamina a settembre; il 22 Aprile di quest’anno, alla direzione nazionale del Pdl, è arrivato allo scontro frontale con Berlusconi; i suoi uomini più fidati sono in continuo battibecco con gli uomini del presidente; insomma, quando ha potuto, ha sempre messo i bastoni fra le ruote a Berlusconi, richiamandosi alla legalità e al rispetto delle Istituzioni.

L’incipt alla svolta istituzionale di Fini non è partito certo dalla passione per le regole e la legalità, non capiremmo altrimenti dove fosse questa civica passione quando il premier “stuprava” la legalità dal 2001 al 2006, ma dall’invidia della moglie messa in disparte a favore della più focosa concubina verde.

Ora che la stabilità politica della banda berlusconiana vacilla, i topi hanno il coraggio di abbandonare la nave e si consuma lo scontro finale.

Fini ha ottenuto ufficialmente il divorzio pochi giorni fa, e con la separazione dei beni ha recuperato per il suo gruppo parlamentare indipendente, Futuro e Libertà per l’Italia, 33 parlamentari, numero sufficiente a tenere in pugno la maggioranza, esattamente come la concubina focosa di cui sopra.

Quello che accadrà nei prossimi mesi non è dato saperlo con esattezza, ma quel che è certo, è che la parola fine è stata posta definitivamente sull’idillio politico più celebre delle seconda Repubblica.

Opportunismo, invidia o rinnovazione personale, qualunque sia la causa scatenante, rivolgo ai lettori un invito alla diffidenza da chi ha sostenuto un regime, ed è stato complice principale di un altro.

Francesco Woolftail Dal Moro

Per rivedere gli strappi dei mesi scorsi raccontati dalla fionda clicca qui

Ultim’ora/Anteprima Post Viola; Governo “bocciato” sul bavaglio: rimandato a settembre!

Posted By fred on luglio 29th, 2010

Il bavaglio è finito ko al primo round.

Il Presidente del Consiglio, nascondendosi dietro l’urgente e presunta volontà degli elettori italiani, aveva imposto l’approvazione del ddl intercettazioni entro la fine di Luglio.

Doveva infatti approdare alla camera il 29 Luglio, per essere votato in via definitiva, dopo il voto, con fiducia, dello scorso Giugno in Senato.

Poi lo slittamento: la banda finiana aveva emendato la legge fino a svuotarla in più punti, con conseguente invalidamento dell’approvazione al Senato. (per tutte queste vicende vedi questi 3 articoli –> http://lafiondadurto.altervista.org/blog/?s=democrazia+italiana+derogata)

Oggi la decisione del definitivo slittamento: Berlusconi, come un qualsiasi studente universitario, dovrà preparsela meglio e tornare a Settembre, sempre che il caldo agostino non faccia prima evaporare questa maggioranza alla frutta.

Tutto da rifare, duqune, tutto da capo; due anni di invenzioni giuridiche al limite del legale, partorite da un team di “prim’ordine” composto da scaltri giuristi quali Alfano e Ghedini, abortiti per i “capricci” di Fini.

La maggioranza è sempre più instabile; i parlamentari finora immacolati inziano a prendere le distanze, mentre a restare sono quelli dichiaratamente corrotti ed indagati, stranamente bersagliati dalla stampa.

Gli ultimi colpi di coda del vecchio caimano, il Presidenzialismo e il Bavaglio su stampa e magistratura, sono periti sotto i colpi di opposizioni, stampa, e membri della maggioranza; sotto i colpi dei suoi più classici alleati, insomma.

Rendiamo merito al Post Viola per l’anteprima assoluta ottenuta dal capogruppo dell’Idv Massimo Donadi

Francesco Woolftail Dal Moro