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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘dell’utri’

Logge massoniche co.co.co. – di Emilio Fusari

Posted By fred on luglio 14th, 2010

Sono grandi e piccoli gli affari di cui si occupava la loggetta, fortunatamente senza neanche troppa fortuna. Scomodare il Venerabile sembra un po’ eccessivo per faccende trattate a volte un po’ goffamente ,millantando spesso amicizie che squillavano a vuoto dall’altro capo del telefono o progettando reti che di fatto non hanno catturato troppi pesci. L’intenzione comunque c’è stata,e,se anche questa storia ha un lieto fine, almeno giuridicamente(nel senso dello sventato tentativo di sovversione ai danni dello stato), è da attribuirlo ai gangli vitali del sistema giudiziario di questo paese, a quei giudici che silenziosamente non hanno esitato ad indagare anche in seno al proprio corpo per accertare la verità.

Ci sono nomi noti ed altri meno nella combriccola. Fra tutti spiccano quelli dell’intramontabile Dell’Utri , dell’evergreen Verdini e dell’astro mai pienamente nato Cosentino, i referenti politici del faccendiere Carboni e del geometra tributarista Pasquale Lombardi. Paragonare questa loggetta alla P2 di vecchia memoria ,dicevo,deve aver fatto rizzare i pochi peli rimasti in testa a Licio Gelli,creatore del più grande sistema massonico illegale con un preciso piano di destituzione democratica del paese.

L’idea che ci facciamo leggendo le intercettazioni rimanda piuttosto a personaggi mai pienamente organizzati, a massoni con contratto a tempo determinato che vivono alla giornata:ti do un giudice Carbone favorevole al lodo Alfano per un Cosentino governatore della Campania. Non c’è un piano di rinascita nel fondo di nessun baule a ridare un po’ di dignità a questi affaristi part-time, ne un ordine segreto a cui fare riferimento se non la vecchia iscrizione ormai scaduta alla stessa P2 di Carboni. Non si tenta,come provò a fare Gelli,di creare un oligarchia oscura che manovra l’Italia con il fine di far cadere il sistema democratico e far rinascere un nuovo fascismo, all’insaputa o meno dei fantocci messi al governo. Gli affari e il tornaconto personale di questa cricchetta sono la ragione sociale della stessa, sono il fine e non il mezzo dell’operazione che, nonostante vantasse conoscenze nel fior fiore della magistratura, non è riuscita ad avere un ideale, un fine da perseguire romanticamente. Con questo non si vuol comunque sminuire il potenziale di plagio della banda che resta molto alto, ma semplicemente notare che, scusate il luogo comune,non ci sono più i massoni di una volta,la politica è personalizzata e la massoneria s’adatta , le ideologie sono scomparse dappertutto, massoneria inclusa.

Ha finalmente ha un senso, al netto delle ultime vicende, l’ossessione del Cavaliere per i complotti dei giudici, il suo vedere nei “giudici comunisti” un manipolo di sovversori della sua idea di Democrazia; un’idea d’altronde più datata del personaggio, che scambia il voto elettorale con una licenza a non essere egli stesso soggetto alla legge e agli altri organi istituzionali. Da quel poco che emerge dal pozzo dei segreti italiani dietro tutti i giudici corrotti, a partire da quel Metta che per trenta denari s’è venduto la dignità e la Mondadori, fino ad arrivare a questa rivisitazione personalizzata della P2, c’è sempre il suo artiglio,che lascia incisa la sua idea su giudici e magistratura: tutti si possono comprare,basta sapere quanto vogliono.

Emilio Fusari

Tg1 e (dis)informazione di massa – di Ivano Maddalena

Posted By fred on luglio 1st, 2010

Periodo ricco di new entry per la Fionda d’Urto. Oggi diamo il benvenuto a Ivano Maddalena, già autore per Il Popolo Veneto. Questo articolo l’ha scritto due giorni fa, ma, considerati i contenuti, sarà attuale anche tra un anno.

Chiunque volesse collaborare con la Fionda, ci contatti nella casella mail  [email protected]

A ruota libera alcune riflessioni, dopo aver visto il Tg1 di oggi. Si prende atto che la scomparsa di Pietro Taricone, reso celebre dalla prima edizione del Grande Fratello, è la notizia con cui apre il telegiornale della rete ammiraglia. Certo, aprendo Facebook si trovano mille link sullo sfortunato Taricone. Io però mi chiedo. Quanti link sono stati dedicati o condivisi sul povero operaio nigeriano di 24 anni che una settimana fa era caduto in una macchina che macina il legno? E sull’operaio di 36 anni che potrebbe essere stato ucciso dalle esalazioni di acqua sulfurea nel parco delle Antiche Terme Iacobelli di Telese. Oppure a Davide Minuzzo morto a soli 18 anni in una fabbrica in provincia di Vicenza. E ancora ad Alessandro Orecchino Marra della provincia di Cesena…tutti morti sul lavoro…e ce ne sono tanti…tanti altri. Ma ciò non fa notizia ormai.
Mi aspettavo che oggi il Tg1 aprisse con la notizia della condanna di Dell’Utri, uno dei maggiori consiglieri e “compagni di merende” di colui che nonostante tutto ci governa tra una parola e l’altra, tra un’affermazione e la smentita di essa poco dopo.
Dell’Utri? Seconda notizia del Tg. Io mi limito a dire che sono rimasto stupito. Non credevo che Minzolini e i suoi riuscissero ad arrivare a tanto. Cioè a far passare l’idea che Marcello Dell’Utri è un povero innocente vittima di una sentenza “pilatesca”. Il servizio è tutto incentrato sull’assoluzione per i fatti accaduti dopo il 1992 e non una parola sui vent’anni di rapporti “continuativi e proficui” con le organizzazioni mafiose siciliane e l’estorsione che gli sono costate la condanna a 7 anni di galera.
Dice bene Di Pietro affermando che Dell’Utri i rapporti con la mafia li ha avuti eccome. Non cambia la sostanza. Come dire prima del 1992 una persona, dopo un’altra persona. Credo nella “conversione” ma Dell’Utri, caro Silvio, non è un buon “compagno di merende”, come non lo è Brancher e tanti altri. Il ministro Brancher ha rilasciato una intervista in evidente stato confusionale, eco dello stato confusionale in cui si trova l’intero governo con dichiarazioni che, anche nel caso di Cota, suonano come vere minacce ai giudici.
I commenti della maggioranza sono all’unisono: Dell’Utri è “una vittima”. Mi aspetto che Scajola esca dal suo silenzio e dica che Dell’Utri ha avuto sì rapporti con la mafia ma “a sua insaputa”.
A chi ha ascoltato il Tg 1 probabilmente sorgerà spontanea la domanda: “Ma per quale cavolo di motivo hanno dato 7 anni a Dell’Utri se è stato assolto?”
Inoltre sono amareggiato, non se ne parla già più. Si è concluso il G20 inutile come il G8. Si tratta di pura teatralità, comparsate che non portano a nessuna conclusione. Servono solo a far spendere le nazioni e a mostrare i soliti black block che spaccano la città per far dire: “Ecco cosa fanno i pacifisti!” Quelli non sono i pacifisti caro Fede Emilio, alias “yes man” di Silvio Berlusconi. Mi consenta Presidente una serie di domande (a cui lei non risponderà, ma…). Ora che ritorna ad occuparsi dell’Italia in Italia le chiedo: Perché non andiamo ad elezioni anticipate? Non sente il desiderio di rinnovare la classe dirigente del paese? Non vede che attorno a lei ci sta tutto un “magna magna”? Se va ad elezioni vista l’inconsistenza dell’opposizione vince ancora.
Dice bene Marcello Veneziani: “Presidente Berlusconi, sciolga la corte e riapra le iscrizioni alla classe dirigente del nostro Paese. Non perda tempo, lo faccia subito. Abbia il coraggio di tornare indietro su alcune nomine infelici, come quella di Brancher, cancelli i ministeri fantomatici, riveda i vertici del suo partito, faccia sloggiare gli abusivi, dal governo o dalle case dei preti, riconosca alcuni errori anche suoi personali e abbracci l’opera necessaria di una bonifica integrale. Si liberi dai collusi e dalle mezze calzette, o perlomeno li collochi al loro giusto rango, non ai vertici di ministeri, istituzioni e partiti”. Hai voglia che ascolti simile consiglio!
Ah, dopo Dell’Utri ora tocca a Cuffaro. I pm Di Matteo e Del Bene chiedono al giudice per l’udienza preliminare di Palermo che vengano inflitti dieci anni di reclusione all’ex governatore della Sicilia, ora senatore, dell’Udc. L’accusa è concorso esterno in associazione mafiosa, senza attenuanti. Cuffaro avrebbe messo in piedi una sorta di controspionaggio per informare i boss di indagini di polizia che li riguardavano.
E il Pd? L’opposizione. Ne parliamo un’altra volta. Preferisco concludere dicendo che ancora una volta in questi giorni abbiamo ricevuto una alta lezione di dignità, di coraggio e di rispetto delle regole istituzionali dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che oggi compie 85 anni. Auguri da parte di Fini e Schifani. Dalla Corte Costituzionale e dal ministro della Difesa Ignazio La Russa e dalle Forze Armate. Berlusconi avrà fatto gli auguri a Napolitano? Auguri Presidente Napolitano.

Ivano Maddalena

L’uomo di Cosa Nostra – di Peter Parisius

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Ecco il contenuto, è brevissimo:

http://www.marcellodellutri.it/

(“sito momentaneamente offLine”)

Siamo al capolinea – di Alessio Spadola

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Diamo il benvenuto ad Alessio Spadola, nuovo collaboratore della Fionda.

In molti credono che la legge sull’intercettazioni passata al Senato sia stata creata per difendere la nostra privacy perchè è cosi che ci è stato detto dal governo. Ma forse è il caso di ricordare, come piu’ volte fatto dai vari giornalisti e opinionisti, cosa vuol dire impedire agli inquirenti di usarle.
Solo in questi ultimi anni grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali sono stati smascherati politici, mafiosi, dirigenti calcistici, imprenditori… Senza di esse non sarebbe mai stato possibile sapere di Calciopoli, non sarebbe mai stato possibile ascoltare, dalle loro vive voci, due imprenditori che ridono e giosicono del terremoto a l’aquila pensando ai frutti che avrebbero raccolto sulle spalle di nostri connazionali rimasti sotto le macerie, non sarebbe stato possibile ascoltare il nostro Presidente del Consiglio che cerca di “far fuori” giornalisti a lui indigesti, o le sue splendide conversazioni con il Sen. DellUtri, non sarebbe stato possibile arrestare tangentisti o mafiosi o medici senza scrupoli nella clinica degli orrori. Nulla di tutto questo sarebbe stato possibile. Forsè è questa la privacy da difendere?

Dicono che il reato di mafia è escluso, ma quasi in tutti i casi capita che vengano messi sotto intercettazioni personaggi per reati non a stampo mafioso per poi scoprire successivamente il legame di associazione mafiosa.

Tutta la stampa internazionale è sconvolta dell’iniziativa del nostro governo, non riescono a capacitarsi di come sia possibile che in un paese definito democratico il governo possa arrivare a imbavagliare l’informazione. Forse perchè semplicemnete di democratico non c’è rimasto nulla.

I giornalisti non potranno piu’ riportare le intercettazioni nella loro completezza ma potranno solo riassumerle. Quindi leggeremo delle intercettazioni deformate dall’opinione di colui che le riporta. Un giornalista di destra riassumerà in un modo, quello di sinistra in un altro, tutto questo a discapito della verità che dovrebbe essere un nostro diritto.
Ma c’è un ‘altro punto che mi mette sinceramente a disagio. Se in qulahce intercettazione dovesse uscire un reato compiuto da parte di un vescovo, il Pm sarà obbligato ad avvisare lo stato vaticano. Inutile commentarlo. Sarà inoltre vietato inetrcettare parenti o assistenti di onorevoli, cosi per loro sarà sufficiente usare parenti o assistenti appunto, per non rischiare di essere colti in flagrante.

Io credo che siamo ormai al capolinea, non credo che questo viaggio intrapreso dal governo possa ancora cotinuare nel silenzio generale.

Eremita

Spatuzza e l’ultima intervista a Borsellino scomparsa per 10 anni, l’artiglieria pesante contro Berlusconi – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 17th, 2010

La Commissione Centrale del Viminale ha respinto ieri la richiesta di ammettere Gaspare Spatuzza al programma protezione testimoni, in quanto il suddetto ha fornito dichiarazioni e testimonianze dopo i 180 giorni previsti dalla Legge. Il classico cavillo burocratico, un must del nostro sistema giuridico.

Gaspare Spatuzza, detto “u Tignusu” (il Pelato), fu un sicario della Mafia palermitana, legato al mandamento di Brancaccio dei boss Filippo e Giuseppe Graviano, nonché uomo di fiducia di Leoluca Bagarella, quest’ultimo nipote di Totò Riina e responsabile, tra le varie, della strage di Capaci, che portò alla morte del giudice Falcone, della sua compagna, e della loro scorta.

Fu arrestato nel 1997, e 11 anni dopo, nel 2008, si dichiarò pentito e iniziò a collaborare con la magistratura.

Nel Dicembre 2009 depone nel processo d’appello a carico del senatore Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione

Il giudice Paolo Borsellino

per associazione mafiosa, e cita una regia politica associata a Cosa Nostra nelle strage del ‘93 di via dei Georgofili di Firenza, negli attentati del 27 Luglio ‘94 a Roma e a Milano, racconta di legami economici tra i suoi Boss Graviano e Berlusconi, e individua infine in Dell’Utri e Berlusconi i mandanti politici delle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Quest’ultima dichiarazione trova per altro riscontro nelle deposizioni di altri pentiti collaboratori di Giustizia, come Pietro Romeo e Giuseppe Ciaramitaro. Ma non è tutto.

Il giudice Paolo Borsellino, in un’intervista rilasciata poco prima della sua morte e misteriosamente scomparsa fino al 2002 (http://www.youtube.com/watch?v=YVQ1kmOOBrw), parla di una spaccatura tra Cosa Nostra e l’eterna alleata Democrazia Cristiana, a seguito dei maxi processi che ne avevano distrutto le fondamenta, e individua proprio in Dell’Utri e Berlusconi le nuove e fresche forze politiche e imprenditoriali collegate alle cosche siciliane, garanti di nuove alleanze tra Stato e Mafia. Non c’è solo la parola di mafiosi dunque, ma anche quella di un autorevole giudice, che alla causa ha dato la vita.

Filippo Graviano si limitò a dire di non conoscere Dell’Utri, il fratello Giuseppe non fornì direttamente risposta. Nessuno dei due smentì Spatuzza quando raccontò di un incontro avvenuto con loro nel 1994, in cui gli dicevano che avevano preso in mano l’Italia intera grazie a Berlusconi e al suo partito. Secondo gli inquirenti, gli ambigui atteggiamenti tenuti dai fratelli Graviano sono avvertimenti-minaccia delle possibili proprie mosse future.  Al mafioso più milanese d’Italia staranno probabilmente fischiando le orecchie.

Nel Marzo c.a. la Procura di Firenze ha dichiarato attendibili le sue deposizioni, e ieri, 3 mesi dopo, la Commissione Centrale del Viminale, contro il parere di tutte le procure antimafia d’Italia, ha negato a Spatuzza il programma di protezione per aver parlato “troppo tardi”.

Spatuzza dalla sua ha sempre dichiarato di aver atteso tempi maturi prima di parlare di forze politiche, e la memoria torna a Tommaso Buscetta, pentito con la cui collaborazione Falcone smontò pezzo dopo pezzo la cupola degli anni ‘80, che fin da subito dichiarò di non essere ancora disposto a parlare di politica e Stato, sentendosi privo delle adatte garanzie.

Spatuzza ha così giustificato il suo ritardo nel collaborare:“Ho sbagliato ma leggevo tutti i giorni gli attacchi della politica ai magistrati rossi e se avessi fatto prima quei nomi con il cavolo che mi avrebbero dato il programma di protezione”.

Il 6 Dicembre 2009, l’immancabile Feltri definì nella prima pagina de il Giornale i Pm, e chi in generale diede ascolto a Spatuzza, gli “Amici di Spatuzza”, non rendendosi evidentemente conto che gli amici mafiosi, semmai, sono i suoi padroni ad averli. E pian piano vengono fuori sempre più prove.

Spatuzza non verrà ucciso ora che non ha scorta, sarebbe un autogol clamoroso, sarebbe la conferma delle sue dichiarazioni; tuttavia d’ora in avanti ci penserà su due volte prima di cantare l’“Acidduzzo”.

WOOLFTAIL

Guai in vista per Dell’utri, guai silenziosi – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 7th, 2010

Lo scorso 28 maggio la Corte di Cassazione ha riaperto un processo a carico del Senatore Marcello Dell’Utri. Il Senatore è accusato di grave estorsione in associazione con un boss della Mafia di Trapani, Vincenzo Virga.

I fatti risalgono al lontano 1992, anno in cui Vincenzo Garaffa, Presidente della Pallacanestro Trapani, ricevette un miliardo e mezzo di lire dalla Birra Messina, società italiana del Marchio Dreher, attraverso Publitalia, intermedio pubblicitario appartenente al gruppo Fininvest.

Dell’Utri, allora Presidente di Publitalia, pretese una parcella del 50% sul miliardo e mezzo incassato da Garaffa, da versarsi rigorosamente in nero, e attraverso fondi neri.

Garaffa rifiutò di pagare tal pizzo per il duplice motivo che fondi neri non ne aveva, a differenza della controparte proponente, e che semplicemente non sussisteva una ragione logica e legale per cui privarsi della metà di un patrimonio, destinato alla squadra di pallacanestro siciliana, e ottenuto attraverso lecite transazioni. Dell’Utri, in tutta risposta, dichiarò di avere “uomini e mezzi per fargli cambiare idea”.

Il giorno seguente, Garaffa, primario all’ospedale di Trapani, ebbe il privilegio, l’onore, di ricevere niente meno che il boss della mafia trapanese di quegli anni, Vincenzo Virga, il quale gli rinnovò il cortese invito di consegnare la metà dello sponsor all’oggi Senatore Dell’Utri.

Ebbene questi sono fatti accertati dalla magistratura, in ogni grado di giudizio.

La Corte d’Appello, tuttavia, degradò, per gli imputati, il reato di estorsione in minacce gravi, in quanto queste non furono reiterate nel tempo, conducendo alla prescrizione il processo.

La Corte di Cassazione, come accennato nell’introduzione del presente, ha riaperto il processo, ripristinando il capo d’accusa per estorsione grave; non s’è inoltre mancata la Corte, di ammonire i giudici d’Appello per la scandalosa sentenza, constatando come, qualora vi sia minaccia, v’è necessariamente anche il tentativo d’estorsione, a prescindere dalla buona riuscita dello stesso, e del perdurare delle minacce. Queste le parole della Corte di Cassazione: «E’ insuperabilmente contraddittorio argomentare della sussistenza della minaccia che costituisce elemento costitutivo del delitto di tentata estorsione, ma al tempo stesso affermare che essa non avrebbe avuto ‘sicura natura estorsiva’ e, contestualmente, ritenere che poiché a quella minaccia – di fatto – non ne erano seguite altre il tentativo di estorsione si era “estinto” per desistenza volontaria».

Dunque la Cassazione rimanda alla Corte d’Appello l’ulteriore verifica delle minacce, alle quale, una volta nuovamente accertate, dovrà necessariamente seguire la condanna per l’estorsione, e per la collusione ad un personaggio che attualmente sta scontando l’ergastolo per omicidio e mafia.

Quando, nel 2002, il pm chiese a Berlusconi della provenienza dei fondi attraverso i quali aveva finanziato la costruzione di Milano2, l’allora e tuttora e Premieri rispose:”Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.”

Non sono certo i 750 milioni di lire del ‘91 della Birra Messina a dare una risposta, ma i fondi neri attraverso i quali Dell’Utri voleva incassare quei soldi, nonché i rapporti dello stesso con il boss Virga, a simboleggiare una sempre più evidente collusione. Ecco, qui si potrebbero trovare tante risposte, se solo si volesse fare delle domande.

Ma su questi fatti non v’è stata alcuna menzione da parte di giornali e telegiornali; così come altrettanti silenzi sono stati riservati, dai nostri media, alla freschissima indagine a carico di Paolo Berlusconi (per saperne di più leggi del “caso Favata” in questo post Il declino di un re).

Noi ci compiaciamo di essere tra i pochi che ne parlano, ma è un amaro compiacersi.

WOOLFTAIL