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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Tar versus Cota: un po’ di chiarezza – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on luglio 18th, 2010

Intorno alla vicenda elettorale Piemontese occorre fare un po’ di chiarezza.

Gli organi di informazione si sono per lo più limitati a dire che, su disposizione del Tar, verranno nuovamente conteggiate le schede elettorali con la croce apposta sul simbolo delle liste “Al centro con Scanderebech” e “Forza Consumatori”, senza chiarirne le modalità e le conseguenze. In molti si saranno domandati che senso abbia ricontare i voti dati a liste dichiarate false. Sono 15.000, già si sa.

Il riconteggio consta in realtà, non nel ricontarsi le dita delle mani fino a convincersi che siano 10, ma nell’annullamento dei voti dati alle due liste senza alcuna indicazione di preferenza per Cota.

La ratio della sentenza è logica e corretta: il voto alla lista è da annullare, quello al candidato, se espresso, no, in quanto manifestazione inequivocabile della volontà dell’elettore.

Se, dei 15,000, più di 9.000 saranno sprovvisti di preferenza nominale, allora il “ribaltone politico” sarà inevitabile, in quanto dal riconteggio risulterà vincente la candidata di centro sinistra Mercedes Bresso, che intanto sta alla finestra scalpitante. E Roberto Cota da Novara, convinto che una vittoria di 9.000 voti sia un plebiscito popolare, avrà meno appigli sulla volontà popolare, viste le dovute considerazioni riservatele dai giudici amministrativi.

Il lettore di buona memoria ricorderà che anche altre due liste erano finite sul banco degli imputati: la prima, i “Verdi Verdi”, è stata dichiarata regolare e le opposizioni ricorrenti presenteranno ricorso al Consiglio di Stato; la seconda, “Pensionati per Cota” è momentaneamente nel sospensorio. I legali di Mercedes Bresso dovranno presentare, contro questa lista, una querela di falso al Tribunale civile, e se questi darà loro ragione, i 27.000 voti ottenuti dalla lista saranno annullati dal Tar in un’udienza già fissata per il 18 Novembre c.a. Un’altra possibile, e non improbabile, via che porterebbe al “ribaltone”, anche se più lunga da percorrere, in quanto la sentenza civile potrà essere impugnata in appello e in cassazione.

La sentenza del Tar, invece, può essere, e sarà, impugnata davanti al Consiglio di Stato, congelando così l’assetto della giunta regionale piemontese fino alla sentenza definitiva.

Comunque vada, Roberto Cota da Novara, ronzerà, alla pari delle zanzare della sua città, tra le poltrone torinesi almeno per un anno ancora, ma sempre con il fardello di sedere su una poltrona a “due gambe”.

Le reazioni della politica sono le solite, oramai fin troppo prevedibili; “è una sentenza politica – ha detto Scanderebech – degna di Cuba”, “la sinistra tenta di ribaltare il voto. Ha perso le elezioni e ora prova con la via giudiziaria” il commento di Cicchitto.

E non poteva mancare l’intervento del sommo, Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: “Evidentemente a qualcuno va di traverso che Cota abbia vinto le elezioni regionali. Abbiamo il riscontro di una forte indignazione popolare in Piemonte verso un provvedimento ingiustificato che potrebbe – e qui passa alle solite minacce e pressioni-  provocare anche un’instabilità di governo nonchè un grave danno economico per le casse della Regione”

Insomma, alla voce “regole elettorali”, mettiamo un bell’omissis. Indagare su di loro è un attacco alla democrazia, ricontare schede false un golpe.  Le regole, d’altronde, non debbono essere necessariamente osservate da tutti; Ghedini, deputato alla Camera e (o meglio, in quanto) avvocato del Premier, definì il suo assistito un “Primus super pares”, davanti ai giudici della Corte Costituzionale che dovevano decidere se la legge fosse uguale per tutti o un po’ più uguale per certi (si giudicava della costituzionalità del lodo Alfano).

L’importante è il risultato, non come lo hai ottenuto. Se poi hai vinto barando, sei stato scaltro, e i complimenti non possono che raddoppiare.

WOOLFTAIL

Ultim’ora – Il TAR ha ammesso i ricorsi contro Cota

Posted By fred on luglio 1st, 2010

Nella giornata di ieri, il Tar del Piemonte ha ammesso i ricorsi sulle elezioni regionali tenutesi sul finire dello scorso marzo.

La discussione e la sentenza sono state tuttavia rimandate al 15 luglio, per la necessità di acquisire ed esaminare ulteriori documentazioni.

Accertata la falsità di tutte le firme della lista “Pensionati per Cota”, per la quale era già prevista una sentenza il 15 luglio, il Tar dovrà esaminare il ricorso dei Verdi, centrosinistra, contro i “Verdi Verdi”, centrodestra, cui contestano oltre 33.000 voti, più altri indefinibili per la quasi omonimia delle liste, che avrebbe tratto in inganno gli elettori, e quello dell’Udc contro la lista “Al centro con Scanderebech”, che dopo la scissione dalla stessa Udc si è aleata con Cota senza raccogliere nuovamente le firme.

La “cadrega” del signor Cota rischia di avere i giorni contati, ma lo scaltro governatore della Regione Piemonte ricorrerà inesorabilmente al Consiglio di Stato, che potrebbe impiegare diversi mesi per sentenziare, congelando nel frattempo il consiglio regionale.

Diciamo dunque, con maggiore esattezza, che la “cadrega” di Cota, “vinta” con soli 9.000 voti di scarto, rischia seriamente di avere i mesi contati.

Intanto i leghisti, dopo un disperato SOS al Quirinale, si sono armati di fiaccole, come le popolazioni dei villaggi settecenteschi che andavano a farsi giustizia con forconi e fiaccole, e hanno comunicato di essere pronti ad armare i fucili contro le istituzioni.

Qualcuno nota una forte deficienza di coerenza?

Francesco Woolftail Dal Moro

Accertata falsità nelle liste elettorali: la “cadrega” di Cota seriamente in bilico – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Pericolose somiglianze

Ieri sera a Torino si è tenuta una fiaccolata a sostegno del governatore leghista della Regione Piemonte, Roberto Cota da Novara (genitori foggiani), ultimamente al centro del tormentone elettorale piemontese.

Come in quasi tutta Italia, il 28 Marzo c.a., la coalizione di centro(di centrista c’è ben poco)-destra piemontese strappò le redini della regione dalle mani del centro-sinistra(di sinistra c’è ben poco), che candidavano la discussa Mercedes Bresso, governatore allora in carica.

La vittoria tuttavia, differentemente da quasi tutta Italia, arrivò al termine di un sudato “tète à tète” e fu sancita da soli 9.000 voti.

Alcune forze dell’opposizione, Udc, Verdi, Consumatori e “Pensionati e invalidi”, sentendo odore di bruciato, presentarono ricorso al Tar, per un’attenta analisi delle firme delle liste del centrodestra “Verdi Verdi”,”Consumatori per Cota”, i “Pensionati per Cota”.

Gli ultimi risvolti vedono l’accertamento, da parte dei Pm Torinesi, di 18 firme su 19 falsate nella lista “Pensionati per Cota”, guidata da Michele Giovine, e dal padre Carlo. Non solo. Quegli stessi Pm stanno preparando le carte per agire immediatamente in sede penale contro la “premiata ditta” Giovine&Son.

Ma ciò che sferra un colpo letale alla “cadreghina” del Presidente leghista Roberto Cota, è il numero di voti che detta lista ha recato alla causa cotiana, pari a 27.000, ben più dei 9.000 che gli hanno consegnato le chiavi della regione in cui nacque l’Italia.

Prossimamente, entro una decina di giorni, il Tar si esprimerà ed emetterà un verdetto. Verdetto che potrebbe essere l’invalidazione delle elezioni, o la semplice sanzione delle liste irregolari, lasciando, in quest’ultima ipotesi, il Consiglio regionale intatto, così come Cota l’ha fatto.

L’unico precedente recente risale al 2001, quando nel 2001 il Consiglio di Stato, per alcune irregolarità dei Verdi e dei Comunisti, fece ripetere il voto in Molise

Il modestissimo governatore del Piemonte, dal canto suo, ha già organizzato una fiaccolata a suo sostegno, così da esercitare le consuete pressioni sulla magistratura, ha cercato disperati sostegni persino in Quirinale, e ha pubblicamente dichiarato, a proposito di un eventuale ritorno alle urne “sarebbe un golpe, perché vorrebbe dire violare la prima regola e cioè che la sovranità appartiene al popolo”

Comodo il pensiero al popolo, scomode le regole. Peccato che le seconde siano da rispettarsi per il primo, anche per la casta che crede di non farne parte.

Renata Polverini, Pdl, Presidente Regione Lazio

Irregolarità nelle liste, d’altronde, erano state rinvenute ancor prima delle regionali, nel Lazio e nella Lombardia. Nel primo caso il Pdl fu estromesso da Roma, salvo ripresentarsi in toto sotto falsa veste di lista civica, nel secondo scagionato dal Tar. Ora si scoprono nuovi trucchetti anche per il Piemonte, e chissà, magari domani troviamo qualcosa anche in Campania e così via.

L’allergia alle regole e al rispetto delle stesse e delle istituzioni, non contagia più solo i politici della destra italiana, ma interi liste e partiti.

Come in ogni fatto attuale, oramai, l’aspetto più sconcertante è l’assordante silenzio della stampa. Oltre alla redazione di Sky e pochi blog indipendenti, nessun altro s’è degnato di raccontare questa notizia con i dettagli e gli aggiornamenti di cui sopra. Siamo ben felici di essere tra i pochi, e che non sia la prima volta che accade, vedi l’emergenza rifiuti a palermo, il processo per estorsione a carico di Dell’Utri, il caso Favata-Berlusconi, le Ronde nere e così via….

Tuttavia, come conclusi un vecchio post, è un amaro compiacersi.

WOOLFTAIL

Degenero di una Chiesa leghista – di Tommaso Petrucci

Posted By Tom on giugno 10th, 2010

La Lega Nord si è sdoppiata. È un partito a due facce. Esiste la efficiente Lega di governo; la Lega del laborioso Maroni, che vanta l’alto numero di mafiosi arrestati, vanta l’istituzione dell’Agenzia nazionale per la gestione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali (senza poi adottare gli strumenti necessari per neutralizzare la mafia); e mentre Maroni si occupa minuziosamente del suo dicastero, Bossi e Calderoli guidano una Lega come un partito di governo nazionale, che convive in una coalizione sempre meno unita, scende ai dovuti compromessi, vota insieme all’alleato qualsiasi tipo di provvedimento capiti loro sotto gli occhi e ripete costantemente che l’Italia ha bisogno di federalismo fiscale, senza poi realizzarlo. E poi esiste un’altra Lega, quella dei Comuni, delle Province e delle Regioni; il partito della protesta che da anni lamenta le ruberie di “Roma ladrona”, come se i “ladri” di Roma (quelli che siedono in Parlamento) non fossero anche leghisti; è nel profondo e nebbioso Nord che salta fuori la vera faccia di una Lega reazionaria e xenofoba: ed è con le varie e ripetute discriminatorie operazioni di “White Christmas” o togliendo il cibo a bambini, i cui genitori non possono permettersi la mensa scolastica, che il Carroccio è penetrato nella mentalità delle persone ed è diventato elemento di una cultura chiusa e conservatrice.

Degenero. Questo sta succedendo in Veneto, dove la Lega regna incontrastata. Sandro Sandri, l’assessore alla Sanità, padano naturalmente, della precedente giunta Galan ha dettato nel marzo del 2009 le linee guida ai medici delle strutture sanitarie venete: non si dovranno trapiantare organi a coloro il cui quoziente intellettivo non supera il punteggio di 50, a chi ha tentato da poco il suicidio e alle persone con danni cerebrali irreversibili. “Controindicazioni assolute” le definisce l’allegato A delle “linee guida per la valutazione e l’assistenza psicologica in area donazione-trapianto”. Solamente dopo la segnalazione di questo caso al prestigioso “American Jorunal of Transplantation” e le proteste di medici, consiglieri dell’opposizione, Radicali e associazioni di famigliari di portatori di handicap psico-fisici, l’attuale assessore, leghista anche questo, Luca Coletto è stato costretto a riparare al danno e fare marcia indietro; la giunta Zaia ha, così, approvato il 3 giugno una “circolare applicativa” di quell’allegato A, il quale sarebbe “fondamentalmente rivolto a garantire, in ogni possibile condizione, il più alto livello assistenziale possibile”. Si suppone, quindi, che per un anno le “controindicazioni assolute” siano state applicate nel più totale silenzio mediatico e civile. Oltre a non esserci nessun riscontro scientifico che giustifichi l’utilizzo del Q.I. come misura per stabilire l’esclusione al trapianto di organi e oltre al contrasto giuridico di merito di tale provvedimento con la Costituzione e con la Convenzione dell’Onu sui diritti delle persone con disabilità, è il messaggio che viene lanciato alla comunità che più spaventa: perché sprecare organi sani per persone che potrebbero suicidarsi, per bambini down o per persone affette da deficienze intellettuali? Per persone, insomma, “inferiori” e non utili? Un provvedimento, come questo, che annulla così brutalmente il disagio psicologico, il malessere interiore, la dignità della vita di chi soffre di handicap e menomazioni fa ribrezzo. E a pensarci bene la degenerazione reazionaria di un partito di estrema destra come la Lega è insita nell’approccio con il diverso. Chi non rientra in determinati standard di “normalità” non può avere diritti. Prima era il “terrone”, ora l’immigrato e in Veneto pure il “non-intelligente” a dare fastidio, a risultare come un peso, un onere insopportabile da eliminare.

E se tutto questo è avvenuto nel silenzio mediatico e popolare, il silenzio delle associazioni cattoliche e della Chiesa è stato davvero il più assordante. Come scordarsi delle battaglie di tali associazioni per la sopravvivenza vegetale di Eluana? Come potrà dimenticarsi Beppino Englaro di essere stato definito un assassino? E che dire della battaglia padana per mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche contro la sentenza europea, che affermava il fondamentale principio della laicità dello Stato? E che dire, invece, della campagna politica della Chiesa contro il referendum del 2005 sulla procreazione assistita? E come capacitarsi del consiglio della CEI, pochi giorni prima delle ultime regionali, di votare per il candidato contrario all’aborto, quando poi, di fronte a un provvedimento, che nega arbitrariamente il diritto alla salute ai più deboli e che avrebbe addirittura unito le voci di cattolici e atei per abolirlo, la Santa Sede sta zitta? Si potrebbe urlare all’ipocrisia e all’incoerenza. Ma certamente non si può ignorare il sospetto che il sacro patto tra una Lega sempre più potente e i vertici ecclesiastici sia stato sancito; d’altronde l’unico ostacolo per le politiche discriminatorie dei Lumbard è proprio la Chiesa, storica nemica di Bossi. Ma le crociate a favore del crocifisso e i propagandistici attacchi alla pillola abortiva di Cota fanno pensare a un cambiamento di rotta. E la Chiesa sembrerebbe aver abboccato, considerati le recenti dichiarazioni di favore rispetto al federalismo e il silenzio su questa vicenda e sul respingimento dell’Italia delle raccomandazioni del Consiglio dell’Onu per i diritti umani, che prevedevano la revisione del pacchetto sicurezza e l’inserimento del reato di tortura.

In questi ultimi 18 anni la Lega Nord ha raccolto lo smarrimento politico derivato dall’epoca di Tangentopoli e della caduta dei blocchi contrapposti e lo ha trasformato in rivendicazione di un’identità culturale totalmente fittizia e inesistente per dare alle persone un’apparente senso di sicurezza e in potere politico ed economico per le sue gerarchie. Rivendicazione avvenuta tramite il razzismo, la discriminazione, la xenofobia, il becero turpiloquio e l’ignoranza. Rivendicazione che ha portato a una cultura dell’altro e del diverso come il nemico da abbattere.

E che oggi, in Veneto, ricorda la hitleriana follia della selezione della razza.

P&L
Tom

A volte siamo un po’ struzzi, altre un po’ gamberi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 12th, 2010
Le organizzazioni “Movimenti per la vita” e “Scienza e vita”, stanno organizzando una manifestazione di tre giorni che si terrà a Roma dal 21 al 23 Maggio.

Lo scopo della manifestazione è la legge 194, che disciplina l’aborto.

La “3 giorni”, chiamata dagli organizzatori Life Day, avverrà attraverso seminari in materia di aborto e diritto alla vita, tra i quali si segnala “Tempo di riforme: e la 194?”, cui prenderanno parte i presidenti della regione Lazio e Piemonte, Renata Polverini e Roberto Cota (il Presidente Cota non è un mistero che sia contrario all’aborto; basti pensare alle dichiarazioni sulla pillola abortiva l’indomani della sue elezione). L’evento culminerà con un corteo davanti al Senato, cui parteciperanno mamme con bebè al seguito nelle carrozzine.

L’articolo 4 della succitata legge, cuore della stessa e bersaglio della manifestazione, prevede che la donna possa ricorrere all’interruzione della gravidanza, entro i primi 90 giorni di gravidanza, allorchè “circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito”.

L’aborto è giustificato, secondo la legge, nei casi in cui la gravidanza o la maternità rechino pericoli di salute, fisici o psichici, per la madre. È dunque contemplato quando circostanze mediche indichino rischi di vita conseguenti a un parto, ma anche qualora una famiglia non si senta in grado di ottemperare ai doveri morali e materiali che la nascita e il mantenimento di un figlio richiedono.

Per questa seconda ipotesi esistono certamente alternative migliori all’aborto, come l’adozione, ma in un mondo dove sovente si sente raccontare dell’abbandono o dell’omicidio di neonati, negare la possibilità di interrompere una gravidanza indesiderata significa inevitabilmente incrementare tali barbarici fenomeni.

La legge 194 fu approvata nel 1978, e sottoposto a consultazione referendaria nella primavera del 1981.

Allora gli italiani votarono per la conferma della legge, sull’onda di un desiderio di civiltà e progresso, che ha infiammato gli animi del Belpaese fino allo scorso decennio.

La 194 non fu solo il frutto di un’epoca progressista (da un punto di vista sociale, più che politico), ma la conseguenza pratica al fatto che le donne italiane abortivano clandestinamente, attraverso cliniche abusive, in condizioni tutt’altro che igieniche, o esborsando grandi quantità di denaro presso ambulatori oltre confine, ad esempio in Svizzera. La legalizzazione e la conseguente regolamentazione della pratica abortiva non hanno fatto altro che venire incontro alle esigenze di persone che avrebbero ricorso ugualmente all’interruzione della gravidanza, ma in condizioni peggiori e rischiose.

Oggi, nel 2010, 29 primavere più tardi, ci sono ancora associazioni, cittadini e giovani politici (Roberto Cota e Renata Polverini non sono certo due “stagionati”) che vogliono negare un diritto riconosciuto in quasi tutto il pianeta.

Nel 2020 magari proveranno a bandire anche la pillola anticoncezionale, e nel 2050, chissà, cercheranno di riportare in auge le teorie geocentriche.

Ci interessiamo di poche cose, e quando lo facciamo ci guardiamo sempre indietro, e mai avanti.

A volte siamo un po’ struzzi, altre un po’ gamberi.

WOOLFTAIL