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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘berlusconi’

Manovra e trasporti pubblici: ecco come il governo mette le mani nelle tasche degli italiani

Posted By fred on luglio 23rd, 2010

“La Manovra non tocca le tasche degli italiani”. Questo il motto, tutt’altro è il fatto.

Oggi analizziamo nello specifico l’incidenza della manovra finanziaria sui trasporti pubblici, stanziati per il 65% dalle risorse pubbliche in dotazione di Comuni, Province, e Regioni, e per il restante 35% dagli introiti delle tariffe.

Il governo, con la finanziaria, taglierà nel prossimo biennio 8,5 miliardi di euro per le regioni a statuto ordinario (4 nel 2011, 4,5 nel 2012) e 1,5 a quelle con statuto autonomo (500 milioni nel 2010, 1 miliardo nel 2012); le province, anziché essere abolite, conserveranno le loro competenze con 800 milioni in meno (300 nel 2011 e 500 nel 2012), mentre i comuni, principali erogatori di servizi al cittadino, saranno impoveriti di 4 miliardi (1.500 nel primo anno, 2.500 nel secondo).

Questi tagli colpiscono la spesa corrente, ossia i servizi pubblici di qualsiasi genere esclusa la sanità, e la spesa per investimenti pubblici, ovvero la produttività economica di Regioni, Province, e Comuni.

Per fronteggiare queste notevoli perdite di capitali, gli amministratori incaricati della gestione delle risorse hanno poche alternative di azione; possono eliminare i servizi, o rivalersi sui redditi dei cittadini aumentando le imposte, o direttamente sui portafogli dei cittadini aumentando i costi dei servizi pubblici, come i ticket o i parcheggi ad ore.

Considerate le impossibilità delle prime due ipotesi, in quanto un paese assistenzialista e “welfarista” come l’Italia non è nelle condizioni di eliminare i servizi dall’oggi al domani, mentre sul diretto e impopolare aumento delle imposte il governo ha posto un categorico veto, resta per esclusione solo la terza, ovvero l’incremento dei costi della vita pubblica.

Così, nel settore trasporti, la conseguenza inevitabile sarà l’aumento delle tariffe di metropolitane, pullman, tram e treni etc.

Secondo le prime stime delle amministrazioni regionali, il TPL (Trasporto Pubblico Locale, l’insieme delle diverse modalità di spostamento su scala locale, urbana ed extraurbana) subirà tagli di 1.680 milioni, il trasporto a lunga percorrenza circa la metà.

Come abbiamo accennato prima, i trasporti pubblici sono finanziati dalle risorse pubbliche per il 65%, mentre il restante 35 è coperto dagli introiti delle tariffe.

Se la matematica non è un’opinione, diminuendo le risorse, per mantenere invariata la già disastrata qualità dei trasporti pubblici italiani, dovranno aumentare in egual proporzione gli introiti delle tariffe, dunque le tariffe stesse.

A risentirne, dunque, i passeggeri, e soprattutto i pendolari, che in Italia, secondo il Censis, sono addirittura 13 milioni, il 22% della popolazione.

Dunque un italiano su quattro dovrà quotidianamente spendere di più per recarsi al lavoro o all’università; l’alternativa è lasciare invariate le tariffe e sopprimere la corse in determinate fasce della giornata, licenziare del personale incrementando la disoccupazione, riempire ulteriormente di macchine le città etc.

La soluzione più credibile, è la via di mezzo: minor riduzione dei servizi, e minor incremento delle tariffe.

In ogni caso ci rimette il cittadino; oggi ci siamo soffermati sui trasporti, ma qualsivoglia servizio pubblico in competenza agli enti locali andrà incontro al medesimo dilemma e il cittadino, impotente, verserà somme maggiori per servizi qualitativamente e quantitativamente inferiori.

Differentemente dalla versione edulcorata della manovra, servita ancora calda dal Presidente del consiglio, e dai media, sui piatti sempre più vuoti degli italiani, emerge, dall’analisi della reale manovra, come le tasche degli italiani siano in realtà il bersaglio principe degli arcieri di governo, in particolare di “Tremot Hood”, il manovratore per eccellenza, l’uomo che ruba ai cittadini onesti per dare agli evasori fiscali.

FRANCESCO WOOLFTAIL DAL MORO

Ultim’ora; Lo “statista di rara capacità”… nei raggiri fiscali e nella corruzione

Posted By fred on luglio 19th, 2010

Stasera Silvio Berlusconi sarà insignito del premio “Grande Milano”, in occasione dei 150 anni dalla fondazione della provincia milanese.

L’istituzione e la consegna del riconoscimento sono illuminata opera di Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano, la cui campagna elettorale fu pienamente condotta dal onnipresente sultano di Arcore. Ma oltre al cameratismo di partito, legittimo e inevitabile, premiante e premiato sono legati anche da rapporti di lavoro, in quanto Podestà fu dipendente fin dagli anni ‘70 della Edilnord, società in mano al sempiterno signorotto milanese, diventandone addirittura amministratore delegato nel decennio successivo.

Tuttavia, finchè Fido porta l’osso al padrone rincasato, non morde nessuno. Che lo faccia per vie istituzionali, beh, non sarà signorile, ma di tutti gli abusi e le violenze perpetrate alle nostre istituzioni, questa è al massimo una pacca sul deretano.

L’aspetto più tragicomico della vicenda, però, è il comunicato con il quale Podestà spiega le ragioni del riconoscimento al Premier, che vi riporto qui di seguito: “Con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo. Grazie alle sue eccezionali qualità umane e imprenditoriali ha realizzato opere e progetti di eccellenza per l’economia e la società del nostro territorio. La sua vita è un mirabile esempio di quella milanesità e di quell’operosità tipica della cultura ambrosiana, che vede nel lavoro lo strumento di valorizzazione dei talenti dell’uomo. Silvio Berlusconi ha scelto di dare il proprio contributo mettendosi, con impegno e coraggio, a servizio del Popolo italiano perseguendo la sua missione di libertà. Personalità dallo straordinario carisma, è amato da tanti italiani perchè uomo tra la gente e con la gente, della quale ha compreso i bisogni più profondi sapendo interpretarne le aspettative. Statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull’amore, la tolleranza e il rispetto per la vita.”

Ci sarebbero molte cose da dire, considerato che il soggetto pluri osannato da queste toccanti parole ha cambiato il volto di Milano con i soldi di mafia, tangenti e raggiri fiscali ai danni dello Stato; o considerando che con le sue “rare capacità” di statista la spesa pubblica e il debito sono cresciuti esponenzialmente, come in nessun’altra parte di Europa, e l’Italia, alla prima crisi, viaggia sulle lunghezze d’onda di Portogallo e Irlanda.

Ma, in fin dei conti, lasciamo che i porci si rotolino nell’opulento fango ancora un po’, perchè presto saranno solo fresco materiale per nuovi capitoli della fiction tv “La Piovra”.

Francesco Woolftail Dal Moro

Tar versus Cota: un po’ di chiarezza – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on luglio 18th, 2010

Intorno alla vicenda elettorale Piemontese occorre fare un po’ di chiarezza.

Gli organi di informazione si sono per lo più limitati a dire che, su disposizione del Tar, verranno nuovamente conteggiate le schede elettorali con la croce apposta sul simbolo delle liste “Al centro con Scanderebech” e “Forza Consumatori”, senza chiarirne le modalità e le conseguenze. In molti si saranno domandati che senso abbia ricontare i voti dati a liste dichiarate false. Sono 15.000, già si sa.

Il riconteggio consta in realtà, non nel ricontarsi le dita delle mani fino a convincersi che siano 10, ma nell’annullamento dei voti dati alle due liste senza alcuna indicazione di preferenza per Cota.

La ratio della sentenza è logica e corretta: il voto alla lista è da annullare, quello al candidato, se espresso, no, in quanto manifestazione inequivocabile della volontà dell’elettore.

Se, dei 15,000, più di 9.000 saranno sprovvisti di preferenza nominale, allora il “ribaltone politico” sarà inevitabile, in quanto dal riconteggio risulterà vincente la candidata di centro sinistra Mercedes Bresso, che intanto sta alla finestra scalpitante. E Roberto Cota da Novara, convinto che una vittoria di 9.000 voti sia un plebiscito popolare, avrà meno appigli sulla volontà popolare, viste le dovute considerazioni riservatele dai giudici amministrativi.

Il lettore di buona memoria ricorderà che anche altre due liste erano finite sul banco degli imputati: la prima, i “Verdi Verdi”, è stata dichiarata regolare e le opposizioni ricorrenti presenteranno ricorso al Consiglio di Stato; la seconda, “Pensionati per Cota” è momentaneamente nel sospensorio. I legali di Mercedes Bresso dovranno presentare, contro questa lista, una querela di falso al Tribunale civile, e se questi darà loro ragione, i 27.000 voti ottenuti dalla lista saranno annullati dal Tar in un’udienza già fissata per il 18 Novembre c.a. Un’altra possibile, e non improbabile, via che porterebbe al “ribaltone”, anche se più lunga da percorrere, in quanto la sentenza civile potrà essere impugnata in appello e in cassazione.

La sentenza del Tar, invece, può essere, e sarà, impugnata davanti al Consiglio di Stato, congelando così l’assetto della giunta regionale piemontese fino alla sentenza definitiva.

Comunque vada, Roberto Cota da Novara, ronzerà, alla pari delle zanzare della sua città, tra le poltrone torinesi almeno per un anno ancora, ma sempre con il fardello di sedere su una poltrona a “due gambe”.

Le reazioni della politica sono le solite, oramai fin troppo prevedibili; “è una sentenza politica – ha detto Scanderebech – degna di Cuba”, “la sinistra tenta di ribaltare il voto. Ha perso le elezioni e ora prova con la via giudiziaria” il commento di Cicchitto.

E non poteva mancare l’intervento del sommo, Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: “Evidentemente a qualcuno va di traverso che Cota abbia vinto le elezioni regionali. Abbiamo il riscontro di una forte indignazione popolare in Piemonte verso un provvedimento ingiustificato che potrebbe – e qui passa alle solite minacce e pressioni-  provocare anche un’instabilità di governo nonchè un grave danno economico per le casse della Regione”

Insomma, alla voce “regole elettorali”, mettiamo un bell’omissis. Indagare su di loro è un attacco alla democrazia, ricontare schede false un golpe.  Le regole, d’altronde, non debbono essere necessariamente osservate da tutti; Ghedini, deputato alla Camera e (o meglio, in quanto) avvocato del Premier, definì il suo assistito un “Primus super pares”, davanti ai giudici della Corte Costituzionale che dovevano decidere se la legge fosse uguale per tutti o un po’ più uguale per certi (si giudicava della costituzionalità del lodo Alfano).

L’importante è il risultato, non come lo hai ottenuto. Se poi hai vinto barando, sei stato scaltro, e i complimenti non possono che raddoppiare.

WOOLFTAIL

Un ventennio alle Idi di Marzo – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on luglio 17th, 2010

I corsi e ricorsi storici esistono, eccome.

Giambattista Vico (1668 – 1744) lo aveva detto.

Non fraintendetemi, non voglio dilungarmi sul metodo storico secondo Vico, né sulle tre età della Storia, ma solo sulle tre età della storia repubblicana italiana.

Sono passati circa vent’anni da quando una dissestata prima Repubblica passò il testimone alla seconda, attraverso il riciclo indifferenziato di tutto ciò che non era andato perduto per sempre.

Nemmeno vent’anni, e la storia si ripete. La seconda Repubblica Berlusconiana (o Italiana, che dir si voglia) incassa bordate da ogni ove, le stesse che mandarono al ring la prima, e mostra notevoli segni di cedimento.  La politica del malaffare italiana ha finora retto il colpo grazie al gioco dell’immagine e dei consensi;  imbrigliati i media, e bitumata la pelata, Silvio Berlusconi, unico vero protagonista di questa “repubblichetta”, si è servito delle Istituzioni italiane per sistemarsi le innumerevoli rogne giudiziarie e per spianare la strada ai suoi affari, mantenendo sempre altissimi i suoi consensi.

Ha riempito il Parlamento, e i suoi governi,  di affaristi e faccendieri di ogni sorta, pluri-indagati e condannati;  ha corrotto organi di controllo e di informazione, devastato la legalità e la verità. Leggi e ministeri “ad personam”, ma anche leggi “contra personam”  a discapito di nemici politici o concorrenti in affari (libero mercato). Solo negli ultimi due anni, ha svilito il Parlamento ben 35 volte ponendo la questione di fiducia su leggi che, altrimenti, non sarebbero state approvate nemmeno dalla sua maggioranza. Le sue democratiche e libertarie leggi vantano il record di bocciature dalla Consulta, alcune delle quali per violazione dell’articolo 3 della carta costituzionale, che impone l’indiscriminata uguaglianza fra tutti i cittadini, forse il più importante (nella sidebar del blog lo trovate in un’insegna scorrevole). Per non dimenticare il sesso con puttane e minorenni, in cambio di favori, anche amministrativi o politici.

Insomma, un vero e proprio regime, seppur istituzionalizzato.

Ma, finora, a Silvio è sempre bastato raccontare la favoletta della buonanotte, per consegnare gli italiani tra le braccia di Morfeo, in un dolcissimo sonno delle coscienze.

Oggi, però, le dinamiche politiche iniziano a cambiare, o meglio si ripresentano in viste simile a vent’anni fa.

La stabilità politica della sua maggioranza non è quella su cui poteva contare sino a due anni or sono, e lui lo sa; non per nulla ha cercato il colpo di fiamma con l’ex, a casa di Vespa, una delle tante Claretta Petacci del ducetto di Arcore.

Fini e discepoli hanno finalmente puntato i piedi sul ddl intercettazioni: martedì si votano i loro emendamenti, e se non approvati, si dichiarano pronti a far cadere il governo. Berlusconi, dalla sua, teme che queste modifiche al suo prezioso bavaglio svuotino il senso dello stesso, e si nasconde dietro alla volontà popolare.

La stabilità della maggioranza, dunque, è appesa a un filo, proprio come ai tempi del PSI di Craxi.

Un altro capitolo caldo è quello che tocca le tangenti; ai tempi di Craxi (Craxi e Berlusconi, All Iberian), il politico, in cambio di favori, intascava rolex e mazzette dall’imprenditore colluso (libero mercato?) ; oggi il politico, o perché no, il capo della protezione civile, potentissimo organo in mano alla Presidenza del Consiglio, il favore lo fa in cambio della prostituta d’alto borgo, della ristrutturazione dell’appartamento, di canoni di affitto irrisori o di case con vista sul Colosseo  al prezzo di case con vista sui binari dei treni.  Differenti le modalità, uguale il fine:  collusione e favoritismi, con buona pace del libero mercato.

E proprio ora, salta fuori dalla tana la “cricca”, la premiata ditta Anemone-Balducci, epicentro di scambi illeciti con la politica.

Ma neanche il tempo di aprire un’inchiesta su queste vicende, e puff, magicamente appare sui banchi dei magistrati la testa di Flavio Carboni e la lista dei membri di una nuova loggia massonica:  faccendieri, finanzieri, politici, avvocati, medici, politici, magistrati, politici, e politici, imprenditori, giornalisti e, quasi dimenticavo, ancora politici. Oltre all’interesse personale di ogni “incappucciato”, lo scopo comune dell’associazione era (è?) il supporto esterno e clandestino alle mosse del governo.  Pressioni, minacce, ricatti, e il flashback si fa sempre più intenso, tanto più se si pensa che il signor Carboni, già arrestato tre volte, è stato condannato in passato insieme a Licio Gelli. Il vertice della P2 e quello presunto della P3: ognuno passa il suo testimone.

È doveroso sottolineare la “presunzione” circa il suo ruolo, in quanto negli ultimi giorni è spuntato più di venti volte, nelle intercettazioni in mano ai magistrati, il nome Cesare, Silvio Giulio Cesare.  Agire nel nome e nell’interesse dell’imperatore, il vero scopo.  Se poi era (è?) l’Imperatore stesso a comandare, ancora non lo si sa, almeno ufficialmente.

Quello che è certo, è che ora, come allora, illeciti poteri esterni alle istituzioni, sono spaventosamente collusi con le stesse.

Negli ultimi nefasti tempi della prima repubblica, anche altri illeciti poteri, di diverso genere ma egualmente affiliati alla politica, furono, colpiti al cuore; si pensi ai maxiprocessi di quegli anni, che mandarono al fresco i superstiti della cupola di Cosa Nostra degli anni ’70 e ’80.

Oggi assistiamo invece ad arresti importanti tra i vertici della ‘Ndrangheta e della Camorra.

Ma come allora non scomparve Cosa Nostra, oggi non scompariranno certo le altre mafie.

Entro brevemente nell’ambito delle personali supposizioni, dunque quanto dico potete condividerlo o meno, ma non prenderlo per certo.

Oggi come allora, dicevo, si prepara una nuova mafia per una nuova politica. Questi mafiosi collusi con questi politici non servono più, visto che a breve gli attuali politici saranno solo soggetti di fiction televisive.

Questo implicherebbe un ulteriore potere, più forte dei precedenti, capace di manovrarli da dietro le quinte.

Nella prima Repubblica (non per nulla restiamo nell’ambito dei ricorsi storici) questo potere effettivamente esisteva, ed erano i Servizi Segreti. I Servizi ci sono ancora, ma nessuno può sostenere con certezza che agiscano come allora.

Se le mie supposizioni fossero errate, e il ricambio nelle mafie fosse solo una coincidenza, resterebbero comunque saldi i punti precedenti sull’instabilità politica della maggioranza, le tangenti in versione moderna e l’apertura  del calderone dei massoni.

A fronte di tutto ciò la magistratura farà il suo, e laddove questa non arriverà, non ci sarà più il dolce Morfeo a placare il risveglio delle coscienze, e l’italiano, uscito dalla caverna, vedrà finalmente a colori.

Il ventennio (corsi e ricorsi) Berlusconiano è arrivato al dessert, Silvio Giulio Cesare è alle Idi di Marzo; una terza età della storia repubblicana prenderà presto il via seguendo le orme delle prime due.

È il sistema Italia, e non può cambiare: il nuovo si costruisce con le macerie del vecchio, non sopra.

Così fu per Berlusconi, superstite di Tangentopoli (solo le leggi ad Personam sui falsi in bilancio lo hanno salvato) e tesserato nella P2, duce dell’ultimo ventennio.

Così sarà per il prossimo, il Mister X dei prossimi vent’anni.

L’italiano perde la dignità ma non il vizio.

WOOLFTAIL

Ultim’ora; Brancher si dimette e chiede il rito abbreviato. E così l’acqua divenne benzina…

Posted By fred on luglio 5th, 2010

Il ministro Brancher, dopo aver vigorosamente dichiarato per due settimane l’impossibilità delle sue dimissioni, si è oggi dimesso.

Ma non solo, dopo aver rinunciato al legittimo impedimento, dopo aver rinunciato “irrevocabilmente” al suo finto ministero, ha addirittura chiesto di essere processato con il rito abbreviato, ovvero senza appelli e ricorsi. Quando la V sezione penale del Tribunale di Milano emetterà una sentenza sullo scandalo della Banca Antonveneta, inerentemente alla posizione di Brancher, l’0rmai ex Ministro subirà le decisioni dei magistrati senza se e senza ma.

Tutta questa disponibilità, due settimane dopo l’istituzione a Ministro con consegente invocazione del legittimo impedimento, puzza di bruciato. Per l’esattezza di governo che brucia, con un governo tecnico, o a larghe intese, o addirittura nuove elezioni, all’orrizonte.

E allora il Presidente Pompiere sacrifica l’ultimo arrivato, il più classico delle vittime, per gettare acqua sul fuoco.

Speriamo sia oramai troppo tardi, e l’acqua diventi benzina. L’ultimo miracolo di Berlusconi, a suo dire il Gesù del 2000.

Francesco Woolftail Dal Moro

Siamo a un bivio – di Alessio Spadola

Posted By fred on giugno 30th, 2010

Siamo ormai alla dittutura e nemmeno piu’ mascherata…parlano di libertà ma senza dirci che sarà solo per loro…insabbiano, nascondono, azzitiscono e s’impradroniscono di tutto…siamo giunti a un bivio… che purtroppo in pochi riescono a vedere.

I nostri padri, i nostri nonni, hanno dato la vita per renderci nuovamente liberi dopo il ventennio fascista e adesso noi rimaniamo a guardare mentre ci tolgono i nostri diritti, mentre ci vienie tolta la dignità, mentre ci viene tolta la speranza, nostra e dei nostri figli…e noi continuamo a stare fermi.
Molto spesso mi trovo a parlare con i BERLUSCONIANI e quando tu gli esponi i fatti, spiegando a loro chi è il nostro Presidente del Consiglio, loro non negano i suoi affari sporchi , non negano le sue tangenti i suoi rapporti con la mafia, la sua evasione fiscal , le sue corruzioni di Giudici, imprenditori e politici, le sue puttane, la sua passione per le giovanissime, e tutto il resto, ma rispondono “Perchè tu non lo faresti?”

E questo è il segno di una società senza piu’ morale senza piu’ nessun ritegno. Le generazioni future stanno crescendo con questa idea…che tutto è permesso per il raggiungimento dei propri obiettivi finali.

Siamo a un bivio.
O accettare l’idea di una dittatura capitalistica, dove pochi uomini potranno decidere del futuro di un’intera popolazione ridotta ormai alla schiavitù, moderna, ma pur sempre schiavitù, o ribellarsi. E io scelgo quest’ultima.

Lo devo, lo devo a mio figlio, lo devo a quelle persone che hanno lottat , ucciso, protestato, rischiato e spesso lasciato la propria vita per rendere questo paese libero.
Prima con il voto potevo decidere, o avere quanto meno una parvenza di potere decisionale di quello che volevo, oggi no.

Oggi il voto non serve pù’. Non serve perchè la politica è in mano ormai ai soliti noti,CChe siano di destra sinistra o centro…sono sempre i soliti noti, e tutti, con in soliti noti interessi. Siamo a un bivio.
Potrei elencare tutti i piccoli e grandi reati di questi uomini o piu’ specificatamente dell’uomo che ci governa, ma non basterebbero una cinquantina di pagine per raccontare tutto, per raccontare le sue leggi truffa , i suoi processi , il conflitto d’interessi, le leggi ad personam, sembra impossibile stargli dietro, e quindi mentre giornalisti e affini parlano di un fatto, nello stesso monento c’è un’altra magagna che viene costruita alle spalle del paese.
Siamo a un bivio.

E questo è il momento di scegliere la strada da percorrere.

Alesso Eremita Spadola

Ultim’ora; la Camera esegue gli ordini: il bavaglio approda in aula il 29 luglio.

Posted By Tom on giugno 30th, 2010

“È irragionevole”. Così Fini ha commentato la calendarizzazione del ddl intercettazioni al 29 luglio, decisa, con il voto contrario delle opposizioni, dalla Conferenza dei capigruppo. Insomma, le pressioni sull’approvazione del bavaglio, che ora è all’esame della Commissioni giustizia della Camera, non si sono fatte aspettare; anche perché non solo c’è fretta di mettere fine all’utilizzo delle intercettazioni, lo strumento principe per le indagini, per evitare che le varie “cricche” possano continuare ad operare all’ombra, non solo c’è fretta di zittire i giornalisti e reprimere la libertà di espressione e opinione, la libertà di stampa, il diritto/dovere di cronaca e il diritto a essere informati, ma c’è anche la fretta di approvare un testo che continua a incrinare i rapporti di forza all’interno della maggioranza: se da una parte i berluscones continuano ad eseguire gli ordini liberticidi del padrone e i finiani, invece, vogliono semplicemente ferirla la libertà, e non ucciderla, la Lega si sta stufando di perdere tempo dietro a un testo che, lo sanno bene, protegge solo la casta.

Anche perché in questo stesso periodo c’è una manovra da 24 miliardi di cui occuparsi. Che probabilmente non viene considerata abbastanza prioritaria rispetto alle intercettazioni, o meglio rispetto alla “tutela della privacy”, anche se quello che produrrà tale manovra sarà soltanto diseguaglianza sociale. E in effetti il commento di Fini è azzeccato. Il testo alla Camera subirà sicuramente delle modifiche (da parte dei finiani stessi) e, quindi, dovrà per forza di cose ritornare al Senato, slittando a settembre. Tanto varrebbe rinviare il tutto direttamente all’autunno.

Il sospetto, dunque, è più che legittimo: Berlusconi ha in mente un’altra fiducia per il 29 luglio per chiudere in fretta e furia la questione?

In ogni caso: DISOBBEDIENZA CIVILE

P&L
Tom

Ultim’ora; Alluvioni, dissesti, e mancati soccorsi: Il governo del fare denunciato alla corte di giustizia per inadempimento!

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Il governo del fare continua a non fare, ed è sempre la Sicilia la vittima dell’onnipresente invisibile governo del fare.

Se a Palermo l’Amia sta lasciando i cittadini immersi nel percolato e nell’immondizia per la seconda estate consecutiva, nei comuni dei Nebrodi, zona dell’appennino siculo, per lo più nel messinese, le case sono state evacuate da mesi a causa del dissesto idrogeologico.

Dopo la drammatica alluvione dello scorso Ottobre, Berlusconi si presentò ai messinesi, al seguito dei vari ministri siciliani quali Alfano e Prestigiacomo, da eroe nazionale, da risolutore finale, da spalla su cui piangere; insomma, da “ghe pensi mì”.

Oggi, svariati mesi dopo, esasperati da continui alluvioni e dissesti, i cittadini dei Nebrodi sono senza una casa, molte sono state addirittura demolite; il mare si è mangiato chilometri di costa fino ad arrivare a ridosso delle reti pubbliche, numerose strade sono bloccate da frane e dissesti, e in tutto ciò il territorio ha subito una drastico colpo all’occupazione e all’economia. Calamità totale.

I sindaci hanno più volte sollecitato un intervento e un tempestivo aiuto del governo centrale, per altro appartenente alla loro stessa maggioranza, senza mai ottenere alcun cenno di disponibilità.

“Le risorse sono poche, e comunque non disponibili sino al 2011” la motivazione della sordità del governo del fare.

Inorriditi ed esausti, i primi cittadini dei comuni in questione hanno oggi denunciato il governo italiano alla corte europea di giustizia, affinchè questa lo sanzioni per inadempimento, e soprattutto ne solleciti un immediato intervento.

La denuncia è in danno degli articoli della Carta di Nizza, la Costituzione europea, che garantiscono il diritto all’integrità fisica, psichica, alla libertà, alla sicurezza, al proprio domicilio, di godere delle proprietà, di sicurezza sociale, di protezione alla salute e di libertà di circolazione.

Il governo del tuttofare Berlusconi sta recentemente incassando colpi di fucile da ogni ove, finalmente, ma questo, uno dei più drammatici, risulta uno dei più significativi: il governo del fare denunciato per inadempimento!

Francesco Woolftail Dal Moro

BERLUSCONEIDE; CAPITOLO III – CASO LENTINI

Posted By fred on giugno 23rd, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle prescrizioni; capitolo III

La nostra Berlusconeide continua oggi con la terza e, momentaneamente, ultima, puntata del libro delle prescrizioni. È doveroso evidenziare la momentaneità di detta conclusione, in quanto processi tuttora pendenti (vedi Mills) non potranno che risolversi con la prescrizione.

Attualmente, l’ultimo processo a carico del Premier estinto con prescrizione, è quello relativo all’acquisto, da parte della società Ac Milan nel 1995, delle prestazioni del giocatore Gianluigi Lentini, all’epoca in forza alla Torino granata.

Berlusconi, presidente, e Galliani, amministratore delegato, furono accusati di aver versato nelle casse del Torino 10 miliardi di lire in nero, solo 18 alla luce del sole, e di aver falsato fraudolentemente i bilanci della società rossonera negli anni solari ‘93-’94. La procura di Milano, ossia l’accusa, estese poi dal ‘91 al ‘97 l’arco temporale in cui i falsi di bilancio erano avvenuti, imbattendosi in nuovi rilevantissimi elementi: una buona parte degli introiti conseguiti con la cessione dei diritti d’immagine delle star rossonere, furono girati a una società offshore affiliata alla Fininvest, la New Sport Time, affinchè il rapporto ricavi/indebitamenti non superasse il quoziente massimo (di tre unità percentuali) consentito per l’iscrizione ai campionati di Serie A. Ma non solo. Sempre secondo l’accusa, vennero create delle società intermediarie tra i giocatori e la società pagante, pubblicamente spacciate per società di amministrazione dei diritti d’immagine, attraverso le quali il Milan pagava altri profumatissimi miliardi sottobanco ai suoi campioni, tra i quali Van Basten, Gullit, Rijkaard, Baresi, lo stesso Lentini, Maldini (attualmente indagato per truffa allo Stato, ma questa è un’altra storia), Savicevic e Panucci. Si va dai 48 miliardi a Van Basten, ai 4 a Maldini.

Per i calciatori si sarebbe aperto un ulteriore processo, se non si fosse prescritto il reato principale, nelle modalità che ora vedremo.

Accertati questi fatti, i due “Capoccia” di via Turati furono iscritti nel registro degli indagati, e rinviati a giudizio nel Maggio ‘98, presso il Tribunale di Milano. Il Presidente del Torino, invece Gianmauro Borsano, per questo e altri reati, quale ad esempio la bancarotta fraudolenta, fu giudicato dal Tribunale di Torino, e patteggiò la pena.

Tornando alle alte cariche del club “più titolato” al mondo, che proprio in quegli anni costruiva le sue fortune sportive in Europa e nel mondo, i due erano in attesa delle sentenza di primo grado nel Luglio ‘99, ma ecco il primo colpo di scena (nessun capitolo della Berlusconeide ne sarà privo): uno sciopero degli avvocati, protrattosi per un mese e a cui presero scaltramente parte i legali della difesa, fece slittare l’inizio delle udienze, l’apertura delle danze,  fino al Giugno del 2000, un anno dopo. I penalisti chiedevano al Parlamento che il “Giusto Processo” (insieme di vari principi, quali la presunzione di innocenza, diritto alla difesa, processi in tempi ragionevoli…) diritto della persona riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, fosse inserito nella Costituzione italiana. Cosa, per altro, non avvenuta.

Nella primavera del 2001 Berlusconi ottenne per la seconda volta la Presidenza del Consiglio, e nel Gennaio 2002 il secondo colpo di scena del processo: il governo, su delega parlamentare, riformò le leggi in materia di diritto societario (escamotage con il quale risolverà svariati processi: depenalizzare o modificare i termini di un reato per il quale è in giudizio), riducendo, da sette e mezzo a quattro, gli anni necessari alla prescrizione del reato di falso in bilancio non querelato da terzi, ovvero perseguito d’ufficio dalla magistratura.

Il 4 Luglio 2002 il giudice Fabio Paparella dichiara il reato inevitabilmente estinto per prescrizione, con buona pace del Pm Gherardo Colombo che aveva cercato, in extremis ed inutilmente, di mandare le nuove riforme ad personam dritte dritte nelle fauci della Corte Costituzionale.

“Per quanto sgradite, i magistrati debbono fare rispettare le leggi vigenti, non smontarle” commentò Amodio, il furbo e viscido legale di Berlusconi, l’avo di Niccolò Ghedini, il “sir Bis” di sua maestà.

Risultato: Il Torino Calcio e il suo Presidente hanno pagato per questi illeciti, il Milan e i suoi dirigenti sono rimasti impuniti.

Come inizia a trasparire in maniera cristallina dalla nostra Berlusconeide, l’uso strumentale delle Istituzioni è proprio il signorotto d’Arcore a farlo; quando Berlusconi accusa i magistrati di usare la Giustizia per fare politica, in realtà è lui stesso a usare la politica per farsi giustizia.

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro

Si conclude così, seppur momentaneamente, come ricordato sopra, il libro delle prescrizioni; proseguiremo nei prossimi giorni con il libro delle amnistie.

Un delinquente “low cost”: l’ennesima presa in giro del governo sul federalismo – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 19th, 2010

Il governo delle mille promesse, per ora, non ne ha mantenuta una.

In questi due anni di gran parlare di certi argomenti, tutt’altri sono stati affrontati.

Così, ad esempio, quando il cavallo di battaglia era la sicurezza pubblica, Berlusconi provvedeva alla sicurezza personale con il lodo Alfano. Il “repressivissimo” pacchetto-sicurezza presentato lo scorso Giugno, e poi fortunatamente emendato da capo a coda durante i lavori parlamentari, non ha risolto i problemi della criminalità di quartiere, né ha regolato efficacemente l’immigrazione e l’integrazione dell’immigrato. Si è limitato a cancellare un po’ di diritti umani, attirando su di sé le critiche di ogni associazione internazionale che, questi diritti, li difende, dallo Zimbabwe all’Italia.

La legge 124/2008, in arte lodo Alfano, in compenso, sebbene successivamente, e tardivamente, stangato con sprezzo dalla Consulta e dal buon senso, ha dato al Processo Mills una notevole spinta verso l’oblio della prescrizione, durante il suo relativamente breve esistere. (Ahimè, al libro delle prescrizioni della nostra Berlusconeide, si aggiungerà presto un nuovo capitolo)

Oggi, invece, i consensi li ricercano con le promesse federaliste, temi tanto cari ai leghisti, e altrettanti pretesi dai loro elettori, ma nel frattempo provvedono a legare le mani ai magistrati, e a tappare la bocca ai giornalisti, con il tanto discusso “bavaglio”.

Il Federalismo fiscale viene indicato come lo strumento che, attraverso la gestione finanziaria su base territoriale, slegherà il nord dalle briglie di bilancio del sud, e che consentirà a quest’ultimo, staccandosi dallo Stato, di aggiustare i propri conti.

Credibile e fattibile, non fosse per il fatto che oltre a una legge delega, che indica semplicemente i principi e le linee guida che il governo dovrà seguire nei successivi decreti legislativi delegati, non c’è stato nient’altro utile in questa direzione. Nemmeno i necessari decreti legislativi delegati che regolamentino il passaggio di cariche dallo Stato alle Regioni.

In compenso, la famigerata manovra finanziaria relativa ai bilanci dei prossimi due anni, taglierà nei prossimi due anni circa 8 miliardi di euro alle regioni, le quali, se responsabilzzate della gestione fiscale dal federalismo, dovranno, per funzionare e garantire i servizi al cittadino, rivalersi necessariamente sulle sue tasche, attraverso un aumento delle imposte. Ma la manovra, allo stesso tempo, vieta ogni forma e modalità di aumento delle tasse, giacché sarebbe uno smacco alla politica “mangiaconsensi” del Capo dei Capi.

Riassumendo: ti taglio i fondi e servizi, ma tu devi mantenere i servizi al cittadino inalterati, e senza alzare le tasse, ovvero senza recuperare i soldi che ti ho tagliato; devi continuare a funzionare allo stesso modo, sebbene con 8 miliardi in meno.

Nella società capitalista è evidentemente impossibile, ragion per cui i 20 Presidenti di Regione all’unanimità, per altro quasi tutti appartenenti al partito della maggioranza, hanno firmato un documento di protesta contro la manovra, e di invito, al governo, di apportare le necessarie modifiche che non ostacolino la realizzazione del federalismo fiscale, considerato la priorità.

Il governo, di tutta risposta, per placare gli animi, ha nominato un ministro senza portafoglio, Aldo Brancher, rivestito del simbolico incarico di attuare il federalismo fiscale.

“Un ministero low cost” l’ha definito Tremonti. Un “low cost” sfacciatamente inutile ai fini pratici, comodo solo per un governo in crisi, che promettendo ciò che non è in grado di, o non vuole, realizzare, necessita di slogan e segnali che mantengano gli animi tranquilli e sereni. In questo momento, politicamente ed economicamente delicato, il malcontento popolare sarebbe letale per la bisca verde-azzurra.

L’auspicio, è che gli italiani siano abbastanza furbi da capire cbe non un ministero apposito, ma specifici decreti legislativi delegati, che solo e soltanto il governo può fare, daranno realizzazione alle promesse federaliste.

Aldo Brancher

Un ulteriore, sconcertante, aspetto della vicenda, è il curriculum del neo ministro.

Costui infatti, dopo aver scontato 3 mesi di reclusione a seguito dell’inchiesta mani pulite, è stato condannato in primo grado per finanziamenti illeciti, reato poi prescritto, e per falso in bilancio, che da reato è degradato a peccato veniale dal governo Berlusconi di cui faceva immancabilmente parte. Attualmente è sotto processo a Milano per ricettazione nell’ambito dell’indagine sullo scandalo della Banca Antonveneta, e il legittimo impedimento spedirà tal processo dritto dritto nel freezer.

Così, finalmente, i conti tornano definitivamente.

Beh, con un un governo che non può proprio fare a meno di troie, indagati, e condannati, non possiamo che ringraziare il Padre Eterno, al secolo Silvio Berlusconi, che almeno questo ce l’ha mandato “Low Cost”!

WOOLFTAIL