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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘corte costituzionale’

Ultim’ora; La Corte Costituzionale boccia anche il reato di clandestinità

Posted By fred on luglio 8th, 2010

Periodo di grandi bocciature per le leggi sfornate agli inizi dell’odierna legislatura.

Dopo le famigerate ronde, bocciate non più tardi di due settimana fa, un altro “capolavoro” del pacchetto sicurezza varato lo scorso Giugno, il reato di clandestinità, è stato giudicato incompatibile con la Costituzione.

Per l’esattezza l’articolo 3 della carta costituzionale italiana, forse il più importante, in quanto caposaldo di qualsiasi democrazia.

E’ l’articolo che al primo comma prevede l’uguaglianza formale tra tutti i cittadini, e la sua tutela attraverso quella sostanziale (gli interventi della Repubblica volti a ridurre le condizioni di disuguaglianza), disciplinata invece nel secondo comma.

Tra le varie distinzioni che l’articolo 3 vieta nel computo dei diritti civili, spicca proprio quella a base razziale. Una distinzione chiaramente adoperata dall’attuale governo xenofobo, in quanto prevedeva che Gianni e Moustafà, autori dello stesso reato, fossero condannati con pene diverse, in quanto la clandestinità risultava un’attenuante dello stesso reato, foss’anche furto di mutande.

Ma oggi, con il consueto anno di ritardo, la Corte ha detto di no.

Centinaia di associazioni, cattoliche e laiche, italiane e straniere, avevano immediatamente denunciato l’incostituzionalità di questo scempio; ma si sa, la Consulta vive in differita di un anno rispetto al resto del paese.

E’ doveroso, infine, evidenziare l’allergia patita da Berlusconi e seguaci per l’articolo 3 della Costituzione; non è infatti la prima volta che vi si scontrano con una legge ordinaria; già i lodi Schifani ed Alfano furono rispediti al mittente dalla corte, con la motivazione, tra le varie, di manifesta violazione dell’uguaglianza tra i cittadini.

La fresca immagine degli abruzzesi senza case sotto la lussuosa residenza del Premier, è l’emblema dei giorni odierni, sebbene riporti alla mia mente situazioni da feudalesimo: i braccianti, digiuni da giorni, si recano sotto l’immenso palazzo del Signorotto, invocando due pezzi di pane e un fazzoletto di terra.

Oggi le condizioni sono diverse, e le richieste anche. Ma la sfrenata disuguaglianza resta.

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro

Ultim’ora; La Corte Costituzionale stanga le Ronde

Posted By fred on giugno 24th, 2010

Tra le Ronde, la Guardia Nazionale Italiana

Ricordate le famigerate “ronde”, I variopinti (verdi, neri) corpi di vigilanza composti da privati cittadini, istituiti dal tanto discusso pacchetto sicurezza?

Con un tempismo senza pari, la Corte Costituzionale le ha oggi parzialmente bocciate, diciamo ridotte ai minimi termini, per le ragioni che prontamente consideriamo.

Ma prima, mi preme fare una precisazione sulla mia personalissima allusione al tempismo della Consulta; essa si riferisce non solo al consueto anno di ritardo impiegato per sentenziare l’ovvietà, per giudicare ciò che un qualunque giurista ha giudicato in cinque minuti, ma anche alla puntualissima concomittanza con la debacle mondiale della nazionale di calcio, che attirerà nella sua tela i riflettori e gli obbiettivi di tutte le testate. In anno intero, proprio il giorno in cui le armi di distrazioni di massa mietono più vittime…

Le ragioni della bocciatura, dicevamo, sono molto semplici, nonostante il talento innato della magistratura italiana nel complicare qualsiasi verdetto.

In sintesi, la Corte ha sentenziato che non v’è problema giuridico finchè l’organizzazione di cittadini si limita a segnalare reati in corso, ma è, sempre giuridicamente, ma anche moralmente, inaccettabile che questa sia locata in zone di “disagio sociale” (il virgolettato riprende testualmente la legge e la sentenza), ovvero nelle periferie e nei quartieri di degrado. La ragione è semplice e inconfutabile: i sindaci possono disporre misure di prevenzione e repressione di reati attraverso le forze di polizia, non già conferire competenze, a queste ultime affidate in esclusiva, a privati cittadini. Le attività di “polizia amministrativa”(regolamentazione di attività amministrative, repressive e preventive), inoltre, spettano esclusivamente alle Regioni, a norma della Costituzione (118) e non ai sindaci come indicava il pacchetto sicurezza.

Manifesta incostituzionalità, dunque, come molte delle leggi varate da questo governo, e firmate da Napolitano “penna veloce”; seguendo questa strada faremo carta straccia non tanto della Costituzione, quanto del suo significato e della sua utilità e necessità.

Per concludere vi lascio a questo tragicomico articolo, “Repressione e Civiltà”, che racconta della Guarda Nazionale Italiana, una “squadriglia fascista” legalizzata proprio dal pacchetto sicurezza.

WOOlftail

La Trilogia dell’Impunità – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on aprile 29th, 2010

Era il 2003 quando il lodo Schifani entrò in vigore. Berlusconi si avvicinava alla sentenza del processo SME, e le aspettative dei suoi avvocati non erano delle più rosee. Ma tutti noi sappiamo quanto il Premier sia restio alle condanne, è una questione di allergia. Ecco allora il lodo Antistaminico, anziché Schifani, che prevedeva, tra le varie, la seguente disposizione: “Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale“. A qualcuno di voi tale norma suonerà alquanto familiare, poiché non più tardi di sette mesi fa, una sua famosa e stretta “parente” venne bocciata con tanto clamore dalla Corte Costituzionale.

Al lodo Schifani era toccata la medesima sorte, la Consulta lo dichiarò difatti incostituzionale per davvero moltissimi motivi, che un qualunque studente di Legge senza alcuna esperienza saprebbe cogliere istintivamente. Per citarne alcuni tra i più clamorosi: contrasto con gli articoli della Costituzione 3 (principio di uguaglianza sia formale che sostanziale), 24 (diritto di azione in giudizio), e 138 (modalità per la revisione costituzionale, unica via per modificare articoli costituzionali)

E’ proprio quest’ultimo punto inerente al contrasto con l’articolo 138 che reca le maggiori perplessità, poiché non lascia scampo a interpretazioni. Il Lodo Schifani poteva essere sviluppato solo con la succitata procedura di revisione costituzionale, e non, come invece accadde, attraverso la più semplice via ordinaria. Il motivo è da ricercarsi proprio nelle modalità della revisione costituzionale: essa richiede l’approvazione dei 2/3 di entrambe le Camere, e non una semplice maggioranza, poiché i contenuti della Costituzione stanno alla base dell’ordinamento giuridico-legale di uno Stato, e devono essere dunque frutto della più ampia condivisione possibile, e non del consenso della maggioranza di turno. Mi domando allora, come è possibile che la maggioranza di allora, nonostante vantasse tra le proprie fila un numero infinito di avvocati e giuristi, non sia accorta della palese incostituzionalità del lodo? La domanda ahimè è retorica, poiché la risposta è evidente: la legge fu votata con la consapevolezza della sua scarsa durata, ma anche della sua grande utilità. Sapevano infatti che la Consulta, non avrebbe avuto il tempo materiale di caducare il lodo entro la sentenza del processo SME, il quale difatti si risolse con l’assoluzione del Premier per amnistia intervenuta, per disposizione del lodo Antistaminico. Ad Personam.

Nel 2008, cinque anni dopo, al premier è tornata quella fastidiosa allergia che è l’imminente sentenza di condanna di un suo processo. Nella fattispecie il processo Mills, in cui l’effettiva corruzione dell’avvocato inglese, da parte di Fininvest nella persona di Berlusconi, è stata accertata (si pensi alla condanna dello stesso Mills, o al risarcimento di 700 milioni di euro imposto alla Mondadori a favori di De Benedetti, l’originario proprietario). Il vecchio antistaminico era scaduto, ne serviva uno nuovo.

Forte ancora una volta della maggioranza parlamentare, la banda Berlusconi, stavolta nel nome del Guardasigilli Angelino Alfano, ha partorito la nuova legge dell’impunità, in tutto e per tutto simile al lodo Schifani. L’unica differenza è che nel precedente lodo l’impunità era garantita anche al Presidente della Corte Costituzionale, nel nuovo questi è stato escluso. Processi dunque sospesi al Premier (oltre a quello Mills, anche quello Mediaset) fino all’ottobre 2009, un anno dopo, quando la Consulta bocciò inesorabilmente il lodo Alfano, con le medesime motivazioni addotte quattro anni prima. Una decisione tanto sacrosanta quanto clamorosa, a prestare attenzione ai media. I giudici della corte erano tutti comunisti, poco conta il fatto che la sera prima della votazione uno dei giudici comunisti è uscito a cena con Berlusconi e Alfano, poco contano gli articoli 3 e 138.

Ma la prescrizione è un valore fondamentale per i politici italiani, specialmente Sivlio, ecco allora legittimo impedimento approvato e processo breve in fase di approvazione.

Ed è finita qui?

No signori, il lodo Schifani o Alfano che dir si voglia, è la garanzia suprema della prescrizione processuale per le alte cariche dello stato che abbiano commesso qualche “marachella”.

Dunque è pronto il nuovo lodo Antistaminico, la nuova legge dell’impunità, chiamato lodo Alfano bis, ancora una volta uguale nei contenuti ai precedenti, ma finalmente diverso nell’elaborazione.

È un disegno di legge costituzionale, e non di legge ordinaria, come avvenuto con gli altri due. Finalmente la schiera di giuristi del Pdl è andato a leggersi l’articolo 138 della Costituzione, verrebbe da dire. Peccato che ancora una volta abbiano saltato un articoletto di scarsa importanza come il 3, appartenente a quel gruppo di 12 articoli immodificabili (non si possono modificare né con revisione costituzionale, né con norma europea, né con trattati internazionali) che predono il nome di Principi fondamentali.

La discussione e la votazione di un disegno di legge costituzionale, inoltre, occuperò molto tempo per gli addetti ai lavori, dalle Commissioni Parlamentari alle Camere, con l’effetto di congelare ulteriormente le riforme per l’Italia, a favore di riforme per Berlusconi.

Berlusconi potrà anche scampare dalla condanna in tribunale, ma nessuna legge, nessun lodo, lo salverà dalla condanna della Storia. L’unica magra consolazione che ci resta.

WOOOLFTAIL

Sì, lo voglio! di Fabio Gasparini

Posted By Tom on aprile 15th, 2010

Tralasciando qualunque commento riguardo il (dubbio) valore religioso del matrimonio, cosa su cui non voglio ora focalizzare la mia attenzione, esso riveste un duplice senso, antropologico e legale. Antropologico perchè, in quanto rito di passaggio, ciò che sancisce realmente l’unione tra due persone è l’accettazione e la consapevolezza dell’unione stessa all’interno della comunità in cui si vive. Nell’atto del matrimonio la coppia si presenta pubblicamente non più come due individui singoli, bensì come un unico attore sociale che agisce e si muove all’interno della società in vista del proprio sostentamento. I due membri che la compongono, oltre all’implicita dichiarazione affettiva che così palesano, assumono di conseguenza il dovere legale di sostenersi vicendevolmente, oltre ad una serie di diritti tutelativi ed economici.

Nonostante io creda che nessuna autorità, religiosa o laica che sia, detenga realmente l’autorità di sancire qualcosa che è affare totalmente personale, so tuttavia di essere immerso fino al collo nella società e di esserne legato indissolubilmente, come ognuno di noi: di qui non si scappa. Perciò, ho sempre condiviso il principio borghese secondo cui ognuno deve poter essere libero nei limiti in cui tale libertà non va a ledere quella altrui.

La recente sentenza della Corte Costituzionale in ambito dei matrimoni gay ha riposto la decisione finale nelle mani degli organi legislatori – come è giusto che sia. Ora, tutti sappiamo benissimo chi siede attualmente sul trono e di che pasta è fatta la sua cerchia, quindi non ci sarebbe da stupirsi molto se il tutto si riverserà nei migliori dei casi in un nulla di fatto. Eppure permane un immenso vuoto non tanto istituzionale quanto culturale in quest’ambito, dovuto sostanzialmente a due fattori: la tremenda pigrizia intellettuale che negli ultimi vent’anni ha ufficialmente investito il nostro Paese dando come conseguenza l’attuale classe politica, d’altra parte specchio ideale di chi veramente vive oggi in Italia, e la presenza sempre più bigotta e oppressiva di Sua Santità & scagnozzi che intorpidiscono fortemente l’opinione pubblica (basti pensare alle recenti polemiche sulla pillola abortiva).

Non riconoscere legittimità alle coppie gay relega queste al ruolo di elementi “anormali” nell’ordine sociale, sparute aberrazioni tenute nascoste in quanto pericolose per la sedicente concezione della “normalità” di questa nostra Italietta veterocattolica e conservatrice. Inutile dire che da tutto questo risultino esserci dei cittadini di serie A e di serie B, che non vedono riconosciuti i propri diritti pur contribuendo nè più nè meno come tutti gli altri alla sopravvivenza collettiva.

Siamo tutti uguali, ma alcuni più uguali di altri.

Fabio