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Posted By grim on aprile 27th, 2010

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Posts Tagged ‘torino’

PROIEZIONI AGGIORNATE: Due commenti sull’andamento delle elezioni comunali

Posted By fred on maggio 16th, 2011

Finalmente Milano si sta svegliando.
Cari milanesi, le prossime due settimane saranno la vetrina di Silvio e delle sue olgettine, da La Russa all’ultimo leghista. Saranno sempre lì, per cercare di ribaltare un risultato che fa malissimo al governo.
La macchina del fango si attiverà intorno a Pisapia, e milano sarà un gigantesco spot elettorale.
A Torino la partita non è mai stata aperta. FASSINO sx 56,9  – COPPOLA dx 27
A Bologna il centro sinistra tiene sebbene l’exploit dei grillini. MEROLA sx 51,8 – BERNARDINI 29,3
A Napoli sembrava che la destra dovesse spopolare, dopo 18 anni di mala-amministrazione del centro sinistra, ma in ottica ballottaggio sembrano destinati a perdere anche nella piazza partenopea.  MORCONE pd 20 – DE MAGISTRIS idv 25 – LETTIERI dx 40,1

Giuliano Pisapia

Conclusioni? La maggioranza è alla frutta (a Milano il pornonano era capolista), e gli elettori del Pd vogliono candidati di sinistra.
Pisapia docet.

Cliccate sul link seguente per seguire gli aggiornamenti delle proiezioni, comune per comune (ci sono anche i comuni più piccoli, basta cliccare sulla regione d’appartenenza)

http://www.repubblica.it/static/speciale/2011/elezioni/comunali/

Eventi; Torino, 14/5 – Jahloss-I

Posted By grim on maggio 12th, 2010
Venerdi 14 Maggio 2010 – Roots Vibes vol. 2
Bar H Demia (Via dell’ accademia albertina 3 bis m) Torino – 22.30..
Roots/Dub vibes

Eventi; Reggae Night in Turin – Jahloss-I

Posted By grim on aprile 21st, 2010

Serata speciale tutta in levare con i dischi dei Jahloss-I, le migliori tunes dal Roots al New Roots, dalla Dancehall al Dub, solo tracce rigorosamente selezionate dalla nostra passione per le good vibes….
Per chi ama il Reggae Sound in tutte le sue forme, per chi
ama i migliori artisti del passato recente e non, per chi quando sente la traccia giusta non riesce a star fermo, passate al Bar Hdemia e non rimarrete seduti a lungo…


Jahloss-I is Mauri “Cheso” selecta, Larry “Sblinza” selecta, Dan “Mams” selecta, Robs “Sick-Boy” selecta
Supportate il Reaggae Sound,Jahloss-I che vi piacerà…

locale con ingresso GRATUITO, DRINKS a 3 EURO,
via Accademia Albertina 3 bis (di fronte accademia belle arti)

Bianco&Nero

Posted By CodaDiLupo on aprile 10th, 2010

Era il 17 Marzo del 1861, nella regia Torino, quando Re Vittorio Emanuele II dichiarò l’unità di Italia. Il 17 Marzo del 2011, 150 anni dopo, l’Italia si presenterà disunita come non mai. Una disunione non certo paragonabile a quella di un secolo e mezzo fa, quando non esisteva nemmeno una lingua comune, quando in Piemonte si costruivano le ferrovie e in Calabria erano rimasti al feudalesimo. No, oggi, le differenze sono puramente culturali. È sì lecito, e quanto mai doveroso, vivere un quotidiano pluralismo di idee, opinioni e “vite” in generale, ma in una Nazione che si dichiara tale, il cittadino dovrebbe aspettarsi un minimo di collante culturale in cui affondare le radici. Collante culturale da non ricercarsi certo in una comune appartenenza religiosa, nel 2010, epoca del melting pot anche in Italia. Si pensi all’Inghilterra, da secoli casa di popoli diversi, o alla Germania, novizia come l’Italia in materia di crogiolo, nonché alla Francia, che dal secondo dopoguerra ha ospitato i suoi ex coloni. Ebbene in questi Stati, problemi dati dalla mescolanza etnica se ne sono visti, e se ne vedono tuttora, ma sono casi isolati e raramente prolungati, mentre la norma è la convivenza pacifica preceduta da un’accoglienza considerata come naturale. Il francese continua la propria vita come prima, con i vantaggi e gli svantaggi che l’inevitabile coabitazione comporta. E lo stesso dicasi per tedeschi o inglesi. Questo approccio comune, volto a favorire la pace tra i cittadini, e tra questi e l’immigrato, consente un naturale evolversi della politica, della società, della cultura. In Italia questo non accade. È il menzionato approccio comune, il collante culturale, a mancare. Una cultura comune è invocata, e demagogicamente protetta: la tradizione cristiana. A una classe politica ove di cristiano ci vedo ben poco, contesto, oltre alla manifesta incoerenza, un’errata strategia per la salvaguardia dell’identità nazionale. Identificare un popolo nelle tradizioni cristiane significa escludere chi a queste tradizioni non vi ha partecipato, con la conseguente esasperata battaglia tra chi cerca di inserirsi, processo inevitabile e impossibile da abbattere, e chi si chiude sotto il carapace. La questione non riguarda certo solo l’immigrato; ammanettare un popolo con i vecchi e logori catenacci del cristianesimo serve solamente per dire di no ai tre quarti delle forme conosciute di evoluzione, il che rappresenta per altro uno dei tanti fili conduttori della millenaria storia dell’occidente cristiano. Laddove i sopracitati paesi europei sono riusciti, noi stiamo fallendo, elezione dopo elezione, sempre di più. C’è chi pensa sempre più nero, e chi pensa sempre più bianco, per non parlare di chi è stufo o di chi non pensa proprio, le elezioni regionali ce lo dicono. Il testa a testa elettorale piemontese, in questo senso, ci è molto utile, ed emblematico, per un’analisi di tale spaccatura. Il partito dell’amore ha vinto di pochi decimali sul partito dell’odio, per 10.000 voti. Su otto province, sette si sono schierate, non senza una certa nettezza, a favore di quella classe politica che predica amore e semina odio, la classe politica da cui sono state avanzate proposte, a livello nazionale o territoriale, quali la denuncia obbligatoria dell’immigrato clandestino da parte del medico curante, la separazione delle carrozze del metrò milanese tra italiani e immigrati, la schedatura dei bambini rom e così via, potremmo dilungarci ma la lista di questa politica di apartheid meriterebbe un articolo proprio. Sette province su otto, non a caso le più “provinciali”, come si suol dire, si sono per l’ennesima volta arroccate su sé stesse, con la convinzione che tutto quel che accade al di fuori dei corti viali cittadini abbia poca importanza. Una provincia sola, quella torinese, quanto meno la più numerosa e importante, ha optato per la riconferma di una politica quanto meno in tendenza con i canoni europei. Continua a non essere un caso il fatto che questa provincia sia l’unica delle otto piemontesi con una struttura più cosmopolita, già abituata alla convivenza, sebbene ancora forzata. Indubbiamente, grazie al suo assetto metropolitano, Torino, nei confronti delle altre piemontesi, è una città che offre moltissime opportunità in più, è scenario di migliaia di realtà diverse, e ospita genti con abitudini non certo conformi. È dunque città più vicina al resto del mondo di quanto non possano esserlo Novara o Vercelli, e lo stesso vale nelle altre regioni, se confrontiamo i dati elettorali di Milano e Varese, oppure di Roma e Latina. Le metropoli cosmopolite più in sintonia con il resto d’Europa hanno votato un tipo di politica, più o meno nettamente, le cittadine provinciali hanno rafforzato lo scudo di vetro sotto il quale cercano riparo dal resto del mondo e delle genti. La spaccatura dunque c’è, ed è evidente, e finchè non verrà saldata lo stallo, in cui l’Italia ristagna, sarà destinato a perdurare.
Se il Piemonte fu la culla d’Italia, Torino ne fu il grembo, e non ci resta che sperare che da quel grembo nasca presto una sorella più sana e simile alla madre di quella nata 149 anni fa.

Francesco Dal Moro