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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘calcio’

Inter, Roma, Milan e Juve: la solita storia. E un occhio agli ultimi botti del mercato

Posted By fred on agosto 23rd, 2010

Il week end calcistico appena concluso, a una settimana dal calcio di inizio delle Serie A 2010/2011, non è stato portatore di novità.

La Supercoppa Italiana prima, e il trofeo Berlusconi poi, hanno riconsegnato ai propri tifosi scenari già visti e già vissuti.

Sabato sera Inter e Roma si sono contese a San Siro il primo “titulo” ufficiale della stagione; formazioni invariate rispetto all’anno precedente, l’Inter indossa l’abito delle grandi occasioni, quello della finale di Madrid per intendersi, mentre mister Ranieri ripropone la grintosa lupa dai 24 risultati utili consecutivi, con il francese Mexes al posto di Burdisso, seduto sulla panchina “sbagliata”.

Roma subito in palla, le gambe girano e le idee non mancano; i piedi di Totti di ispirano, ma quelli di Menez e Vucinic non concretizzano. L’Inter, dalla sua, aspetta e cerca la ripartenza, ma la difesa neroazzurra sembra lontana parente dell’epica muraglia vista contro il Chelsea o al Camp Nou, e la Roma colpisce con la puntina di Riise, servito centralmente con un filtrante dal Pupone.

L’Inter ovviamente non ci sta, e il carattere mourinhano della Banda Benitez prende il sopravvento sulla fiacchezza agostina; ma solo un marchiano errore difensivo di Vucinic, che forse faceva meglio a restare davanti come suggerito dal suo allenatore, porta all’uno a uno firmato Pandev.

Il macedone era rimasto in ombra, ma la sua rapacità sullo svarione di Vucinic e la dormita di Juan ha fatto dimenticare tutto.

Primo tempo in parità, più Roma che Inter; Cassetti comincia la stagione meglio della precedente, Maicon alla stessa maniera.

È durante il secondo tempo che l’Inter da i primi assaggi di vero calcio. Difesa alta, possesso palla con scambi rapidi, e la difesa della Roma, forse ancora shoccata dal clamoroso goal regalato, non regge l’urto. Milito è fuori forma, ma i colpi non gli mancano, e si rende pericoloso in più di un’occasione, sbagliando sempre l’ultima giocata. In compenso, el Principe, non ha dimenticato gli ingranaggi dell’attacco interista, e se il compagno di reparto di chiama Eto’o, allora il man of the match della finale di champions può permettersi un ritardo di forma.

Il leone del Cameroon aveva già tirato fuori gli artigli nel primo tempo, proponendosi spesso ai compagni, cercando tiro e inserimenti; ma è proprio durante la seconda frazione che Samuel Eto’o diventa devastante. Non perde l’abitudine di coprire e tornare a dar manforte, spesso lo si vede recuperar palla, saltare uno o due giocatori con grande classe, e rilanciare la squadra in contropiede. Là davanti è tenace e rapace, fraseggia agevolmente con i compagni e si smarca con disinvoltura. Non a caso arriva la doppietta, con un goal con inserimento da vero goleador in anticipo su difensore e portiere, e un gol voluto e cercato, con palla rubata in attacco a Taddei, uno due con Sneijder, e siluro di collo che buca nuovamente Lobont.

La Roma, durante la partita, prova a rispondere prima con un quintale di Adriano, poi col giovane Okaka, di rientro dall’avventura al Fulham; prestazione scialba per entrambi, sopratutto per l’ex Imperatore di Milano, in grave ritardo di forma.

Ottima invece la partita del candidato al Pallone d’oro Wesley Sneijder, i suoi pallonetti filtranti dalla trequarti al binario per l’espresso chiamato Maicon sono stati il leit-motiv delle giocate interiste.

Il secondo tempo, dopo una storica parata di Julio Cesar su tiro deviato, finisce allo stesso modo della finale di Coppa Italia, con la Roma nervosa e l’Inter spazzatutto, che non lascia nemmeno le briciole agli avversari.

Le parole di Montali (ds Roma) a fine gara, centrano appieno il vero gap tra le due squadre: la mentalità; l’Inter, anche in svantaggio, gioca fino alla fine con la consapevolezza di poter vincere e senza la paura di andare sotto in maniera più pesante, la Roma, invece, fatica a gestire il vantaggio, e una volta perso questo vantaggio, subisce il colpo e fatica a reagire.

A Roma ritengono che l’innesto di Burdisso completerà la rosa, mentre a Milano cercano Kuyt per sostituire Balotelli. Quest’ultima un’operazione quantomeno discutibile; Kuyt, se arriverà, otterrà un contratto più alto di quello di Mad Mario, ha 11 anni in più, e sicuramente non ha le doti di Balotelli. Conosce l’abnegazione e lo spirito di sacrificio, virtù ignare al talento bresciano, ma non riporterà quel tocco di genio e follia che gli interisti avevano potuto apprezzare con il suo predecessore. Errore grossolano sarebbe invece cedere alle sirene del Real Madrid per Maicon, che continua a rivelarsi indispensabile per il gioco offensivo dell’Inter; il brasiliano, ha l’età di Eto’o, scusate il gioco di parole, e guadagna la metà, e statene certi, durerà su questi livelli almeno altri cinque anni, grazie alla esemplarità del suo professionismo e alle sue mirabili doti atletiche e muscolari.

Se la partita del sabato, dicevamo, non ha portato grandi novità alla ribalta, quella della Domenica ne ha mostrate ancora di meno.

Juve e Milan, per la ventesima edizione del trofeo Luigi Berlusconi, hanno addormentato la platea con un match statico e soporifero.

I rossoneri, esattamente come nella scorsa stagione, pungono soltanto con Ronaldinho, la Juventus non punge affatto. Dinho è il solito Dinho, e su 90 minuti ne gioca al massimo 35, ma quei 35 sono una vera delizia. Dribbling e cross le sue armi; si fa vedere, riceve, scarta e serve al bacio. Solo un Borriello appesantito dai bagordi estivi ed un Odumadi che non ha azzeccato un controllo (Mister Allegri farebbe meglio a insegnargli lo stop di piede prima di lanciarlo il prima squadra), hanno negato al brasiliano la soddisfazione dell’assist vincente.

Il fantasista bianconero, invece, ha la sua età, per lo meno nel fisico. I piedi di Del Piero, invece, saranno fatati anche tra 30 anni, e anche ieri lo ha dimostrato, con una punizione insidiosa laterale e un assist al bacio per la torsione di Trezeguet. Ma ciò evidentemente non basta alla Juventus, e il povero Trezeguet si ritrova isolato. Con l’ingresso, nel finale, di Diego, il dinamismo e la fantasia dell’attacco bianconero ne guadagnano qualcosina.

Finisce con il più scontato dei risultati, 0 a 0, e poi calci di rigore, vinti dalla Juve grazie a penalty calciato in “stile oratorio” da Thiago Silva.

In ogni caso più positiva, se positiva si può dire, la prestazione del Milan, leggermente più pimpante e condizionato dal grave ritardo di condizione dei vari Pirlo e Seedorf. Il primo vivacchia tutta la partita, fino al cambio, con l’eccezione di un paio di pennellate per il solito Odumadi dai piedi di legno, il secondo è pregevole da fermo, con un tiro al volo di alta scuola, ma nei 10 metri è davvero penoso, con un passo affannato e appesantito: e la pantera divenne bradipo…

Il solito Milan, insomma; l’eventuale acquisto di Ibraihmovic porterà sicuramente più fantasia e concretezza là davanti, e darà alla squadra un riferimento per il gioco alternativo a Ronaldinho.

Se il Milan, al momento, piange, la Juve di certo non ride, anzi dovrebbe piangere ancora di più.

I bianconeri si allenano da inizio luglio, causa preliminare di Europa League; eppure non hanno affatto mostrato una condizione di forma migliore degli avversari. Le idee deficitano gravemente, e il modulo fin qui utilizzato da Del Neri, mia personalissima considerazione, è oramai un modulo troppo statico per un top team. 4-4-2 dalla massima linearità orizzontale, con due interditori e due ali a supporto di punta e seconda punta, soprattutto se le ali schierate sono mediocri giocatori prelevati da squadre di bassa classifica. Non è un caso che la Juve faticasse a macinare gioco in verticale, ma si limitasse a passaggini orizzontali, il compitino, senza mai riuscire a portare su il baricentro della squadra e anzi regalando spesso palla agli avversari in zone pericolose. Chissà che Del Neri non abbia ancora capito che ora non allena più l’Atalanta o la Sampdoria…

In questo contesto, non può che giovare l’ottimo affare, sia per le modalità che per il giocatore, che porterà Aquilani sotto la Mole; il centrocampista offensivo ex Liverpool e Roma porterà senz’altro fantasia e nuovi spunti nel modesto centrocampo juventino; i 15 milioni per Krasic, invece, saranno tutti da valutare in questa stagione, poiché mezza stagione positiva in Russia non fa del biondino, che come dice Moggi “di Nedved ha solo i capelli”, un campione utile per il salto di qualità e colmare l’arcinoto gap con l’Inter. Manca invece l’attaccante da 20 goal, o quella punta versatile capace di far giocare la squadra con più moduli. Se Del Neri non troverà alternative a questo modulo, infatti, non prevedo un piazzamento migliore del quarto posto per la squadra più titolata d’Italia.

Insomma, per tutte e quattro le nostre big, la solita storia già sentita.

Woolftail

Castellamare di Stabia fa gli onori a Quagliarella. E la Germania batte i Red Lions 4-1 – di Peter Parisius

Posted By fred on giugno 30th, 2010

C’erano almeno un migliaio di persone ad accogliere, con striscioni e applausi, Quagliarella, unico azzurro a non aver deluso le aspettative. Sugli striscioni, le scritte “Sei l’unico vincente” e “Lippi non merita le tue lacrime”.

Incredibile! Eroicizzato a furor di popolo solo perché ha fatto il suo dovere! Ma così è l’Italia: in un gruppo di lavativi, colui che non lo è salta subito all’occhio e si guadagna la medaglietta d’oro o addirittura il titolo di Cavaliere del Lavoro.

Ora aspettiamo il nuovo CT Prandelli e speriamo che porti in maglia azzurra, permanentemente, oltre al sunnominato Quagliarella (che si è guadagnato i gradi sul campo), forti individualità del rango di Balotelli e Cassano. E io sarei anche per dare fiducia a Santon, “il nuovo Facchetti”.
Però bisogna fare giocare questi ragazzi insieme, giocare, giocare. In qualche modo, occorre trovare il sistema per organizzare più partite della Nazionale.

Intanto, la truppa multiculti di J. Löw (“Löw” significa “leone”) ha umiliato gli sdentati Red Lions di F. Capello.

Thomas Müller, autore di una doppietta contro l’Inghilterra

Il coach italiano è tra i più pagati al mondo e i tabloid inglesi si sono scatenati contro di lui, dopo che, alla vigilia del match, avevano alzato i toni contro la Germania (“Panzer”… “Vi schiacceremo come nella Seconda Guerra Mondiale…” e tutti gli altri slogan volgari e fuori luogo che sempre accompagnano questa storica sfida).
Dopo il 4-1 dei tedeschi, ho letto i commenti scritti dai cybernavigatori nostri connazionali. Non pochi di essi sono di questo tenore: “Capello, ben ti sta!” “Dove va un italiano, distrugge tutto quanto”… ecc.
Le critiche a Capello in effetti non sono ingiustificate. Guadagna 6 milioni di sterline all’anno ma propone un inflessibile 4-4-2, come se il 4-4-2 fosse una gran trovata in grado di sorprendere e stupire gli avversari. Il calcio moderno è fatto di ben altro: scambi di posizioni, terzini ed ali fluidificanti (a proposito: perché fare uscire Milner, che per 45 minuti è stata la spina nel fianco della difesa tedesca, e mettere sulla stessa fascia J. Cole, dai cui piedi non è mai partito alcun suggerimento per le punte?) e due centrali mobili in grado di fare non solo da suggeritori ma anche di interdire le azioni d’attacco degli avversari.
“Dove va un italiano, distrugge tutto quanto.” Beh, forse non è proprio così (vedi l’ottimo lavoro di Trapattoni+Tardelli in Irlanda), ma certo i coach nostrani devono fare un update cognitivo e mettersi finalmente in testa che il catenaccio è un sistema improponibile. Basta con l’anti-calcio e le partite che fanno morire dal sonno!

BERLUSCONEIDE; CAPITOLO III – CASO LENTINI

Posted By fred on giugno 23rd, 2010

BERLUSCONEIDE, libro delle prescrizioni; capitolo III

La nostra Berlusconeide continua oggi con la terza e, momentaneamente, ultima, puntata del libro delle prescrizioni. È doveroso evidenziare la momentaneità di detta conclusione, in quanto processi tuttora pendenti (vedi Mills) non potranno che risolversi con la prescrizione.

Attualmente, l’ultimo processo a carico del Premier estinto con prescrizione, è quello relativo all’acquisto, da parte della società Ac Milan nel 1995, delle prestazioni del giocatore Gianluigi Lentini, all’epoca in forza alla Torino granata.

Berlusconi, presidente, e Galliani, amministratore delegato, furono accusati di aver versato nelle casse del Torino 10 miliardi di lire in nero, solo 18 alla luce del sole, e di aver falsato fraudolentemente i bilanci della società rossonera negli anni solari ‘93-’94. La procura di Milano, ossia l’accusa, estese poi dal ‘91 al ‘97 l’arco temporale in cui i falsi di bilancio erano avvenuti, imbattendosi in nuovi rilevantissimi elementi: una buona parte degli introiti conseguiti con la cessione dei diritti d’immagine delle star rossonere, furono girati a una società offshore affiliata alla Fininvest, la New Sport Time, affinchè il rapporto ricavi/indebitamenti non superasse il quoziente massimo (di tre unità percentuali) consentito per l’iscrizione ai campionati di Serie A. Ma non solo. Sempre secondo l’accusa, vennero create delle società intermediarie tra i giocatori e la società pagante, pubblicamente spacciate per società di amministrazione dei diritti d’immagine, attraverso le quali il Milan pagava altri profumatissimi miliardi sottobanco ai suoi campioni, tra i quali Van Basten, Gullit, Rijkaard, Baresi, lo stesso Lentini, Maldini (attualmente indagato per truffa allo Stato, ma questa è un’altra storia), Savicevic e Panucci. Si va dai 48 miliardi a Van Basten, ai 4 a Maldini.

Per i calciatori si sarebbe aperto un ulteriore processo, se non si fosse prescritto il reato principale, nelle modalità che ora vedremo.

Accertati questi fatti, i due “Capoccia” di via Turati furono iscritti nel registro degli indagati, e rinviati a giudizio nel Maggio ‘98, presso il Tribunale di Milano. Il Presidente del Torino, invece Gianmauro Borsano, per questo e altri reati, quale ad esempio la bancarotta fraudolenta, fu giudicato dal Tribunale di Torino, e patteggiò la pena.

Tornando alle alte cariche del club “più titolato” al mondo, che proprio in quegli anni costruiva le sue fortune sportive in Europa e nel mondo, i due erano in attesa delle sentenza di primo grado nel Luglio ‘99, ma ecco il primo colpo di scena (nessun capitolo della Berlusconeide ne sarà privo): uno sciopero degli avvocati, protrattosi per un mese e a cui presero scaltramente parte i legali della difesa, fece slittare l’inizio delle udienze, l’apertura delle danze,  fino al Giugno del 2000, un anno dopo. I penalisti chiedevano al Parlamento che il “Giusto Processo” (insieme di vari principi, quali la presunzione di innocenza, diritto alla difesa, processi in tempi ragionevoli…) diritto della persona riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, fosse inserito nella Costituzione italiana. Cosa, per altro, non avvenuta.

Nella primavera del 2001 Berlusconi ottenne per la seconda volta la Presidenza del Consiglio, e nel Gennaio 2002 il secondo colpo di scena del processo: il governo, su delega parlamentare, riformò le leggi in materia di diritto societario (escamotage con il quale risolverà svariati processi: depenalizzare o modificare i termini di un reato per il quale è in giudizio), riducendo, da sette e mezzo a quattro, gli anni necessari alla prescrizione del reato di falso in bilancio non querelato da terzi, ovvero perseguito d’ufficio dalla magistratura.

Il 4 Luglio 2002 il giudice Fabio Paparella dichiara il reato inevitabilmente estinto per prescrizione, con buona pace del Pm Gherardo Colombo che aveva cercato, in extremis ed inutilmente, di mandare le nuove riforme ad personam dritte dritte nelle fauci della Corte Costituzionale.

“Per quanto sgradite, i magistrati debbono fare rispettare le leggi vigenti, non smontarle” commentò Amodio, il furbo e viscido legale di Berlusconi, l’avo di Niccolò Ghedini, il “sir Bis” di sua maestà.

Risultato: Il Torino Calcio e il suo Presidente hanno pagato per questi illeciti, il Milan e i suoi dirigenti sono rimasti impuniti.

Come inizia a trasparire in maniera cristallina dalla nostra Berlusconeide, l’uso strumentale delle Istituzioni è proprio il signorotto d’Arcore a farlo; quando Berlusconi accusa i magistrati di usare la Giustizia per fare politica, in realtà è lui stesso a usare la politica per farsi giustizia.

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro

Si conclude così, seppur momentaneamente, come ricordato sopra, il libro delle prescrizioni; proseguiremo nei prossimi giorni con il libro delle amnistie.

Aunque la mona se vista de seda, mona se queda. (“Anche se una scimmia si veste di seta, resta una scimmia.”) – di Peter Parisius

Posted By fred on giugno 17th, 2010

Peter Parisius ci ha inviato nella nostra casella e-mail ([email protected]) un piccolo ma interessante contributo sulla clamorosa Debacle mondiale della Spagna, che riportiamo di seguito:


Fernando Torres in Spagna-Svizzera 0-1. Le "Furie Rosse" sono state matade al loro esordio nel Mondiale sudafricano. Hopp Schwiiz!

Stupenda prestazione di tutti gli elvetici, in primis del loro numero uno Diego Benaglio – che a livello di club difende la porta del Wolfsburg, nella Bundesliga. (In Italia Benaglio farebbe la sua porca figura in una squadra con ambizioni europee, tipo Napoli o Fiorentina…)

Il vantaggio dei rossocrociati arriva con Fernandes (un giocatore di origine spagnola?!? No: capoverdiane).

A una decina di minuti dalla fine, gli svizzeri sfiorano addirittura il raddoppio colpendo il palo con il vivace attaccante turco-elvetico Derdiyok (anche lui di stanza in Germania). E, nell’orgasmo del finale, con l’arbitro che concede un po’ troppi minuti di recupero agli iberici, sul forum di it.eurosport.yahoo.com arrivano questi due messaggi:

“Siamo Italiani che lavorano in un ufficio a Lugano. Forza Spagna, vi prego non fate vincere questi mungimucche elvetici.”

“Vivo in Spagna e mi fa piacere vedere che in Italia si tifi per la Svizzera, perchè sti “toreritos” del ciufolo non perdono mai occasione per criticare l’Italia. Forza Svizzera.”

Ultim’ora; Fair play finanziario ed Euro 2016

Posted By grim on maggio 28th, 2010

Ieri l’Uefa ha varato un’importante innovazione per il futuro del milionario calcio europeo; si tratta del fair play finanziario, fortemente voluto dal presidente dell’Uefa, Michelle Platini; questa disposizione prevede che nessuna squadra spenda 45 milioni di euro in più di quanto fatturato; tradotto, il passivo massimo consentito è di 45 milioni, pena l’esclusione dalle coppe europee. L’obbiettivo della norma è quello di assottigliare (seppur in minima parte, considerato l’alto margine di 45 milioni), il gap esistente tra le cosiddette grandi, i cui debiti sono annualmente ripianate da magnati e potenti industriali (si pensi alla Fiat, alla Fininvest, alla Saras, all’ItalPetroli per quel che concerne l’Italia, o ad Abramovich e agli sceicchi del Manchester City in Inghilterra), e le piccole squadre di provincia, già costrette a chiudere in pareggio, o con un passivo irrisorio, e quindi meno abilitate a investire. Un’altra importante conseguenza sarà una prima, minima, riduzione dei costi e delle spese che gravitano attorno al mondo del calcio; costi e spese che resteranno comunque esorbitanti.

Oggi, intanto, la Uefa ha deciso il paese che ospiterà gli Europei di calcio del 2016; le candidate concorrenti erano Francia, Italia, e Turchia, e l’Italia, conseguentemente alla precarietà delle strutture sportive, è stata esclusa al primo turno, prima della Turchia. Gli Europei, in definitiva, si giocheranno in Francia.

Woolftail