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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘impunità’

Le vecchie abitudini – di Emilio Fusari

Posted By fred on novembre 1st, 2010

Siccome le vecchie abitudini son dure a morire, e del resto ha raggiunto l’età in cui generalmente si è lasciati ad impiccarsi in pace a qualsiasi albero,le facce degli astanti avranno tradito un ghigno fra il compatimento e lo schifato all’ affermazione, forse la meno bugiarda della sua vita, che il premier ha rilasciato in eurovisione: “ Amo la vita e le donne, nessuno potrà farmi cambiare stile di vita”.Si registra una nuova intemperie in casa Berlusconi, una faccenda- l’ennesima-che ha per protagonista una minorenne e la sua non ben accertata amicizia con il premier. Sembra infatti che si sia prodigato personalmente, il 27 maggio di quest’anno, per far rilasciare la giovane che da qualche ora era trattenuta in questura a Milano con l’accusa di furto; e tra l’altro neanche chiedendolo a suo nome e per suo conto (come nessuno dei suoi poteri gli permette ma che certamente la sua posizione avrebbe permesso ) ,ma inventando la balla che vuole la giovane marocchina, in Italia senza permesso di soggiorno ed affidata ad una casa famiglia siciliana, nientemeno che la nipote del presidente d’Egitto Mubarak .Perché in fondo ,agli occhi del cavaliere, l’Africa e i suoi stati sono solo un dettaglio,uno vale l’altro se la cosa può servire ad aprire le porte della libertà alla sua giovane amica.

Ricapitolando: ad un premier di un paese occidentale, entrato in politica sedici anni fa per sfuggire alla galera o per non finire sotto i ponti (Confalonieri docet) ,e che da allora ha prodotto o ha tentato di produrre quantità innumerevoli di norme e salvacondotti che gli impedissero di essere giudicato per i reati più obbrobriosi del codice civile e penale (una gamma di reati che vanno dall’ evasione fiscale alla corruzione di testimoni, giudici e finanzieri fino ad arrivare all’ingombrante sospetto che mai ha saputo scrollarsi dal groppone di collusione mafiosa), si chiede ,da parte dell’opposizione e della stampa,di far luce su una vicenda di pressione su un pubblico ufficiale o ,addirittura,come fa qualche buontempone, di dimettersi per questo. Viene da chiedersi in quale Italia vivano questi signori, e se si sono accorti che queste richieste,giuste in qualsiasi paese che non abbia subito un vulnus così profondo nella sua vita democratica e nella rappresentazione plastica della sua essenza, hanno tuttalpiù la funzione di calmare la coscienza a chi non è riuscito ( o non riteneva opportuno farlo) ad impedire tutto ciò. Si mettano in testa,una volta per tutte, che dalla bicamerale in poi si è prodotto di fatto un cittadino al di sopra della legge e con diritti diversi da tutti gli altri,ed è inutile ora piantare paletti per fermare una valanga che si è staccata da un bel pezzo.

Si sarebbe allora dovuto dire buona la prima già lo scorso anno, quando impazzava la vicenda dell’altra minorenne napoletana Noemi , ma così non è stato. E la seconda o la terza si sa, trasformano in farsa anche le tragedie peggiori. Figurarsi una “innocente“ passione per donne che potrebbero essere sue nipoti che posto occupi nella scala di priorità del paese. Di chi non arriva neanche alla terza settimana del mese o che magari ha appena ricevuto una lettera di licenziamento,o di quella massa di precari che tutti i giorni ricevono schiaffi morali -se non ingerenze fisiche- da un datore di incertezza che detiene la chiave della tua sudditanza nel rinnovo di uno straccio di contratto. Ma evidentemente parlare di povertà nel paese del sole non è di moda, meglio gettarsi a capofitto nell’ultima puntata del giallo-nazionale e giocare con Vespa e le sue case delle bambole assassine piuttosto che ammalarsi il fegato con i conti che non tornano. Sembra davvero che la nostra vecchia abitudine (o vera natura?) di poveri ma belli non ci abbia mai abbandonato completamente ,e che dopo una parentesi di vita satolla passata troppo velocemente, al Gassman straccione tocchi di nuovo rimettersi in coda durante la messa per saziarsi con le ostie,ovviamente vestito di tutto punto.

La Trilogia dell’Impunità – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on aprile 29th, 2010

Era il 2003 quando il lodo Schifani entrò in vigore. Berlusconi si avvicinava alla sentenza del processo SME, e le aspettative dei suoi avvocati non erano delle più rosee. Ma tutti noi sappiamo quanto il Premier sia restio alle condanne, è una questione di allergia. Ecco allora il lodo Antistaminico, anziché Schifani, che prevedeva, tra le varie, la seguente disposizione: “Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale“. A qualcuno di voi tale norma suonerà alquanto familiare, poiché non più tardi di sette mesi fa, una sua famosa e stretta “parente” venne bocciata con tanto clamore dalla Corte Costituzionale.

Al lodo Schifani era toccata la medesima sorte, la Consulta lo dichiarò difatti incostituzionale per davvero moltissimi motivi, che un qualunque studente di Legge senza alcuna esperienza saprebbe cogliere istintivamente. Per citarne alcuni tra i più clamorosi: contrasto con gli articoli della Costituzione 3 (principio di uguaglianza sia formale che sostanziale), 24 (diritto di azione in giudizio), e 138 (modalità per la revisione costituzionale, unica via per modificare articoli costituzionali)

E’ proprio quest’ultimo punto inerente al contrasto con l’articolo 138 che reca le maggiori perplessità, poiché non lascia scampo a interpretazioni. Il Lodo Schifani poteva essere sviluppato solo con la succitata procedura di revisione costituzionale, e non, come invece accadde, attraverso la più semplice via ordinaria. Il motivo è da ricercarsi proprio nelle modalità della revisione costituzionale: essa richiede l’approvazione dei 2/3 di entrambe le Camere, e non una semplice maggioranza, poiché i contenuti della Costituzione stanno alla base dell’ordinamento giuridico-legale di uno Stato, e devono essere dunque frutto della più ampia condivisione possibile, e non del consenso della maggioranza di turno. Mi domando allora, come è possibile che la maggioranza di allora, nonostante vantasse tra le proprie fila un numero infinito di avvocati e giuristi, non sia accorta della palese incostituzionalità del lodo? La domanda ahimè è retorica, poiché la risposta è evidente: la legge fu votata con la consapevolezza della sua scarsa durata, ma anche della sua grande utilità. Sapevano infatti che la Consulta, non avrebbe avuto il tempo materiale di caducare il lodo entro la sentenza del processo SME, il quale difatti si risolse con l’assoluzione del Premier per amnistia intervenuta, per disposizione del lodo Antistaminico. Ad Personam.

Nel 2008, cinque anni dopo, al premier è tornata quella fastidiosa allergia che è l’imminente sentenza di condanna di un suo processo. Nella fattispecie il processo Mills, in cui l’effettiva corruzione dell’avvocato inglese, da parte di Fininvest nella persona di Berlusconi, è stata accertata (si pensi alla condanna dello stesso Mills, o al risarcimento di 700 milioni di euro imposto alla Mondadori a favori di De Benedetti, l’originario proprietario). Il vecchio antistaminico era scaduto, ne serviva uno nuovo.

Forte ancora una volta della maggioranza parlamentare, la banda Berlusconi, stavolta nel nome del Guardasigilli Angelino Alfano, ha partorito la nuova legge dell’impunità, in tutto e per tutto simile al lodo Schifani. L’unica differenza è che nel precedente lodo l’impunità era garantita anche al Presidente della Corte Costituzionale, nel nuovo questi è stato escluso. Processi dunque sospesi al Premier (oltre a quello Mills, anche quello Mediaset) fino all’ottobre 2009, un anno dopo, quando la Consulta bocciò inesorabilmente il lodo Alfano, con le medesime motivazioni addotte quattro anni prima. Una decisione tanto sacrosanta quanto clamorosa, a prestare attenzione ai media. I giudici della corte erano tutti comunisti, poco conta il fatto che la sera prima della votazione uno dei giudici comunisti è uscito a cena con Berlusconi e Alfano, poco contano gli articoli 3 e 138.

Ma la prescrizione è un valore fondamentale per i politici italiani, specialmente Sivlio, ecco allora legittimo impedimento approvato e processo breve in fase di approvazione.

Ed è finita qui?

No signori, il lodo Schifani o Alfano che dir si voglia, è la garanzia suprema della prescrizione processuale per le alte cariche dello stato che abbiano commesso qualche “marachella”.

Dunque è pronto il nuovo lodo Antistaminico, la nuova legge dell’impunità, chiamato lodo Alfano bis, ancora una volta uguale nei contenuti ai precedenti, ma finalmente diverso nell’elaborazione.

È un disegno di legge costituzionale, e non di legge ordinaria, come avvenuto con gli altri due. Finalmente la schiera di giuristi del Pdl è andato a leggersi l’articolo 138 della Costituzione, verrebbe da dire. Peccato che ancora una volta abbiano saltato un articoletto di scarsa importanza come il 3, appartenente a quel gruppo di 12 articoli immodificabili (non si possono modificare né con revisione costituzionale, né con norma europea, né con trattati internazionali) che predono il nome di Principi fondamentali.

La discussione e la votazione di un disegno di legge costituzionale, inoltre, occuperò molto tempo per gli addetti ai lavori, dalle Commissioni Parlamentari alle Camere, con l’effetto di congelare ulteriormente le riforme per l’Italia, a favore di riforme per Berlusconi.

Berlusconi potrà anche scampare dalla condanna in tribunale, ma nessuna legge, nessun lodo, lo salverà dalla condanna della Storia. L’unica magra consolazione che ci resta.

WOOOLFTAIL