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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘Economia’

Manovra e trasporti pubblici: ecco come il governo mette le mani nelle tasche degli italiani

Posted By fred on luglio 23rd, 2010

“La Manovra non tocca le tasche degli italiani”. Questo il motto, tutt’altro è il fatto.

Oggi analizziamo nello specifico l’incidenza della manovra finanziaria sui trasporti pubblici, stanziati per il 65% dalle risorse pubbliche in dotazione di Comuni, Province, e Regioni, e per il restante 35% dagli introiti delle tariffe.

Il governo, con la finanziaria, taglierà nel prossimo biennio 8,5 miliardi di euro per le regioni a statuto ordinario (4 nel 2011, 4,5 nel 2012) e 1,5 a quelle con statuto autonomo (500 milioni nel 2010, 1 miliardo nel 2012); le province, anziché essere abolite, conserveranno le loro competenze con 800 milioni in meno (300 nel 2011 e 500 nel 2012), mentre i comuni, principali erogatori di servizi al cittadino, saranno impoveriti di 4 miliardi (1.500 nel primo anno, 2.500 nel secondo).

Questi tagli colpiscono la spesa corrente, ossia i servizi pubblici di qualsiasi genere esclusa la sanità, e la spesa per investimenti pubblici, ovvero la produttività economica di Regioni, Province, e Comuni.

Per fronteggiare queste notevoli perdite di capitali, gli amministratori incaricati della gestione delle risorse hanno poche alternative di azione; possono eliminare i servizi, o rivalersi sui redditi dei cittadini aumentando le imposte, o direttamente sui portafogli dei cittadini aumentando i costi dei servizi pubblici, come i ticket o i parcheggi ad ore.

Considerate le impossibilità delle prime due ipotesi, in quanto un paese assistenzialista e “welfarista” come l’Italia non è nelle condizioni di eliminare i servizi dall’oggi al domani, mentre sul diretto e impopolare aumento delle imposte il governo ha posto un categorico veto, resta per esclusione solo la terza, ovvero l’incremento dei costi della vita pubblica.

Così, nel settore trasporti, la conseguenza inevitabile sarà l’aumento delle tariffe di metropolitane, pullman, tram e treni etc.

Secondo le prime stime delle amministrazioni regionali, il TPL (Trasporto Pubblico Locale, l’insieme delle diverse modalità di spostamento su scala locale, urbana ed extraurbana) subirà tagli di 1.680 milioni, il trasporto a lunga percorrenza circa la metà.

Come abbiamo accennato prima, i trasporti pubblici sono finanziati dalle risorse pubbliche per il 65%, mentre il restante 35 è coperto dagli introiti delle tariffe.

Se la matematica non è un’opinione, diminuendo le risorse, per mantenere invariata la già disastrata qualità dei trasporti pubblici italiani, dovranno aumentare in egual proporzione gli introiti delle tariffe, dunque le tariffe stesse.

A risentirne, dunque, i passeggeri, e soprattutto i pendolari, che in Italia, secondo il Censis, sono addirittura 13 milioni, il 22% della popolazione.

Dunque un italiano su quattro dovrà quotidianamente spendere di più per recarsi al lavoro o all’università; l’alternativa è lasciare invariate le tariffe e sopprimere la corse in determinate fasce della giornata, licenziare del personale incrementando la disoccupazione, riempire ulteriormente di macchine le città etc.

La soluzione più credibile, è la via di mezzo: minor riduzione dei servizi, e minor incremento delle tariffe.

In ogni caso ci rimette il cittadino; oggi ci siamo soffermati sui trasporti, ma qualsivoglia servizio pubblico in competenza agli enti locali andrà incontro al medesimo dilemma e il cittadino, impotente, verserà somme maggiori per servizi qualitativamente e quantitativamente inferiori.

Differentemente dalla versione edulcorata della manovra, servita ancora calda dal Presidente del consiglio, e dai media, sui piatti sempre più vuoti degli italiani, emerge, dall’analisi della reale manovra, come le tasche degli italiani siano in realtà il bersaglio principe degli arcieri di governo, in particolare di “Tremot Hood”, il manovratore per eccellenza, l’uomo che ruba ai cittadini onesti per dare agli evasori fiscali.

FRANCESCO WOOLFTAIL DAL MORO

Il governo taglia e gli investimenti crollano. Ma la crisi è finita…

Posted By fred on luglio 2nd, 2010

Oggi l’Istat ha pubblicato dei dati che dovranno suscitare, nei ministeri competenti, immediate, seppur tardive, riflessioni.

Berlusconi, dopo due anni di ostinata negazione della crisi, dopo aver decantato la tenuta italiana grazie ai movimenti del “governo del malaffare”, ha dovuto recentemente guardare in faccia la realtà, e ammettere l’oscurità incombente sulle teste degli italiani.

Ecco allora risvegliarsi il ministero dell’economia, fin qui sonnecchiante nonostante la necessità di un suo intervento, che con una manovra da 24 miliardi pretende di risolvere il più grande tracollo delle economie mondiali dagli anni ‘30 a oggi (guerra mondiale esclusa).

Intendiamoci, il problema non sono i 24 miliardi, ma le modalità con le quali si cerca di ottenerli.

La manovra taglia, non produce, dunque i 24 miliardi saranno un risparmio, per altro non strutturale (proviene infatti dalla finanziaria biennale 2011-2012, non da modifiche degli apparati statali), e non una produzione.

I tagli sono leciti e doverosi, ma andrebbero applicati agli sprechi più sfrenati, non già ai punti nevralgici dello Stato, e più in generale della democrazia, quali la sanità e l’istruzione. (Per vedere come il governo avrebbe potuto risparmiare di più, colpendo di meno, vi rimando a questo post → Risparmio all’italiana, rubare ai poveri per dare ai ricchi)

Quindi, non solo il governo si limita a tagliare, per altro nei punti peggiori, ma addirittura non batte ciglio per stimolare la ripresa della produzione, ergo dei consumi.

Qualcuno di voi ha avuto forse il piacere di imbattersi in una strategia economica programmata ed organica?

Incentivi all’investimento e ai consumi, stimoli economico-finanziari alla ripresa della produzione, assistenza ai lavoratori, bonus agli imprenditori più produttivi, finanziamenti a ricercatori (per trattenere i “cervelli” italiani) e a studenti stranieri (per attirare “cervelli” dall’estero), agevolazioni fiscali per i meno abbienti e ulteriori sforzi da parte dei patrimoni più grandi, ad oggi gli unici completamente intatti.

Nessuno, purtroppo, ha potuto apprezzare tutto ciò, nonostante il crack economico sia in corso dal 2008, esattamente l’anno in cui la Banda dei Banditi subentrò al governo.

Tagli e solo tagli, purchè diretti al comune cittadino, e mai sia che tocchino la Casta.

Ma i nodi vengono inesorabilmente al pettine.

Oggi, dicevamo in apertura, l’Istat ha fornito i dati, dell’anno passato, relativi alla spesa per investimento in Italia, e questa ammonta a un totale di 231.000.000 di euro, 12 punti percentuali in meno rispetto al 2008. Nel 1999 (in un mercato più chiuso per l’esistenza delle valute nazionali) la spesa per investimento era di 227.000.000 di euro, pressapoco equivalente a quella del 2009.

Tradotto, la crescita produttiva italiana degli ultimi dieci anni è svanita in uno solo.

Un tracollo del 12% in un anno, è record assoluto, mai registrato sin dal 1970, anno in cui si cominciò la raccolta dei dati sugli investimenti.

A tutto ciò s’aggiunge il solito debito pubblico al 116%, da podio in Europa, mentre investimenti e produzione giacciono inerti nella parte opposta della classifica, e una pressione fiscale sul cittadino con il primato europeo.

Tuttavia, non più tardi di due giorni fa, il premier gridava a tutti i mondi conosciuti di aver risolto la crisi una volta per tutte.

Che dite, demagogia o asineria in economia?

Francesco WOOLFTAIL Dal Moro

Per vedere come il governo avrebbe potuto risparmiare di più, colpendo di meno, vi rimando a questo post → Risparmio all’italiana, rubare ai poveri per dare ai ricchi

Per vedere la manovra punto per punto → Dalla retro alla quinta, ecco la manovra del governo

Il federalismo fiscale – di Lorenzo Campini

Posted By fred on giugno 2nd, 2010

Il federalismo fiscale è un intervento per cui viene data la responsabilità a livello locale sia della decisione dell’entrata sia della decisione della spesa ed è proprio questa responsabilità a dare una maggiore efficacia al sistema pubblico: nel momento in cui un amministratore deve decidere a quale livello fissare le proprie imposte e stabilire la spesa conseguente, lo fa nel modo più efficiente possibile proprio perché fa più fatica a chiedere imposte ai propri cittadini. Questo tipo di responsabilità è l’elemento fondamentale per migliorare l’efficienza di questo paese e dare valore al territorio.
Attualmente le decisioni di entrata e spesa sono disgiunte. Il livello delle imposte viene per la quasi totalità stabilito a livello centrale mentre la decisione della spesa viene in larga parte presa a livello periferico.
Nessuno è responsabile a livello locale di come viene effettuata la spesa e succede quindi che chi più spende più viene premiato, ma in realtà non c’è nessuna responsabilità per i buchi di bilancio che si creano( vedi il caso del comune di Catania). Il sistema federale dà molto più valore al territorio proprio perché c’è un controllo del livello delle entrate adeguate al livello delle spese. Si stabilisce un migliore utilizzo delle risorse: minori risorse per avere la stessa efficienza nei servizi. Lo spreco del sistema pubblico, derivante appunto dalla disparità tra responsabilità del livello delle entrate e delle spese, si è talmente evoluto che lo Stato è arrivato a un livello di costo non più sostenibile (e la spesa non ha alcuna efficienza). Con il sistema federale il costo tende a calare mentre migliora la qualità del servizio. In realtà un sistema federale funziona con la sostituzione delle imposte locali (anche regionali, ovviamente) rispetto alle imposte erariali. Praticamente non si versano più le tasse a livello centrale(Roma) ma alla mia Regione( non l’intero importo delle tasse ma una quota consistente).
“Tratto dall’intervista a Daniele Molgora, sottosegretario all’economia, di Emanuela Zoncu.”
Le incognite riguardano l’alienazione dei vari patrimoni demaniali(In Italia, secondo quanto previsto dal Codice Civile art.822 e seguenti, il demanio è costituito dai seguenti beni: il lido del mare, la spiaggia, le rade e i porti; i fiumi, i torrenti, i laghi e le altre acque definite pubbliche dalle leggi in materia (c.c. 2774, Cod. Nav. 28, 29, 692); le opere destinate alla difesa nazionale.) che dovrebbero passare dalle mani dello Stato alle mani degli enti locali. L’effetto più pericoloso di questo passaggio riguarda l’uso molto discrezionale che un ente locale potrebbe fare, per esempio, di un pezzo di litorale svendendolo per farci qualunque tipo di attività. Le ripercussioni dal punto di vista urbanistico in tal senso potrebbero essere devastanti in quanto ci potrebbe essere una “svendita” delle proprietà demaniali per pagare gli innumerevoli buchi di bilancio degli enti locali italiani.

Dalla retro alla quinta, ecco la manovra del governo – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 27th, 2010

Dopo due anni di ottimismo e negazione dell’innegabile, il governo ha cominciato, negli ultimi mesi, a scorgere la presenza della crisi. Così, se nell’estate del 2008 il neo eletto Presidente del Consiglio audacemente dichiarava lontana la crisi, definendola un virus americano, non infettivo per un paese giovane e forte come l’Italia, sul finire del 2009 ecco la retromarcia, con la candida ammissione di una lieve crisi economica in essere. L’Italia patisce la crisi per l’inerzia europea, dicevano, ma la nostra ripresa è ai livelli di paesi come Germania o Francia, dicevano.

Da un mese a questa parte, forse dopo avere dato uno sguardo ai conti pubblici, forse dopo aver analizzato i tassi di crescita e di disoccupazione, forse atterrendosi dal capitombolo ellenico, o forse dopo aver scoperto che la condizione italiana è più simile a quella irlandese, spagnola o portoghese, i nostri governatori hanno innescato, dalla retro, la quinta.

Tempi duri, tempi di tagli e sacrifici per tutti, dicono. Per lo meno lo dice Letta, perchè Berlusconi di sacrifici proprio non vuole sentirne parlare. Costano cari in termini di popolarità, gli italiani non sono disposti a fare sacrifici, a vedere tagliate le loro risorse, ha detto.

Orbene, dopo aver palesato una volta di più la propria incoerenza e cecità politica, la nostra classe dirigente è riuscita ad arrivare alle conclusioni dovute. Meglio tardi che mai, nel Paese dove tutto è in ritardo, dai treni alla nube vulcanica islandese.

Tra quinte e retromarce, il ministro Tremonti ha varato la sua Manovra, che a Berlusconi non è piaciuta affatto per il menzionato dazio dell’impopolarità che essa potrebbe trascinar con sè.

Il fatto stesso che un maniaco dei sondaggi e della popolarità come il premier si senta minacciato da tale manovra, conferma la potenziale bontà della stessa. Un governo, in tempo di crisi, deve essere assolutamente pronto e disposto a prendere misure impopolari, atte al bene comune; ma Berlusconi è un demagogo, e la demagogia mira al consenso, non certo al bene comune.

Analizziamo dunque sommariamente questa legge, chiamata Manovra dai media, e divisa in 54 articoli. Occorre premettere che la maggior parte delle disposizioni necessiteranno altri leggi, o regolamenti, che ne specifichino i termini economici e giuridici (ad es. l’ammontare di un taglio) per la effettiva realizzazione, e quindi per un concreto e attendibile giudizio. Da qui la conseguente sommarietà dell’analisi punto per punto:

  • Bloccati gli aumenti degli stipendi dei dipendenti pubblici già a partire da quest’anno. Il congelamento dura per quattro anni, fino al 2013. Primo positivo argine agli sprechi, anche se sarà necessaria una misura più drastica, quale l’abbassamento di diversi stipendi di dipendenti pubblici, dai portaborse ai parlamentari, passando per i funzionari di enti locali (province, comuni) e regioni
  • Taglio del 10% ai ministeri, e riduzione del numero di auto blu. Il taglio è abbastanza contenuto, si ne poteva applicare uno maggiore, considerati quelli fatti all’università e alla ricerca. Per le auto blu dovremo attendere una legge, o un regolamento, che stabilisca numericamente l’effettiva riduzione.
  • Tagli del 10% allo stipendio dei magistrati che ecceda gli 80.000 euro, e per i magistrati del Csm. Positivo il taglio allo stipendio dei magistrati (che comunque rimane, per gli interessati, di 6000 euro lordi mensili), e non alle risorse della giustizia.
  • Tagli ai costi della politica. Le riduzioni di spesa che decideranno il Quirinale, il Senato, la Camera e la Corte Costituzionale, nella loro autonomia, finanzieranno la Cassa Integrazione. L’autonomia lasciata agli organi citati trova fondamento nel criterio di competenza.
  • Tagli a Palazzo Chigi e alla protezione civile. Positivo, non fosse che il premier in persona ne ha imposto la cancellazione. Dunque nessun taglio a Palazzo Chigi e alla Protezione Civile; gli unici tagli e sacrifici cui si è opposto, alla fine, non sono quelli degli italiani ma i suoi (riesce a metterci un “ad personam” dappertutto)
  • Innalzamento all’80% della soglia di invalidità necessaria per ottenere la pensione di invalidità, e maggiori controlli. Positiva la lotta ai finti invalidi, se effettivamente avverrà; decisamente alta la soglia dell’80%.
  • Soppressione di enti inutili, come l’Ice, l’Isae, l’Ipsema etc, e riduzione dei finanziamenti a 72 enti. Non conoscendoli tutti, ente per ente, non posso valutare dettagliatamente questa disposizione; sicuramente però, vige attualmente un sovraffollamento di enti, per lo più inutili, gravosi per le finanze dello Stato.
  • Tagli del 5 e del 10% a manager della pubblica amministrazione con salari oltre i 90.000 euro e i 130.000 euro. Piuttosto esiguo.
  • Accelerazione dei tempi per l’aumento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne dipendenti della pubblica amministrazione, prevista entro gennaio 2016. Pagare più tardi la pensione ai cittadini ti fa risparmiare sull’immediato, ma rallenta la ripresa dell’occupazione e il ricambio generazionale nel lavoro.
  • Zone a burocrazia zero, nelle quale per aprire un’attività ci si potrà rivolgere ad un solo soggetto. Progetto interessantissimo, in un paese dove la burocrazia non solo costa cara alle casse pubbliche, ma rallenta anche gli investimenti e quindi la produttività; bisognerà tuttavia valutarne la realizzazione, per dare un giudizio definitivo.
  • Si recuperano risorse attraverso il definanziamento degli stanziamenti improduttivi che saranno successivamente destinate al fondo ammortamento dei titoli Stato. Ovvero si recuperano soldi sprecati in investimenti improduttivi e vengono destinati alla riduzione del debito pubblico. (per la relazione tra titoli di Stato e debito pubblico vedi qui)
  • Condono edilizio e sanatoria per immobili fantasma. Sostanzialmente, si regolarizzano immobili abusivi; una disposizione che stona con le altre, anche se bisognerà, ancora una volta, valutare attentamente le modalità d’esecuzione della stessa, e i limiti giuridici che le verranno posti.
  • Tetto a 5.000 euro per i pagamenti in contanti. Pagamenti superiori richiederanno il bancomat, o la carta di credito, consentando la tracciabilità delle transazioni finanziarie; norma importante per la lotta all’evasione e ai pagamenti in nero; tuttavia in tempi non sospetti, quando il Partito Democratico avanzò una proposta simile, Berlusconi parlò di stato di polizia tributaria…
  • Tassa sugli alberghi di Roma. Arriva un “contributo di soggiorno” fino a 20 euro per i turisti negli alberghi di Roma per appianare il debito della città, con buona pace di Federalberghi che non ha gradito.
  • Aumento tasse sui bonus per banchieri e manager. Più precisamente, per quei bonus che eccedano di un terzo la retribuzione fissa dell’interessato.
  • Pedaggi su raccordi tra autostrade. Al nord è già così in diversi punti, l’auspicio è che ora accada anche al sud (per puro desiderio di uniformità, non certo per sentimenti leghisti)

Come potete apprezzare, il governo ha finalmente preso delle concrete contromisure alla crisi, sebbene non nella persona del suo leader, Berlusconi, ostile a dette disposizioni, da buon demagogo qual’è; si schiera contro i tagli, poi vieta solo quelli che lo riguardano, e addossa le colpe dei futuri sacrifici dei cittadini al Ministro Tremonti.

L’auspicio è che gli addetti ai lavori siano ben consapevoli che questa deve essere solo la prima di una serie infinita di mosse; ulteriori tagli alla pubblica amministrazione saranno necessari, così come importanti incentivi che stimolino la produzione e l’investimento, e concrete contromisure contro l’evasione fiscale e il lavoro in nero. Il debito pubblico italiano previsto per il 2010, infatti, si attesta al 114-116%, di venti punti più alto rispetto a sei anni fa, e quattro punti più basso a quello attuale greco.

Per chi non l’avesse capito, l’Italia è arrivata all’orlo, su quel sottile confine tra finto benessere e vera miseria. Ingraniamo dunque la sesta e scappiamo a tutta velocità da questa frontiera.

WOOOLFTAIL

Mogli e buoi dei paesi tuoi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on aprile 23rd, 2010

Italia e immigrazione, un rapporto non certo facile. È uso comune considerare l’argomento in chiave politica, idealista, sociale, ma raramente, ed erroneamente, se ne pone sotto i riflettori l’aspetto economico.

Così, mentre in comuni come Adro 50.000 euro versati dalla regione sono stati rifiutati, poiché destinati al contributo affitti per gli immigrati, con lo scopo di negar loro il servizio sociale e indurli ad andarsene via, alla ricerca di comuni più ospitali, in Parlamento analoghe operazioni vengono studiate, votate, e presentate al Quirinale. Se l’Italia non ti aiuta, ma ti combatte, ti vuole incentivare ad andare altrove.

Ma i nostri amministratori locali e parlamentari si dimostrano una volta di più completamente ciechi, vuoi per volontà, vuoi per ignoranza, di fronte a un processo in corso (peraltro in tutto il Pianeta) portatore di grandi benefici economici.

Andiamo dunque alla ricerca di questa forza lavoro, citando i dati dell’Inps, ovvero dati relativi a lavoratori regolari.

Da un punto di vista produttivo, nel 2007 i lavoratori stranieri in regola rappresentavano in 7% (2.173.545 persone) della forza lavoro nazionale, e producevano il 9,2% (oltre 122 miliardi di euro) del Prodotto Interno Lordo italiano.

Tradotto, nel 2007 ognuno degli oltre 2 milioni di lavoratori stranieri ha prodotto in media 60.000 euro per lo Stato. I lavoratori italiani (31 milioni), nel medesimo anno, hanno portato al Pil nazionale 1.204.086.956.521 di euro, ossia 39.000 euro a testa in media.

Dal punto di vista contributivo (tasse e contributi), invece, abbiamo dati più recenti, risalenti al 2009. L’unica fonte reperibile online è quella della Banca d’Italia, mostrata da Annozero ieri sera.

Dai menzionati dati si evince che i lavoratori stranieri contribuiscono ai fondi sociali, attraverso tasse e contributi, con 19,5 miliardi di euro, ricevendone indietro, in assistenza sociale, solo la metà, precisamente 10,3 miliardi. Immaginiamo allora che in tale condizione contributiva vi siano i cittadini lombardi: spendono in servizi sociali il doppio di quando gli venga effettivamente erogato. Credo che il primo pensiero di tutti voi sia una campagna leghista contro una simile ingiustizia, un furto a onesti lavoratori, accesa da slogan nobili come “QUANTO DAI, HAI!” e altri meno signorili. Quella stessa Lega Nord che oggi accusa di parassitismo chi produce in media di più e, sempre in media, riceve di meno.

Forse politici verdi nella bandiera e neri nell’ideologia, e sindaci che amano ancor oggi calarsi nei panni di prefetti dell’antica Roma, dovrebbero prendere la calcolatrice prima di certe folli decisioni.

WOOOLFTAIL

Arrivare a fine mese nell’italia dei vizi – di noipensiamo.com

Posted By CodaDiLupo on aprile 12th, 2010

Continua la collaborazione gli amici di noipensiamo

Ormai sempre più persone si lamentano della crisi economica che ha colpito negli ultimi tre anni tutto il mondo, affermando di non riuscire ad arrivare a fine mese, lamentandosi delle eccessive spese e delle tasse troppo alte, sfociando spesso in scontate quanto inutili proteste contro lo Stato;  sono situazioni tipiche ormai degli ultimi difficili tempi.

Prendendo spunto da questo mi sono deciso a fare un’approfondita analisi mista, qualitativa e quantitativa sui costi mensili di una persona.

Ovviamente i costi più elevati riguardano tre categorie principali: i costi fissi, la sopravvivenza, l’automobile. Questi costi li considero solo qualitativamente, dal momento che la spesa pro capite varia a seconda della composizione della famiglia. Comunque mi sembra doveroso specificare che voci contengono queste categorie.

Per costi fissi intendo il pagamento di tutti i prestiti da banche o creditori, quindi mutuo per la casa, eventuale finanziamento per l’auto, eventuale digitale terrestre o televisione privata, bollette telefoniche, elettriche e del gas. Per automobile intendo tutti i costi associati al suo utilizzo e mantenimento, quindi bollo, assicurazione, benzina, revisioni. Per sopravvivenza, voce più tangibile ma meno rilevante in quantità, si intendono ovviamente tutte le spese per il cibo, vestiti, igiene personale e pulizia per la casa.

Di certo, le spese di queste tre categorie sono assolutamente elevatissime ma necessarie; al giorno d’oggi non si riesce di certo a vivere senza possedere un’auto, e i prezzi delle case sono davvero esorbitanti per le giovani coppie conviventi o anche single che vanno a vivere da soli.

Non possono bastare questi costi per affossare così tante famiglie; certo, è sempre difficile mantenerli sotto controllo, ma sapendo che i mutui sono concessi in base alla capacità di pagamento del cliente, che in caso di bisogno si trovano ottime occasioni sul mercato dell’auto usata, che con la marea di supermercati e outlet si trovano sempre promozioni su cibo e vestiti, ci deve essere della spesa suppletiva a questo, responsabile della difficoltà delle famiglie.

Questa è la categoria dei vizi. Si sa, i vizi costano. Quanto spendiamo noi ogni giorno in vizi inutili??

Colazione, cappuccino e brioche al bar: 1,80€; sigarette, un pacchetto di Camel, che costano meno: 3,80€; intanto che sono in tabaccheria, prendiamo un Gratta & Vinci, di quelli da 2€, tanto cosa vuoi che siano; prima di entrare in ufficio, perché non prendere il Corriere (o la Gazzetta il lunedì per vedere i voti del Fantacalcio): 1€; che fatica lavorare, ogni tanto la pausa caffè (in media sono state calcolate 4 pause caffè, che alla macchinetta costa circa 50 cent, al giorno per lavoratore): 2€; si torna da un giorno di lavoro in ufficio, una birra al bar non ce la toglie nessuno: 4€; evitiamo di contare le macchinette al bar, perché non tutti ci giocano e altrimenti poi ci si spaventa di quanto gli italiani ci perdono; ma passando da casa perché non fermarsi a fare una puntatina alla Snai, oppure a comprare una Settimana Enigmistica, oppure a noleggiare un film da vedere quella sera, per non uscire e spendere altri soldi: in media 2€. Spesa totale al giorno per persona: circa 16€; in una settimana lavorativa 80€, senza contare le uscite del weekend; in un mese, sempre escludendo i weekend, 320€. Oltre 300 euro spesi in nulla, caffè, sigarette, aperitivi, Gratta & Vinci. Escludendo le ricariche dei cellulari; escludendo altri mille vizi che ognuno di noi coltiva nel weekend (birra o cocktail, bowling, discoteca, go-kart, gite fuori porta). Mediamente nel weekend si spendono altri 40€ per persona; per quattro weekend al mese sono 160€.

Si è calcolato empiricamente (e sono sicuro che tanti di voi si riconoscono nella descrizione della vita di tutti i giorni) come si possa riuscire a spendere quasi 500 euro a testa in praticamente nulla; ecco uno dei motivi della difficoltà di arrivare a fine mese.

D’ora in poi, siate più attenti a quello che spendete; piuttosto che uscire a bere, state a casa a vedere un film; piuttosto che andare negli outlet la domenica, uscite a passeggio con la morosa nel centro città; non fumate sigarette che fan male; basta tentare la fortuna con il Superenalotto o i Gratta & Vinci, soldi buttati; la colazione fatela a casa, con la vostra famiglia; i vizi costano, non roviniamoci la vita per coltivare dei piaceri futili!

Eldorado, noipensiamo.com