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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘aborto’

Ultim’ora; L’incentivo alla povertà

Posted By grim on giugno 1st, 2010

La regione Lombardia erogherà 4.500 euro a quelle donne che, pure vivendo in condizioni disagiate, decidano di non abortire.

“Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche”, il commento del Presidente della Regione, Formigoni.

L’erogazione avverrà attraverso 18 rate mensili da 250 euro.  Questa misura è un incentivo alla povertà, in quanto 250 euro mensili sono una cifra ridicola, ancor più se erogata per 18 mesi; gli umani, infatti, a differenza dei Panda giganti, non lasciano la madre dopo 18 mesi di vita.

Sarebbe interessante domandare al Presidente Formigoni cosa dovrà fare una donna senza lavoro e senza risparmi, magari sola, incentivata da quei 4.500 a continuare la gravidanza, una volta cessata l’erogazione. Finito l’uovo di oggi, non arriverà certo la gallina domani.

I fondi destinati a questa geniale trovata non li potevano versare per la cassa integrazione, per la sanità o per l’istruzione?

Francesco WOOOLFTAIL Dal Moro

A volte siamo un po’ struzzi, altre un po’ gamberi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 12th, 2010
Le organizzazioni “Movimenti per la vita” e “Scienza e vita”, stanno organizzando una manifestazione di tre giorni che si terrà a Roma dal 21 al 23 Maggio.

Lo scopo della manifestazione è la legge 194, che disciplina l’aborto.

La “3 giorni”, chiamata dagli organizzatori Life Day, avverrà attraverso seminari in materia di aborto e diritto alla vita, tra i quali si segnala “Tempo di riforme: e la 194?”, cui prenderanno parte i presidenti della regione Lazio e Piemonte, Renata Polverini e Roberto Cota (il Presidente Cota non è un mistero che sia contrario all’aborto; basti pensare alle dichiarazioni sulla pillola abortiva l’indomani della sue elezione). L’evento culminerà con un corteo davanti al Senato, cui parteciperanno mamme con bebè al seguito nelle carrozzine.

L’articolo 4 della succitata legge, cuore della stessa e bersaglio della manifestazione, prevede che la donna possa ricorrere all’interruzione della gravidanza, entro i primi 90 giorni di gravidanza, allorchè “circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

L’aborto è giustificato, secondo la legge, nei casi in cui la gravidanza o la maternità rechino pericoli di salute, fisici o psichici, per la madre. È dunque contemplato quando circostanze mediche indichino rischi di vita conseguenti a un parto, ma anche qualora una famiglia non si senta in grado di ottemperare ai doveri morali e materiali che la nascita e il mantenimento di un figlio richiedono.

Per questa seconda ipotesi esistono certamente alternative migliori all’aborto, come l’adozione, ma in un mondo dove sovente si sente raccontare dell’abbandono o dell’omicidio di neonati, negare la possibilità di interrompere una gravidanza indesiderata significa inevitabilmente incrementare tali barbarici fenomeni.

La legge 194 fu approvata nel 1978, e sottoposto a consultazione referendaria nella primavera del 1981.

Allora gli italiani votarono per la conferma della legge, sull’onda di un desiderio di civiltà e progresso, che ha infiammato gli animi del Belpaese fino allo scorso decennio.

La 194 non fu solo il frutto di un’epoca progressista (da un punto di vista sociale, più che politico), ma la conseguenza pratica al fatto che le donne italiane abortivano clandestinamente, attraverso cliniche abusive, in condizioni tutt’altro che igieniche, o esborsando grandi quantità di denaro presso ambulatori oltre confine, ad esempio in Svizzera. La legalizzazione e la conseguente regolamentazione della pratica abortiva non hanno fatto altro che venire incontro alle esigenze di persone che avrebbero ricorso ugualmente all’interruzione della gravidanza, ma in condizioni peggiori e rischiose.

Oggi, nel 2010, 29 primavere più tardi, ci sono ancora associazioni, cittadini e giovani politici (Roberto Cota e Renata Polverini non sono certo due “stagionati”) che vogliono negare un diritto riconosciuto in quasi tutto il pianeta.

Nel 2020 magari proveranno a bandire anche la pillola anticoncezionale, e nel 2050, chissà, cercheranno di riportare in auge le teorie geocentriche.

Ci interessiamo di poche cose, e quando lo facciamo ci guardiamo sempre indietro, e mai avanti.

A volte siamo un po’ struzzi, altre un po’ gamberi.

WOOLFTAIL

L’Ago della Bilancia – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Da secoli, specie in Italia, la Chiesa romana condiziona l’evoluzione, la storia della società, grazie alla grande influenza che questa esercita sui suoi fedeli, e quindi sugli Stati che i fedeli popolano. La Storia, a tal proposito, è macchiata da gravi limiti che la Chiesa cattolica apostolica ha portato all’evoluzione dell’occidente. Si pensi a Giordano Bruno o a Galileo, e alle loro eretiche teorie. O guardando ai tempi nostri si pensi all’ostruzionismo in materia di prevenzione sessuale, aborto, ricerca tramite staminali (in grado di guarire un numero incredibile di tumori), e la lista sarebbe lunga.

Nel 2010 la classe politica ha ancora bisogno della Chiesa portatrice di consensi.
Cosa succede dunque se una corrente politica, da sempre affiliata e sostenuta da Vaticano e seguaci, casca in conflitto con la grande potenza cattolica? È successo quest’estate, quando atteggiamenti a dir poco libertini del premier, culminati con il secondo peccaminoso divorzio (alla faccia dei valori della famiglia), e seguiti dall’ennesima calunnia rivolta dal feroce alleato Feltri (direttore de Il Giornale) a Boffo (direttore dell’Avvenire che aveva osato puntare il dito contro i comportamenti poco cristiani di Berlusconi), erano costati alla coalizione di centro destra una netta opposizione da parte della Chiesa.
Il rischio di giocarsi l’elettorato cattolico non rientrava però nei piani di governo, ed ecco che a Febbraio, un mese prima delle votazioni, Berlusconi promette milioni al cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, e tac, l’ennesima riforma alle finanze delle scuole taglia ulteriori fondi per le scuole pubbliche, destinandoli a quelle paritarie cattoliche.
Soldi versati, pace fatta. Ed ecco che lo stesso Bertone, alla vigilia delle elezioni, si sente in dovere di precisare che “il Consiglio episcopale permanente dichiara ineludibile all’interno del dibattito odierno il tema del rispetto della vita umana dal suo concepimento alla morte naturale, e che per questo invita la cittadinanza intera a inquadrare con molta attenzione ogni singola verifica elettorale, sia nazionale, sia locale e quindi regionale“. Così al Pdl, scrutinati i voti, sono tornati i conti in tasca: si pensi al Lazio, dove Emma Bonino, storica sostenitrice della regolarizzazione dell’aborto, perde per 70.000 voti, o al Piemonte, dove la coalizione supportata dal Vaticano vince per 10.000 unità.

L’Italia è uno stato laico fin dalla sua nascita, fatto salvo il ventennio fascista, tuttavia le parole della Chiesa riescono a spostare l’ago della bilancia in maniera decisiva.
Mi sorgono spontanee alcune domande.
Perché un organo come la Chiesa, che vieta ad un suo membro di denunciare un prete che abbia abusato di un minore (romperebbe il sigillo sacramentale), che perdona chi è stato condannato come colpevole per tali abusi, ma non una donna che abbia abortito (il principio è che è peggio uccidere una vita che violentarla), è ancora in grado di maneggiare i fili di quei burattini che sono gli italiani?
Perché non esiste una classe politica proiettata al futuro, e non al passato, capace di liberarsi dei vincoli e dei limiti imposti da un organo che non fa nemmeno parte del nostro ordinamento?
E infine, l’ultima domanda, che funge anche da risposta alle due precedenti: perchè esiste laicità formale ma non sostanziale?
Tanto varrebbe reintrodurre il cattolicesimo come religione di Stato, ci risparmieremmo l’ennesima ipocrisia.

WOOOLFTAIL

Aborto Leghista – di Tommaso Petrucci

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Il 28 e 29 di marzo si sono tenute le elezioni regionali, tanto aspettate e anche tanto temute. E il risultato è evidente agli occhi di tutti, al di là delle varie interpretazioni in “politichese”: la destra ha vinto e la sinistra ha perso; da un 11-2 si è passati a un 7-6 per Bersani, con un ribaltone significativo delle aspettative e dei sondaggi che davano per vittorioso il Partito Democratico. Certo, considerati i voti ai singoli partiti, il divario (attenuatosi) tra schieramenti opposti e tra forze politiche alleate, non si può parlare né di una vittoria schiacciante per le coalizioni di destra, né di una sconfitta clamorosa per le coalizioni di sinistra; anzi, potremmo dire che con questa tornata elettorale ha perso la politica tutta: l’astensionismo ha toccato i massimi record, dimostrando che questa classe dirigente è in grado di diffondere disinteresse per le sorti del Paese in modo molto più incisivo rispetto a quanto consenso riesca ad ottenere: il che è molto grave visto che la capacità di un politico risiede proprio nel saper ottenere consenso! Ma che i nostri politici non sapessero fare i politici, lo vediamo da ben quindici anni e ormai ci abbiamo fatto il callo…

Le astensioni, comunque hanno colpito tutti i partiti, persino la tanto acclamata Lega Nord! Sfatiamo questo mito e tranquillizziamoci, perché Bossi non sta prendendo affatto più voti: in valore assoluto, rispetto alle europee del 2009, ne ha persi 147.305; le percentuali di voto, invece, indicano una crescita del partito (dall’11,2 % al 12,3 %), ma questo grazie all’astensione generale al voto e alla buona tenuta dell’elettorato leghista, non colpito così fortemente da tale astensione: in poche parole, essendoci meno elettori in generale, il risultato della Lega sale in percentuale, perché la percentuale esprime il rapporto anche con gli altri partiti, i quali hanno perso molto più sensibilmente voti dal proprio elettorato. Non consoliamoci troppo, però, dal momento che, comunque, la Lega Nord, il partito più reazionario, xenofobo e razzista che l’Italia abbia avuto, dopo il Partito Nazionale Fascista, ha incrementato il suo peso politico, sociale e culturale: ora ha in scacco Berlusconi, a cui potrà imporre i propri comodi, le sue politiche creeranno sempre più tensione sociale fra poveri e poverissimi, “polentoni” e “terroni”, immigrati regolari e irregolari e l’idea di poter fare distinzioni su base etnica tra le persone ai fini dell’accesso all’istruzione, al lavoro, alla sanità e ai servizi del welfare si radicherà ancora di più nella testa della gente.

L’asse al nord è ormai consolidato e neppure il Piemonte ha arginato le invasioni barbariche dei Lumbàrd; il PD, poi, proprio non riesce a dimostrare un po’ di strategia politica e se fosse riuscito a scardinare il culo della Bresso dalla poltrona e proporre un candidato più carismatico, Torino, forse, si sarebbe salvata. Un Piemonte diviso in tre: metà dei Piemontesi, cioè Torino e provincia, ancora roccaforte della sinistra, metà, quella delle tipiche cittadinelle di provincia (da Cuneo a Novara, fino ad arrivare a Verbania), ormai fedele al Carroccio, e un diffuso 4% che ha comprensibilmente scelto Beppe Grillo, esprimendo così il proprio disagio politico, destinato ad aumentare. Ad ogni modo, con tutto questo successo, il neo-Presidente Cota non si poteva certamente risparmiare la sua prima cazzata di consiliatura: “la pillola Ru486 resterà nei magazzini!”, magari con un crocifisso in mano e ribadendo la storica tradizione cristiana piemontese! Il nuovo pupillo dalla camicia verde e dal cuore nero, invece di continuare a propagandare la difesa della vita e a pensare all’aborto come a un reato, dovrebbe capire che la pillola abortiva tutela la libera scelta della donna ad abortire, in quanto evita loro il molesto e invasivo intervento chirurgico; di fatto, lui potrebbe benissimo ritardare o impedire la diffusione della pillola sotto un profilo tecnico-economico, non inserendola nel prontuario regionale e impedendo, così, agli ospedali di ordinarla. Cosa conta poi che l’Agenzia italiana del farmaco, organo tecnico e non politico, abbia autorizzato l’immissione in commercio della pillola a livello nazionale?! Ma con questo federalismo nell’aria, ogni regione fa da sé e si fotta l’uniformità della rete sociale su territorio nazionale, che, tradotto, vuol dire: si fottano pari opportunità e uguaglianza sociale per ogni singola persona.

Rimanere fermi su queste polemiche medievali ci farà arretrare e allontanare dall’Europa: tutte questioni inutili che distoglieranno, come al solito, l’attenzione della gente dai lavoratori che protestano sui tetti delle aziende, dall’aumento della disoccupazione giovanile, dalla mafia sempre più potente, dalle università dominate dai baroni, dall’inerzia del Parlamento che si occupa soltanto dei guai dell’imperatore, dai servizi sociali sempre più scadenti e costosi, se non assenti, dalla corruzione dilagante della classe dirigente, dalle ripetute censure alla libera informazione, dalla iniquità sociale.

In quest’Italia dominata dall’ignoranza leghista al nord, dalla mafia al sud, da un cabarettista delinquente a Palazzo Chigi, con tutti i rispettivi giochi di potere, le lobby e gli interessi di palazzo, e da un corpo elettorale assopito, l’unica possibilità di riscatto sta in una violenta scossa che provochi un radicale cambiamento. Un lumino di speranza, però, c’è: Nichi Vendola, che è riuscito a sconfiggere il suo famigerato avversario, D’Alema, ha dimostrato che oggi in Italia, nonostante Berlusconi, la Lega, il berlusconismo, il PD, il fallimento dei sindacati e la disaffezione alla politica, la gente può ancora dare il proprio voto a sinistra con speranza.

E che rivoluzione sia, allora.

P&L
Tom