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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘pil’

A proposito del PIL – di Ivano Maddalena

Posted By fred on luglio 6th, 2010

In questo tempo si parla molto del cosiddetto PIL.

Che sarà mai? Vogliamo definirlo e per farlo prendo in prestito ciò che tutti possono trovare su Wikipedia, l’enciclopedia libera. In essa si legge: “Il reddito pro capite è spesso usato per misurare il grado di benessere della popolazione di un paese, comparato agli altri paesi. Perché i diversi dati siano comparabili dev’essere espresso in termini di una moneta usata internazionalmente come l’Euro o il Dollaro. Da sottolineare comunque che questo indice non sempre rappresenta in maniera corretta il benessere di un paese, soprattutto quando si confrontano paesi economicamente e culturalmente molto diversi. Inoltre diversi studiosi sono convinti che il PIL non sia effettivamente in grado di calcolare il grado di benessere di un paese.” Suggerirei il grado di benessere di un cittadino, di una persona.

Diamo alcuni numeri. Pil in crescita dell’1,1% nel 2010 e dell’1,5% nel 2011, dopo una flessione del 4,8% nel 2009. Queste le nuove previsioni Ocse per l’Italia riviste in rialzo rispetto alla crescita dello 0,4% per l’anno prossimo. La disoccupazione e’ rivista al ribasso all’8,5% nel 2010 (dal 10,2% indicato 6 mesi fa) ed e’ attesa all’8,7% nel 2011. L’attivita’ e’ rimbalzata nel terzo trimestre sulla spinta della domanda interna favorita dal miglioramento delle condizioni finanziarie, spiega l’Ocse, ma ”tempi e forza del rimbalzo sono incerti”.

Credo che però non si possa misurare il benessere in relazione al PIL. Il PIL misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta. John Kennedy, ormai cinquant’anni fa, diceva che: “Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base del Down Jons ne tanto meno sul PIL”. Parole sacrosante, checche ne dicano i nostri politici impelagati in beghe che non tangono certamente conto del bene comune, del benessere reale dei cittadini i quali vedono sempre più spesso i bisogni reali insoddisfatti. Prendo in prestito Maslow per ricordarli velocemente la piramide da lui dettata partendo dalla base ovviamente: bisogni fisiologici, bisogno di sicurezza, bisogni di appartenenza o affettivi (sentirsi amati, accolti e desiderati per ciò che si è), bisogno di stima (valorizzati) e da ultimo il bisogno di autorealizzazione. Ciascun bisogno può essere soddisfatto solo se sono soddisfatti quelli precedenti. Credo sia difficile se non impossibile costruire una piramide iniziando dalla punta, ma dalla base si. Sentirsi cittadini significa avere il diritto e il dovere di adoperarsi perchè tutti i bisogni siano soddisfatti. Stanno bene gli italiani tutti? Sono soddisfatti nei loro bisogni? Forse qualcuno. Ho il tarlo del dubbio che rode.

A me pare che i ricchi siano sempre più ricchi e sempre meno, mentre cresce il numero di coloro che non arrivano a fine mese, non hanno lavoro, non vivono serenamente il presente e non guardano al futuro con grande speranza. Io non voglio essere pessimista, anche perché delle idee le maturo in ordine alle scelte e al vivere ma di fatto il reddito pro capite non indica la distribuzione del reddito all’interno di un paese. In molti paesi infatti un piccolo gruppo di persone straricche può far aumentare notevolmente il reddito medio dell’intera popolazione di cui la maggioranza può essere poverissima (vedi tanti stati del mondo, soprattutto Africa).

Cari politici imparate a prendervi veramente a cuore i cittadini.

Heidegger in Essere e tempo, parla della “Cura”. Tra il pensiero vi è l’idea del farsi carico e vi si legge: “Poiché infatti fu la Cura che per prima diede forma all’uomo, la Cura lo possiede finchè esso sia”.

Lo vogliamo riscoprire che è nell’essenza dell’uomo il prendersi cura delle cose e delle persone?

Con Heideger riconosciamo i due modi di prendersi cura. Quello negativo e quello positivo.

Quello negativo è: “avere cura degli altri”, cioè sottrarre agli altri le loro cure, procurare loro delle cose. Ciò porti a una vita non autentica.

Quello positivo è: “aiutare gli altri ad essere liberi di assumersi le loro cure (onorarle), aprirli a trovare se stessi e di realizzare il proprio benessere, coesistere. Ciò porta a una vita autentica. Degna di essere vissuta. Ciò procura un benessere impagabile e non c’è moneta che possa misurarlo.

Sapete cosa mi fa star bene veramente? Sapete come misuro il mio benessere?

Ciò che ricevo in dono per guarire le mie povertà. E ciò che ricevo lo rimetto in circolo offrendolo.

Una frase che ho trovato in un libro di Wayne Dyer riassume bene ciò che intendo: “Nessuno può chiedere a un altro di essere guarito. Ma può permettere a se stesso di essere guarito e offrire così all’altro ciò che ha ricevuto. Chi può donare a un altro ciò che non ha? E chi può condividere ciò che si nega?”

Il mio benessere lo misuro tutti i giorni quando a sera riesco a veder che ho dato e accolto, ho lavorato con le mie mani e ho condiviso con qualcuno le verdure coltivate nel mio orto, ho dedicato al mondo una poesia, ho letto un buon libro, ho fatto bene il mio lavoro di insegnante e con ciò che guadagno vivo e non vivo per guadagnare chissà quale cifra. Apprezzo ciò che ho e soprattutto ciò che sono. Apprezzo la presenza degli altri e sono riconoscente. Il mio benessere lo misuro quando nelle mie relazioni mi sento amato, stimato e valorizzato. Sveglia! Ognuno di noi è la sua opera e di ciò che ci ha costruito e costituito qui e ora. Lavoriamo per un “PIL” che renda a tutti la possibilità di vivere con dignità, in modo autentico e realizzante, di benessere che non è solo stare bene ma di essere bene.

Ivano Maddalena

Ultim’ora; anche l’Ungheria ha fatto crack

Posted By fred on giugno 4th, 2010

Un nuovo default arriverà in terra europea nel giro di pochi giorni; l’Ungheria rischia seriamente una disfatta analoga a quella greca, infatti nelle ultime 24 ore è crollata di 8 punti la borsa di Budapest, e il fiorino, conio locale, si è svalutato di 5,5 punti percentuali. La causa del crack imminente è ancora una volta la sregolatezza dei conti pubblici, che, come accaduto in Grecia, sono stati falsati fino ad oggi (deficit annuale al 7,5% del Pil, contro il 3,8 dichiarato dal governo).

L’Ungheria non è un paese dell’eurozona; la moneta unica, quindi, non è messa a repentaglio dal venturo default ungherese, differentemente da quello greco.

Se il caso ellenico ha attirato l’attenzione mediatica dell’Europa intera, a causa delle conseguenze che avrebbe potuto, e tuttora può, portarsi appresso, difficilmente accadrà lo stesso con quello ungherese, in quanto la miseria investirà i poveri cittadini ungheresi senza “effetti domino” nel resto del Vecchio Continente.

Classi politcanti responsabili di immonde sporcizie e cittadini che ne pagano il salato prezzo è sempre più il leit-motiv di questi tempi di crisi economico-finanziaria.

Francesco Codadilupo Dal Moro

Crisi: come si entra e come si esce – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on maggio 8th, 2010

Tempi duri in Grecia.

L’imponente crisi finanziaria che ha colpito le economie dei paesi occidentali, miete la sua prima vittima proprio nella culla della civiltà occidentale, laddove nacque la democrazia.

La causa della crisi greca è di ricercarsi nello spropositato debito pubblico, che ad oggi si attesta intorno al 120% del Pil nazionale. L’incremento del debito pubblico ha portato all’inevitabile downgrading da parte delle agenzie di rating, diffondendo quel panico e quel timore che storicamente rappresentano l’innesco di una crisi (così fu agli inizi del ‘900, e successivamente nel big crash del ‘29). I consumatori tagliano le spese, acquistano l’indispensabile e risparmiano sul resto, causando il crollo delle vendite; le imprese dunque chiudono e la disoccupazione lievita aprendo un circolo vizioso nel sistema, in cui vengono a mancare i soldi per acquistare e per produrre.

A fronte di crisi di questo tipo, i paesi che godono di sovranità monetaria svalutano la moneta locale tagliando i tassi di cambio, e stimolano l’inflazione allargando la base monetaria, con l’effetto di attirare capitali stranieri, accrescere il Pil, e dunque incrementare la produttività e i consumi.

Ma la Grecia, come tutti i paesi membri dell’Unione Europea, non dispone della necessaria sovranità monetaria. Tale sovranità è infatti in seno alla Banca Centrale Europea (BCE), che decide l’unico tasso di cambio valido per tutta la zona euro, e la quantità di moneta da immettervi.

Cosa possono dunque fare gli ellenici per risollevare la loro economia? L’Austerity? No di certo.

La realtà è che la Grecia, senza sovranità monetaria, può fare ben poco. Le uniche soluzioni plausibili provengono dunque da fuori, dalla BCE e dai paesi membri dell’Unione Europea.

La prima dovrà incrementare, seppur lievemente, l’offerta di euro in Grecia, per i motivi di cui sopra, i secondi dovranno stanziare fondi atti a ripianare una fetta del debito pubblico, e a sostenere una politica fiscale espansiva, che incrementi la spesa pubblica, i trasferimenti sociali, e riduca le imposte a carico dei cittadini. Solo così l’imprenditore sarà stimolato all’investimento, e il consumatore all’acquisto; solo così verrà spezzato il circolo vizioso e spazzata la crisi.

Quello che l’opinione pubblica si domanda, è il motivo per il quale dei Paesi a loro volta attanagliati da una, pur minore, crisi debbano destinare preziose risorse a uno Stato che ha nutrito il proprio debito pubblico a forchettate di evasione fiscale, corruzione e sprechi.

Le risposte potrebbero essere svariate; in ambito europeo, ad esempio, la bancarotta greca abbatterebbe la stabilità dell’euro e con essa l’intera unione monetaria; in ambito nazionale occorre invece ricordare il numerino sopracitato, quel 120% di debito pubblico rispetto al Pil che ha portato al downgrading e allo scoppio della crisi, che è attualmente superiore di soli sei punti percentuali rispetto al debito pubblico italiano. Sei anni fa il nostro debito pubblico ammontava al 96% del Pil, oggi tocca il 114%; considerando che ogni anno l’Italia chiude il bilancio in deficit, quel 120% greco non è da reputarsi una lontana realtà nel Belpaese.

Abbandonare alla deriva la patria di Platone e Aristotele sarebbe dunque un suicidio economico, per l’Italia così come per tutti gli altri paesi dell’UE, motivo per il quale tutti i paesi membri, con quote diverse, contribuiranno con 110 mld di euro in tre anni alla ripresa greca.

Quando sentirete parlare di crisi finita, di ripresa, e di Italia sana, ricordate le cause del tracollo greco, e ricordate a cosa può portare un debito pubblico gonfiato dall’evasione fiscale, dagli sprechi e dalla corruzione. I tempi son duri anche in Italia, eccome.

WOOLFTAIL

Mogli e buoi dei paesi tuoi – di Francesco Dal Moro

Posted By grim on aprile 23rd, 2010

Italia e immigrazione, un rapporto non certo facile. È uso comune considerare l’argomento in chiave politica, idealista, sociale, ma raramente, ed erroneamente, se ne pone sotto i riflettori l’aspetto economico.

Così, mentre in comuni come Adro 50.000 euro versati dalla regione sono stati rifiutati, poiché destinati al contributo affitti per gli immigrati, con lo scopo di negar loro il servizio sociale e indurli ad andarsene via, alla ricerca di comuni più ospitali, in Parlamento analoghe operazioni vengono studiate, votate, e presentate al Quirinale. Se l’Italia non ti aiuta, ma ti combatte, ti vuole incentivare ad andare altrove.

Ma i nostri amministratori locali e parlamentari si dimostrano una volta di più completamente ciechi, vuoi per volontà, vuoi per ignoranza, di fronte a un processo in corso (peraltro in tutto il Pianeta) portatore di grandi benefici economici.

Andiamo dunque alla ricerca di questa forza lavoro, citando i dati dell’Inps, ovvero dati relativi a lavoratori regolari.

Da un punto di vista produttivo, nel 2007 i lavoratori stranieri in regola rappresentavano in 7% (2.173.545 persone) della forza lavoro nazionale, e producevano il 9,2% (oltre 122 miliardi di euro) del Prodotto Interno Lordo italiano.

Tradotto, nel 2007 ognuno degli oltre 2 milioni di lavoratori stranieri ha prodotto in media 60.000 euro per lo Stato. I lavoratori italiani (31 milioni), nel medesimo anno, hanno portato al Pil nazionale 1.204.086.956.521 di euro, ossia 39.000 euro a testa in media.

Dal punto di vista contributivo (tasse e contributi), invece, abbiamo dati più recenti, risalenti al 2009. L’unica fonte reperibile online è quella della Banca d’Italia, mostrata da Annozero ieri sera.

Dai menzionati dati si evince che i lavoratori stranieri contribuiscono ai fondi sociali, attraverso tasse e contributi, con 19,5 miliardi di euro, ricevendone indietro, in assistenza sociale, solo la metà, precisamente 10,3 miliardi. Immaginiamo allora che in tale condizione contributiva vi siano i cittadini lombardi: spendono in servizi sociali il doppio di quando gli venga effettivamente erogato. Credo che il primo pensiero di tutti voi sia una campagna leghista contro una simile ingiustizia, un furto a onesti lavoratori, accesa da slogan nobili come “QUANTO DAI, HAI!” e altri meno signorili. Quella stessa Lega Nord che oggi accusa di parassitismo chi produce in media di più e, sempre in media, riceve di meno.

Forse politici verdi nella bandiera e neri nell’ideologia, e sindaci che amano ancor oggi calarsi nei panni di prefetti dell’antica Roma, dovrebbero prendere la calcolatrice prima di certe folli decisioni.

WOOOLFTAIL