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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘BERLUSCONEIDE’

Berlusconeide; processi pendenti: Processo Mills

Posted By fred on maggio 13th, 2011

Il cd processo Mills è uno dei cinque procedimenti penali che i giornali riportano in corso per Silvio Berlusconi. In realtà un vero e proprio processo l’ha subito proprio lui, David Mills e, attraverso la trafila di sentenze ed impugnazioni giunta

S.Berlusconi/D.Mills

fino in Cassazione lo scorso 25 febbraio 2010, è stato definito in modo terminativo. Come, giustamente, i giornali ci ricordano il “processo Mills” per Silvio Berlusconi va ancora avanti ad oggi ma poiché si può dire che i due procedimenti (quello in cui era imputato Mills e che è stato chiuso e quello in cui è tutt’ora imputato il Cavaliere) sono “gemelli” e strettamente correlati credo sia utile per una migliore comprensione della situazione capire cosa è successo all’avvocato Mills. La sentenza è di media lunghezza ma in ogni caso 40 pagine di linguaggio giuridico sono piuttosto pesanti da “smazzare”, cercherò quindi di delinearne i punti principali e controversi. Preliminarmente è però necessario dire quali sono i fatti contestati e lo svolgimento del processo ovviamente semplificandolo.

Il fatto di reato contestato a David Mills era CORRUZIONE IN ATTI GIUDIZIARI, è l’articolo 319-bis in combinato con l’articolo 319 del Codice Penale che si possono così riassumere :

Il pubblico ufficiale, che, per omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito (…) Se tali fatti illeciti sono commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da tre a otto anni.

Un primo problema da chiarire è perché Mills sia stato considerato un pubblico ufficiale dato che è un avvocato privato? La risposta non è difficile: quando si rende una testimonianza sotto giuramento si diviene pubblici ufficiali a tutti gli effetti.

Un secondo problema è capire cosa, in concreto, asi accusava avesse fatto David Mills?

La risposta è un po’ meno semplice di prima, ma fondamentalmente (ed è quello che ci interessa) gli era stato contestato di aver accettato di ricevere (ed effettivamente ricevuto) dei soldi (ben 600.000 euro) da Carlo Bernasconi, su disposizione di Silvio Berlusconi, per compiere atti contrari ai doveri d’ufficio del testimone ed, in particolare, di affermare il falso e tacere delle informazioni allo scopo di favorire lo stesso Berlusconi in due procedimenti in cui era imputato: i c.d. Arcers, relativo a reati di corruzione nei confronti di militari della GdF (omettendo, in particolare, di dichiarare, pur specificamente interrogato, che la proprietà delle società offshore del Fininvest B Group faceva capo a Silvio Berlusconi ) ed All Iberian, relativo a falso in bilancio della Fininvest spa e finanziamento illegale di partiti politici (10 miliardi a Bettino Craxi). Il denaro fu pagato ed, in seguito, occultato presso conti bancari esteri.

Citando la Cassazione che riassume i fatti del primo grado “al fine di favorire Silvio Berlusconi, e per effetto della retribuzione promessa, affermava il falso e taceva ciò che era a sua conoscenza in ordine al ruolo dello stesso Berlusconi nella struttura di trust, società offshore e fondi extra bilancio creata dallo stesso MILLS alla fine degli anni ’80 e convenzionalmente denominata “Fininvest B Group”, utilizzata nel corso del tempo per attività illegali e operazioni riservate del Gruppo Fininvest”.

Seguono nella sentenza tutte le specifiche affermazioni mancanti o false, tutte provate pienamente tant’è che Mills venne dichiarato colpevole e condannato in primo grado a pena principale di 4 anni e 6 mesi di reclusione, a quella accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni, nonché al risarcimento del danno in favore della costituita parte civile, Presidenza del Consiglio dei Ministri, liquidato in complessivi euro 250.000,00, oltre che alla rifusione delle spese di costituzione e patrocinio. Quindi, in poche parole, si sancisce che Mills è stato corrotto da Berlusconi affinchè lo favorisse, attraverso le sue testimonianze false e reticenti, in due processi contro di lui aperti.

Gli avvocati di Mills ,impugnarono la sentenza in secondo grado, ma la Corte di Appello di Milano confermava la sentenza di primo grado il 27 Ottobre 2009. Vi furono in secondo grado alcuni sviluppi processuali interessanti riguardo a vari profili, tra cui la qualificazione giuridica del fatto, l’impugnazione di numerose ordinanze del Tribunale di primo grado e una richiesta di rinnovazione parziale del giudizio, sui quali però è superfluo soffermarsi avendo presente che tali richieste vennero tutte rigettate in appello.

Il punto più controverso ed interessante riguardò la prescrizione: il Tribunale aveva fissato il momento di consumazione del reato al 29 febbraio 2000, data in cui la somma promessa era passata nella disponibilità personale di Mills. Quest’ultimo era stato messo al corrente di una disponibilità in suo favore di una somma di quote azionarie nell’ottobre del 1999 tuttavia tale somma “era passata, attraverso una serie vorticosa di movimenti, dal patrimonio indistinto gestito da MILLS in Struie per tutta una serie di clienti, al suo patrimonio personale solo in data 29 febbraio 2000: questo era dunque il momento da cui far decorrere, contrariamente a quanto opinato dalla difesa, il termine per la prescrizione. ” Mills poi monetizzò le quote in somma di valore di 600000 euro solo nell’ottobre 2000 ma questa successiva data è irrilevante: il reato era già perfettamente e completamente consumato. La difesa di Mills aveva tentato di convincere la Corte che il reato fosse stato compiuto prima e quindi che fosse già prescritto, in altre parole volevano evitare che l’imputato fosse condannato anche in secondo grado.

Il momento di consumazione del reato è molto importante in quanto è da qui che inizia a decorrere il termine per la prescrizione dello stesso che oggi, dopo la modifica in RIDUZIONE DEI TEMPI avvenuta nel 2005 per opera di una legge controversa (ex Cirielli) varata dal governo Berlusconi ter, corrisponde nel nostro caso a 10 anni. Prima del 2005 il reato per cui Mills è stato condannato si sarebbe prescritto in 15 anni, quindi nel 2014!

Individuato dunque il momento di consumazione il 29 febbraio 2009 il termine di prescrizione di 10 anni non era ancora trascorso, secondo la Corte d’Appello, alla data del 27 ottobre 2009 quando confermò in piena linea la condanna per corruzione dell’avvocato Mills, senza accogliere nessuna delle eccezioni difensive nel merito.

Ovviamente (non per ottenere una sentenza più giusta ma solo per allungare i tempi del processo) i difensori di Mills fecero ricorso per Cassazione avverso la sentenza di Appello, riproponendo sostanzialmente le varie censure che erano già state respinte nei due gradi precedenti. Plurimi motivi sono addotti dalla difesa ed è superfluo riportarli, basti sottolineare che vennero impugnate ben 6 ordinanze del Tribunale di primo grado e sono denunciati altri 10 punti controversi. Pazientemente la Cassazione procede, punto per punto, per pagine e pagine a “condividere” le argomentazioni dei giudici di merito, a ritenere “infondate” o “prive di pregio” o “lacunose” le doglianze della difesa. Così fino all’ultima questione, fondamentale: il momento consumativo del reato. La corte d’Appello l’aveva fissato il 29 febbraio 2000, la difesa lo chiedeva

nell’ottobre del 1999 e invece la Cassazione, argomentando diffusamente, lo fissa al “momento in cui MILLS si comportò uti dominus nei confronti della somma che prima era gestita indistintamente in Struie. ” e ciò avvenne il 11 novembre del 1999. Lo spostamento di circa 6 mesi indietro operato è piuttosto significativo: se consideriamo che la prescrizione del reato di Mills è maturata il 23 dicembre 2009 e la sentenza di Cassazione che lo statuisce (ma che avrebbe pronunciato probabilmente condanna in caso contrario) è del 25 febbraio 2010. In ogni caso i tempi erano davvero risicati e ciò a causa della legge del 2005 che li ha ridotti in modo poco razionale se rapportato alla ratio dell’istituto prescrizione (e la Cassazione non manca di notarlo!)

Riporto la conclusione della vicenda penale: “… il delitto per il quale si procede, punito con pena edittale massima di anni otto, è estinto per prescrizione ai sensi dei vigenti artt. 157, comma 1, e 161, comma 2 – prima parte, cod. pen., come sostituiti dalla legge Cirielli del 2005 (anteriormente a tale legge, invece, la prescrizione massima era fissata in 15 e non in 10 anni).

La sentenza impugnata, in conclusione, deve esere annullata senza rinvio, perché il

reato è estinto per prescrizione, maturata il 23 dicembre 2009. “

La prescrizione comporta che non si possa infliggere nessuna sanzione penale al soggetto, ma, nel caso in cui si certo che il reo abbia commesso il reato, si può ben infliggere la sanzione civile del risarcimento del danno. E’ questo il nostro caso in cui la Cassazione riconosce che “ alla stregua delle valutazioni dianzi effettuate, risulta verificata la sussistenza degli estremi del reato di corruzione in atti giudiziari, dal quale discende il diritto al risarcimento della parte civile ” e quindi rimane ferma la condanna di Mills a 250 000 euro di risarcimento nei confronti dello Stato, alla quale si aggiunge quella di 10 000 euro per le spese processuali. Qualcosa “passa” quindi anche se c’è la prescrizione e questo è importante sottolinearlo. Una condanna, anche se non penale, c’è ed in essa si riconosce sostanzialmente che Mills è stato corrotto.

Ora, per concludere, dove c’è un corrotto ci deve essere anche un corruttore. E il sospetto forte è che questi sia in ultima analisi il nostro Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il processo Mills per Berlusconi è iniziato nello stesso momento di quello del signor David. E’ infatti coimputato in concorso per il medesimo reato, ma è ancora in attesa della sentenza di primo grado dopo che il processo è stato sospeso prima a causa del Lodo Alfano, poi bocciato dalla Corte Costituzionale, e, successivamente, a causa della legge sul legittimo impedimento poi annullata parzialmente ancora dalla Consulta. Entrambe le leggi sono state approvate durante il governo Berlusconi IV . Ad oggi il processo è in svolgimento.

Nell’ultimo mese il Premier si è presentato a ben 4 udienze in tribunale (una sola per il caso Mills, le altre per i suoi numerosi altri procedimenti in corso) cosa che non faceva dal 2003. In queste occasioni ha attaccato la magistratura, definendola “brigatista”, e ha trasformato le uscite dal palazzo di giustizia in dei comizi esagerati ed enfatici, stile talk-show comico.

Tra l’altro il ddl in esame al Parlamento, cd sulla prescrizione breve, avrà l’effetto, se approvato, di ridurre i tempi di prescrizione del processo Mills per il premier. Oggi il termine dovrebbe essere nel gennaio 2012, mentre con la nuova legge si sposterebbe a settembre 2010. Si dice in giro quindi che per Berlusconi non fa differenza: il reato sarebbe comunque prescritto prima di una eventuale sentenza di terzo grado: vero (i tempi della giustizia fisiologicamente non lo permetterebbero). Quello che non si dice invece è che, come ho evidenziato sopra, anche se il reato si prescrive, qualcosa può “passare” in caso di condanna in primo grado (la quale potrebbe benissimo esserci nel avendo tempo fino al 2012 mentre è molto più difficile che intervenga entro l’estate!). Cosa passerebbe eventualmente? Beh, oltre al risarcimento del danno economico, la soddisfazione di tutti coloro che si sentono presi in giro dalle continue leggi ad personam!

L’autore preferisce restare anonimo.

BERLUSCONEIDE, falsa testimonianza sulla P2, capitolo V

Posted By fred on agosto 20th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle Amnistie, capitolo V

La nostra Berlusconeide torna indietro di qualche anno, e ci conduce al 1987, anno in cui Silvio Berlusconi, l’imprenditore dai mezzi illimitati, querelò alcuni giornalisti della rivista Epoca, ironia del destino, il gioiellino di casa Mondadori, non ancora nelle sue grinfie.

Le penne del periodico ispirato alla celebre rivista yankee “Life”, assaggiarono le aule dei tribunali per aver scritto che Berlusconi aderì alla P2 nel 1978, corrispondendo anche una quota d’iscrizione.

Ma Berlusconi aveva sempre inquadrato la sua appartenenza alla P2 sotto una luce ilare e scherzosa, riprendendo la vicenda come quasi dettata dal caso e dall’inconsapevolezza della reale essenza dei fatti; non potè dunque accettare che questa nuova versione fosse pubblicamente accettata e creduta, in caso contrario l’etichetta di massone gli avrebbe marchiato a fuoco la fama, la carriera e soprattutto i suoi lungimiranti piani.

Orbene, nel 1988 dichiarò presso il Tribunale di Verona, sotto giuramento: “Non ricordo la data esatta della mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo scandalo … Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata richiesta”.

Ma i fatti dimostrarono il contrario, e i giornalisti, tutti assolti, passarono alla controffensiva e querelarono il querelante per falsa testimonianza.

La pretura di Verona, il 22 Luglio 1989 -curiosamente giorno in cui Andreotti subentra a De Mita nella Presidenza del Consiglio- dichiarò nell’istruttoria che il fatto non costitutiva reato.

Sentenza bizzarra, quantomeno ex art. 372 del codice penale, che recita: “Chiunque, deponendo come testimone innanzi all’Autorità Giudiziaria, afferma il falso o nega il vero, ovvero tace, in tutto o in parte ciò che sa intorno ai fatti sui quali è interrogato, è punito con la reclusione da due a sei anni”.

Ma i giornalisti non mollarono la presa, e presentarono ricorso presso la Corte d’Appello di Venezia.

I colpi di scena, tuttavia, sono da aspettarsi sempre durante i processi a carico di Berlusconi, ed ecco che la maggioranza del pentapartito, guidata da Giulio Andreotti, varò un’amnistia “in corsa” che estinse non già il reato, ma soltanto la pena, per falsa testimonianza.

L’imputato commentò così la piacevole sorpresa: “Spero che la prossima amnistia, che si annuncia non rinunciabile, non mi tolga il piacere di vedere confermata la sentenza di proscioglimento”

L’anno successivo, la Corte d’Appello di Venezia, gli negò il piacere desiderato e dichiarò lui colpevole del reato, e il reato estinto per intervenuta amnistia. Riportiamo alcuni passi della sentenza definitiva: “ … Ne consegue quindi che il Berlusconi, il quale, deponendo davanti al Tribunale di Verona nella sua qualità di teste-parte offesa, ha dichiarato il falso su questioni pertinenti alla causa ed in relazione all’oggetto della prova, ha reso affermazioni non estranee all’accertamento giudiziale e idonee in astratto ad alterare il convincimento del Tribunale stesso … Il reato attribuito all’imputato va dichiarato estinto per intervenuta amnistia”

Analogamente alla vicenda dei terreni di Macherio -IV capitolo della Berlusconeide- solo grazie a condoni e amnistie il futuro satrapo ha conservato la fedina penale vergine come Noemi Letizia lo scorso anno: solo a parole.

Francesco Woolftail Dal Moro

BERLUSCONEIDE; FALSO IN BILANCIO NELL’ACQUISTO DEI TERRENI DI MACHERIO – CAPITOLO IV

Posted By Tom on luglio 6th, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle amnistie – capitolo IV

Chiusosi momentaneamente il libro delle prescrizioni, continua la nostra Berlusconeide con il libro delle amnistie. Infatti l’eroe di questa saga ha avuto anche la fortuna di rimanere impunito grazie ad alcune delle numerose leggi di amnistia emanate dal Parlamento italiano; ma d’altronde il numero di reati commessi da Berlusconi è talmente alto e talmente frazionato nel tempo che le probabilità di incappare in qualche amnistia sono vicinissime alla certezza. E di fatti così è stato. Sottolineo inoltre che, come per la prescrizione, il presupposto perché si possa applicare l’amnistia è la commissione del reato. Quindi Berlusconi, nel caso specifico, ha commesso il reato di falso in bilancio, per poi essere prosciolto, appunto, per l’amnistia concessa dal legislatore nel 1992.

L’inchiesta sulle irregolarità nella compravendita dei terreni intorno alla villa di Macherio (quegli stessi, di cui la ex first lady italiana Veronica Lario ha ottenuto l’usufrutto a vita in seguito al divorzio consensuale) partì dal condono tributario del 1992 ottenuto da Agostino Erba, il possidente brianzolo, venditore di tali terreni; questi, per mettersi in regola, denunciò di aver ottenuto 4 miliardi e mezzo di lire in nero per la vendita dei suddetti terreni. Per riportare i terreni al valore reale senza pagare tasse, il Cavaliere e i suoi manager avrebbero sfruttato un’esenzione fiscale introdotta dal Ministro socialista delle Finanze Rino Formica: niente imposte sulla seconda compravendita di quote sociali inferiori al 15%. Una leggina che, secondo l’accusa, sarebbe l’unica giustificazione del passaggio fittizio dei terreni attraverso le due società immobiliari acquirenti, appartenenti al gruppo Fininvest, Idra e Buonaparte II, intestate a due dipendenti e sette prestanome di Berlusconi, ribattezzati dagli inquirenti “i 7 nani”. Di qui l’ipotesi di evasione fiscale, che portò poi il Pm di Milano Margherita Taddei a indagare il nostro eroe per appropriazione indebita, frode fiscale e doppio falso in bilancio (uno per ciascuna delle società immobiliari del gruppo Fininvest). Le prove principali contro Berlusconi consistevano nel fatto che i 4 miliardi e mezzo furono versati a Erba non dalle casse delle società immobiliari, ma dai conti personali di Silvio Berlusconi e che il ricavato del secondo passaggio di quote tornò su un libretto personale (precisamente il numero 1957) del Cavaliere. L’impianto accusatorio della Procura era semplice: “Che ragione c’era per ricorrere a quei marchingegni contabili, se non per nascondere qualcosa, per truffare il fisco?” Così, nella requisitoria del 21 gennaio 1999 il Pubblico ministero Taddei spiegò il semplice impianto accusatorio.

L’ipotesi di appropriazione indebita fu la prima a cadere. Lo stesso Pm Taddei riconobbe nella stessa requisitoria che il Cavaliere non si era arricchito in alcun modo dalla complicata operazione. A marzo arrivò la sentenza del Tribunale: a fronte dei 16 mesi di reclusione chiesti dall’accusa, la sentenza di primo grado assolse con formula piena Berlusconi dalla frode fiscale e dichiarò prescritti i due reati di falso in bilancio (ricordo ancora che presupposto per la prescrizione di un reato è la commissione del reato: la sentenza di primo grado, quindi, accertò che i due reati di falso in bilancio furono commessi, per poi dichiararli prescritti).

In appello, la Procura generale di Milano, tramite il sostituto Edmondo Bruti Liberati, tornò a chiedere la condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione. Ma la terza Corte d’appello di Milano (presieduta da Renato Caccamo, lo stesso che firmò le sentenze definitive di condanna per Bettino Craxi) ampliò il proscioglimento del primo grado: la sentenza del 29 ottobre 1999 riconfermò l’assoluzione dalla frode fiscale e assolse con formula piena l’imputato anche dal falso in bilancio della società Idra; lo prosciolse, invece, dal reato di falso in bilancio della società immobiliare Buonaparte per l’amnistia intervenuta nel 1992 (invece che per prescrizione, come dichiarò la sentenza di primo grado). I giudici d’appello spiegarono perché quest’ultimo reato non poteva essere punito: il condono tributario del 1992, lo stesso di cui si avvalse Erba, il venditore dei terreni di Macherio, cancellava anche i connessi reati di falso in bilancio.

Paradosso di tutta la vicenda fu che l’unico a dover pagare, rimborsando le spese processuali, fu il Ministero delle Finanze (cioè tutti NOI), che si era costituito parte civile. E non solo. Mentre il Procuratore generale di allora Francesco Saverio Borrelli dichiarava di voler rispettare comunque le sentenze, Silvio Berlusconi, allora semplice parlamentare, commentava: “Mi chiedo in nome di quale giustizia la Procura milanese abbia perseverato con tanta determinazione nel proposito di dipingermi davanti agli Italiani come uno spregiudicato evasore fiscale”. Sfogando tutto il suo timore di essere condannato, l’attuale Presidente del Consiglio metteva in atto la sua tecnica comunicativa e propagandistica di discredito della magistratura che su di lui indagava, per dipingersi di fronte all’elettorato come un eroe, un martire perseguitato per i suoi alti valori politici; ancora una volta, Berlusconi fu visto come innocente agli occhi dell’opinione pubblica e non come un delinquente amnistiato.

P&L
Tom

BERLUSCONEIDE; CAPITOLO III – CASO LENTINI

Posted By fred on giugno 23rd, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle prescrizioni; capitolo III

La nostra Berlusconeide continua oggi con la terza e, momentaneamente, ultima, puntata del libro delle prescrizioni. È doveroso evidenziare la momentaneità di detta conclusione, in quanto processi tuttora pendenti (vedi Mills) non potranno che risolversi con la prescrizione.

Attualmente, l’ultimo processo a carico del Premier estinto con prescrizione, è quello relativo all’acquisto, da parte della società Ac Milan nel 1995, delle prestazioni del giocatore Gianluigi Lentini, all’epoca in forza alla Torino granata.

Berlusconi, presidente, e Galliani, amministratore delegato, furono accusati di aver versato nelle casse del Torino 10 miliardi di lire in nero, solo 18 alla luce del sole, e di aver falsato fraudolentemente i bilanci della società rossonera negli anni solari ‘93-’94. La procura di Milano, ossia l’accusa, estese poi dal ‘91 al ‘97 l’arco temporale in cui i falsi di bilancio erano avvenuti, imbattendosi in nuovi rilevantissimi elementi: una buona parte degli introiti conseguiti con la cessione dei diritti d’immagine delle star rossonere, furono girati a una società offshore affiliata alla Fininvest, la New Sport Time, affinchè il rapporto ricavi/indebitamenti non superasse il quoziente massimo (di tre unità percentuali) consentito per l’iscrizione ai campionati di Serie A. Ma non solo. Sempre secondo l’accusa, vennero create delle società intermediarie tra i giocatori e la società pagante, pubblicamente spacciate per società di amministrazione dei diritti d’immagine, attraverso le quali il Milan pagava altri profumatissimi miliardi sottobanco ai suoi campioni, tra i quali Van Basten, Gullit, Rijkaard, Baresi, lo stesso Lentini, Maldini (attualmente indagato per truffa allo Stato, ma questa è un’altra storia), Savicevic e Panucci. Si va dai 48 miliardi a Van Basten, ai 4 a Maldini.

Per i calciatori si sarebbe aperto un ulteriore processo, se non si fosse prescritto il reato principale, nelle modalità che ora vedremo.

Accertati questi fatti, i due “Capoccia” di via Turati furono iscritti nel registro degli indagati, e rinviati a giudizio nel Maggio ‘98, presso il Tribunale di Milano. Il Presidente del Torino, invece Gianmauro Borsano, per questo e altri reati, quale ad esempio la bancarotta fraudolenta, fu giudicato dal Tribunale di Torino, e patteggiò la pena.

Tornando alle alte cariche del club “più titolato” al mondo, che proprio in quegli anni costruiva le sue fortune sportive in Europa e nel mondo, i due erano in attesa delle sentenza di primo grado nel Luglio ‘99, ma ecco il primo colpo di scena (nessun capitolo della Berlusconeide ne sarà privo): uno sciopero degli avvocati, protrattosi per un mese e a cui presero scaltramente parte i legali della difesa, fece slittare l’inizio delle udienze, l’apertura delle danze,  fino al Giugno del 2000, un anno dopo. I penalisti chiedevano al Parlamento che il “Giusto Processo” (insieme di vari principi, quali la presunzione di innocenza, diritto alla difesa, processi in tempi ragionevoli…) diritto della persona riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, fosse inserito nella Costituzione italiana. Cosa, per altro, non avvenuta.

Nella primavera del 2001 Berlusconi ottenne per la seconda volta la Presidenza del Consiglio, e nel Gennaio 2002 il secondo colpo di scena del processo: il governo, su delega parlamentare, riformò le leggi in materia di diritto societario (escamotage con il quale risolverà svariati processi: depenalizzare o modificare i termini di un reato per il quale è in giudizio), riducendo, da sette e mezzo a quattro, gli anni necessari alla prescrizione del reato di falso in bilancio non querelato da terzi, ovvero perseguito d’ufficio dalla magistratura.

Il 4 Luglio 2002 il giudice Fabio Paparella dichiara il reato inevitabilmente estinto per prescrizione, con buona pace del Pm Gherardo Colombo che aveva cercato, in extremis ed inutilmente, di mandare le nuove riforme ad personam dritte dritte nelle fauci della Corte Costituzionale.

“Per quanto sgradite, i magistrati debbono fare rispettare le leggi vigenti, non smontarle” commentò Amodio, il furbo e viscido legale di Berlusconi, l’avo di Niccolò Ghedini, il “sir Bis” di sua maestà.

Risultato: Il Torino Calcio e il suo Presidente hanno pagato per questi illeciti, il Milan e i suoi dirigenti sono rimasti impuniti.

Come inizia a trasparire in maniera cristallina dalla nostra Berlusconeide, l’uso strumentale delle Istituzioni è proprio il signorotto d’Arcore a farlo; quando Berlusconi accusa i magistrati di usare la Giustizia per fare politica, in realtà è lui stesso a usare la politica per farsi giustizia.

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro

Si conclude così, seppur momentaneamente, come ricordato sopra, il libro delle prescrizioni; proseguiremo nei prossimi giorni con il libro delle amnistie.

BERLUSCONEIDE; CAPITOLO II: LODO MONDADORI

Posted By Tom on giugno 20th, 2010

Berlusconeide – Libro delle prescrizioni – Capitolo II

Il secondo capitolo della Berlusconeide tratta di quello che oggi viene genericamente definito “lodo Mondadori”, cioè la lunga e complessa vicenda che ha visto e vede tutt’oggi scontrarsi due big della imprenditoria italiana: Silvio Berlusconi e Carlo De Benedetti.

Berlusconi e De Benedetti

Per ricostruire tale vicenda è necessario, prima di tutto, contestualizzarla: siamo negli anni Ottanta, quando Berlusconi già stava costruendo il suo impero televisivo grazie alle tangenti versate al PSI di Bettino Craxi, che di fatto agevolò le reti Mediaset, come d’altronde accertato dal processo All Iberian I. Certamente, l’imprenditore milanese aveva compreso bene che la televisione, dopo l’abbattimento del monopolio statale, sarebbe stata un’ottima fonte di guadagno e successo, dal momento che lui avrebbe detenuto un vero e proprio monopolio privato sul sistema radiotelevisivo. Ma questa corsa all’oro può essere ben configurata se viene considerata solo come una componente di un disegno ben più ampio: la conquista dei grandi mezzi di comunicazione italiani.

Berlusconi puntava, quindi, anche all’editoria. A metà degli anni Ottanta, infatti, iniziò ad acquistare massicciamente quote della Mondadori, la storica casa editrice fondata nel 1907 da Arnoldo Mondadori. Ma solo alla morte del presidente Mario Formenton nel 1987, si aprì la cosiddetta “guerra di Segrate” (il paese milanese dove ha sede la casa editrice), una vera e propria lotta di successione alla gestione dell’azienda. In quel momento i soggetti che avevano in mano la Mondadori erano, appunto, la Fininvest di Silvio Berlusconi, la CIR dell’ingegner Carlo De Benedetti e la famiglia Formenton, la quale, però, non era interessata alla gestione dell’azienda. Rimanevano, dunque, Berlusconi e De Benedetti a contendersi il controllo sull’impresa e, soprattutto, a ingraziarsi la famiglia Formenton: il soggetto che sarebbe riuscito a comprare le loro azioni sarebbe diventato il socio di maggioranza e avrebbe così ottenuto il controllo dell’azienda. Nonostante il contratto di vendita stipulato con Carlo De Benedetti, per cui la CIR avrebbe ottenuto tali azioni entro gennaio 1991, la famiglia Formenton, nel 1989, favorì Berlusconi che si insediò, nel 1990, come nuovo presidente.

Questi gli antefatti che portarono al ricorso a un lodo arbitrale, l’effettivo “lodo Mondadori” (termine utilizzato impropriamente anche per le successive vicende giudiziarie). Il collegio di arbitri si espresse a favore di De Benedetti: il contratto era ancora valido, le azioni dovevano tornare all’ingegnere, che così ottenne il legittimo controllo dell’azienda e divenne presidente della Mondadori.

Ma la sete di potere di Berlusconi non poteva così facilmente essere eliminata. Impugnò il lodo davanti alla Corte d’appello di Roma, presieduta da Arnoldo Valente, giudice relatore: Vittorio Metta. Il 24 gennaio 1991 viene emessa la sentenza per cui parte del contratto De Benedetti-Formenton contrastava con il diritto societario: il contratto era da considerarsi nullo e così anche il lodo arbitrale. La Mondadori tornò così alla Fininvest. Ma parte dei dipendenti e dei direttori non tollerarono il nuovo proprietario. Ed è a questo punto che, con l’intervento dell’allora Presidente del Consiglio Andreotti e del suo fedele Giuseppe Ciarrapico, viene raggiunto un accordo: La Repubblica e L’Espresso passano alla CIR, mentre il resto della Mondadori rimane nelle mani di Berlusconi. Da questo momento in poi Berlusconi teme la concorrenza del gruppo Espresso, a tal punto che, una volta “sceso in campo”, strumentalizzerà proprio la politica per gettare discredito sull’unico concorrente che davvero riesce a tenergli testa imprenditorialmente. Berlusconi, da Presidente del Consiglio, accusa La Repubblica di faziosità, in quanto di sinistra, sperando così di batterla sul mercato con le armi della piccola politica: e questo è solo uno dei tanti aspetti del gigantesco conflitto d’interessi in capo al premier.

La seconda parte della vicenda ci rimanda al 1995, quando Stefania Ariosto, compagna del deputato di Forza Italia Vittorio Dotti, sconosciuta al grande pubblico ma nota nella mondanità milanese, si presenta alla Procura a Milano e racconta ciò che sa da mesi, dopo assidua frequentazione a Roma degli ambienti vicini a Silvio Berlusconi e Cesare Previti, legale della Fininvest. La Ariosto raccontò non solo che Previti era amico dei magistrati

Cesare Previti

Arnoldo Valente e Vittorio Metta, quei giudici che qualche anno prima dichiararono nullo il contratto di vendita delle azioni Mondadori a De Benedetti, ma anche di averlo sentito parlare di tangenti ai giudici stessi: il risultato fu che il pool di Mani pulite riuscì a scovare sospettosi movimenti di denaro da All Iberian, la società off-shore dietro cui si celava la Fininvest ai conti esteri degli stessi legali Fininvest e da questi ai conti del giudice Metta.

I magistrati inquirenti, allora, richiedono al giudice per l’udienza preliminare Rosario Lupo il rinvio a giudizio per corruzione di Berlusconi, dei tre avvocati Fininvest Previti, Pacifico e Acampora, e del giudice Metta (dimessosi poi dalla magistratura e assunto, guarda caso, nello studio legale di Previti). Il gup, però, proscioglie gli indagati. La procura impugna il proscioglimento. Il 25 giugno 2001 la Corte d’Appello rovescia la sentenza del gup Lupo e rinvia a giudizio tutti gli indagati, tranne Berlusconi, il cui reato, grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche, viene dichiarato prescritto. La Cassazione conferma il proscioglimento per prescrizione. Silvio Berlusconi scampa in questo modo al processo: il ladro scappa e la fa franca.

La Corte di Cassazione non solo respinse il ricorso della Procura contro la sentenza della Corte d’Appello che proscioglieva, appunto, Berlusconi per prescrizione (confermando quindi la sentenza della Corte d’Appello), ma respinse anche le richieste della difesa, la quale non si accontentava del proscioglimento per prescrizione, ma pretendeva la piena assoluzione per Berlusconi. Anche se il risultato tra piena assoluzione e proscioglimento per prescrizione è lo stesso, la sostanza è totalmente differente: mentre nel primo caso viene dichiarato che l’imputato non ha commesso il fatto incriminato, nel secondo si accerta che il reato è caduto in prescrizione e la prescrizione soggiunge per un reato, se tale reato, ovviamente, è stato commesso. In sostanza, quindi: è accertato che Berlusconi abbia corrotto il giudice Metta, affinché sentenziasse a suo favore, annullando il contratto (in realtà legittimo) De Benedetti-Formenton e di conseguenza il successivo lodo arbitrale. Le azioni della Mondadori sono state, quindi, ottenute illecitamente tramite la corruzione, metodo principe di scalata al successo mediatico editoriale e radiotelevisivo dell’attuale premier.

Come succederà anche in altri processi, lo vedremo nel seguito della Berlusconeide, ironia vuole che Berlusconi riesca a salvarsi, mentre i suoi “compagni di merende” subiscano il processo. Un processo molto lungo che si chiuderà nel 2007 con la sentenza della Corte di Cassazione di condanna per corruzione in atti giudiziari per i tre legali Fininvest a 1 anno e 6 mesi di reclusione e per l’ormai ex giudice Metta a 2 anni e 9 mesi di reclusione.

Ma la vicenda non finisce qui. Esistono altri due elementi giudiziari che confermano non soltanto l’illiceità dell’acquisizione della Mondadori da parte della holding di Berlusconi, ma anche la responsabilità dello stesso negli atti corruttivi. In particolare Cesare Previti, legale della Fininvest, già senatore dal 1994 al 1996 e Ministro della difesa nel primo Governo Berlusconi, eletto poi deputato nella XIII, XIV e XV legislatura e poi dimessosi da parlamentare nel 2007 in seguito alla sentenza di condanna, aveva fatto ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, sostenendo che gli era stato negato il diritto a un equo processo, a non essere punito in assenza di legge e alla privacy, in relazione al processo sul lodo Mondadori, che, dal 2002, tra l’altro, era stato unificato al processo Imi-Sir (è la storia del lungo scontro giudiziario tra il gruppo chimico Sir della famiglia Rovelli e l’Istituto Mobiliare Italiano, che vide soccombere quest’ultimo all’accusa da parte del primo di avergli negato un credito promesso. Ma la successiva ricostruzione degli inquirenti milanesi Gherardo Colombo e Ilda Boccassini spiega che la famiglia Rovelli comprò la sentenza decisiva a suon di bustarelle dando incarico agli avvocati romani Cesare Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora di corrompere i giudici Renato Squillante, Vittorio Metta e Filippo Verde. Nel 2006 la Cassazione condannerà Previti, Pacifico, Acampora e Metta per corruzione in atti giudiziari e assolverà Squillante e Verde). La Corte europea ha respinto lo scorso gennaio il ricorso di Previti, smontando punto per punto le sue teorie di persecuzione dei magistrati nei suoi confronti.

Il secondo elemento riguarda invece la causa esperita dalla CIR per ottenere il risarcimento per il danno economico, dovuto alla mancata acquisizione della Mondadori; mancata, dato che la sentenza del 1991 che dichiara la nullità del lodo arbitrale era viziata da corruzione, come accertano le sentenze di condanna del 2007 per, appunto, Metta, e i legali Fininvest e di prescrizione per Berlusconi. Non centrano quindi tangenti e corruzione, si tratta di una causa civile e non di un procedimento penale. Il 3 ottobre 2009 il Tribunale di Milano condanna la Fininvest al pagamento di 750 milioni di euro in favore della CIR di De Benedetti: logica conseguenza, accertata la corruzione nella sentenza della Cassazione del 2007. Ma non solo. Il giudice Raimondo Mesiano (quel Mesiano vittima di un servizio vergognoso di Brachino su Mediaset che lo ritraeva come “stravagante”) scrive nelle motivazioni che “Silvio Berlusconi è corresponsabile della vicenda corruttiva alla base della sentenza con cui la Mondadori fu assegnata a Fininvest” e tale corresponsabilità comporta “come logica conseguenza la responsabilità della stessa Fininvest, per il principio della responsabilità civile delle società di capitali per il fatto illecito del loro legale rappresentante o amministratore, commesso nell’attività gestoria della società medesima”. In sostanza scrive che non è pensabile che un bonifico di circa 3 miliardi delle vecchie lire (la tangente per gli avvocati Previti e per il giudice Metta) fosse effettuato dalla società, senza che Berlusconi lo sapesse. Ovviamente i legali della Fininvest hanno richiesto la sospensione dell’esecutività di tale sentenza, ottenendola, e hanno fatto ricorso in Appello.

La guerra tra Berlusconi e De Benedetti non sarà ancora del tutto conclusa. Ma sicuramente questo, insieme alla vicenda All Iberian, è già sufficiente per capire che l’attuale Presidente del Consiglio controlla i principali media italiani grazie alla corruzione, che non ha mai pagato per tale corruzione e che tipo di persona governa l’Italia.

Siamo noi tutti eversori comunisti a parlare delle sue “fortune”? No, è lui un abile corruttore, bugiardo e mistificatore.

P&L
Tom

BERLUSCONEIDE; CAPITOLO I: ALL IBERIAN

Posted By fred on giugno 15th, 2010

La Berlusconeide, l’antologia giudiziaria del Presidente del Consiglio, dell’uomo che dopo aver fondato Milano2, partì alla conquista di Roma, spicca oggi il volo dai suoi processi conclusi con prescrizione. Seguiranno le amnistie, le assoluzioni grazie a leggi ad personam o in formula dubitativa, le più scandalose archiviazioni e i processi tuttora pendenti.

Lo scopo di questa epopea è raccontare al lettore chi è il Presidente del Consiglio, come ha costruito il suo impero, con chi ha lavorato e che uso ha fatto dello Stato e della politica.

Sono esclusi i processi in cui è collegato indirettamente (ad esempio quelli a carico di Dell’Utri, di Paolo Berlusconi, e di molti altri personaggi collegati al premier).

BERLUSCONEIDE, libro delle prescrizioni – CAPITOLO I

In un tempo non molto lontano, in un terra non certo sconosciuta, un intraprendente imprenditore del milanese si rese protagonista di una importante scalata al successo, alla ricchezza, alla fama e al potere. Un escalation che è attualmente in essere, o forse in declino, ma questa è un’altra storia.

Quest’uomo rivoluzionò l’Italia degli anni 80, cambiò il sistema televisivo, con canali trasmittenti argomenti nuovi e in tutte le fasce della giornata, con sommo gaudio di pensionati e casalinghe, regalò una grande passione agli sportivi, costruì oltre 30,000 posti di lavoro, istituì una banca dai tassi agevolati, si appropriò di case editrici, giornali e molto altro, fondò un partito, e infine divenne Presidente del Consiglio svariate volte.

Da oltre un trentennio il suo nome è sulla bocca degli italiani e sulle pagine di tutti i giornali.

Silvio Berlusconi, il punto di raccordo tra la prima e la seconda Repubblica, l’anello mancante in numerosi misteri, il vate di questa yuppie Italietta, è l’indiscusso protagonista degli ultimi trent’anni di cronaca, politica, indagini e inchieste.

Ma chi è, dietro alla maschera dei sorrisi, del lifting e del successo, Silvio Berlusconi? E come è riuscito a conquistare tutto e tutti, e a diventare uno degli uomini più ricchi al mondo?

Questi quesiti non verranno probabilmente mai appagati, nè la Storia rivelerà mai fino in fondo certi misteri; tuttavia molte questioni sono note, e la magistratura vi si imbattè, vi si imbatte, e continuerà ad imbattervisi.

Diversi fatti vennero accertati, e svariati reati denunziati e provati, ma prescrizioni, amnistie, leggi ad personam, errori della magistratura inquirente, ed altri escamotage, furono più efficaci di qualsiasi avvocato e pm.

La nostra storia comincia con il processo All Iberian, in cui Silvio Berlusconi fu imputato per finanziamenti illeciti al PSI di Craxi e falso in bilancio della sua società, la Fininvest.

I fatti risalgono all’arco temporale intercorso tra gennaio ‘91 e novembre ‘92, quando 22 miliardi di lire defluirono gradualmente dai fondi neri della All Iberian, società offshore della Fininvest, alle casse del PSI, tramite il conto svizzero di un prestanome del Presidente del Consiglio Bettino Craxi.

L’imprenditore versava tangenti, e il partito sfornava in risposta leggi, quali la “Mammì” e il “decreto Berlusconi”, mirate alla crescita economica di quell’imprenditore, o alla distruzione della sua concorrenza; nella fattispecie il PSI agevolò notevolmente Mediaset, consegnando alla Fininvest, sebbene contro qualsiasi direttiva europea vigente, un quasi monopolio dei canali televisivi nazionali, e bloccando le azioni della magistratura contro questo incalzante e illegittimo monopolio.

Nel Luglio del 1996 Berlusconi fu rinviato a giudizio dal gip Maurizio Grigo con i capi di accusa di finanziamenti illeciti e falsi in bilancio, e con Craxi, allora già rintanatosi ad Hammamet, coimputato.

“Usano la giustizia per altri fini” commentò lo scatenatissimo Silvio. Frase destinata a diventare il leit-motiv di questa Odissea giudiziaria.

Ma ecco il primo colpo di scena della storia: un mese prima della sentenza di primo grado, il 17 Giugno 1998, la Fininvest, che era direttamente collegata alla All Iberian, reclamò di non essere stata invitata al processo, e dunque di non potersi costituire come parte civile nel processo a carico del suo azionista di maggioranza, per quello che riguarda esclusivamente i falsi in bilancio.

La magistratura inquirente fu costretta ad ammettere l’errore, sancendo una prima incredibile vittoria di Berlusconi, sellando per lui il cavallo della “magistratura politicizzata”, delle “toghe rosse”, che cavalcherà fino ai giorni d’oggi.

Il processo fu diviso in due tronconi, che presero il nome di All Iberian 1, relativo ai finanziamenti illeciti, e All Iberian 2, inerente ai falsi in bilancio, del quale parleremo più avanti nella nostra antologia, quando tratteremo dei processi risolti con assoluzione grazie a leggi ad personam.

Fintanto che i due capi d’accusa erano unitariamente giudicati, i termini di prescrizione decorrevano dal 1996, anno in cui fu constatato l’ultimo falso in bilancio. La prescrizione per l’accusa di finanziamenti illeciti decorreva invero dal 1992, con una durata di sette anni e mezzo, ma allora era possibile la richiesta di continuazione del processo al fine di una sentenza. Con la separazione dei processi, non ci fu modo di prorogare la prescrizione dell’accusa di finanziamenti illeciti.

La sentenza di primo grado arrivò velocemente, considerata la corsa contro il tempo, e inflisse a Silvio Berlusconi due anni e quattro mesi di reclusione, e 10 miliardi di lire di ammenda, e 20 miliardi di lire d’ammenda nonché quattro anni di reclusione all’ormai egiziano Craxi.

Nell’Ottobre 1999, tuttavia, la Corte d’Appello dichiarò prescritti i reati a carico degli imputati, e l’anno dopo la Cassazione non potè fare altro che confermare questi verdetti.

Berlusconi vinse una delle tante battaglie, una delle poche per demeriti di disattenti magistrati, e non grazie a immunità, impunità, lodi e impedimenti.

Il Berlusconi nemico dei giudici trasse linfa vitale da questa vittoria, e soprattutto credibilità e perenne e incondizionata presunzione di innocenza, mentre la magistratura, a causa dei suoi stessi errori e delle false verità perpetrate dalle televisioni dell’imputato, dovette aprire l’ombrello per coprirsi dall’acquazzone di fango.

All Iberian fu uno dei processi simbolo dell’epoca di Tangentopoli, i cui imputati Craxi e Berlusconi, il secondo legittimo erede del

Silvio e Bettino, in una foto storica

primo, sono l’incarnazione umana rispettivamente della prima e della seconda Repubblica, accomunate dalla dilagante corruzione in ogni settore della “cosa pubblica”.

Ed è da ricercarsi in questa constatazione il vero motivo per il quale una condanna definitiva sarebbe stata impensabile: essa avrebbe rappresentato la condanna del sistema Italia.

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro