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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘mafia’

Festa PD; Caselli, Dalla Chiesa, Rossomandi e Mattiello: mafia e costituzione – VIDEO DAL VIVO

Posted By fred on settembre 7th, 2010

La nostra telecamera, e il nostro vivo interesse, ha seguito ieri gli interventi di Gian Carlo Caselli, Davide Mattiello, Nando Dalla Chiesa, e dell’onorevole Anna Rossomando.

Prima di dedicarci ai filmati e ai commenti, conosciamo meglio questi personaggi.

Caselli, tra i vari incarichi, è stato membro del Csm, Presidente della Corte d’Assise di Torino, Procuratore della

Il Procuratore capo Gian Carlo Caselli

Repubblica e attualmente Procuratore Capo della Repubblica.

Durante gli anni ‘80, in qualità di GIP (Giudice Istruttore Penale o, che dir si voglia, Giudice per le Indagini Preliminari), si schierò in prima linea nella lotta al terrorismo brigatista.

Nel 1993, dopo le stragi di Capaci e via d’Amelio, si fece trasferire presso la procura di Palermo, per combattere la Mafia, con la sua faccia e con la sua vita; pochi altri altri avrebbero fatto altrettanto in quel momento. Lui non si tirò indietro, e fece arrestare individui del calibro di Leoluca Bagarella e Giovanni Brusca.

Nando Dalla Chiesa è un Senatore della Repubblica italiana, eletto tra le fila del Partito Democratico, e figlio del celebre generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, amico e compagno di battaglia di Caselli, letale per le Brigate Rosse, ammazzato dai sicari corleonesi durante il suo soggiorno di lavoro in quel di Palermo. È infine presidente onoriario di Libera, l’associazione di Don Ciotti.

E proprio parlando di libera passiamo a Davide Mattiello, figura di spicco dell’associazione, vero punto di incontro tra le Istituzioni e i ragazzi iscritti. Pensate che è la quarta volta che mi capita di incontrarlo; la prima volta fu anni fa a Novara ai tempi del Liceo, quando venne a raccontarci di Libera e delle sue iniative; successivamente lo incontrari a Bari, durante una manifestazione contro tutte le mafie, organiazzata proprio da Libera con lui in prima fila; e infine due volte a Torino, entrambe con tutta piazza Piazza Castello ipnotizzata dalla sua caparbietà.

L’onorevole Anna Rossomando è stata eletta in Parlamento con il Partito Democratico, ed è attualmente membro della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati; anche da lei, dunque, passano tutte le brillanti iniziative di Ghedini (non la invidiamo), il viscido Sir Bis di Re Silvio, prima di approdare alla Camera.

Completato il necessario quadro introduttivo sui personaggi, possiamo dedicarci alle loro parole.

Come nel caso del “reportage” sull’intervento di Santoro, i video sono caricati su youtube in quando altervista, l’host che ci ospita, non è in grado di fare l’upload di file così pesanti.

Nei minuti iniziali è assente Nando Dalla Chiesa, rimasto bloccato alla stazione di Porta Nuova.

La prima, doverosa, domanda reca il pensiero al sindaco di Acciaroli, Vassallo, ammazzato dalla Camorra; rispondono prima Caselli, poi Mattiello, dunque l’onorevole Rossomando.

Il tema dalla Mafia, e delle sue radici affondate nella società, da quindi il via al dibattito.

http://www.youtube.com/watch?v=O8OfcQ9DmOQ

Nella seconda ripresa il protagonista assoluto è Caselli. L’intervistatore paragona i fallimenti delle lotte alla collusione tra Mafia e politica con un calciatore, che sul dischetto per calciare il rigore decisivo, viene richiamato negli spogliatoi lasciando lì, inerte, il pallone. Il Procuratore racconta quanto già nei primi anni ‘90 la magistratura inquirente, di cui faceva parte, fu bloccata proprio nel momento clou delle indagini, proprio mentre si stava per scalare l’ultimo gradino, quello più in alto. E gli ostacoli arrivarono direttamente (anche) dal Parlamento, come potete apprendere dal suo resoconto. Quegli stessi ostacoli tuttora d’ingombro, come l’etichette di Toghe Rosse e Magistrati comunisti (a dir cìò è sempre l’autorevole e incontestabile Caselli, non io né nessun altro Pinco Pallino “antiberlusconiano” per natura) per chiunque indaghi suii bramosi di impunità.

http://www.youtube.com/watch?v=XP-D7QdJS6M

Nando Dalla Chiesa

Qui fa la sua comparsa Nando Dalla Chiesa, che esprime i valori della Costituzione secondo il suo punto di vista, ben rappresentati dalle figure di personaggi, come il giudice Tonino Caponnetto (RIP), o lo stesso Caselli, ultimi eroi di un mondo popolato da mostri.

http://www.youtube.com/watch?v=_prI2mWreT0

Questo quarto, ed ultimo, spezzone si apre con una domanda, non ripresa, riguardante le contestazioni a Schifani durante il suo intervento per la festa Democratica due giorni prima; non vi anticipo l’azzeccatissima risposta di Dalla Chiesa. Si prosegue con Caselli che denunzia la pesantezza delle procedure processuali in Italia, e con l’onorevole Rossomandi che spiega le proposte dei Democratici, alternative a processo breve e riforma della giustizia in cantiere presso la maggioranza, volte proprio a un alleggerimento dei processi, specialmente penali.

In chiusura il procuratore capo omaggia l’associazione di Mattiello, Libera, e i giovani che vi aderiscono, e cita Calamandrei: “la libertà è come l’aria, ci si accorge quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che auguro a voi giovani di non sentire mai”.

http://www.youtube.com/watch?v=NcY64zI5OCc

Francesco Woolftail Dal Moro

Vedi anche l’intervento di Michele Santoro

Ultim’ora; Lo “statista di rara capacità”… nei raggiri fiscali e nella corruzione

Posted By fred on luglio 19th, 2010

Stasera Silvio Berlusconi sarà insignito del premio “Grande Milano”, in occasione dei 150 anni dalla fondazione della provincia milanese.

L’istituzione e la consegna del riconoscimento sono illuminata opera di Guido Podestà, Presidente della Provincia di Milano, la cui campagna elettorale fu pienamente condotta dal onnipresente sultano di Arcore. Ma oltre al cameratismo di partito, legittimo e inevitabile, premiante e premiato sono legati anche da rapporti di lavoro, in quanto Podestà fu dipendente fin dagli anni ‘70 della Edilnord, società in mano al sempiterno signorotto milanese, diventandone addirittura amministratore delegato nel decennio successivo.

Tuttavia, finchè Fido porta l’osso al padrone rincasato, non morde nessuno. Che lo faccia per vie istituzionali, beh, non sarà signorile, ma di tutti gli abusi e le violenze perpetrate alle nostre istituzioni, questa è al massimo una pacca sul deretano.

L’aspetto più tragicomico della vicenda, però, è il comunicato con il quale Podestà spiega le ragioni del riconoscimento al Premier, che vi riporto qui di seguito: “Con straordinaria lungimiranza e capacità ha reso Milano, la sua amata città, grande in Italia e nel mondo. Grazie alle sue eccezionali qualità umane e imprenditoriali ha realizzato opere e progetti di eccellenza per l’economia e la società del nostro territorio. La sua vita è un mirabile esempio di quella milanesità e di quell’operosità tipica della cultura ambrosiana, che vede nel lavoro lo strumento di valorizzazione dei talenti dell’uomo. Silvio Berlusconi ha scelto di dare il proprio contributo mettendosi, con impegno e coraggio, a servizio del Popolo italiano perseguendo la sua missione di libertà. Personalità dallo straordinario carisma, è amato da tanti italiani perchè uomo tra la gente e con la gente, della quale ha compreso i bisogni più profondi sapendo interpretarne le aspettative. Statista di rara capacità, conduce con responsabilità e lucida consapevolezza il Paese verso un futuro di donne e di uomini liberi, che compongano una società solidale, fondata sull’amore, la tolleranza e il rispetto per la vita.”

Ci sarebbero molte cose da dire, considerato che il soggetto pluri osannato da queste toccanti parole ha cambiato il volto di Milano con i soldi di mafia, tangenti e raggiri fiscali ai danni dello Stato; o considerando che con le sue “rare capacità” di statista la spesa pubblica e il debito sono cresciuti esponenzialmente, come in nessun’altra parte di Europa, e l’Italia, alla prima crisi, viaggia sulle lunghezze d’onda di Portogallo e Irlanda.

Ma, in fin dei conti, lasciamo che i porci si rotolino nell’opulento fango ancora un po’, perchè presto saranno solo fresco materiale per nuovi capitoli della fiction tv “La Piovra”.

Francesco Woolftail Dal Moro

Un ventennio alle Idi di Marzo – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on luglio 17th, 2010

I corsi e ricorsi storici esistono, eccome.

Giambattista Vico (1668 – 1744) lo aveva detto.

Non fraintendetemi, non voglio dilungarmi sul metodo storico secondo Vico, né sulle tre età della Storia, ma solo sulle tre età della storia repubblicana italiana.

Sono passati circa vent’anni da quando una dissestata prima Repubblica passò il testimone alla seconda, attraverso il riciclo indifferenziato di tutto ciò che non era andato perduto per sempre.

Nemmeno vent’anni, e la storia si ripete. La seconda Repubblica Berlusconiana (o Italiana, che dir si voglia) incassa bordate da ogni ove, le stesse che mandarono al ring la prima, e mostra notevoli segni di cedimento.  La politica del malaffare italiana ha finora retto il colpo grazie al gioco dell’immagine e dei consensi;  imbrigliati i media, e bitumata la pelata, Silvio Berlusconi, unico vero protagonista di questa “repubblichetta”, si è servito delle Istituzioni italiane per sistemarsi le innumerevoli rogne giudiziarie e per spianare la strada ai suoi affari, mantenendo sempre altissimi i suoi consensi.

Ha riempito il Parlamento, e i suoi governi,  di affaristi e faccendieri di ogni sorta, pluri-indagati e condannati;  ha corrotto organi di controllo e di informazione, devastato la legalità e la verità. Leggi e ministeri “ad personam”, ma anche leggi “contra personam”  a discapito di nemici politici o concorrenti in affari (libero mercato). Solo negli ultimi due anni, ha svilito il Parlamento ben 35 volte ponendo la questione di fiducia su leggi che, altrimenti, non sarebbero state approvate nemmeno dalla sua maggioranza. Le sue democratiche e libertarie leggi vantano il record di bocciature dalla Consulta, alcune delle quali per violazione dell’articolo 3 della carta costituzionale, che impone l’indiscriminata uguaglianza fra tutti i cittadini, forse il più importante (nella sidebar del blog lo trovate in un’insegna scorrevole). Per non dimenticare il sesso con puttane e minorenni, in cambio di favori, anche amministrativi o politici.

Insomma, un vero e proprio regime, seppur istituzionalizzato.

Ma, finora, a Silvio è sempre bastato raccontare la favoletta della buonanotte, per consegnare gli italiani tra le braccia di Morfeo, in un dolcissimo sonno delle coscienze.

Oggi, però, le dinamiche politiche iniziano a cambiare, o meglio si ripresentano in viste simile a vent’anni fa.

La stabilità politica della sua maggioranza non è quella su cui poteva contare sino a due anni or sono, e lui lo sa; non per nulla ha cercato il colpo di fiamma con l’ex, a casa di Vespa, una delle tante Claretta Petacci del ducetto di Arcore.

Fini e discepoli hanno finalmente puntato i piedi sul ddl intercettazioni: martedì si votano i loro emendamenti, e se non approvati, si dichiarano pronti a far cadere il governo. Berlusconi, dalla sua, teme che queste modifiche al suo prezioso bavaglio svuotino il senso dello stesso, e si nasconde dietro alla volontà popolare.

La stabilità della maggioranza, dunque, è appesa a un filo, proprio come ai tempi del PSI di Craxi.

Un altro capitolo caldo è quello che tocca le tangenti; ai tempi di Craxi (Craxi e Berlusconi, All Iberian), il politico, in cambio di favori, intascava rolex e mazzette dall’imprenditore colluso (libero mercato?) ; oggi il politico, o perché no, il capo della protezione civile, potentissimo organo in mano alla Presidenza del Consiglio, il favore lo fa in cambio della prostituta d’alto borgo, della ristrutturazione dell’appartamento, di canoni di affitto irrisori o di case con vista sul Colosseo  al prezzo di case con vista sui binari dei treni.  Differenti le modalità, uguale il fine:  collusione e favoritismi, con buona pace del libero mercato.

E proprio ora, salta fuori dalla tana la “cricca”, la premiata ditta Anemone-Balducci, epicentro di scambi illeciti con la politica.

Ma neanche il tempo di aprire un’inchiesta su queste vicende, e puff, magicamente appare sui banchi dei magistrati la testa di Flavio Carboni e la lista dei membri di una nuova loggia massonica:  faccendieri, finanzieri, politici, avvocati, medici, politici, magistrati, politici, e politici, imprenditori, giornalisti e, quasi dimenticavo, ancora politici. Oltre all’interesse personale di ogni “incappucciato”, lo scopo comune dell’associazione era (è?) il supporto esterno e clandestino alle mosse del governo.  Pressioni, minacce, ricatti, e il flashback si fa sempre più intenso, tanto più se si pensa che il signor Carboni, già arrestato tre volte, è stato condannato in passato insieme a Licio Gelli. Il vertice della P2 e quello presunto della P3: ognuno passa il suo testimone.

È doveroso sottolineare la “presunzione” circa il suo ruolo, in quanto negli ultimi giorni è spuntato più di venti volte, nelle intercettazioni in mano ai magistrati, il nome Cesare, Silvio Giulio Cesare.  Agire nel nome e nell’interesse dell’imperatore, il vero scopo.  Se poi era (è?) l’Imperatore stesso a comandare, ancora non lo si sa, almeno ufficialmente.

Quello che è certo, è che ora, come allora, illeciti poteri esterni alle istituzioni, sono spaventosamente collusi con le stesse.

Negli ultimi nefasti tempi della prima repubblica, anche altri illeciti poteri, di diverso genere ma egualmente affiliati alla politica, furono, colpiti al cuore; si pensi ai maxiprocessi di quegli anni, che mandarono al fresco i superstiti della cupola di Cosa Nostra degli anni ’70 e ’80.

Oggi assistiamo invece ad arresti importanti tra i vertici della ‘Ndrangheta e della Camorra.

Ma come allora non scomparve Cosa Nostra, oggi non scompariranno certo le altre mafie.

Entro brevemente nell’ambito delle personali supposizioni, dunque quanto dico potete condividerlo o meno, ma non prenderlo per certo.

Oggi come allora, dicevo, si prepara una nuova mafia per una nuova politica. Questi mafiosi collusi con questi politici non servono più, visto che a breve gli attuali politici saranno solo soggetti di fiction televisive.

Questo implicherebbe un ulteriore potere, più forte dei precedenti, capace di manovrarli da dietro le quinte.

Nella prima Repubblica (non per nulla restiamo nell’ambito dei ricorsi storici) questo potere effettivamente esisteva, ed erano i Servizi Segreti. I Servizi ci sono ancora, ma nessuno può sostenere con certezza che agiscano come allora.

Se le mie supposizioni fossero errate, e il ricambio nelle mafie fosse solo una coincidenza, resterebbero comunque saldi i punti precedenti sull’instabilità politica della maggioranza, le tangenti in versione moderna e l’apertura  del calderone dei massoni.

A fronte di tutto ciò la magistratura farà il suo, e laddove questa non arriverà, non ci sarà più il dolce Morfeo a placare il risveglio delle coscienze, e l’italiano, uscito dalla caverna, vedrà finalmente a colori.

Il ventennio (corsi e ricorsi) Berlusconiano è arrivato al dessert, Silvio Giulio Cesare è alle Idi di Marzo; una terza età della storia repubblicana prenderà presto il via seguendo le orme delle prime due.

È il sistema Italia, e non può cambiare: il nuovo si costruisce con le macerie del vecchio, non sopra.

Così fu per Berlusconi, superstite di Tangentopoli (solo le leggi ad Personam sui falsi in bilancio lo hanno salvato) e tesserato nella P2, duce dell’ultimo ventennio.

Così sarà per il prossimo, il Mister X dei prossimi vent’anni.

L’italiano perde la dignità ma non il vizio.

WOOLFTAIL

Il risveglio delle coscienze – di Alessio Spadola

Posted By fred on luglio 2nd, 2010

Sembra incredibile, ma è vero. Un giorno forse dovremmo ringraziare un comico per tutto ciò che sta accadendo. Vedo nascere blog, pagine su facebook e tanto altro tutto sotto un’unica bandiera, quella della libertà d’informazione. Prima di Beppe Grillo questo paese sembrava ormai un paese narcotizzato e indifferente a tutto ciò che accadeva sotto i nostri occhi, un popolo ormai addestrato al silenzio. Un silenzio rotto dalla voce del comico ligure, che, spettacolo dopo spettacolo, battuta dopo battuta, è riuscito a risvegliare la coscienza degli italiani e, ancor più importante, è riuscito ad arrivare al tanto ricercato mondo dei giovani. Non so quanti riconosceranno questo suo merito, ma penso che il tempo potrà dargli solamente ragione. Così, adesso ti basta navigare nella maniera giusta e t’imbatti in quelle notizie che ormai le tv nascondono, mascherano o inseriscono tra una notizia di cucina e una sul tempo.

L’altro ieri il Sen. Marcello Dell’Utri, nella sentenza d’Appello, è stato condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, due in meno della condanna in primo grado. Dell’Utri braccio destro, oltre che amico dai tempi dell’Universtà e coofondatore di Forza Italia, del nostro Presidente del Consiglio, è stato riconosciuto colpevole di aver appoggiato le strartegie mafiose fino al 1992, escludendo cosi gli anni successivi, quando ci furono stragi, attentati e accordi segreti con lo stato. Questo è bastato al Tg1 di Minzolini per creare un servizio, come se fosse stato prosciolto da ogni accusa, come se i Pm avessero sbagliato tutto. In questo modo molte persone che ascoltano con superficialità rischieranno di commettere lo stesso errore capitato dopo la sentenza di un’altro uomo di “Stato” il Sen. Giulio Adreotti. PER ENTRAMBI E’ STATA CONFERMATA, DOPO I VARI PROCESSI, L’ASSOCIAZIONE MAFIOSA.

Le parole contano e devono essere chiare. Per questo dico grazie a Grillo, che ha ridato a molti la voglia di sapere, di conoscere, di informarsi; lo ringrazio perchè ora solo questo potrà salvarci: la consapevolezza. Perchè un conto è sospettare che ti stiano fregando, un’altro è averne le prove.

Un altro piccolo (per modo di dire!) fatto accaduto in questi giorni, che credo sia giusto sottolineare, sono le dichiarazioni del Papa. Ratzinger ha dichiarato inaccettabili le perquisizioni avvenute in questi giorni da parte delle autorità belga per i casi di pedofilia. Mi viene solo una parola: mostruoso. Dicendo questo, chiedo scusa ai cattolici ma credo che anche loro dovrebbero capire il peso di certe dichiarazioni. La Chiesa non può essere immune. NON c’è motivo che lo sia e, quando si parla di violenza sui bambini, non basta dire che per quei preti, rei di reati cosi atroci come possono essere le violenze sui minori, l’nferno sarà più duro. Non basta, prego quei cattolici di riflettere su quelle parole e nOn solo di guardare l’immagine di colui che le dice.

Eremita

Spatuzza e l’ultima intervista a Borsellino scomparsa per 10 anni, l’artiglieria pesante contro Berlusconi – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 17th, 2010

La Commissione Centrale del Viminale ha respinto ieri la richiesta di ammettere Gaspare Spatuzza al programma protezione testimoni, in quanto il suddetto ha fornito dichiarazioni e testimonianze dopo i 180 giorni previsti dalla Legge. Il classico cavillo burocratico, un must del nostro sistema giuridico.

Gaspare Spatuzza, detto “u Tignusu” (il Pelato), fu un sicario della Mafia palermitana, legato al mandamento di Brancaccio dei boss Filippo e Giuseppe Graviano, nonché uomo di fiducia di Leoluca Bagarella, quest’ultimo nipote di Totò Riina e responsabile, tra le varie, della strage di Capaci, che portò alla morte del giudice Falcone, della sua compagna, e della loro scorta.

Fu arrestato nel 1997, e 11 anni dopo, nel 2008, si dichiarò pentito e iniziò a collaborare con la magistratura.

Nel Dicembre 2009 depone nel processo d’appello a carico del senatore Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione

Il giudice Paolo Borsellino

per associazione mafiosa, e cita una regia politica associata a Cosa Nostra nelle strage del ‘93 di via dei Georgofili di Firenza, negli attentati del 27 Luglio ‘94 a Roma e a Milano, racconta di legami economici tra i suoi Boss Graviano e Berlusconi, e individua infine in Dell’Utri e Berlusconi i mandanti politici delle stragi di Capaci e via d’Amelio.

Quest’ultima dichiarazione trova per altro riscontro nelle deposizioni di altri pentiti collaboratori di Giustizia, come Pietro Romeo e Giuseppe Ciaramitaro. Ma non è tutto.

Il giudice Paolo Borsellino, in un’intervista rilasciata poco prima della sua morte e misteriosamente scomparsa fino al 2002 (http://www.youtube.com/watch?v=YVQ1kmOOBrw), parla di una spaccatura tra Cosa Nostra e l’eterna alleata Democrazia Cristiana, a seguito dei maxi processi che ne avevano distrutto le fondamenta, e individua proprio in Dell’Utri e Berlusconi le nuove e fresche forze politiche e imprenditoriali collegate alle cosche siciliane, garanti di nuove alleanze tra Stato e Mafia. Non c’è solo la parola di mafiosi dunque, ma anche quella di un autorevole giudice, che alla causa ha dato la vita.

Filippo Graviano si limitò a dire di non conoscere Dell’Utri, il fratello Giuseppe non fornì direttamente risposta. Nessuno dei due smentì Spatuzza quando raccontò di un incontro avvenuto con loro nel 1994, in cui gli dicevano che avevano preso in mano l’Italia intera grazie a Berlusconi e al suo partito. Secondo gli inquirenti, gli ambigui atteggiamenti tenuti dai fratelli Graviano sono avvertimenti-minaccia delle possibili proprie mosse future.  Al mafioso più milanese d’Italia staranno probabilmente fischiando le orecchie.

Nel Marzo c.a. la Procura di Firenze ha dichiarato attendibili le sue deposizioni, e ieri, 3 mesi dopo, la Commissione Centrale del Viminale, contro il parere di tutte le procure antimafia d’Italia, ha negato a Spatuzza il programma di protezione per aver parlato “troppo tardi”.

Spatuzza dalla sua ha sempre dichiarato di aver atteso tempi maturi prima di parlare di forze politiche, e la memoria torna a Tommaso Buscetta, pentito con la cui collaborazione Falcone smontò pezzo dopo pezzo la cupola degli anni ‘80, che fin da subito dichiarò di non essere ancora disposto a parlare di politica e Stato, sentendosi privo delle adatte garanzie.

Spatuzza ha così giustificato il suo ritardo nel collaborare:“Ho sbagliato ma leggevo tutti i giorni gli attacchi della politica ai magistrati rossi e se avessi fatto prima quei nomi con il cavolo che mi avrebbero dato il programma di protezione”.

Il 6 Dicembre 2009, l’immancabile Feltri definì nella prima pagina de il Giornale i Pm, e chi in generale diede ascolto a Spatuzza, gli “Amici di Spatuzza”, non rendendosi evidentemente conto che gli amici mafiosi, semmai, sono i suoi padroni ad averli. E pian piano vengono fuori sempre più prove.

Spatuzza non verrà ucciso ora che non ha scorta, sarebbe un autogol clamoroso, sarebbe la conferma delle sue dichiarazioni; tuttavia d’ora in avanti ci penserà su due volte prima di cantare l’“Acidduzzo”.

WOOLFTAIL

Guai in vista per Dell’utri, guai silenziosi – di Francesco Dal Moro

Posted By fred on giugno 7th, 2010

Lo scorso 28 maggio la Corte di Cassazione ha riaperto un processo a carico del Senatore Marcello Dell’Utri. Il Senatore è accusato di grave estorsione in associazione con un boss della Mafia di Trapani, Vincenzo Virga.

I fatti risalgono al lontano 1992, anno in cui Vincenzo Garaffa, Presidente della Pallacanestro Trapani, ricevette un miliardo e mezzo di lire dalla Birra Messina, società italiana del Marchio Dreher, attraverso Publitalia, intermedio pubblicitario appartenente al gruppo Fininvest.

Dell’Utri, allora Presidente di Publitalia, pretese una parcella del 50% sul miliardo e mezzo incassato da Garaffa, da versarsi rigorosamente in nero, e attraverso fondi neri.

Garaffa rifiutò di pagare tal pizzo per il duplice motivo che fondi neri non ne aveva, a differenza della controparte proponente, e che semplicemente non sussisteva una ragione logica e legale per cui privarsi della metà di un patrimonio, destinato alla squadra di pallacanestro siciliana, e ottenuto attraverso lecite transazioni. Dell’Utri, in tutta risposta, dichiarò di avere “uomini e mezzi per fargli cambiare idea”.

Il giorno seguente, Garaffa, primario all’ospedale di Trapani, ebbe il privilegio, l’onore, di ricevere niente meno che il boss della mafia trapanese di quegli anni, Vincenzo Virga, il quale gli rinnovò il cortese invito di consegnare la metà dello sponsor all’oggi Senatore Dell’Utri.

Ebbene questi sono fatti accertati dalla magistratura, in ogni grado di giudizio.

La Corte d’Appello, tuttavia, degradò, per gli imputati, il reato di estorsione in minacce gravi, in quanto queste non furono reiterate nel tempo, conducendo alla prescrizione il processo.

La Corte di Cassazione, come accennato nell’introduzione del presente, ha riaperto il processo, ripristinando il capo d’accusa per estorsione grave; non s’è inoltre mancata la Corte, di ammonire i giudici d’Appello per la scandalosa sentenza, constatando come, qualora vi sia minaccia, v’è necessariamente anche il tentativo d’estorsione, a prescindere dalla buona riuscita dello stesso, e del perdurare delle minacce. Queste le parole della Corte di Cassazione: «E’ insuperabilmente contraddittorio argomentare della sussistenza della minaccia che costituisce elemento costitutivo del delitto di tentata estorsione, ma al tempo stesso affermare che essa non avrebbe avuto ‘sicura natura estorsiva’ e, contestualmente, ritenere che poiché a quella minaccia – di fatto – non ne erano seguite altre il tentativo di estorsione si era “estinto” per desistenza volontaria».

Dunque la Cassazione rimanda alla Corte d’Appello l’ulteriore verifica delle minacce, alle quale, una volta nuovamente accertate, dovrà necessariamente seguire la condanna per l’estorsione, e per la collusione ad un personaggio che attualmente sta scontando l’ergastolo per omicidio e mafia.

Quando, nel 2002, il pm chiese a Berlusconi della provenienza dei fondi attraverso i quali aveva finanziato la costruzione di Milano2, l’allora e tuttora e Premieri rispose:”Mi avvalgo della facoltà di non rispondere.”

Non sono certo i 750 milioni di lire del ‘91 della Birra Messina a dare una risposta, ma i fondi neri attraverso i quali Dell’Utri voleva incassare quei soldi, nonché i rapporti dello stesso con il boss Virga, a simboleggiare una sempre più evidente collusione. Ecco, qui si potrebbero trovare tante risposte, se solo si volesse fare delle domande.

Ma su questi fatti non v’è stata alcuna menzione da parte di giornali e telegiornali; così come altrettanti silenzi sono stati riservati, dai nostri media, alla freschissima indagine a carico di Paolo Berlusconi (per saperne di più leggi del “caso Favata” in questo post Il declino di un re).

Noi ci compiaciamo di essere tra i pochi che ne parlano, ma è un amaro compiacersi.

WOOLFTAIL

Il declino di un re – di Tommaso Petrucci

Posted By Tom on maggio 29th, 2010

Silvio Berlusconi sta arrivando al capolinea e il suo potere è ormai al tramonto. Stiamo vivendo un periodo politico di transizione. L’impero monarchico creato da Berlusconi sta crollando pezzo dopo pezzo. Le alleanze si stanno sfaldando. La gente è stufa. E proprio in un periodo di transizione come questo è necessario essere più attenti: quando il drago riceve gli ultimi attacchi mortali, inizia rabbioso a sferzare alla cieca possenti colpi con la sua coda, che possono rivelarsi i più micidiali, in quanto incontrollati e indiscriminati. E così la manovra finanziaria varata martedì ha svelato le vere manovre e i veri retroscena che stanno avvenendo dietro le spalle del premier, ha svelato, insomma, chi sta ferendo mortalmente il drago. Vi avverto. Stiamo per entrare nel contorto e distorto mondo delle dietrologie e dei complottismi.

Silvio lo ha già capito. La lotta per la successione è iniziata. Ed è iniziata ufficialmente il 22 aprile quando Gianfranco Fini ha formalizzato all’interno del partito lo strappo con la politica del Presidente del Consiglio. Le frizioni, in realtà, sono iniziate ben prima, ma quando il Presidente della Camera si è reso conto della compattezza della stragrande maggioranza del PDL intorno a Berlusconi, ha avuto paura e ha deciso di fare i conti e reclutare i “finiani”, prima che altri, oltre ai suoi ex-colonnelli, gli voltassero le spalle. Da questo punto di vista la creazione del Popolo della Libertà è stata sicuramente un danno per l’ex-leader di AN: il suo peso politico all’interno della coalizione di governo era molto maggiore quando guidava Alleanza Nazionale, in quanto leader di un proprio partito. A quei tempi Berlusconi si poneva come mediatore tra i vari partiti che facevano parte delle sue coalizioni, cercando di accontentare le pretese di tutti. Ma ora, accettando la fusione Forza Italia-Alleanza Nazionale, Fini è diventato semplice membro del nuovo partito, un semplice subordinato al capo. O meglio: lo sarebbe dovuto diventare secondo la visione padronale di Berlusconi. Ma un governo a trazione leghista non va proprio giù a Fini, il quale, tramite lo strappo, ha voluto riaffermare la propria importanza e riprendersi quel potere, di cui disponeva prima. I media raccontano la situazione solo fino a questo punto. Fini, in realtà, sta mettendo in atto la sua strategia politica. Forte del fatto di non poter essere sfiduciato in quanto Presidente della Camera e, quindi, di poter esprimersi senza rischiare la poltrona e la visibilità per i prossimi tre anni, lui guarda al dopo-Berlusconi e punta alla leadership: conscio del fatto che la politica dei sondaggi del suo leader non può portare lontano, si è preso la propria autonomia politica, sperando che, un giorno, gli elettori lo premieranno per questa scelta.

Per scovare il secondo scenario di guerra, bisogna guardare allo storico scontro fra Tremonti, l’eccentrico ministro del Tesoro italiano, e Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nonché cuore pulsante della forza berlusconiana. Il primo è sostenuto dalla Lega, da alcune banche del nord, da Ettore Gotti Tedeschi, presidente del potentissimo Ior ed esponente di spicco della finanza cattolica e da alcuni ambienti del centro-sinistra. Il secondo è sostenuto da Cesare Geronzi, presidente di Mediobanca e influente finanziere italiano, da una parte della gerarchia ecclesiastica e dai vari giornali d’area. Tra questi due titani, Berlusconi si è posto finora come arbitro. Ma ora sembra più l’oggetto degli attacchi dei potenti del mondo tremontiano. I colpi più incisivi sono stati lanciati nei giorni antecedenti al varo della manovra finanziaria; le risposte, però, sono sembrate i capricci di un bambino: “Giulio ha costruito la manovra come se volesse smentire tutto quello che ho fatto in questi anni” il premier lamenta così tutta la sua insofferenza. Ma soprattutto: “Hanno calcato la mano per mettere al riparo il federalismo fiscale. Pensano che l’Ue non accetterebbe la riforma federalista se prima non diamo garanzie sui conti. Ma i progetti della Lega non possono venire prima di tutto il resto”. Berlusconi non ha sopportato che il decreto-legge sia stato scritto solo con i Lumbard nella più totale noncuranza degli altri dicasteri. Ma si sa. La Lega farebbe di tutto


    per realizzare i propri progetti e ora che Bossi è riuscito a crearsi la propria signoria personale al Nord, la sua voce nel Governo è diventata più strillante e rumorosa: d’altronde, senza il Senatur, come lui stesso ricorda in ogni intervista, il Governo cadrebbe. Ingenuo Silvio che credeva in un’autentica amicizia con Umberto. All’impavido condottiero padano, è chiaro, importa solo degli interessi della sua terra e, non appena ha trovato un più fidato garante (Tremonti) per i suoi interessi, ha mollato Berlusconi. Non a caso, quando il ministro del Tesoro, a ottobre dell’anno scorso, suscitò le ire dei suoi colleghi per l’esagerato rigore nei conti pubblici, l’unico a sostenere tale politica fu proprio Bossi, il quale lo propose come candidato alla vicepresidenza del Consiglio.
    Insomma, nel momento in cui il Governo mette in campo provvedimenti che, come la manovra, si occupano davvero dell’economia italiana, nemmeno Berlusconi riesce a contemperare i vari interessi in gioco. Questi, in sostanza, teme che Tremonti, in realtà, abbia provveduto a creare un tesoretto da utilizzare come risorsa per il federalismo fiscale, che, alla luce della manovra, risulta inattuabile, dato che 11 miliardi dei 24 che si vogliono risparmiare vengono prelevati dalle Regioni. E allora ecco che Silvio ritorna da Fini e cerca di ricucire la ferita per fermare l’ondata padana: in cambio, il retro-front del Governo sul ddl intercettazioni, che verrà emendato esattamente come lo avevano redatto i finiani.Si evocano i poteri forti. Si evocano le potenti lobby. Quel mondo oscuro e tenebroso che giace dietro alla politica e che si muove nell’ombra per rovesciare i loro avversari, coloro che non rappresentano e tutelano più i loro interessi. Quel mondo, fatto di finanza, di alta imprenditoria, di mafia e di gerarchie ecclesiastiche, in grado di scoperchiare a proprio piacimento quegli scandali giudiziari che possono davvero compromettere la carriera di numerosi politici. “C’è qualcuno che stavolta sta giocando davvero contro di me, per farmi fuori, per preparare un altro governo, per profilare un’emergenza nazionale”. Anche di questo Berlusconi ha paura, perché sa che neanche lui può sconfiggere quei poteri forti. Ed ecco allora che improvvisamente e stranamente sbucano fuori, dopo circa un anno e mezzo dal loro reperimento nei computer del gruppo Anemone, le famose “liste dei favori e dei lavori”, su cui l’imprenditore annotava i nomi di coloro a cui elargiva i propri doni: politici, direttori generali dei ministeri (coloro che detengono davvero il potere, in quanto sopravvivono alle maggioranze), il Vaticano, registi e produttori. Ma soprattutto Palazzo Chigi e Bertolaso, che, concedendo indiscretamente grandi appalti, appunto, ad Anemone per opere di dubbia competenza della Protezione civile, è stato il primo a essere travolto dalle indagini. Non a caso, la Protezione civile: la roccaforte del potere di re Silvio nelle istituzioni. Ma che “qualcuno” stia cercando di minare al potere del re, lo si è capito anche dalla vicenda di Scajola. Maria Teresa Verda, moglie dell’ex-ministro dello Sviluppo economico, ha confermato che il marito “non parla ancora per non creare problemi a persone più coinvolte di lui in questa vicenda”. E c’è chi dice che, in realtà, l’obiettivo finale fosse Gianni Letta, il sacro consigliere reale di sua maestà, la cui integrità politica è necessaria affinché il Governo rimanga in carica. In ogni caso è chiaro che Scajola è stata la vittima sacrificale di una strategia più complessa.

    Inoltre, gli ultimi sviluppi delle inchieste sul Watergate italiano, totalmente ignorato da quasi tutti i mass media, mostrano un Silvio marginale e ininfluente. Il 25 maggio è stato arrestato per l’accusa di estorsione l’imprenditore Fabrizio Favata, uno dei protagonisti dell’inchiesta che da dicembre ha come indagati cinque persone per ricettazione, abuso, rivelazione di segreto istruttorio ed estorsione. Gli altri protagonisti sono Roberto Raffaelli, amministratore delegato di Rcs, società incaricata dalla procura di Milano di eseguire e custodire le intercettazioni, e Paolo Berlusconi (nella foto qui sotto), il fratello del premier e socio di Favata in un’impresa di telefonia, ormai fallita. Nell’ordinanza di arresto del gip di Milano è accertato che “Raffaelli Roberto […] si presenta ad Arcore la sera della vigilia di Natale del 2005 […] e, insieme a Favata, offre una pen drive con alcune intercettazioni ancora secretate riguardanti personaggi politici, tra cui Piero Fassino a colloquio con Giovanni Consorte, a Paolo e Silvio Berlusconi che ascoltano il contenuto e ricevono tale intercettazione”. Proprio mentre il Parlamento, su ordine del capo del Governo, discute su un disegno di legge che mira ad eliminare gli abusi sull’utilizzo delle intercettazioni, viene verificato che il capo del Governo stesso ne abusa. La vicenda nasce quando gli interessi di questi personaggi convergono: Raffaelli intende aprire un centro di ascolto in Romania, per cui gli è necessaria la sponsorizzazione di Palazzo Chigi, Favata e Paolo Berlusconi decidono di fare da tramite a Raffaelli per giocare una carta preziosa: la famosa intercettazione, ottenuta da Raffaelli stesso, in cui Consorte, ex amministratore delegato di Unipol, dice a Fassino: “Abbiamo una banca”. Intercettazione, che segnò fortemente l’esito delle elezioni politiche del 2006. Non solo. È Favata colui che detiene l’arma del ricatto, cioè denunciare tutto ai magistrati: per questo Raffaelli gli versa 300 mila euro. Ma perché Raffaelli paga così caro il silenzio di Favata? Questo non ci è dato ancora saperlo. Fatto sta che Silvio Berlusconi, il quale non è neanche iscritto nel registro degli indagati in questa inchiesta, è la figura più marginale in questo complicato affare di discredito e di calunnia degli oppositori politici. Al gip non è servito neanche interrogarlo come testimone, per ricostruire la vicenda. Il convitato di pietra, insomma.

    Se, oltre a tutto questo, si considera che Massimo Ciancimino ha recentemente affermato che per suo padre, Vito Ciancimino, sindaco mafioso di Palermo, “Berlusconi è una vittima della mafia, forse il più grosso imprenditore sotto ricatto della mafia”, mafia che lo avrebbe aiutato a creare Forza Italia tra il ‘92 e il ‘93, e che Confindustria, i cui interessi erano rappresentati nella prima Repubblica dalla DC e dal PSI craxiano, non intende più assecondare Berlusconi e credere a tutte le sue promesse mai mantenute e che è alla ricerca del suo nuovo rappresentante politico, si delinea un quadro in cui il Presidente del Consiglio in carica è la pedina di un sistema molto più profondo.

    Rivedere la gerarchia delle alleanze? Riformulare le amicizie dentro il governo? No. A Berlusconi non basterà più questo. Ormai Silvio è vecchio. E solo. E soprattutto è vittima del potere che lui stesso ha messo in piedi. È vittima del berlusconismo stesso. Oggi, il re è attaccato dai suoi stessi vassalli, quei vassalli, che, lui pensava, avrebbero dato la vita per lui. Un uomo venduto. Venduto al sistema, in cambio della libertà di approfittarsi della macchina statale per il soddisfacimento degli interessi suoi, della sua famiglia e della sua azienda e per sfuggire alla galera.

    Negli ultimi sedici anni abbiamo conosciuto un Berlusconi animatore da spiaggia, imprenditore e politico, un Berlusconi indagato, corruttore e mafioso, un Berlusconi narcisista, osannato e odiato. Ma mai abbiamo visto il Berlusconi di questi giorni. Un Berlusconi stanco (esordisce all’incontro con Confindustria di mercoledì: “Cara Emma, sono vecchio, non riesco a seguire bene le immagini”). Un Berlusconi impaurito, che, citando Mussolini, dice: “Io non ho nessun potere, forse ce l’hanno i miei gerarchi, ma non io. Io posso solo decidere se far andare il mio cavallo a destra o a sinistra, ma niente altro”.

    E come un duce vecchio, solo, stanco e impaurito, Berlusconi è sospettoso verso i propri alleati, manda a quel paese i propri ministri e, ossessionato dall’ombra del sospetto, trema. L’atmosfera nella capitale è quella da ultima seduta del Gran Consiglio Fascista. E l’unica certezza per questo duce è la sua capacità di creare consenso. Capacità che lo salverà fintantoché questo consenso non lo abbandonerà. E con una manovra che farà sudare lacrime e sangue, non è irreale pensare che la sua immagine, a breve, non ingannerà più la gente. Un declino annunciato. E la tanto agognata fine di un uomo che ha portato a picco un’intera società e che ha paralizzato un pezzo di storia italiana. Ma la storia ha ricominciato a scorrere e la storia, ora, si prepara ad affossarlo. Finalmente.

    P&L
    Tom

A testa alta contro il pizzo – dal Blog di Alessandro Marcianò

Posted By grim on maggio 25th, 2010

Due giorni fa nel mio articolo ho trattato il problema della coscienza civile e morale dei cittadini. Di quanto questa sia fondamentale nel processo di crescita di ognuno di noi, soprattutto nelle nuove generazioni. Il tutto nell’auspicio che vi sia un risveglio etico e civico nella comunità. Oggi un piccolo ma importante esempio di tale risveglio è successo a Palermo. Quattro persone sono state arrestate dalle forze dell’ordine, accusati di estorcere il pizzo ai proprietari di alcuni esercizi commerciali nel capoluogo siciliano. Decisive per l’operazione di polizia sono state le rivelazioni dei commercianti, i quali hanno denunciato i loro estorsori. Cosa non comune e assolutamente [...] clicca per leggere tutto

La casa di Badalamenti nel nome di Peppino di Impastato – di Federica Berra

Posted By grim on maggio 10th, 2010
32 anni fa, un’intera Italia in lutto. Sgomento pubblico, paura, dolore. Un’Italia che piange e da qualche parte anche un’Italia che ride.

Oggi decorre infatti l’anniversario della morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato uccisi dalle Brigate Rosse l’uno e dal boss Gaetano Badalamenti (Don Tano) l’altro, e da altri assassini-fantasma la cui identità non si è ancora voluta – pardon! – potuta rivelare.

Peppino Impastato

Allora, a Cinisi, contando cento simbolici passi dalla casa della famiglia Impastato, arrivavamo in via Umberto 183 e alzando la testa potevamo vedere “u zu Tanu” affacciato al balcone di casa sua.

Oggi, percorrendo i medesimi cento passi e alzando la testa, sullo stesso balcone possiamo vedere Giovanni Impastato, fratello di Peppino, affacciato a salutare il movimento antimafia raccolto giù in strada.

Dopo 25 anni dalla confisca dell’immobile fatta da parte di Falcone e Borsellino, finalmente la neonata Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità, apre le danze della sua attività con l’assegnazione della casa appartenuta a Gaetano Badalamenti al comune di Cinisi. La casa diverrà centro culturale “Peppino Impastato” nonché biblioteca comunale.

Una casa simbolo fisico e tangibile per spronare e sbrinare chi crede che la mafia sia invincibile perché invisibile, invalicabile e inevitabile. Una casa che ci insegna con nitido vigore come i cambiamenti siano possibili con quell’impegno, quel coraggio e quella forza di volontà che hanno caratterizzato l’operato di Giovanni Impastato, della madre Felicia e di tutti coloro che non hanno preferito distogliere lo sguardo, bensì guardare per bene quelle morti spaventose, guardare oltre i cadaveri ed oltre la paura. Un percorso lungo, compiuto per esplorare tutte le pieghe della situazione, per far luce su quella cava fatta di corridoi bui che conducono soltanto a ulteriori bivi.

Collegamenti, questa è la parola chiave, ma non vogliamo – oh pardon! -  riusciamo ancora a trovare la rete delle isotopie sottostanti. Giovanni approfitta della giornata di oggi per richiedere che le indagini sulla morte di suo fratello vengano riaperte, per scoprire gli assassini non solo di quella mafia cosiddetta militare, ma anche di quella mafia istituzionale ed economica molto più potente e pericolosa, che è cuore e tumore del nostro paese.

Fred

REGGIO CALABRIA E GLI APPLAUSI ALLA MAFIA – dal Blog di Alessandro Marcianò

Posted By grim on maggio 4th, 2010

Ieri gli agenti della squadra mobile di Reggio Calabria hanno arrestato uno dei più pericolosi ‘ndranghetisti che ci sono in Italia, G. Tegano. Quest’ultimo, settantenne latitante, è stato trovato in una frazione del comune calabrese, all’interno di un casolare, con alcuni suoi amici. Chiaro segnale di come le forze dell’ordine e la magistratura combattano attivamente il fenomeno mafioso, sebbene spesso lo Stato non garantisca loro le giuste risorse e i giusti strumenti per fare ciò. Tutti contenti e soddisfatti dunque? No, per niente. Infatti il compiacimento delle forze dell’ordine e della parte sana e onesta della popolazione per il positivo risultato ottenuto è stato sostituito dal senso di sdegno e di umiliazione che è nato osservando quello che è successo quando il Tegano è stato condotto fuori dalla Questura per essere trasportato su una vettura della polizia. Circa 500 cittadini, tra parenti del latitante e non, hanno accolto con un lungo applauso l’uscita dell’arrestato, intonando anche cori di solidarietà verso quest’ultimo. Le reazioni sbigottite, incredule e giustamente indignate a tale fatto pronunciate dal questore e dal procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria sono ampiamente condivisibili. Qui di seguito cito un estratto delle dichiarazioni [...] clicca sul testo per leggere il resto…