splash

Posted By grim on aprile 27th, 2010

La Fionda è il Blog di tutti, e proprio per questo tutti, ma proprio tutti, sono invitati a esprimere le proprie opinioni! Registrati al blog, bastano un nickname e una password, senza nessun dato personale!

Manda il tuo articolo all’indirizzo [email protected]

In alternativa, lascia un commento sul nostro Guestbook, o al termine di un Post!

Un blog senza partecipanti, non ha ragione di esistere, dunque vi invitiamo calorosamente a leggere e a scrivere sulla Fionda!

Il team della Fionda

—–OGNI LUNEDI’ ALLE 14 LA FIONDA TRASMETTE IN DIRETTA L’INTERVENTO DI MARCO TRAVAGLIO PER PASSAPAROLA. VEDI CANALE USTREAM NELLA BARRA LATERALE DEL BLOG—–

——– INVIA SMS GRATIS DALLA FIONDA! TROVI IL BOX D’INVIO IN FONDO ALLA PAGINA SULLA DESTRA ——–

 

Posts Tagged ‘governo’

C’eravamo tanto amati…

Posted By fred on agosto 3rd, 2010

Tutto ebbe inizio nel lontano autunno del 1993.

Il segretario del MSI, Gianfranco Fini, sfidava Rutelli per le comunali di Roma, in un clima di transizione politica nazionale; fu allora che Silvio Berlusconi, non ancora “sceso in campo” ma già predestinato destinatario del nuovo scenario politico italiano, lanciò il primo messaggio di intesa al suo futuro alleato principale.

“Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini” Silvio dixit.

Fini, in quell’occasione, condusse il suo Movimento Sociale fino al ballottaggio, un risultato storico a Roma, dove fino ad allora il partito delle nostalgie era rimasto ai margini delle dinamiche amministrative.

Il tanto chiacchierato imprenditore milanese, rimase folgorato dal polso e dalla dialettica del segretario dell Msi, capace di mantenere il rigore nel partito e di raccogliere consensi tra la gente; fondata Forza Italia, tralasciando come, si presentò immediatamente alle elezioni del 1994, le prime dopo il governo tecnico guidato da Ciampi che condusse la Repubblica nella seconda fase della sua storia.

E l’amore sbocciò. Berlusconi e Fini, Forza Italia e il Movimento Sociale Italiano, alleati per nuove frontiere politche.

Ma non erano i soli: un terzo incomodo s’accomodò nelle stanze della Casa delle Libertà, quel terzo incomodo che, 17 anni dopo, sarà causa di separazione e divorzio.

Parliamo ovviamente della folkloristica e secessionista Lega Nord di Umberto Bossi.

Marito, moglie, ed amante vinsero le elezioni, e nell’impasto del governo il partito “portatore sano” di ideologie proibite costituzionalmente ottenne poltrone ministeriali, quattro più la vice-Presidenza del Consiglio, per la prima volta nella storia; la prima volta nella storia Repubblicana, per lo meno.

Ma il secessionismo leghista e il nazionalismo del MSI non sarebbero potute convivere a lungo: la moglie e l’amante non potevano condividere più lo stesso letto, non certo con il primo Berlusconi, ancora non in grado di unire il nero con il bianco per formare un unico grigio politico, marito incapace di soddisfare entrambe le donne.

Il governo cadde, dopo appena sei mesi dal suo insediamento, e Bossi, Fini e Berlusconi dovettero far posto all’ennesimo governo tecnico, guidato da Dini.

Il Senatùr definì “mafioso” l’uno, e “fascista” l’altro. Si chiamò ufficialmente fuori dai loro loschi giochi di potere, e annunciò di non volerci avere niente a che fare “mai più” (ipse dixit).

Berlusconi, in tutta risposta, disse che sarebbe stato un “coglione” (ipse dixit) se in futuro avesse riallacciato i rapporti con i leghisti.

Invece, il Gianfranco, oramai, nazionale sentì l’esigenza di lavare via dal suo partito l’oscura macchia del fascismo, e nel celebre Congresso di Fiuggi, avvenuto nel Gennaio 1995, prese ufficialmente le distanze dalle ideologie che già una volta avevano annientato l’Italia.

Il Movimento Sociale Italiano fu rinominato Alleanza Nazionale, e camerati di partito quali Ignazio Benito Maria La Russa e Giovanni Alemanno furono ridipinti come semplici politici di destra.

Altri camerati, scontenti per la svolta verso le Istituzioni, si distaccarono da Fini e fondarono il MS Fiamma Tricolore.

Le carriere parlamentari di Fini e Berlusconi erano ben avviate e nel 1996, anno di nuove elezioni, la rinnovata alleanza tra i due, il rinnovato sposalizio, era cosa oramai scontata.

Nella Casa delle Libertà vi entrò questa volta Pier Ferdinando Casini, la nuova amante alla ricerca delle grazie del Sultano, con il partito Cristiani Democratici Uniti del “filosofo” (le virgolette sono d’obbligo) Rocco Buttiglione.

Marito, moglie, e nuova amante furono stavolta sconfitti dal Centro Sinistra, e si ritrovarono relegati all’opposizione per cinque anni.

La convivenza fu molto più pacifica rispetto alla precedente -del resto l’unione contro i “comunisti” pare far la forza- e nel 2001 il trio si ripresentò compatto per le prime elezioni del nuovo millennio.

Ma ecco il colpo di scena: il marito, eterno insoddisfatto, non s’accontentava di moglie e amante, no, lui volle riprendersi con sé anche la ex.

Oltre a essersi dato del coglione da solo, Berlusconi richiamò dunque nella grande Casa delle Libertà e dell’Amore i leghisti, i quali si accomodarono sul divano con tanto di piedi sul tavolino ancor prima di sentirsi dire “Benvenuti”.

Il Bigotto, il Secessionista, il Mafioso e il Fascista; non è il titolo di un Western, ma la composizione della XIV legislatura della Repubblica Italiana.

Il quartetto vinse le elezioni e si ritrovò al governo con una larga maggioranza.

Fini ottenne la Vice Presidenza del consiglio -la moglie che fa le veci del marito- e la legislatura scorse serenamente; i conti pubblici italiani venivano devastati, l’Unione Europea mandava continui moniti e minacce di espulsione a pena di una mancata inversione di rotta, Berlusconi violentava le Istituzioni ingombrando il Parlamento di leggi ad personam volte a depenalizzare i suoi reati, vedi falso in bilancio, o a garantire l’impunità per reati che non poteva depenalizzare, vedi lodo Schifani, o a legittimare una volta per tutte il suo conflitto di interessi, vedi leggi Gasparri -e la lista si fa lunga-, proibizionismo e repressione dilagavano, il tutto con l’impassibile benestare, se non con la partecipazione diretta, del Vice Presidente del Consiglio.

Fini e Bossi, storicamente acerrimi nemici e rivali per le grazie del caudillo, trovarono anche diversi punti di incontro, tra cui la famigerata legge 189 del 30 Luglio 2002, al secolo la legge “Bossi-Fini” che, tra le varie, prevede l’espulsione immediata degli immigrati rimasti senza regolare lavoro da sei mesi, in quanto non portatori, sebbene momentaneamente, di entrate fiscali per l’erario pubblico.

Un feroce governo senza opposizioni interne: tutti i remanti sincronizzati verso lo stesso orizzonte; marito, moglie e amanti uniti nell’orgia di potere.

Alla resa dei conti, nel 2006, anno di scadenza della legislatura, gli assi politici della destra erano ancora stabili, ma le nefandezze compiute dal quartetto di governo portarono al crollo della fiducia negli elettori.

I sondaggi li davano per spacciati, le incalzanti elezioni sembravano una formalità; ma il colpo di coda di Caimano non si è fatto attendere. Alla vigilia del Natale 2005, pochi mesi prima della tornata elettorale, Berlusconi si appropria indebitamente di un’intercettazione secretata (è il più grande abuso fatto di un’intercettazione, proprio quel genere di abusi che il ddl voleva impedire) che vede protagonista un Fassino entusiasta per essere riuscito a mettere le mani nelle Banca del Lavoro.

Il Giornale, l’organo di regime per antonomasia, pubblicò agli inizi di Gennaio l’intercettazione, e i Ds persero tutta la fiducia accumulata nei 5 anni di non governo.

Così, la Casa delle Libertà al gran completo, sfiorò la rimonta, e perse di pochissimi punti percentuali che sancirono l’insediamento del governo Prodi.

Fini e Silvio si ritrovarono così di nuovo all’opposizione, sulle poltrone più scomode del Parlamento, sempre accompagnati dai Centristi e dai Leghisti.

Ed è proprio in quei due anni di opposizione che emersero le prime frizioni tra i “coniugi”; Fini dissentì dai suoi alleati su temi delicati quali la fecondazione assistita e le coppie di fatto, mostrando più segnali di apertura in netta controtendenza rispetto alle direttive cattolico-conservatrici della Casa e del suo stesso partito.

Nel frattempo, Casini iniziava ad organizzarsi in proprio, distanziandosi gradualmente dalla coalizione.

Con la caduta dell’ingovernabile maggioranza prodiana, si iniziarono a preparare nuove elezioni, e l’astuto Fini, rimangiandosi le sue prime timide prese di posizione manifestate negli anni di opposizione, approfittò del congedo di Casini e fuse il suo partito con Forza Italia, fondando l’ormai arcinoto Popolo delle Libertà: la moglie credeva di incastrare così il marito con la comunione dei beni.

Alle elezioni del 2008 la coalizione era composta da Pdl e Lega Nord, e l’elettorato li premiò abbondantemente.

Fini era convinto di aver finalmente conquistato un potere di governo superiore a quello dei semplici alleati, e, ottenuta la Presidenza della Camera, si è reso conto di aver fatto male i calcoli: il crescente consenso della Lega Nord tiene sotto scacco l’intero Pdl, e innalza i “lùmbard” ad ago della bilancia.

Bossi è diventato il principale interlocutore per il Presidente del Consiglio, mentre Fini si è ritrovato in disparte ad occuparsi di un ruolo più istituzionale che politico.

Così, mentre la Lega avanza pretese di ogni sorta sul governo e viene interpellata dallo stesso per ogni decisione, il povero Gianfranco disilluso si è ritrovato a calendarizzare le discussioni dell’Aula.

Dal 2008 ad oggi Berlusconi e Fini hanno condotto la loro alleanza da separati in casa, con il Presidente della Camera nelle vesti di primo oppositore del governo; ha contestato la legittimità costituzionale del pacchetto sicurezza in tema di immigrazione, nonché le feroci propagande della paura e della sicurezza dell’asse La Russa – Maroni – Bossi; ha espresso pubblico dissenso per le modalità poco istituzionali con cui il governo tende a legiferare, quale l’abuso della questione di fiducia (siamo a 36 in 2 anni, contro la media europea di 1-2 all’anno); ha contestato la continua ricerca dell’impunità nella fila del Pdl, in particolare al suo leader; ha contribuito ai più notevoli emendamenti al ddl intercettazioni, provocandone lo slittamento dell’esamina a settembre; il 22 Aprile di quest’anno, alla direzione nazionale del Pdl, è arrivato allo scontro frontale con Berlusconi; i suoi uomini più fidati sono in continuo battibecco con gli uomini del presidente; insomma, quando ha potuto, ha sempre messo i bastoni fra le ruote a Berlusconi, richiamandosi alla legalità e al rispetto delle Istituzioni.

L’incipt alla svolta istituzionale di Fini non è partito certo dalla passione per le regole e la legalità, non capiremmo altrimenti dove fosse questa civica passione quando il premier “stuprava” la legalità dal 2001 al 2006, ma dall’invidia della moglie messa in disparte a favore della più focosa concubina verde.

Ora che la stabilità politica della banda berlusconiana vacilla, i topi hanno il coraggio di abbandonare la nave e si consuma lo scontro finale.

Fini ha ottenuto ufficialmente il divorzio pochi giorni fa, e con la separazione dei beni ha recuperato per il suo gruppo parlamentare indipendente, Futuro e Libertà per l’Italia, 33 parlamentari, numero sufficiente a tenere in pugno la maggioranza, esattamente come la concubina focosa di cui sopra.

Quello che accadrà nei prossimi mesi non è dato saperlo con esattezza, ma quel che è certo, è che la parola fine è stata posta definitivamente sull’idillio politico più celebre delle seconda Repubblica.

Opportunismo, invidia o rinnovazione personale, qualunque sia la causa scatenante, rivolgo ai lettori un invito alla diffidenza da chi ha sostenuto un regime, ed è stato complice principale di un altro.

Francesco Woolftail Dal Moro

Per rivedere gli strappi dei mesi scorsi raccontati dalla fionda clicca qui

Ultim’ora; Brancher si dimette e chiede il rito abbreviato. E così l’acqua divenne benzina…

Posted By fred on luglio 5th, 2010

Il ministro Brancher, dopo aver vigorosamente dichiarato per due settimane l’impossibilità delle sue dimissioni, si è oggi dimesso.

Ma non solo, dopo aver rinunciato al legittimo impedimento, dopo aver rinunciato “irrevocabilmente” al suo finto ministero, ha addirittura chiesto di essere processato con il rito abbreviato, ovvero senza appelli e ricorsi. Quando la V sezione penale del Tribunale di Milano emetterà una sentenza sullo scandalo della Banca Antonveneta, inerentemente alla posizione di Brancher, l’0rmai ex Ministro subirà le decisioni dei magistrati senza se e senza ma.

Tutta questa disponibilità, due settimane dopo l’istituzione a Ministro con consegente invocazione del legittimo impedimento, puzza di bruciato. Per l’esattezza di governo che brucia, con un governo tecnico, o a larghe intese, o addirittura nuove elezioni, all’orrizonte.

E allora il Presidente Pompiere sacrifica l’ultimo arrivato, il più classico delle vittime, per gettare acqua sul fuoco.

Speriamo sia oramai troppo tardi, e l’acqua diventi benzina. L’ultimo miracolo di Berlusconi, a suo dire il Gesù del 2000.

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; Alluvioni, dissesti, e mancati soccorsi: Il governo del fare denunciato alla corte di giustizia per inadempimento!

Posted By fred on giugno 29th, 2010

Il governo del fare continua a non fare, ed è sempre la Sicilia la vittima dell’onnipresente invisibile governo del fare.

Se a Palermo l’Amia sta lasciando i cittadini immersi nel percolato e nell’immondizia per la seconda estate consecutiva, nei comuni dei Nebrodi, zona dell’appennino siculo, per lo più nel messinese, le case sono state evacuate da mesi a causa del dissesto idrogeologico.

Dopo la drammatica alluvione dello scorso Ottobre, Berlusconi si presentò ai messinesi, al seguito dei vari ministri siciliani quali Alfano e Prestigiacomo, da eroe nazionale, da risolutore finale, da spalla su cui piangere; insomma, da “ghe pensi mì”.

Oggi, svariati mesi dopo, esasperati da continui alluvioni e dissesti, i cittadini dei Nebrodi sono senza una casa, molte sono state addirittura demolite; il mare si è mangiato chilometri di costa fino ad arrivare a ridosso delle reti pubbliche, numerose strade sono bloccate da frane e dissesti, e in tutto ciò il territorio ha subito una drastico colpo all’occupazione e all’economia. Calamità totale.

I sindaci hanno più volte sollecitato un intervento e un tempestivo aiuto del governo centrale, per altro appartenente alla loro stessa maggioranza, senza mai ottenere alcun cenno di disponibilità.

“Le risorse sono poche, e comunque non disponibili sino al 2011” la motivazione della sordità del governo del fare.

Inorriditi ed esausti, i primi cittadini dei comuni in questione hanno oggi denunciato il governo italiano alla corte europea di giustizia, affinchè questa lo sanzioni per inadempimento, e soprattutto ne solleciti un immediato intervento.

La denuncia è in danno degli articoli della Carta di Nizza, la Costituzione europea, che garantiscono il diritto all’integrità fisica, psichica, alla libertà, alla sicurezza, al proprio domicilio, di godere delle proprietà, di sicurezza sociale, di protezione alla salute e di libertà di circolazione.

Il governo del tuttofare Berlusconi sta recentemente incassando colpi di fucile da ogni ove, finalmente, ma questo, uno dei più drammatici, risulta uno dei più significativi: il governo del fare denunciato per inadempimento!

Francesco Woolftail Dal Moro

Ultim’ora; La Corte Costituzionale stanga le Ronde

Posted By fred on giugno 24th, 2010

Tra le Ronde, la Guardia Nazionale Italiana

Ricordate le famigerate “ronde”, I variopinti (verdi, neri) corpi di vigilanza composti da privati cittadini, istituiti dal tanto discusso pacchetto sicurezza?

Con un tempismo senza pari, la Corte Costituzionale le ha oggi parzialmente bocciate, diciamo ridotte ai minimi termini, per le ragioni che prontamente consideriamo.

Ma prima, mi preme fare una precisazione sulla mia personalissima allusione al tempismo della Consulta; essa si riferisce non solo al consueto anno di ritardo impiegato per sentenziare l’ovvietà, per giudicare ciò che un qualunque giurista ha giudicato in cinque minuti, ma anche alla puntualissima concomittanza con la debacle mondiale della nazionale di calcio, che attirerà nella sua tela i riflettori e gli obbiettivi di tutte le testate. In anno intero, proprio il giorno in cui le armi di distrazioni di massa mietono più vittime…

Le ragioni della bocciatura, dicevamo, sono molto semplici, nonostante il talento innato della magistratura italiana nel complicare qualsiasi verdetto.

In sintesi, la Corte ha sentenziato che non v’è problema giuridico finchè l’organizzazione di cittadini si limita a segnalare reati in corso, ma è, sempre giuridicamente, ma anche moralmente, inaccettabile che questa sia locata in zone di “disagio sociale” (il virgolettato riprende testualmente la legge e la sentenza), ovvero nelle periferie e nei quartieri di degrado. La ragione è semplice e inconfutabile: i sindaci possono disporre misure di prevenzione e repressione di reati attraverso le forze di polizia, non già conferire competenze, a queste ultime affidate in esclusiva, a privati cittadini. Le attività di “polizia amministrativa”(regolamentazione di attività amministrative, repressive e preventive), inoltre, spettano esclusivamente alle Regioni, a norma della Costituzione (118) e non ai sindaci come indicava il pacchetto sicurezza.

Manifesta incostituzionalità, dunque, come molte delle leggi varate da questo governo, e firmate da Napolitano “penna veloce”; seguendo questa strada faremo carta straccia non tanto della Costituzione, quanto del suo significato e della sua utilità e necessità.

Per concludere vi lascio a questo tragicomico articolo, “Repressione e Civiltà”, che racconta della Guarda Nazionale Italiana, una “squadriglia fascista” legalizzata proprio dal pacchetto sicurezza.

WOOlftail

Se Pomigliano fa scuola… – di Emilio Fusari

Posted By fred on giugno 16th, 2010

Questo articolo è stato scritto ieri prima del raggiungimento dell’accordo sulla fabbrica di Pomigliano d’Arco, cui solo la Fiom non ha aderito, che prevede lo spostamento della produzione Fiat in Polonia, alla faccia degli stimoli alla produzione nazionale e delle disoccupazione. Solo la nuova Fiat Panda continuerà presumibilmente a essere prodotta a Pomigliano.

La fine della storia già si immagina.

Spaccati fra l’ ipotesi di accettare un contratto che limita i diritti costituzionali oppure non accettarlo, con conseguente spostamento della produzione in Polonia, non si fa fatica a prevedere quale sarà l’esito della trattativa.
Il periodo si sa, è quello che è, ed i frutti avvelenati della globalizzazione trovano facile fioritura innaffiati dalla crisi. Con uno slancio da salvatore della patria Marchionne lunedì annunciava che”non succede in nessuna parte del mondo che un’impresa trasferisca dall’estero all’interno del paese la produzione”. Salvo poi importare con essa anche anche le condizioni lavorative di quei paesi,  facendo fare un balzo indietro di 50 anni ai diritti del lavoro. Ma, conclude, “se i lavoratori non vogliono l’investimento basta che lo dicano”.

C’è mancata solo la frase di rito: è il mercato, bellezza.
Non è certo stato difficile per Marchionne recitare la parte del ricattatore, supportato com’era dal ministro del lavoro Sacconi che gettava incenso sulle parole dell’A.D. definendole “un episodio di straordinaria sussidiarietà” e “un accordo che dovrebbe fare scuola”.

Quindi, la Fiat si comporta come una qualsiasi multinazionale (alla faccia della Fabbrica Italia), spregiudicata ed arrogante, sicura com’è che se non va bene qui andrà bene sicuramente lì, ed il governo non solo non si oppone, ma sponsorizza politicamente l’operazione lasciandosi scappare addirittura che questo sarà il modello da applicare a tutti i contratti in futuro.
Insomma, le bestie si sono annusate, riconosciute, e subito hanno visto la reciproca convenienza;  il primo può aumentare la produzione senza aumentare i costi, il secondo può affossare un altro pezzo di costituzione, il tutto con buona pace di degli operai che ne subiscono le conseguenze.

Certamente questo meccanismo infernale non è stato inventato né da Marchionne né da Sacconi, ci mancherebbe, ma sicuramente hanno perso un’occasione per grippare questo motore, la cui costruzione risale, ormai, per dirla con i ritmi moderni, alla notte dei tempi ,a quando al primo industrialotto pasciuto venne in mente di spostare l’azienda in Romania o in Vietnam per risparmiare due lire sulle paghe degli operai. Hanno perso l’occasione, insieme alla Cisl e alla Uil -con gli unici a protestare i poveracci della Fiom (a cui va tutta la nostra solidarietà) tacciati di anti-italianità dalla Marcegaglia- di dire che la qualità del lavoro è importante almeno come la quantità, e che non si calpestano così i diritti delle persone in nome di nessuna globalità.

Hanno perso l’occasione di dire no, non ci stiamo, è la dignita, bellezza.

Il governo del fare che non fa: emergenza rifiuti a Palermo – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 14th, 2010

Il 16 Gennaio 2009 fu dichiarato, a Palermo, lo stato di emergenza per i rifiuti.

Oggi, un anno e mezzo dopo, lo stato di emergenza è ancora in corso e sta raggiungendo i picchi massimi.

Nel frattempo sono state chiuse delle scuole per lunghi periodi, bruciati ogni notte quintali di spazzatura ammassata in strada, barricate le finestre per due estati consecutive, e promossi in Senato i responsabili.

Non solo l’emergenza sembra alquanto distante da una via in di risoluzione, dopo un anno e mezzo, ma addirittura sembra aggravarsi, a causa di diversi nodi inevitabilmente giunti al pettine.

Il primo di questi nodi riguarda il notevole buco nel bilancio dell’Amia, l’azienda municipalizzata incaricata della raccolta e dello smalitmento della spazzatura; lo scorso anno l’Amia ha registrato un disavanzo di 180 milioni di euro, non certo noccioline per una società di riufiuti, e nonostante il governo abbia successivamente stanziato per la stessa 230 milioni di euro -ed ecco il secondo nodo- persiste ancor oggi, nei bilanci della municipalizzata, una voragine di 80 milioni.

Sullo sfondo, dipendenti con diverse mensilità non retribuite, e dirigenti in continui viaggi d’oro a Dubai. Il classico “magna-magna” all’italiana? Lo è ancor di più se si pensa che Enzio Galioto, l’uomo che guidava l’Amia di Palermo lo scorso anno, è oggi Senatore dell’immancabile Pdl.

Il terzo nodo, in cui s’è imbattuto quel comunista “pettinaccio”, riguarda le vasche di contenimento e smaltimento rifiuti, dislocate sulla collina di Bellolampo nel palermitano.

Queste sono attualmente quattro, e sono destinate a rimanere tali in quanto una è in fase di dismissione e un’altra sta per entrare in funzione. Ed è proprio questa nuova vasca a rappresentare il terzo nodo, in quanto fu dichiarata per essa una capienza di 700.000 tonnellate, ridottesi a 147.000 dopo le valutazioni e i controlli dei commissari dell’Amia e dell’Università di Catania.

Questa drastica differenza tra necessità e realtà, tra aspettative e fatto compiuto, comporterà l’ulteriore inondazione di rifiuti nel palermitano, entro uno o massimo due mesi, spazzando via quell’attesa boccata di ossigeno, in senso letterale.

Infine un ulteriore problema non indifferente riguarda l’effettiva quantità di percolato (liquido che trae origine dall’infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla decomposizione degli stessi) sotto i rifiuti della discarica di Bellolampo.

Fino a qualche mese fa era mal stimata intorno alle 10.000 tonnellate, ora, dopo valutazioni più attente e complete, s’aggira sulle 200.000, venti volte di più, con possibili pericoli futuri per le falde acquifere. Nel Celona, un torrente che lambisce quelle zone, sono già presenti quantitativi di percolato, e non in tracce.

In questo panorama, dal 16 Gennaio 2009 a oggi, il sindaco Cammarata (sempre Pdl) è indagato, e 105 persone sono state arrestate nella Provincia di Palermo.

Ma i rifiuti restano, il puzzo e la scarsa igiene anche, e anzi crescono.

Il governo del fare, nel frattempo, non fa, e le telecamere si tengono alla distanza di sicurezza prescritta dal codice del silenzio.

Seguiranno aggiornamenti, si spera.

WOOLFTAIL

La democrazia italiana derogata per la 34^ volta – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 9th, 2010

Per la trentaquattresima volta in due anni, il governo pone la fiducia su un disegno di legge.

Qualcuno di voi conoscerà il significato della questione di fiducia, molti no, molti quando sentono parlare della fiducia posta su una legge non capiscono cosa realmente sia successo.

La questione di fiducia è uno strumento, regolamentato dalle Camere, previsto in casi di urgenza e per le questioni più delicate di una legislatura, attraverso il quale il governo “ricatta” in questi termini i suoi componenti: o la legge gravata da fiducia viene approvata dal Parlamento, o il governo cade.

Il voto con fiducia è inoltre nominale, e non segreto come le altre votazioni. Dunque qualsiasi membro della maggioranza deve dichiarare pubblicamente non tanto se sia favorevole o meno alla legge sotto esame, quanto se voglia la caduta o la tenuta del suo governo.

Logicamente, il membro di governo contrario a una legge, vota per la sua approvazione giacchè non vuole perdere la maggioranza e l’incarico.

Quasi tutte le democrazie occidentali consentono questa procedura, affinchè, divisioni interne a una maggioranza, non ne paralizzino quei programmi cardine per i quali questa esiste, per i quali gli elettori le hanno affidato le chiavi di casa. La differenza, rispetto alle altre democrazie occidentali, è che il voto di fiducia viene mediamente adoperato dai governi quattro, cinque volte al massimo, durante le quadriennali, o quinquennali, legislature, mentre in Italia è stato chiamato in causa ben trentaquattro volte in soli due anni, e chissà quante altre nei prossimi tre.

Ma quale disegno di legge è ora onerato dal voto di fiducia? Il ddl sulle intercettazioni.

La scandalosa legge Bavaglio, contestata in più punti da più rami della maggioranza, oltre che dall’opposizione, dalla magistratura, dall’ordine dei giornalisti, e dall’Italia intera.

Nessuno, all’interno della maggioranza, potrà proporre emendamenti al disegno attuale della legge né potrà votarle contro, benchè vi si sia pubblicamente schierato contro.

Penso ai Finiani, per esempio: o la approvano “così come mamma Alfano l’ha fatta”, o votano a favore della caduta del governo, grazie al quale hanno la presidenza della Camera dei deputati.

Questo abuso della Costituzione, alla pari dell’abuso che viene fatto dei decreti legge, è una classica anomalia all’italiana, e solo dagli italiani tollerabile.

Il voto di fiducia è una sorta di deroga alla democrazia parlamentare, per questo le altre nazioni s’astengono dall’abusarne; sempre per questo l’antidemocrazia Berlusconiana continua a farne invece un vergognoso uso.

Quando una democrazia viene derogata trentaquattro volte in due anni, evidentemente diventa lei stessa la deroga, l’eccezione all’assolutismo.

WOOLFTAIL