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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘costituzione’

Festa PD; Caselli, Dalla Chiesa, Rossomandi e Mattiello: mafia e costituzione – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 7th, 2010

La nostra telecamera, e il nostro vivo interesse, ha seguito ieri gli interventi di Gian Carlo Caselli, Davide Mattiello, Nando Dalla Chiesa, e dell’onorevole Anna Rossomando.

Prima di dedicarci ai filmati e ai commenti, conosciamo meglio questi personaggi.

Caselli, tra i vari incarichi, è stato membro del Csm, Presidente della Corte d’Assise di Torino, Procuratore della

Il Procuratore capo Gian Carlo Caselli

Repubblica e attualmente Procuratore Capo della Repubblica.

Durante gli anni ‘80, in qualità di GIP (Giudice Istruttore Penale o, che dir si voglia, Giudice per le Indagini Preliminari), si schierò in prima linea nella lotta al terrorismo brigatista.

Nel 1993, dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, si fece trasferire presso la procura di Palermo, per combattere la Mafia, con la sua faccia e con la sua vita; pochi altri altri avrebbero fatto altrettanto in quel momento. Lui non si tirò indietro, e fece arrestare individui del calibro di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca.

Nando Dalla Chiesa è un Senatore della Repubblica italiana, eletto tra le fila del Partito Democratico, e figlio del celebre generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, amico e compagno di battaglia di Caselli, letale per le Brigate Rosse, ammazzato dai sicari corleonesi durante il suo soggiorno di lavoro in quel di Palermo. È infine presidente onoriario di Libera, l’associazione di Don Ciotti.

E proprio parlando di libera passiamo a Davide Mattiello, figura di spicco dell’associazione, vero punto di incontro tra le Istituzioni e i ragazzi iscritti. Pensate che è la quarta volta che mi capita di incontrarlo; la prima volta fu anni fa a Novara ai tempi del Liceo, quando venne a raccontarci di Libera e delle sue iniative; successivamente lo incontrari a Bari, durante una manifestazione contro tutte le mafie, organiazzata proprio da Libera con lui in prima fila; e infine due volte a Torino, entrambe con tutta piazza Piazza Castello ipnotizzata dalla sua caparbietà.

L’onorevole Anna Rossomando è stata eletta in Parlamento con il Partito Democratico, ed è attualmente membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati; anche da lei, dunque, passano tutte le brillanti iniziative di Ghedini (non la invidiamo), il viscido Sir Bis di Re Silvio, prima di approdare alla Camera.

Completato il necessario quadro introduttivo sui personaggi, possiamo dedicarci alle loro parole.

Come nel caso del “reportage” sull’intervento di Santoro, i video sono caricati su youtube in quando altervista, l’host che ci ospita, non è in grado di fare l’upload di file così pesanti.

Nei minuti iniziali è assente Nando Dalla Chiesa, rimasto bloccato alla stazione di Porta Nuova.

La prima, doverosa, domanda reca il pensiero al sindaco di Acciaroli, Vassallo, ammazzato dalla Camorra; rispondono prima Caselli, poi Mattiello, dunque l’onorevole Rossomando.

Il tema dalla Mafia, e delle sue radici affondate nella società, da quindi il via al dibattito.

http://www.youtube.com/watch?v=O8OfcQ9DmOQ

Nella seconda ripresa il protagonista assoluto è Caselli. L’intervistatore paragona i fallimenti delle lotte alla collusione tra Mafia e politica con un calciatore, che sul dischetto per calciare il rigore decisivo, viene richiamato negli spogliatoi lasciando lì, inerte, il pallone. Il Procuratore racconta quanto già nei primi anni ‘90 la magistratura inquirente, di cui faceva parte, fu bloccata proprio nel momento clou delle indagini, proprio mentre si stava per scalare l’ultimo gradino, quello più in alto. E gli ostacoli arrivarono direttamente (anche) dal Parlamento, come potete apprendere dal suo resoconto. Quegli stessi ostacoli tuttora d’ingombro, come l’etichette di Toghe Rosse e Magistrati comunisti (a dir cìò è sempre l’autorevole e incontestabile Caselli, non io né nessun altro Pinco Pallino “antiberlusconiano” per natura) per chiunque indaghi suii bramosi di impunità.

http://www.youtube.com/watch?v=XP-D7QdJS6M

Nando Dalla Chiesa

Qui fa la sua comparsa Nando Dalla Chiesa, che esprime i valori della Costituzione secondo il suo punto di vista, ben rappresentati dalle figure di personaggi, come il giudice Tonino Caponnetto (RIP), o lo stesso Caselli, ultimi eroi di un mondo popolato da mostri.

http://www.youtube.com/watch?v=_prI2mWreT0

Questo quarto, ed ultimo, spezzone si apre con una domanda, non ripresa, riguardante le contestazioni a Schifani durante il suo intervento per la festa Democratica due giorni prima; non vi anticipo l’azzeccatissima risposta di Dalla Chiesa. Si prosegue con Caselli che denunzia la pesantezza delle procedure processuali in Italia, e con l’onorevole Rossomandi che spiega le proposte dei Democratici, alternative a processo breve e riforma della giustizia in cantiere presso la maggioranza, volte proprio a un alleggerimento dei processi, specialmente penali.

In chiusura il procuratore capo omaggia l’associazione di Mattiello, Libera, e i giovani che vi aderiscono, e cita Calamandrei: “la libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che auguro a voi giovani di non sentire mai”.

http://www.youtube.com/watch?v=NcY64zI5OCc

Francesco Woolftail Dal Moro

Vedi anche l’intervento di Michele Santoro

Ultim’ora; La Corte Costituzionale boccia anche il reato di clandestinità

Posted By fred on luglio 8th, 2010

Periodo di grandi bocciature per le leggi sfornate agli inizi dell’odierna legislatura.

Dopo le famigerate ronde, bocciate non più tardi di due settimana fa, un altro “capolavoro” del pacchetto sicurezza varato lo scorso Giugno, il reato di clandestinità, è stato giudicato incompatibile con la Costituzione.

Per l’esattezza l’articolo 3 della carta costituzionale italiana, forse il più importante, in quanto caposaldo di qualsiasi democrazia.

E’ l’articolo che al primo comma prevede l’uguaglianza formale tra tutti i cittadini, e la sua tutela attraverso quella sostanziale (gli interventi della Repubblica volti a ridurre le condizioni di disuguaglianza), disciplinata invece nel secondo comma.

Tra le varie distinzioni che l’articolo 3 vieta nel computo dei diritti civili, spicca proprio quella a base razziale. Una distinzione chiaramente adoperata dall’attuale governo xenofobo, in quanto prevedeva che Gianni e Moustafà, autori dello stesso reato, fossero condannati con pene diverse, in quanto la clandestinità risultava un’attenuante dello stesso reato, foss’anche furto di mutande.

Ma oggi, con il consueto anno di ritardo, la Corte ha detto di no.

Centinaia di associazioni, cattoliche e laiche, italiane e straniere, avevano immediatamente denunciato l’incostituzionalità di questo scempio; ma si sa, la Consulta vive in differita di un anno rispetto al resto del paese.

E’ doveroso, infine, evidenziare l’allergia patita da Berlusconi e seguaci per l’articolo 3 della Costituzione; non è infatti la prima volta che vi si scontrano con una legge ordinaria; già i lodi Schifani ed Alfano furono rispediti al mittente dalla corte, con la motivazione, tra le varie, di manifesta violazione dell’uguaglianza tra i cittadini.

La fresca immagine degli abruzzesi senza case sotto la lussuosa residenza del Premier, è l’emblema dei giorni odierni, sebbene riporti alla mia mente situazioni da feudalesimo: i braccianti, digiuni da giorni, si recano sotto l’immenso palazzo del Signorotto, invocando due pezzi di pane e un fazzoletto di terra.

Oggi le condizioni sono diverse, e le richieste anche. Ma la sfrenata disuguaglianza resta.

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro

La democrazia italiana derogata per la 34^ volta – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 9th, 2010

Per la trentaquattresima volta in due anni, il governo pone la fiducia su un disegno di legge.

Qualcuno di voi conoscerà il significato della questione di fiducia, molti no, molti quando sentono parlare della fiducia posta su una legge non capiscono cosa realmente sia successo.

La questione di fiducia è uno strumento, regolamentato dalle Camere, previsto in casi di urgenza e per le questioni più delicate di una legislatura, attraverso il quale il governo “ricatta” in questi termini i suoi componenti: o la legge gravata da fiducia viene approvata dal Parlamento, o il governo cade.

Il voto con fiducia è inoltre nominale, e non segreto come le altre votazioni. Dunque qualsiasi membro della maggioranza deve dichiarare pubblicamente non tanto se sia favorevole o meno alla legge sotto esame, quanto se voglia la caduta o la tenuta del suo governo.

Logicamente, il membro di governo contrario a una legge, vota per la sua approvazione giacchè non vuole perdere la maggioranza e l’incarico.

Quasi tutte le democrazie occidentali consentono questa procedura, affinchè, divisioni interne a una maggioranza, non ne paralizzino quei programmi cardine per i quali questa esiste, per i quali gli elettori le hanno affidato le chiavi di casa. La differenza, rispetto alle altre democrazie occidentali, è che il voto di fiducia viene mediamente adoperato dai governi quattro, cinque volte al massimo, durante le quadriennali, o quinquennali, legislature, mentre in Italia è stato chiamato in causa ben trentaquattro volte in soli due anni, e chissà quante altre nei prossimi tre.

Ma quale disegno di legge è ora onerato dal voto di fiducia? Il ddl sulle intercettazioni.

La scandalosa legge Bavaglio, contestata in più punti da più rami della maggioranza, oltre che dall’opposizione, dalla magistratura, dall’ordine dei giornalisti, e dall’Italia intera.

Nessuno, all’interno della maggioranza, potrà proporre emendamenti al disegno attuale della legge né potrà votarle contro, benchè vi si sia pubblicamente schierato contro.

Penso ai Finiani, per esempio: o la approvano “così come mamma Alfano l’ha fatta”, o votano a favore della caduta del governo, grazie al quale hanno la presidenza della Camera dei deputati.

Questo abuso della Costituzione, alla pari dell’abuso che viene fatto dei decreti legge, è una classica anomalia all’italiana, e solo dagli italiani tollerabile.

Il voto di fiducia è una sorta di deroga alla democrazia parlamentare, per questo le altre nazioni s’astengono dall’abusarne; sempre per questo l’antidemocrazia Berlusconiana continua a farne invece un vergognoso uso.

Quando una democrazia viene derogata trentaquattro volte in due anni, evidentemente diventa lei stessa la deroga, l’eccezione all’assolutismo.

WOOLFTAIL

La Trilogia dell’Impunità – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on aprile 29th, 2010

Era il 2003 quando il lodo Schifani entrò in vigore. Berlusconi si avvicinava alla sentenza del processo SME, e le aspettative dei suoi avvocati non erano delle più rosee. Ma tutti noi sappiamo quanto il Premier sia restio alle condanne, è una questione di allergia. Ecco allora il lodo Antistaminico, anziché Schifani, che prevedeva, tra le varie, la seguente disposizione: “Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale“. A qualcuno di voi tale norma suonerà alquanto familiare, poiché non più tardi di sette mesi fa, una sua famosa e stretta “parente” venne bocciata con tanto clamore dalla Corte Costituzionale.

Al lodo Schifani era toccata la medesima sorte, la Consulta lo dichiarò difatti incostituzionale per davvero moltissimi motivi, che un qualunque studente di Legge senza alcuna esperienza saprebbe cogliere istintivamente. Per citarne alcuni tra i più clamorosi: contrasto con gli articoli della Costituzione 3 (principio di uguaglianza sia formale che sostanziale), 24 (diritto di azione in giudizio), e 138 (modalità per la revisione costituzionale, unica via per modificare articoli costituzionali)

E’ proprio quest’ultimo punto inerente al contrasto con l’articolo 138 che reca le maggiori perplessità, poiché non lascia scampo a interpretazioni. Il Lodo Schifani poteva essere sviluppato solo con la succitata procedura di revisione costituzionale, e non, come invece accadde, attraverso la più semplice via ordinaria. Il motivo è da ricercarsi proprio nelle modalità della revisione costituzionale: essa richiede l’approvazione dei 2/3 di entrambe le Camere, e non una semplice maggioranza, poiché i contenuti della Costituzione stanno alla base dell’ordinamento giuridico-legale di uno Stato, e devono essere dunque frutto della più ampia condivisione possibile, e non del consenso della maggioranza di turno. Mi domando allora, come è possibile che la maggioranza di allora, nonostante vantasse tra le proprie fila un numero infinito di avvocati e giuristi, non sia accorta della palese incostituzionalità del lodo? La domanda ahimè è retorica, poiché la risposta è evidente: la legge fu votata con la consapevolezza della sua scarsa durata, ma anche della sua grande utilità. Sapevano infatti che la Consulta, non avrebbe avuto il tempo materiale di caducare il lodo entro la sentenza del processo SME, il quale difatti si risolse con l’assoluzione del Premier per amnistia intervenuta, per disposizione del lodo Antistaminico. Ad Personam.

Nel 2008, cinque anni dopo, al premier è tornata quella fastidiosa allergia che è l’imminente sentenza di condanna di un suo processo. Nella fattispecie il processo Mills, in cui l’effettiva corruzione dell’avvocato inglese, da parte di Fininvest nella persona di Berlusconi, è stata accertata (si pensi alla condanna dello stesso Mills, o al risarcimento di 700 milioni di euro imposto alla Mondadori a favori di De Benedetti, l’originario proprietario). Il vecchio antistaminico era scaduto, ne serviva uno nuovo.

Forte ancora una volta della maggioranza parlamentare, la banda Berlusconi, stavolta nel nome del Guardasigilli Angelino Alfano, ha partorito la nuova legge dell’impunità, in tutto e per tutto simile al lodo Schifani. L’unica differenza è che nel precedente lodo l’impunità era garantita anche al Presidente della Corte Costituzionale, nel nuovo questi è stato escluso. Processi dunque sospesi al Premier (oltre a quello Mills, anche quello Mediaset) fino all’ottobre 2009, un anno dopo, quando la Consulta bocciò inesorabilmente il lodo Alfano, con le medesime motivazioni addotte quattro anni prima. Una decisione tanto sacrosanta quanto clamorosa, a prestare attenzione ai media. I giudici della corte erano tutti comunisti, poco conta il fatto che la sera prima della votazione uno dei giudici comunisti è uscito a cena con Berlusconi e Alfano, poco contano gli articoli 3 e 138.

Ma la prescrizione è un valore fondamentale per i politici italiani, specialmente Sivlio, ecco allora legittimo impedimento approvato e processo breve in fase di approvazione.

Ed è finita qui?

No signori, il lodo Schifani o Alfano che dir si voglia, è la garanzia suprema della prescrizione processuale per le alte cariche dello stato che abbiano commesso qualche “marachella”.

Dunque è pronto il nuovo lodo Antistaminico, la nuova legge dell’impunità, chiamato lodo Alfano bis, ancora una volta uguale nei contenuti ai precedenti, ma finalmente diverso nell’elaborazione.

È un disegno di legge costituzionale, e non di legge ordinaria, come avvenuto con gli altri due. Finalmente la schiera di giuristi del Pdl è andato a leggersi l’articolo 138 della Costituzione, verrebbe da dire. Peccato che ancora una volta abbiano saltato un articoletto di scarsa importanza come il 3, appartenente a quel gruppo di 12 articoli immodificabili (non si possono modificare né con revisione costituzionale, né con norma europea, né con trattati internazionali) che predono il nome di Principi fondamentali.

La discussione e la votazione di un disegno di legge costituzionale, inoltre, occuperò molto tempo per gli addetti ai lavori, dalle Commissioni Parlamentari alle Camere, con l’effetto di congelare ulteriormente le riforme per l’Italia, a favore di riforme per Berlusconi.

Berlusconi potrà anche scampare dalla condanna in tribunale, ma nessuna legge, nessun lodo, lo salverà dalla condanna della Storia. L’unica magra consolazione che ci resta.

WOOOLFTAIL

Presidenzialismo: descrizione e scenari – di Francesco Dal Moro

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Berlusconi e Sarkozy.

Terminate le battaglie elettorali, cominciano quelle istituzionali.

Il 7 Aprile s’è tenuto, presso la villa di Arcore, il vero Parlamento italiano, un meeting cui hanno preso parte i massimi esponenti della coalizione di maggioranza, su tutti Silvio e il Senatùr. Tre sono le priorità del Pdl, una della lega. Se il carroccio, forte del comando in Veneto e Piemonte e sempre più potente in Lombardia, ha a cuore il federalismo fiscale, a Berlusconi e seguaci premono in particolar modo le riforme istituzionali, della forma di governo e della giustizia, e un bel lodo Alfano con legge costituzionale che lo sistemi anche da reati futuri (per quest’ultimo c’è tempo, grazie alla promulgazione del legittimo impedimento).

Oggi ci concentriamo su ipotetici scenari in ottica presidenzialista, presto tratteremo anche la riforma della giustizia e il federalismo fiscale.

Il Presidenzialismo è una delle forme di governo possibili nell’epoca della democrazia pluralista, che è a sua volta una forma di Stato. Esistono vari tipi di Presidenzialismo, tra cui ricordiamo:

  • Presidenzialismo Americano, caratterizzato dalla elezione diretta del presidente, dalla mancanza di vincolo di fiducia tra governo e parlamento, e dalla gestione di governo da parte del presidente. I cittadini eleggono il Presidente, dotato di potere esecutivo, e indipendente dal Parlamento. Tra Presidente e Parlamento vige un rapporto di controllo reciproco, in quanto il Presidente non può sciogliere le Camere e quindi superarne l’eventuale ostruzionismo. Il governo non esiste ufficialmente, è semplicemente l’insieme dei collaboratori di cui il Presidente si circonda. Riassumendo, il Presidente, dispone di forti poteri (i suoi compiti in Italia sono ad esempio divisi tra Presidente della Repubblica e Governo) ma questi sono limitati dalla divisione di competenze, tipica del sistema federale americano, tra Stato Centrale e Stato Federato.
  • Semipresidenzialismo a presidente forte, la cui massima realizzazione ha luogo in Francia. Come nel caso precedente, il Presidente è eletto direttamente dai cittadini ed è indipendente dal Parlamento, ovvero non vincolato dal rapporto di fiducia, tuttavia deve servirsi di un governo, da lui nominato, e alle dipese della fiducia del Parlamento. Il Parlamento quindi ha potere sul governo ma non sul Presidente, il quale può addirittura scioglierlo.
  • Semipresidenzialismo a prevalenza del governo; è il caso di Austria, Islanda e Irlanda. Anche questa forma di semipresidenzialismo prevede che il Capo dello Stato sia eletto dai cittadini e nomini il governo, ma in questo caso mantiene poi solo poteri di garanzia e controllo su di esso, mentre l’esecutivo è affidato al governo.

Tutti sistemi ben collaudati, costituzionalmente garantiti, e dotati dei giusti controbilanciamenti di potere.

Ad oggi l’Italia dispone di una forma di governo parlamentare a bicameralismo perfetto. I cittadini eleggono le componenti del Parlamento, e quelle che ottengono la maggioranza costituiscono il governo. Il Parlamento elegge a sua volta il Presidente della Repubblica che esercita un ruolo di controllo e garanzia su di esso. Il governo è vincolato dalla fiducia di entrambe le Camere, senza la quale “cade” e si nomina un nuovo governo o, se impossibilitati, si ritorno al voto. Tale assetto di governo fu disposto dai costituenti all’indomani del ventennio fascista, con la volontà di evitare che venisse a ricreasi il terreno fertile per la nascita di nuove dittature.

Quale, tra i sopraelencati, sia la migliore delle forme di governo non spetta a me deciderlo; posso invece sostenere con fermezza che ognuno di essi, per funzionare, necessita la rispettiva costituzione che ne garantisca il regolare svolgimento, e ponga i confini oltre i quali nessun potere possa sfociare. In Italia la costituzione disciplina il sistema parlamentare bicamerale, pone a sua garanzia l’attività di Corte Costituzionale e Presidente della Repubblica, inoltre regola la divisione dei poteri, la facoltà normativa di governo e parlamento, insomma distribuisce i poteri. L’equità di tale distribuzione è garantita dalla composizione dell’Assemblea Costituente, composta da esponenti di tutti i partiti post-fascismo, cattolici, liberali, socialisti e comunisti, e dalla completa adesione che essi riposero nella nascente carta costituzionale.

Una riforma di governo, dunque, richiede un’ampia revisione costituzionale, possibile solo attraverso i voti favorevoli dei 2/3 dei parlamentari, sia in Senato, che alla Camera (maggioranza qualificata), o attraverso la maggioranza del 50 più 1 (maggioranza assoluta) e seguente referendum popolare per la conferma. Altre vie coinciderebbero con un colpo di Stato, (atto violento, o comunque illegale, posto in essere da un potere dello Stato, diretto a provocare un cambiamento di regime). È importante evidenziare tale scenario, perchè la maggioranza qualificata è irraggiungibile su questo tema (richiederebbe larghi consensi delle opposizioni), mentre quella assoluta prevede il referendum costituzionale se richiesto (figurarsi se Tonino non lo richiede il giorno stesso!), il cui esito è, teoricamente, decretabile solo dai contenuti della revisione (ad esempio, una revisione che concentri forti poteri nella mani di una persona fornita di mezzi di comunicazione come Berlusconi, e che magari non preveda particolari limiti a tali poteri, difficilmente verrebbe accettata.).

Considerate queste premesse, sollazziamoci con possibili ipotesi di scenario futuro.

Sweet dreams...

Oggi, 9 Aprile, Berlusconi, in conferenza stampa con Sarkozy, ha annunciato di volersi ispirare al semipresidenzialismo a presidente forte già adottato dalla V Repubblica Francese (quella attuale per chi avesse perso il conto). Supponiamo, dunque, Berlusconi eletto direttamente dai cittadini, libero dai catenacci del Parlamento. Nomina un governo con cui esercitare i suoi poteri, e quest’ultimo è sì legato alla fiducia del Parlamento, ma, a fronte di ostruzione da parte delle Camere eccone il possibile il scioglimento. La Costituzione francese pone appositi limiti e garanzie a questo potere, altrimenti spropositato e pericoloso, quella italiana no, in quanto nata per un’altra forma di governo. Dunque enorme potere politico, grandissimo potere mediatico, nessun limite costituzionale. Sarebbe dittatura tutti gli effetti.

Ovviamente questa è solo un’ipotesi, e ne potremmo avanzare molte altre più o meno felici.

La bontà del progetto consta fondamentalmente nei limiti, e nei controbilanciamenti di poteri, che la necessaria revisione costituzionale porrà a tutela della democrazia.

È tuttavia indiscutibile l’inevitabile pericolosità di un sistema presidenziale o semipresidenziale disciplinato da un uomo di già grande potere politico, e padrone della maggioranza delle possibilità di informazione italiane, anzichè da un Parlamento che avverta la necessità di rinnovare le istituzioni dello Stato.

WOOLFTAIL